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Keith Jarrett. Potete insultarmi


Renato Bovello

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@Grancolauro si .. penso anche io sia così - il Koeln concert è quasi improvvisazione pura: secondo me non sapeva nemmeno lui all'inizio dove voleva arrivare e dove sarebbe poi arrivato. Lo percepisco dai momenti (a volte lunghi) dove ripete ossessivamente un passaggio - rimane li e batte sulle stesse note a lungo nell'attesa naturale del guizzo dello spunto nuovo - della melodia improvvisa , del nuovo sviluppo - dipinge il concerto al momento  - credo non sia facile - anzi penso che sia molto molto difficile

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19 ore fa, jakob1965 ha scritto:

si .. penso anche io sia così - il Koeln concert è quasi improvvisazione pura: secondo me non sapeva nemmeno lui all'inizio dove voleva arrivare e dove sarebbe poi arrivato. Lo percepisco dai momenti (a volte lunghi) dove ripete ossessivamente un passaggio - rimane li e batte sulle stesse note a lungo nell'attesa naturale del guizzo dello spunto nuovo - della melodia improvvisa , del nuovo sviluppo - dipinge il concerto al momento  - credo non sia facile - anzi penso che sia molto molto difficile

 

 

Molto interessanti le tue osservazioni che condivido però in parte. Le lunghe improvvisazioni al piano solo di Jarrett non erano così "inconsapevoli" o solo frutto dell'istinto "cieco.  Jarrett aveva le anche le sue ben strutturate e riconoscibili ricorsivistà "mentali" di forma, di stile , di linguaggi espressivi di base sulle quali costruiva spesso ripetendosi le sue improvvisazioni "solipsistiche", nel parlavo nell'altro post. Non era una sua caratteristica esclusiva, tutti i grandi del jazz partono da un determinato punto senza sapere quale percorso potrebbero  seguire e quale fine raggiungere.., le vie dell'improvvisazione sono infite e sempre diverse. Un esempio, tra i "mille" che si potrebberon fare, facile da farsi ma utile credo per meglio spiegare quel che intendo dire. L'esempio di John Coltrane che su una banale, piacevole e breve canzone(tta) destinata allo spettabolo musical, su quel grazioso motivo intitolato My Favorite things, introdotto il "temino" il sassofonista si lancia in un'improvvisazione torrenziale, da "posseduto", lui e i suoi compagni di viaggio (Eric Dolphy, ad es.. altro illustrissimo nome), senza senza un secondo di stanca o di smarrimento, creando lunghe o bervi, coesissime  progressioni modali in uno spazio senza "tempo" che arrivano a durare fino a quasi 60 minuti... Voglio dire che se Jarrett ha il suo grande talento improvvisativo, in parte istintuale, in parte "ragionato"; Coltrane è un genio dell'improvvisazione fiammeggiante, dove ragionamento e istinto sono un corpo unico irriconoscibili singolarmente, come accade invece con la doppia natura di Jarrett, a mio avviso. Mi rimase impresso ciò che lessi da qualche parte, non ricordo dove, sul modo che aveva Coltrane di creare, scomporre e ricostruire la frase musicale all'infinito, senza soluzione di continuità.. L'autore dello scritto lo paragonò ad una farfalla che giri impazzita attorno ad una fiamma di candela senza mai fermarsi per scoprirne il segreto più profondo, intimo, misterioso, incurante del fatto che tale "fuoco" avrebbe potuto bruciarle le ali in ogni momento...

Per me, il Jarrett migliore, lo dissi nel topic di cui ho citato il link sopra, è il pianista che "gioca" ad improvvisare con il piano e con altri strumenti (percussioni, flautini, banjo, ecc) insieme ad altri sopraffini compagni di viaggio alla ricerca momenti musicali magari più semplici e minimali all'apparenza, meno sontuosi dei dischi K.C.  ma più immaginifici, più vari, perfinoi più "pop"... produzione Atlanticc, Impulse, Cbs...

D'altra parte, salvando quel che c'è da salvare, ci mancherebbe, "quasi tutta la "prima" produzione, l'ECM tende a mettre a far sentire il suo "marchio" unifiormatore su tutta la sua produzone.

 

 

 

 

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20 minuti fa, landrupp ha scritto:

OT: su 2 piedi, qualcuno si ricorda in che album si trova la versione live di "Inception" eseguita dal trio jarrett-peacock-deJohnette?

 

 

Non mi risulta; ho guardato nel disco degli "Standard live" e del trio "by by blackbird".. niente nel web, "Inceprion" che io sappia è un brano di McCoy Tyner presente nel disco omonimo.

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@analogico_09 errore mio: andando a memoria, dalla tua risposta ho poi ricordato che il brano che cerco non è una versione live di "inception" di Tyner, ma quella di "conception" di Evans (a distanza di tempo mi ha fregato la similitudine dei titoli😂)...

Esecuzione ottima, versione elegante e potente, quasi ipnotica in certi passaggi col trio in stato di grazia, il fraseggio di Jarrett è impressionante per bellezza, varietà e naturalezza, contenuta in "Whisper not" (Live At Palais Des Congres, Paris / 1999)

.

PS: aggiungo che mi spiace per Bill Evans, che apprezzo non poco, ma la versione di Jarrett è di parecchie spanne superiore...

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@analogico_09 ciao Peppe! Non sono un jazzista né un esperto di jazz. Lo ascolto e basta. Quello che so per certo, perché l’ho sperimentato, è che un conto è improvvisare a partire da un riferimento obbligato (ad esempio standard classici tipo Autumn Leaves, Summertime, I Got Rhythm, All of Me ecc.) altro conto è non avere riferimenti obbligati e costruirli sul momento. Ovviamente nel secondo caso non si crea dal nulla. Ma il processo creativo è diverso e più impegnativo, nel senso che è più difficile tirar fuori qualcosa di davvero interessante. Serve un talento speciale, che Jarrett sicuramente aveva per quanto a me non piaccia molto. Poi ognuno trova la concentrazione in modi diversi, è una cosa molto personale. Ho un vecchio amico che per improvvisare ha bisogno di guardare il pubblico, di parlare con lui, per cogliere il mood del momento negli sguardi della gente e lavorarci sopra, creare una connessione. Se c’è silenzio e la gente sta ferma, non ce la fa. Insomma, i percorsi creativi sono tantissimi. Del perché Jarrett fosse così insofferente non so nulla. Molti jazzisti in realtà lo sono. Ma a prescindere da questo, penso che se un artista mentre suona chiede di non essere disturbato con flash e schiamazzi vari, abbia tutto i diritti di farlo, e che il pubblico gli deva rispetto se le richieste sono ragionevoli. Il musicista non è un animale da baraccone che deve subire senza fiatare qualsiasi cosa sul palco. Merita rispetto come qualsiasi altro essere umano, ti pare? 
a prescindere da tutto questo, complimenti per le foto!

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@analogico_09 Anche se qui parliamo di Jarrett e non di Evans non posso astenermi dai  complimenti per le belle foto inserite e per la fortuna di essere stato presente a quel concerto.

Ricordo, alcune settimane dopo la prematura scomparsa, di aver dedicato alla radio un'intera serata alla musica di Evans dal titolo "One for Bill".

Luigi.

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Il 16/11/2022 at 18:50, landrupp ha scritto:

errore mio: andando a memoria, dalla tua risposta ho poi ricordato che il brano che cerco non è una versione live di "inception" di Tyner, ma quella di "conception" di Evans (a distanza di tempo mi ha fregato la similitudine dei titoli😂)...

Esecuzione ottima, versione elegante e potente, quasi ipnotica in certi passaggi col trio in stato di grazia, il fraseggio di Jarrett è impressionante per bellezza, varietà e naturalezza, contenuta in "Whisper not" (Live At Palais Des Congres, Paris / 1999)

.

PS: aggiungo che mi spiace per Bill Evans, che apprezzo non poco, ma la versione di Jarrett è di parecchie spanne superiore...

 

 

Normale confondersi con questi titoli molto simili, io poi che non conosco l'inglese (per vocazione... 😄 ) ne combino di tutti i colori con i nomi esteri... 😋

Ascolterò a confronto le versioni di  jarrett ed Evans, di "Conception" poi magari confrontiamo le nostre opinioni. 😉

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Il 16/11/2022 at 23:36, Grancolauro ha scritto:

ciao Peppe! Non sono un jazzista né un esperto di jazz. Lo ascolto e basta. Quello che so per certo, perché l’ho sperimentato, è che un conto è improvvisare a partire da un riferimento obbligato (ad esempio standard classici tipo Autumn Leaves, Summertime, I Got Rhythm, All of Me ecc.) altro conto è non avere riferimenti obbligati e costruirli sul momento. Ovviamente nel secondo caso non si crea dal nulla. Ma il processo creativo è diverso e più impegnativo, nel senso che è più difficile tirar fuori qualcosa di davvero interessante. Serve un talento speciale, che Jarrett sicuramente aveva per quanto a me non piaccia molto. Poi ognuno trova la concentrazione in modi diversi, è una cosa molto personale. Ho un vecchio amico che per improvvisare ha bisogno di guardare il pubblico, di parlare con lui, per cogliere il mood del momento negli sguardi della gente e lavorarci sopra, creare una connessione. Se c’è silenzio e la gente sta ferma, non ce la fa. Insomma, i percorsi creativi sono tantissimi. Del perché Jarrett fosse così insofferente non so nulla. Molti jazzisti in realtà lo sono. Ma a prescindere da questo, penso che se un artista mentre suona chiede di non essere disturbato con flash e schiamazzi vari, abbia tutto i diritti di farlo, e che il pubblico gli deva rispetto se le richieste sono ragionevoli. Il musicista non è un animale da baraccone che deve subire senza fiatare qualsiasi cosa sul palco. Merita rispetto come qualsiasi altro essere umano, ti pare? 
a prescindere da tutto questo, complimenti per le foto!

 

 

Grazie dei complimenti, Damiano. Riprendo dalla fine, sono d'accordissimo con te che ogni artista segua i suoi "humori" diciamo così ispiratori e che abbia diritto a non subire gli schiamazzi, i flash e altre intemperanze del pubblico, però non intendevo criticare tout-court l'idiosincrasia di Jarrett o di altri musicisti per queste cose, ho fatto dei distingui, segnalavo come prima fosse un po' una norma la tolleranza, la più stretta vicinanza tra pubblico e artista che in genere veniva stimolato dal "calore" così ravvicinato del pubblico. Parlo ovviamente dei concerti jazz e "pop", non di classica, cameristica o sinfonica, ecc, per gli evidenti motivi che non serve ricordare.  Ci sarebbe tuttavia da precisare che in quelle passate stagioni meno "consumistiche" non votate al fenomeno attuale del "sefieismo" usa e getta, il fotografo professionista e il dilettante che era lì per coltivare l'autentica passione per la fotografia, bandiva rigorosamente l'uso del flash sparato in faccia all'artista, cosa orrenda da farsi, effettivamente molto disturbante, rozza, volgare. Inoltre noi fotografi per passione accalcati sotto il palco rispettevamo la regola spontanea, non scritta, dell'evitare il più possibile rumori e schiamazzi, infatti non ho ricordi di artisti che se ne lamentassero col pubblico. Mi pare solo Jarrett ad Umbria jazz , come riferito nell'altro topic, si lanciò in una "proverbiale" e scomposta e offensiva protesta contro un pubblico sicuramente non inurbano. Il primo a fare casino con i suoi gridolini canticchianti mentre suona è proprio lui: Jarrett! 🤣 Si scherza, avviamente. 😉

 

In parte d'accordo sulla parte in neretto: partendo da uno standard si ha una traccia sulla quale improvvisare, ma non c'è un "metodo" improvvisativo unico, dipende da caso a caso. In moltissimi casi la più o meno breve esposizione tematica, sempre "pretestuosa", tutt'altro che "obbligata",  è solo il punto di partenza di forme di improvvisazioni musicali increate e personali le quali viaggiano per conto loro perdendo ogni contatto con il tema iniziale, mentre si frantumano  le "melodie" conosciute, si rivoluzionano le armonie, le tonalità, il ritmo, il tempo, le tecniche per raggiungere forme di linguaggio mai uditi, espressione mai sentite. Non è alla portata di tutti realizzare questo.., solo i talenti estremi e i geni "consacrati", di cui il jazz è pieno, se lo possono permettere. Detto senza voler sminuire l'alto, eccellente valore musicale di Jarrett.

Facevo l'esempio delle versioni più iconoclastiche di My Favorite Things di Coltrane.., in questa, uno dei brani del sassofonista e di tutto il jazz che trovo più "rabbrividente", un live al VIllage Vanguarda,  il tema della graziosa canzonetta del celebre musicall manco si riconosce... siamo alla più pura, lirica ed astratta, geniale e travolgente, inarrivabile e definitiva creatività musicale convenzionalmente definita "free jazz" mentre appartiene unicamente a se stessa, alla spiritualità coltraniana che gli schiudeva le porte di una musicalità ultraterrena. Grazie anche al contributo fondamentale del suo grande "allievo"  Pharoah Sanders

 

 

 

 

 

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Il 17/11/2022 at 07:29, sonny ha scritto:

Anche se qui parliamo di Jarrett e non di Evans non posso astenermi dai  complimenti per le belle foto inserite e per la fortuna di essere stato presente a quel concerto.

Ricordo, alcune settimane dopo la prematura scomparsa, di aver dedicato alla radio un'intera serata alla musica di Evans dal titolo "One for Bill".

Luigi.

 

 

Ciao Luigi, grazie deio complimenti, ho postato le foto di Bill Evans per cercare di "testimoniare" la sua intima e profonda concentrazione musicale che non si faceva distrarre dal  brulicante  "traffico" del pubblico che sapeva tuttavia osservare una certa spontanea, non invadente discrezione. La cosa resta pur sempre nel solco della discussione su Jarrett.

Memorabile davvero il concerto, anche quando al trio si aggiunge Lee Konitz con il suo raffinato e "cool" sax alto. Quella stessa sera fu anche la volta di MCoy Tyner con il mingusiano George Adams al tenore, tra gli altri, vi risparmierò le foto... 😄 

Complimenti a te che conducevi trasmissioni radiofoniche sul jazz e su altro immagino. Che radio è/era?

 

 

ah.., purtroppo di Jarrett non ho foto.., era troppo rischioso...  😄

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@analogico_09  La trasmissione, diramata quella volta da Radio Castelfidardo 1, ebbe la presenza in studio di un pianista romano che aveva dedicato ad Evans la sua performance i giorni successivi la scomparsa. Alternammo l'ascolto della registrazione di quell'evento con brani dello  stesso Evans dibattendo sull'immane vuoto artistico lasciato dal pianista(e di chi ne avrebbe preso il posto...Jarrett...)

Luigi.

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Renato Bovello
6 minuti fa, antonio_caponetto ha scritto:

Renato Bovelloperchè questa discussione mi ha fatto tornare voglia di ascoltare il Koln Concert: sempre un grandissimo piacere per le orecchie e la mente (almeno le mie !)

Concordo al 100% 

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