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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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Ho sempre avuto una ammirazione grandissima per Barenboim: un pianista dalla tecnica sopraffina e dal repertorio immenso e un direttore che è stato sul podio delle orchestre più prestigiose, da Vienna a Berlino, da Chicago alla Scala. E l’Uomo non è meno grande del Musicista, se si pensa ai suoi sforzi per creare una orchestra di giovani israeliani e palestinesi, la Divan, luogo di incontro culturale perché solo la comprensione reciproca porta alla pace e alla prosperità.

Deve essere un momento di grande tristezza per Barenboim: la guerra certo, ma poi anche la malattia che lo ha costretto ad annunciare il ritiro dalle scene musicali.

E allora questo bellissimo album rende giustizia all’Uomo e al Musicista, anche perché va riconosciuto che Barenboim nel repertorio francese ha davvero pochi rivali.

E così insieme ai Berliner Philharmoniker dà vita ad una sinfonia di Franck così bella che non ricordavo uguale dai tempi di Giulini… 

E il Faurè di Pelleas et Melisande è reso come fosse una struggente poesia in musica, struggente ma mai melensa, scansando la trappola in cui cadono quasi tutte le interpretazioni su disco (anche recenti, per l’anniversario di Faurè).

La DG riesce a “catturare” il suono dei Berliner in maniera splendida, come sempre del resto…qui in HiRes 24/96….

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E..per rimanere in casa DG, ecco anche il nuovo album di Trifonov… un album “strano” e “poco appetibile” all’apparenza (la copertina dico…il titolo…e boh??).

E poi Daniil Trifonov, un pianista straordinario ma forse un po’ discontinuo, dal vivo (lo ascolti la prima volta e esci dal concerto esaltato, ci vai a sentirlo sei mesi dopo e ne esci quasi “dislluso”…) così come su disco.

Il concerto di Tchaikovsky con Gergiev, uno dei più belli mai, poi il Rachmaninov com Nezèt-Seguin, per me un po’ deludente (intendiamoci, si parla sempre di un fuoriclasse…ma per questo ci si aspetta sempre qualcosa di magico ed eccezionale..).

I concerti di Chopin un po’ chiacchierati con Pletnev, poi invece il Prokofiev favoloso (Silver Age) con Gergiev.

Ed eccoci a questa avventura americana, di cui qui segue l’album doppio.

Ebbene, questa volta Trifonov non sbaglia un colpo e insieme a Nezèt -Seguin e alla Philadelphia interpretano un Gershwin che neppure Bernstein era riuscito a far suonare così bello e interessante, il concerto in Fa. E poi brani solistici, fra cui spicca Copland e, ancora un concerto scritto ai nostri giorni, quello di Mason Bates.

Repertorio quindi assolutamente fuori dal comune, eseguito con tecnica pianistica mozzafiato da Trifonov, che sembra aver ritrovato la sua “vena” (ricordo un suo Liszt così funambolico da farci uscire dalla sala come se si uscisse da un circo tanta era la magia e l’incantesimo nelle mani del giovanissimo Trifonov).

Bellissimo doppio album, con musica rara, moderna e, a mio avviso, molto molto bella (oltre che molto, molto ‘mmericana, ma in senso buono..😉

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Segnalo una pregevole registrazione HD uscita oggi: l'esecutore principale è l'ottimo pianista americano Jeremy Denk (che non viene mai in Italia: per ascoltarlo dal vivo ho dovuto andare alla Wigmore Hall di Londra!) coadiuvato per la prima metà dell'album dal violinista Stefan Jackiw. I brani sono tutti di Charles Ives e la tracklist è la seguente:

Disc: 1
1 Violin Sonata No 4 "Children's Day at the Camp Meeting": I Allegro
2 Violin Sonata No 4 Children's Day at the Camp Meeting": II Largo
3 Violin Sonata No 4 "Children's Day at the Camp Meeting": III Allegro
4 Violin Sonata No. 3: I. Adagio - Andante - Allegretto - Adagio
5 Violin Sonata No. 3: II. Allegro
6 Violin Sonata No. 3: III Adagio cantabile
7 Violin Sonata No. 2: I. Autumn
8 Violin Sonata No. 2: II. In the Barn
9 Violin Sonata No. 2: III. The Revival
10 Violin Sonata No. 1: I. Andante - Allegro vivace - Andante
11 Violin Sonata No 1: II Largo cantabile - Piu mosso - Largo
12 Violin Sonata No. 1: III. Allegro
Disc: 2
1 Piano Sonata No. 1: I. Adagio con moto
2 Piano Sonata No. 1: IIa. Allegro moderato
3 Piano Sonata No. 1: IIb. Allegro ("In the Inn")
4 Piano Sonata No. 1: III. Largo - Allegro - Largo
5 Piano Sonata No. 1: IVa. (No tempo heading)
6 Piano Sonata No. 1: IVb. Allegro - Presto - Slow
7 Piano Sonata No. 1: V. Andante maestoso
8 Piano Sonata No. 2 "Concord, Mass., 1840-1860": Emerson
9 Piano Sonata No. 2 "Concord, Mass., 1840-1860": Hawthorne
10 Piano Sonata No. 2 "Concord, Mass., 1840-1860": The Alcotts
11 Piano Sonata No. 2 "Concord, Mass., 1840-1860": Thoreau 

Front.jpg

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Negli ultimi 3 posts abbiamo: la bella carrellata di nuove uscite di musica barocca (e di Mozart a dire il vero) segnalata da @UpTo11, carrellata da ascoltare per la bellezza che “promette” anche considerando i grandi nomi degli interpreti in molti degli album presentati, e due segnalazioni di musica poco eseguita e “americana” nel vero senso del termine, la mia che riguarda Trifonov e quella di @G.Carlo Che riguarda Ives (autore presente anche nell’album segnalato da me) eseguito dal pianista Derk.

E allora “cade a fagiolo” questo nuovo album Naive, che riprende il discorso di musica meno nota e meno eseguita, ma… dalla parte russa!

Tsfasman non sapevo chi fosse e vi dico cosa ho scoperto: è stato il primo musicista ad introdurre la musica Jazz in Russia, e ad eseguirla ad alti livelli… ma è stato anche il pianista di fiducia di Shostakovich per la sua musica da film..

La Jazz Suite di Tsfaman è un po’ la “risposta russa” alla Rapsodia in Blue, volendo riassumere in maniera grossolana in due parole questa musica. Bella, solare, nuova e interessante.

Ma anche il pur “vetusto” concerto per pianoforte di Rimsky-Korsakov, autore ben conosciuto e di cui apprezzo molte opere, è risultato qualcosa di assai nuovo alle mie orecchie.

Il concerto è invece una composizione bellissima, con una scrittura pianistica così fine ed appropriata che non ti aspetteresti da un autore assolutamente non noto per composizioni pianistiche! 
Sul secondo concerto di Prokofiev, uno dei capolavori assoluti della letteratura pianistica, non importa fare presentazioni… che però allora spettano alla pianista Zlata Chochieva.

Allieva prediletta di  Pletnev, mostra una tecnica scintillante e personalità interpretativa nel capolavoro di Prokofiev, sul quale non mancano certo esecuzioni di riferimento.

L’orchestra scozzese pare a suo completo agio nel repertorio, pure in parte nuovo e poco frequentato, quindi i miei complimenti ai professori d’orchestra e al loro direttore, Steffens, un altro nome nuovo per me.

Registrazione tecnicamente molto bella da parte della Naive, in HiRes 24/192

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E si torna invece ai grandi classici con Oistrakh e la sua discografia rimasterizzata “ex novo” dalla Warner (EMI un tempo glorioso che fu…).

Il primo cofanetto della nuova Oistrakh edition comprende un “classico” appunto, come il concerto di Beethoven per violino e orchestra eseguito con Cluytens sul podio.

Esisteva già una versione in HiRes, assolutamente vero, ma qui c’è un ulteriore salto di qualità audio, salto che consente di apprezzare ancora meglio il suono incantatore e magico del violino di Oistrakh. Ma per capire come sia aumentata in meglio la qualità audio basta ascoltare i primi 30 secondi del concerto, quando i timpani introducono il tema insieme all’orchestra: in questa nuova edizione i timpani sono così belli ed in giusta evidenza che, mentre prima sembravano un suono indistinto, adesso si ascoltata anche la modulazione delle note diverse eseguite!!

Un progresso audio che certamente fa piacere a me e a tutti gli amanti della musica classica.

Del resto la sonata Kreutzer è disponibile, per la prima volta in HiRes, e l’esecuzione di Oistrakh con l’amico e grande pianista Lev Oborin rimane nella storia (i due avrebbero poi registrato tutte e dieci le sonate di Beethoven per la Philips…rimaste fra i riferimenti assoluti della discografia…).

Cosi come è avvenuto per Klemperer, anche per Oistrakh via via dovrebbe essere rilasciato in streaming l’intero catalogo EMI appena rimasterizzato in HiRes, e augurandosi che sarà così, sarà mia premura segnalare via via gli album/cofanetti più ragguardevoli qui sopra della nuova Oistrakh edition.

Qualità audio eccellente in HiRes 24/192

IMG-1639.pngDi 

P.S. Anche questa rimasterizzazione dovrebbe essere opera dello Studio francese a Neully sur Seine, vicino a Parigi, studio che mi ha fatto visitare  perché ci lavora come ingegnere un amico francese poco tempo fa… ambienti  e macchinari che sono “roba da fantascienza”..😉

  • Melius 1
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2 ore fa, SimoTocca ha scritto:

adesso si ascoltata anche la modulazione delle note diverse eseguite!!

Chiedo scusa per il refuso, nel senso che è venuto scritto male e la metà di quello che avevo digitato…

Io volevo dire: Adesso si ascolta anche la modulazione (sui bassi) e cioè si capiscono addirittura le note diverse eseguite sui timpani..”

Sono così importanti i timpani nel concerto di Beethoven? Beh …Harnoncourt pensava di sì, tanto che nella sua registrazione con il grande Kremer al violino, rispolvera una cadenza (attribuita, o originale davvero, a Beethoven stesso) in cui il violino dialoga con i timpani…in un gioco sonoro bello e interessante…

Tutto qui..

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8 ore fa, SimoTocca ha scritto:

E si torna invece ai grandi classici con Oistrakh

Non so se si tratti di nuova uscita, ma già che hai citato il nostro segnalo questa esecuzione del concerto per violino di Brahms, sotto la direzione di Klemperer; imprescindibile a mio parere.

 

mauro

 

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@Nerodavola62  Mauro… con me citando Oistrakh sfondi una porta aperta!

E certamente alla piccola casa discografica, l’Alexandre Bak, specializzata nella rimasterizzazione dei grandi classici, si può essere solo grati. Ha un catalogo vasto e interessante, più volte citato anche qui sopra…

Solo che in questo caso esiste la versione rimasterizzata ufficialmente dalla EMI Warner, ancora più bella dal punto di vista audio di quella postata da te. 
Lo dico per averle ascoltate entrambe e quella Warner è fatta a regola d’arte.

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Aspetto con una certa impazienza che la Warner renda disponibile anche il remaster dell’altra famosa registrazione del concerto di Brahms che Oistrakh fece per la EMI, quella con Szell a Cleveland.

Questa con Klemperer è forse piu bella e perfetta dal punto di vista artistico, quella in America potrebbe però essere registrata con un suono ancora più bello ….

Staremo a vedere…anzi a sentire… presto… spero! 

 

  • Thanks 1
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Il 13/10/2024 at 10:54, SimoTocca ha scritto:

E così insieme ai Berliner Philharmoniker dà vita ad una sinfonia di Franck così bella che non ricordavo uguale dai tempi di Giulini… 

Una domanda da inesperto del campo: di quel capolavoro di Franck ho sempre amato a dismisura la versione di fine '70 (o inizi '80, non ricordo bene) di Muti con la Philadelphia. L'hai ascoltata? Che ne pensi?

Grazie e mi scuso, nel caso, se sono andato OT.

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@Vinteuil scusarti di cosa? Domanda assolutamente  legittima, visto come io ho introdotto l’album di Barenboim con i Berliner che esegue proprio la Sinfonia di Franck.

Con Muti sono “letteralmente” cresciuto… nel senso che da ragazzino a 12 anni si aspettava furori dal camerino, con i miei amici di scuola, per fargli autografare un disco! 
Muti da una bellissima lettura del capolavoro di Franck, assolutamente elegante, eleganza accentuata dal tipico e particolare “legato” che Muti fa eseguire agli archi delle orchestre che dirige…

La qualità audio della EMI, in quel caso in versione CD, quindi solo 16/44, è buona, ma come tutte le registrazioni digitali a Philadelphia, un pizzico “scura” e con un certo rimbombo sui bassi…

Essendo una registrazione del 1983, cioè del primissimo digitale, non si può neppure di “sperare” in un aumento di qualità audio con la rimasterizzazione… ma.. non si sa mai! È comunque la qualità anche in DDD non è certo disprezzabile…

 

 

  • Thanks 1
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Sono un po’ in difficoltà e quindi chiedo anche il vostro parere. Su cosa? Su questo album doppio uscito il 4 Ottobre per i tipi della Sony.

I due concerti per pianoforte di Brahms sono, da sempre, in cima alla mia lista dei capolavori musicali che amo di più.

Sono anche due concerti che presentano difficoltà tecniche esecutive enormi, secondo alcuni anche più di quelli di Rachmaninov, ma al contrario di questi ultimi, i due di Brahms hanno necessità anche di una “sintonia emotiva-spirituale”, una capacità di penetrare lo spartito, che li rende brani quasi inavvicinabili. 
Per la necessità di possedere una tecnica pianistica sopraffina, certamente, ma anche per questo “scoglio” emotivo…

Per un motivo o per l’altro se ne sono tenuti lontani nomi mitici della tastiera e, per questa “selettività” in genere le registrazioni fatte sono tutte di buona qualità artistica. Ma appunto solo poche “eccellono” in tutti i parametri. La mia pianista preferita di sempre, la Martha (Argerich), se ne è sempre tenuta lontana. András Schiff  (ascoltato abbastanza di recente proprio nei due concerti) e  Vladimir Ashkenazy, pianisti da me molto stimati, rimangono assai lontani, in Brahms, dalle loro performance stellari in altri autori.

Raggiungono l’Olimpo assoluto pochi, davvero pochi, una manciata di grandissimi nomi, e fra i miei ci metto il “solito” Pollini (da giovane con Abbado e Böhm a Vienna, da maturo con Abbado a Berlino), Arrau con Giulini (a Londra, poi invece ad Amsterdam con Haitink già perde molto anche il buon Arrau), l’immenso e immancabile Rubinstein e il titanico Richter, sempre con orchestre americane, il modesto ma in realtà gigantesco Gilels, in America o, più, a Berlino con Jochum.

Bello anche Zimerman con Bernstein a Vienna, ma un pelino sotto i nomi citati (specie nel primo concerto..). Forse anche Radu Lupu, a Londra… ma anche qui siamo alle porte, ma non dentro l’Olimpo.

Fine delle trasmissioni…

Ho ascoltato dal vivo di recente anche Trifonov, il giovane mito della tastiera di cui ho presentato un album poco sopra… ma sono uscito dalla sala con un pizzico di delusione..

Lo stesso vale per la bella Helène, la Grimaud…

Al contrario di quanto mi aspettassi ho trovato invece assolutamente appropriato ai due concerti un pianista che mi piace molto in Beethoven, ma che mi aspettavo troppo razionale o minimalista in Brahms: Igor Levit.

Levit riesce ad “espandere la sua coscienza” e ad abbracciare i due concerti di Brahms, e li abbraccia anche emotivamente, non solo razionalmente, e cioè si avverte emozione vera da parte del pianista (se no sempre molto distaccato…).

E il connubio con un “conservatore” DOC, quale Thielemann: chi poteva pensare ad un connubio così felice, di intenti, di suono… (e beh, forse potevo aspettarmelo io, io che ammiro così tanto Pollini che suona sotto la bacchetta del vecchio supercomservatore Böhm).

Ho voluto ascoltare più volte l’album prima di metterlo qui sopra alla vostra attenzione.

A me è piaciuto così tanto che entra diritto diritto nell’Olimpo delle esecuzioni straordinarie.

Da qui la richiesta di un “aiutino” da casa ai più esperti, come Damiano, @Grancolauro, Roberto, @mozarteum, Peppe e gli altri amici con cui di solito si dibatte.

Ma sono io che mi sono innamorato a sproposito di questo album? Oppure ho le mie buone ragioni…?

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Un po’ di commozione l’ho avuta quando ho ascoltato l’ultimo album registrato da Maurizio Pollini, album dedicato a Schubert e la sonata D894.

Ho ripensato ad un paio di concerti dal vivo in cui ho ascoltato Pollini proprio in Schubert.

Le ultime Sonate, poi anche registrate. Ricordo un’intervista di Sviatoslav Richter che era andato a Parigi ad un concerto di Pollini in cui suonava proprio le ultime tre sonate di Schubert. E riferendosi alla D959 o alla D960, confessò di essere rimasto incantato da come Pollini faceva il primo movimento (poi disse peste e corna sul secondo, ma fra i due non correva buon sangue, da quando Pollini aveva calamitato l’attenzione del mondo musicale sulla sua registrazione dei concerti di Bartòk…togliendo la scena a Richter… con aneddoti e battute rimaste famose..). 
Insomma… se ne parla sempre poco..ma Pollini è stato un grande interprete anche di Schubert.

Questa sua interpretazione della Sonata D 894 è in realtà un po’ “dolente”, melanconica, con largo uso del pedale (almeno a me pare così). Certo non è lo Schubert adamantino del Pollini giovanissimo o ancora giovane (le tre sonate). Ma è una prospettiva interessante da cui ascoltare Schubert. 
Col figlio Daniele poi Maurizio Pollini esegue anche una perla rara, una Fantasia (fantasia-sonata) a quattro mani, la D 940.

Un album come questo, in qualche maniera ad memoriam, non ha bisogno di commenti… 

Maurizio Pollini, il Principe, il pianista che ha reso eccelso ogni brano musicale da lui scelto ed eseguito… 

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  • Melius 1
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Segnalo anche, come preannunciato la scorsa settimana,  che la Warner sta mettendo in streaming, uno alla settimana (😍 con calma…ma fa bene!) gli album di Oistrakh. Appenda rimasterizzato in formato HiRes 24/192, con netto guadagno della qualità audio rispetto alla vecchia edizione in CD.

Questa settimana è la volta delle sonate per violino e pianoforte di Tartini, Mozart, Beethoven e Franck che il grande violinista russo esegue con l’amico pianista Vladimir Yampolsky.

Dico soltanto che la grandezza di Oistrakh si apprezza anche, forse ancora di più, nella musica da camera, ambito molto frequentato dal violinista e registrato dalla EMI e della sua controparte russa (qui c’è poco spazio, ma un giorno poi ne parleremo..).

La qualità audio migliorata fa apprezzare ancor più tutte le sfumature più nascoste del violino prezioso di Oistrakh…

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