Noccio1967 Inviato 15 Gennaio 2023 Inviato 15 Gennaio 2023 Maestri del doom con una storia musicale: primo disco uscito dopo 15 anni di underground, mai una sbavatura però 😀
Questo è un messaggio popolare. musicante Inviato 15 Gennaio 2023 Questo è un messaggio popolare. Inviato 15 Gennaio 2023 4
campaz Inviato 15 Gennaio 2023 Inviato 15 Gennaio 2023 Continuo a tirar fuori dalle buste che avevo messo da parte recensioni di dischi jazz d'annata, quelli che all'epoca non avevo potuto acquistare per mera impossibilità economica (grazie streaming!). Questa volta tocca a Dave Brubeck e al suo album del 1958 Jazz Impressions of Eurasia. Un album ispirato dalla tournée che, organizzata dal dipartimento di stato americano, portò il suo quartetto in ben quattordici paesi. Da quell’esperienza Brubeck coglie gli elementi della musica locale per integrarli in strutture più marcatamente jazz riuscendo così in un felice, antesignano tentativo di contaminazione fra generi. Il brano di apertura, Nomad, composto insieme alla moglie Iola, è ispirato ai tamburi utilizzati dai nomadi turchi per allontanare i cani selvatici. Tutti gli altri brani sono originali del solo Brubeck: Brandenburg Gate è un omaggio a Bach, un delicato esercizio contrappuntistico che non a caso ricorda le sonorità tipiche del Modern Jazz Quartet, The Golden Horn torna alle atmosfere ottomane, con il sassofono alto di Paul Desmond azzeccatissimo, mentre Thank You (Dziekuje) è dedicato a Frédéric Chopin (Dziekuje, in polacco, significa proprio grazie), composto dopo una visita a un museo dedicato al pianista classico nel suo paese natio. Marble Arch è ispirata all'imitazione londinese dell'arco di Costantino; la conclusiva Calcutta Blues, ispirata alla terribile miseria che opprimeva quella città, è fra i primi pezzi jazz a incorporare, o forse sarebbe meglio dire imitare, elementi melodici e ritmici della musica tradizionale indiana. Un disco intelligente, colto, godibile e soprattutto molto bello. 1 1
Alessiodom Inviato 15 Gennaio 2023 Inviato 15 Gennaio 2023 Spooky Tooth – It's All About (1968) Blues Rock, Prog Rock con venature psichedeliche... @Gaetanoalberto A fianco del dischetto degli Spooky (gran disco) ho piazzato l'unico disco che possiedo dove c'è un vibrafonista di una certa fama. L'avevo comprato perchè ero un pò nel tunnel exotica Martin Denny, di cui il vibrafono è uno degli strumenti più utilizzati; ho dato una rispolverata a Cal Tjader e mi è apparso questo disco che mi ha incuriosito e che sto ascoltando ora, dalla line up, gulp!, mi sembrava che i raghi meritassero una piccola chance! ** 1 1
analogico_09 Inviato 15 Gennaio 2023 Inviato 15 Gennaio 2023 Il 11/1/2023 at 09:31, campaz ha scritto: Il 11/1/2023 at 00:18, analogico_09 ha scritto: ma hai per caso postato la recenzione di A.R. di cui parli? eccola. Se si legge male te la spedisco direttamente. Grazie di averla postata, me ne accorgo ora.., beh, la recensione è leggibile e non sono d'accordo per niente su ciò che dice di Sanders come artista, nell'insieme, paragonato sommariamente a Coltrane. Che Sanders incameri l'influenza di Coltrane con il quale ha intrattenuto delle strette collaborazioni è risaputo.., ma nessun sassofonosta o quasi non ha subito la sua influenza.., tuttavia Sander mostra una sua propria forte personalità tale da influenzare a sua volta Trane. Nelle registrazioni a nome di Coltrane Sanders si fa non già succube o gregario, bensì comprimario. In particolare nello strepitoso album "Live at Village Village Again!", Sanders contribuisce indicando una direzione musicale profonda e potente, viscerale, in perfetta sintonia con l'espressione torrenziale di Coltrane titolare del dsco. Non si creda che Coltrane sia giunto dal nulla.., anch'egli ha raggiunto la cima seguendo strade della spiritualità aperte da alti musicisti del free.., ad esempio dal "mistico" sassofonista Kalaparusha Maurice McIntyre... senza dimenticare Sun Ra... Per quanto riguarda il disco Tauhid il critico esprime un pare personale rispettabile ma a mio avvso "sbrigativo" che andrebbe approfondito ma in seguito.., se credi ricordiamocelo... ;) 1
Questo è un messaggio popolare. musicante Inviato 15 Gennaio 2023 Questo è un messaggio popolare. Inviato 15 Gennaio 2023 6 1
gyrosme Inviato 16 Gennaio 2023 Inviato 16 Gennaio 2023 @minollo63 Renaud Garcia-Fons trio Arcoluz: sentito sul tubo e in arrivo Cd (dalla Francia...), meraviglioso per un amante degli strumenti acustici come me, mille grazie per la segnalazione. 1
Alessandro Inviato 16 Gennaio 2023 Inviato 16 Gennaio 2023 CD acquistato nel 2022, The Essential Alan Parsons Project, qualità audio 8-9/10, una raccolta molto ben selezionata a ventaglio e in ordine cronologico dagli anni 70 agli anni 80, giudizio personale 10/10
gianventu Inviato 16 Gennaio 2023 Inviato 16 Gennaio 2023 E niente, lo abbiamo perso. Spero solo sia un brutto periodo e che ritrovi il tocco magico di un tempo. Insieme a Jason Isbell, lo considero il miglior rappresentante del filone alt country, sin dai tempi degli Wiskeytown. Indimenticabili i suoi primi lavori da solista, a partire dal suo album di esordio Hearthbreaker, passando dal suo sodalizio con i Cardinals, il bellissimo Ashes & Fire , 29 con la stupenda Blue Sky Blues che vi consiglio di ascoltare come Starlite Diner. Questo ultimo lavoro, una delusione totale, per niente ispirato, banale e ripetitivo.
Questo è un messaggio popolare. minollo63 Inviato 16 Gennaio 2023 Questo è un messaggio popolare. Inviato 16 Gennaio 2023 1 ora fa, gyrosme ha scritto: mille grazie per la segnalazione Come detto il ringraziamento principale va a @Renato Bovello che lo ha segnalato nel thread dedicato al disco in questione, facendomelo conoscere. Io l'ho ascoltato, mi è piaciuto e non ho fatto altro che riprotare la mia esperienza quì. Non volgio meriti che non mi spettano !!! Ciao ☮️ Stefano R. 2 1
Questo è un messaggio popolare. Ossido Inviato 16 Gennaio 2023 Questo è un messaggio popolare. Inviato 16 Gennaio 2023 1998 - Tosca - Opera Genere: Electronic Stile: Downtempo, Dub 4
minollo63 Inviato 16 Gennaio 2023 Inviato 16 Gennaio 2023 Anche il loro ultimo album “Blue skies” non fa che confermare quanto di buono era già emerso dai lavori precedenti riguardo alla musica proposta dal power-trio statunitense dei Dehd perché, anche questa volta, di sostanza ce n’è parecchia: infatti è confermata la formula indovinata che mischia garage-rock e dream-pop, suggestioni retrò 60's e 80's, il tutto coronato da un magico duetto di voci e scandito da un drumming vigoroso. Ciao ☮️ Stefano R.
Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato 16 Gennaio 2023 Questo è un messaggio popolare. Inviato 16 Gennaio 2023 Visto che girano album in cui il pizzicato sollecita i medi dei nostri diffusori, mi è venuta voglia di ascoltare e proporre questo disco che sono sicuro vi piacerà, soprattutto quando siete alla ricerca di pace. Registrazione da dieci e lode come Fonè insegna. 3 3
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