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Ai confini del Jazz


damiano

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3 ore fa, damiano ha scritto:

Quindi l'ho interpretato al confine; la cosa importante è che sia buona musica e che tanti partecipino.

 

 

Oh, ecco, perfetto Damiano, strada facendo si potrà anche aggiornare l'idea iniziale per non doversi sentire stretti nelle etichette però viene un po' alterata natura del topic che potrebbe diventare definitivamente una sorta di refugium peccatorun di tutte le musiche più o meno "spurie" o inclassifilcabi più o meno vicine e lontane dal jazz. E' molto bello è im portante che si possa condividere delle buona musica, ma aldilà delle strette etichettature, le identità estetiche, culturali, storiche, etc del varie realtà musicali non credo che sia utile accorparle tutte in un unico calderone indifferenzato.

Abbiamo la possibilità di aprire più topic specifici non rigidi ma neppure troppo dispersivi o generici, tuttologi, personalmente preferisco parlare di jazz, di musica afroamericana negli spazi ad essa dedicati, di rock, di classica, di fusione di world, etnicas, "esotica" etc, idem con patate, con tutti i complementari e possibilmente pertinenti giri di boa. In questo il senso di una discussione libera ma coerente con il tema dato.

Una tantum si potrebbe dire, qui o altrove, ma da non farlo spèesso, di quanto jazz, swing antesignani vi sia nella musica di Vivaldi o di Bach nelle cui Passioni specialmente, nei "numeri" del coro in cui la turba inferocita davanti a Pilato dileggia e grida contro Gesù Cristo kreuzighe, kreuzighe!  od invocando il nome di Barrabam "libero", la cui rappresentazione sonora  affidata ad una base musicale ritmica molto concitata e fugata che ricorda davvero lo swing scattante delle più celebrate orchestre jazz degli '30 e '40 e anche di jazz da organici più ridotti.

I giudei gridano a Pilato: lasse du diesen los (Se liberi costui ... non sei amico dell'imperatore...) si stacca il coro dal recitativo e subito viene da battere il tallone del piede e schioccare le dita... Non che siano la stessa cosa ma si rimarca secondo me uno degli aspetti semantico-linguistici, od imitativi, retorici, artefizi retorici presenti in tutti i linguaggi musicali diversamente strutturati ma con un'idea ritmica di base simile.

 

 

Il Coleman che è in Metheny, o il Metheny che era già in coleman... :classic_biggrin: lo dovrei riascoltare, così a freddo non riesco ad evidenziarlo, quindi opotrei averslonpercepito come incidentale, mentre mi pare che le aderenze al jazz di cui ho parlato circa il brano di  DeJohnette siano più riconoscibili e dirette, apertamente afroamericane:  l'assolo di Howard Johnson è esemplarmente in jazz. Ma non poniamoci limiti, strada facendo quando uno esce di casa si accorge che ad ogni giro di isolato c'èm sempre una nuova avventura che ci aspetta.., perchè scansarla... :classic_wink:

 

 

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2 ore fa, egalli ha scritto:

sotto sotto genere dalle prime esperienze dei Prime Time di Ornette in particolare nei lavori come "Dancing in Your Head", "Body Meta" e "Of Human Feelings"

La citazione colemaniana l'avevo colta, anche se non ho fatto riferimento a Prime Time che conosco poco. Io sono innamorato di Coleman ma la "divagazione" di Prime Time non l'ho mai capita fino in fondo, sicuramente per un mio limite. Comprai Body Meta nel 77, mi pare di ricordare, dove ci sono molti dei musicisti che citi nel tuo scritto, ma rimasi deluso; pensai "come è diventato scarno!". Evidentemente la sottrazione doveva essere compensata dalla ricchezza ritmica. Ricordo anche che una delle tracce della prima facciata di Body Meta contiene un chiaro richiamo a "Long Time no See" uno dei pezzi minori di Coleman che però ha una costruzione armonica (!) spettacolare e particolare che, alle mie orecchie, lo rendono magnifico.

 

 

 

 

 

 

Ciao

D.

 

 

 

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E io mi sparo un estratto dal Fara Jazz Festival del 2008 dove c'ero e dove ho comprato anche il cd (che non trovo più) e che probabilmente ho prestato.

Roberto Gatto, Fabio Zeppetella ed Umberto Fiorentino (che ho citato qualche giorno fa,.non mi ricordo dove) e Deidda al basso

 

Ciao

D.

PS. Come è bella la musica suonata dagli italiani 🙂

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23 ore fa, damiano ha scritto:

Come è bella la musica suonata dagli italiani

 

Già... Mi viene in mente un nome: Rocco Palladino. Che in un post su Instagram salutava così l'uscita di Black Classical Music, di Yussef Dayes.

My bro genius drummer/artist @yussefdayes new album 'Black classical music' is out now!  Loved being a part of this record thank you always Yussef...

.

Allora facciamo un salto indietro, sempre sullo spunto di apertura del 3d. La scena inglese. A cui Palladino partecipa attivamente. E lo facciamo appunto con una registrazione, uscita a gennaio 2024, che secondo me mette un altro punto fisso sulla scena. 

The Yussef Dayes Experience, Live from Malibu.

.

https://www.discogs.com/release/28981813-The-Yussef-Dayes-Experience-Live-from-Malibu-

.

È una registrazione live. Questa registrazione spiega benissimo, il "sound" della scena. A mio avviso, discone One One non solo del 2024

.

 

.

 

 

 

 

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PS. La "formula" era già stata provata l'anno prima con il "Live At Joshua Tree", ma mancava ancora qualcosa per chiudere il cerchio.... Il linguaggio era un po' meno definito...

.

https://www.discogs.com/master/2971123-The-Yussef-Dayes-Experience-Live-At-Joshua-Tree-Presented-By-Soulection

.

 

.

 

Screenshot_2025-01-16-19-18-42-167_com.dnm.heos.phone.jpg

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25 minuti fa, one4seven ha scritto:

Questa registrazione spiega benissimo, il "sound" della scena. A mio avviso, discone One One non solo del 2024

.

Discone che al piano presenta Eljah Fox che è un musicista realmente di frontiera. Suona tutto, low-fi (tik, tok distorsione...), hip hop, neo-soul, ed anche trap (orrore) e rock e, tra le altre cose, insegna a Roma al Saint Louis College of Music (eh, noi romani tutte le fortune 🙂)

 

Ciao

D.

 

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Lo sapevate che non esiste solo la "scena Inglese"? :classic_biggrin: 

Ebbene... Negli States sono diversi i "focolai". Ma non sono di confine. Stanno dentro...

Uno di questi è a Los Angeles e gira intorno alla Sam Records. 

Questo che vi propongo è uno dei migliori lavori del 2024. Una sessione live spettacolare, registrata oltretutto "ad alto livello" (il club dove suonano è curato appositamente per le registrazioni). Per LP addirittura il taglio è di Bernie Grundman.

Da quel che si sente sul disco, beh... Sarebbe stato molto carino essere presenti ad una serata così ispirata... 

.

 

 

.

 

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13 ore fa, one4seven ha scritto:

Questo che vi propongo è uno dei migliori lavori del 2024.

Molto bello, grazie.

Devin è assolutamente bravissimo e di capacità espressiva fuori dal comune. 

Fishman, il pianista esce dalla fucina Metheny (!) e Knowles per le sonorità che esprime, l'avevo sentito con Epstin, finirà presto ad incidere con ECM 🙂

 

Ciao

D.

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Per Sam Records incide uno dei pianisti che sto curando da un po' di tempo: Justin Kauflin. Sono un po' fissato col pianoforte, come da copione essendo un strimpellatore, tra i miei millanta titoli almeno la metà sono piano trio e quindi quando "scopro" uno nuovo tendo a diventare monomaniaco. È successo qualche anno fa con Robert Glasper e, da qualche tempo sto "seguendo" Kauflin. Vi lascio una cosa che mi ha colpito molto, uno standard di Van Heusen, bellissimo e suonato da tutti: Polka Dots and Moonbeams. Ecco la cover di Kauflin

 

 

Ed ecco quella che secondo me è la migliore interpretazione

 

 

Che coraggio, neh? Secondo me Kauflin è stato bravo a reinventare completamente lo standard ed a memoria non mi viene nessuno che ci abbia mai provato.

 

Ciao

D.

 

 

 

 

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