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Ai confini del Jazz


damiano

Messaggi raccomandati

19 minuti fa, damiano ha scritto:

Posto una bella recensione dedicata ad Iyer che da una chiave di lettura che condivido abbastanza. C'è anche un interessante "avviso ai naviganti" sulle varie pubblicazioni.

https://www.livore.it/vijay-iyer-ha-centrato-di-nuovo-il-bersaglio/

Ciao

D.

"Compassion" l'ho citato qualche riga sopra,

e poi ho detto che Wadada "un me piace", non Iyer.

Non è che ci deve piacere tutto per forza, o no !?

Ciao

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8 minuti fa, biox ha scritto:

Wadada "un me piace", non Iyer.

Non è che ci deve piacere tutto per forza, o no !?

Si, si il tuo punto di vista è chiarissimo ed incontestabile (ovviamente). È che nell'articolo linkato citano un paio di nomi che hai fatto a proposito di "contemporary" ecc.ecc.

Ciao

D.

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22 minuti fa, one4seven ha scritto:


Come sempre, ci mancherebbe.

Wadada fa tante cose, anche molto diverse tra loro, cmq. 83 anni ragazzi.
Questo lo hai provato? > https://www.discogs.com/release/26604227-Wadada-Leo-Smith-And-Orange-Wave-Electric-Fire-Illuminations

 

Questo pezzo mi piace, con Cyrille anche.

Ma ho appena cancellato dalla mia libreria un suo triplo CD che ho trovato insopportabile.

Neanche in Defiant Life mi è piaciuto. E neppure con Angelica Sanchez.

Certo non posso aver ascoltato tutto quello che ha eseguito....

Il mio è un giudizio personale e soggettivo di come giudico un certo Jazz, che non amo, non un giudizio assoluto.

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21 minuti fa, damiano ha scritto:

Si, si il tuo punto di vista è chiarissimo ed incontestabile (ovviamente). È che nell'articolo linkato citano un paio di nomi che hai fatto a proposito di "contemporary" ecc.ecc.

Ciao

D.

Infatti, tra cui si cita Arooj Aftab che adoro

Però dice anche :

"Neanche Vijay Iyer è potuto sfuggire a questa dicotomia: tra i suoi numerosi progetti con l’etichetta, se da una parte si ha l’interessantissimo Far From Over, dove guida un sestetto (con, tra gli altri, Tyshawn Sorey alla batteria e Steve Lehman all’alto sax) verso un post-bop dinamico e sfuggente, dall’altra troviamo la deludente collaborazione con Wadada Leo Smith su A Cosmic Rhythm in Each Stroke, in cui la ricercatezza armonica dei due non riesce purtroppo a tenere a bada la noia". 

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Nel frattempo che @Gaetanoalberto è in camera di consiglio per decidere le sorti del discusso defiant life , il mio pomeriggio domenicale viene allietato dal travolgente Liminal Space del particolare "collettivo" Ill Considered, consigliato dallo stesso @Gaetanoalberto qualche tempo fa. 

Uscito nel 2021, è diventato a suo modo uno dei dischi più rappresentativi della cosiddetta scena inglese.

Travolgente ed ipnotico: con i suoi sali/scendi e le "cavalcate" dopo la quiete, si potrebbe considerare tranquillamente un disco dei GYBE, in territorio "nu jazz" invece che post-rock.

Chi sa come suonano i GYBE, dovrebbe capire al volo... 

 

Immagine 2025-03-23 182923.jpg

  • Melius 1
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Io sto invece ripassando Robert Glasper che è stato uno dei primi jazzisti ad introdurre il freestyle nella sua musica. Sto ascoltando Black Radio II (Blue Note)

https://www.discogs.com/release/5047974-Robert-Glasper-Experiment-Black-Radio-2

A mio parere è un disco godibilissimo e dentro c'è tanto di quello che ascoltiamo 10 anni dopo. Vi lascio un assaggio dedicato a mettere in risalto uno dei motori fondamentali di Experiment, il sassofonista, vocoderista, produttore ed autore, Casey Benjamin, scomparso un anno fa per una trombosi polmonare.

Un vero satanasso dal vivo, ad un concerto ero sotto il palco ed a luci spente ci parlai 10 minuti dei quali 9 furono cazzeggio assoluto 🙂

 

 Ciao

D.

 

  • Melius 2
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Gaetanoalberto

@damianoNon so se avete visto ma hanno organizzato su Qobuz i materiali Blue Note con un bel po' di playlist godibilissime. Una proprio di Glasper che, fatalità degli incontri del destino, ho brevemente ascoltato stamane.

C'é da perdersi tra Ecm, Blue Note. La cancelleria é in fibrillazione.

 

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13 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Blue Note. La cancelleria é in fibrillazione.

Bene Gaetano, sono sicuro che la delibera sarà favorevole. Di Glasper sono essenziali, da possedere in senso ampio, gli album di esordio: 

2004 Mood edito da Fresh Sound New Talent; ed a seguire la collaborazione con Blue Note:

2005 Canvas Blue, 2006 In My Element ed il seminale Double-Booked del 2009.

Sono fondamentali perché è, necessario secondo me, capire da dove viene un musicista. Questi dischi sono la dimostrazione, senza se e senza ma, che Glasper è un pianista che suona il jazz molto bene. Cioè che ha una formazione piena e rigorosa e quindi è autorizzato, perché non è un "cazzaro", ad andare oltre.

"Double -Booked" è la summa: pare sia una storia vera di gavetta, 2 prenotazioni per la stessa serata (double booked): 6 brani in trio ed altri 6 con "Experiment". 

https://www.discogs.com/release/6672956-Robert-Glasper-Double-Booked

È la dimostrazione plastica del mio teorema: nel disco 1 del doppio LP il trio suona un hard bop moderno di pregevolissima levatura tecnica ed espressiva, nel disco 2 inizia l'esplorazione del confine e rappresenta il primo passo verso i Grammy e la consacrazione e livelli altissimi.

Ciao

D.

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