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Melius Club

Le nuove uscite di jazz in HiRes


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Uscito ieri l’album triplo di Sonny Rollins con le sue mitiche registrazioni Contemporary Records di dine anni ‘50.

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In questi casi il valore artistico della musica è così noto che il ribadirlo con mie osservazioni sarebbe completamente inutile.

Voglio invece qui sottolineare come il lavoro di remastering fatto dall’Ing Bernie Grundman sia assolutamente fantastico e che ascoltato in formato HiRes fa apprezzare il più piccolo dettaglio sonoro di ciascun strumento della band, con un senso di realtà davvero impressionante.

Stamani lo ascolto in formato 24/192 su HRA (ma se s ascolta anche in 24/96 su Qobuz non cambia una virgola del risultato audio sorprendente…).

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E stamani ho perfettamente capito la frase che il direttore di The Stereophile, Jim Austin, noto amante del vinile, ha scritto dopo aver ascoltato un album di Duke Ellington in streaming, durante la sua prova del DAC CH Precision: “il risultato audio di questo ascolto digitale è così convincente che, beh sí metterò ancora sul piatto il vinile per “celebrare” il weekend, ma con la consapevolezza che questo disco (nato in analogico!) in formato digitale suona meglio!”

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  • 4 mesi dopo...

Ta dààààààà :classic_biggrin: > https://www.instagram.com/p/Cu9QO5qoaKX/

Era Ora!!!!

 

Già mi lecco i baffi, soprattutto per Eberhard Weber 

 

 

Cita

ECM Records continues its series of Hi-Res reissues from its early analog era. This summer’s batch of digitalized Hi-Res releases includes seminal albums by Jan Garbarek, @chickcorea, @davehollandjazz, Thomasz Stanko, @jackdejohnette_ , Eberhard Weber, Paul Motian, Ralph Towner, @egbertogismonti489 and many more.

As with all Hi-Res releases from ECM’s vast catalogue to date, the underlying premise in digitizing the analogue tapes is not to change the sound of the recordings, but to realize them in their original form, in the most detailed and best possible quality.

Derek Bailey, Evan Parker, Hugh Davies, Jamie Muir, Christine Jeffrey – THE MUSIC IMPROVISATION COMPANY

Chick Corea, Dave Holland, Barry Altschul – A.R.C.

Ralph Towner with Glen Moore – TRIOS / SOLOS

Stanley Cowell Trio – ILLUSION SUITE

Paul Motian – CONCEPTION VESSEL

Ralph Towner with Glen Moore – TRIOS / SOLOS

Jan Garbarek, Arild Andersen, Edward Vesala – TRIPTYKON

Eberhard Weber – THE COLOURS OF CHLOE

Tomasz Stanko, Tomasz Szukalski, Dave Holland, Edward Vesala – BALLADYNA

Barre Phillips – MOUNTAINSCAPES

Edward Vesala – NAN MADOL

Egberto Gismonti – SOL DO MEIO DIA

David Darling – JOURNAL OCTOBER - SOLO CELLO

Jack DeJohnette’s Special Edition – INFLATION BLUES

–––> Order and listen via link in bio.

Technical Specs:
In the capable hands of mastering engineer Christoph Stickel, the process begins with the original, analogue stereo master tapes. The masters are in excellent condition and can be played without problems. All tapes are played by a Studer A820, which is meticulously calibrated to the respective tape. The analog signal is then digitized in 96kHz/24-bit, which covers the complete spectrum of the original tapes. In each case, a decision is made between a PrismSound ADA-8XR, an Antelope Eclipse Mastering AD, and a Mytek Brooklyn ADC, depending on which one is suited best for the respective recording. No de-noising and no other restoration affecting the sound is applied.

 

 

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@one4seven Grazie per avercelo comunicato…

Stamani mattina, a dire il vero spulciando le novità in streaming sul sito HRA avevo visto diversi album ECM rimasterizzati in HiRes…

E avevo adocchiato proprio un album di cui avevate parlato nella discussione ECM in vinile all analogue… Chick Corea … Return to Forever…

Non conosco l’album in vinile…la avevo solo in CD (un regalo di un amico appassionato di Jazz..).

Mi pare di poter dire che il miglioramento della qualità in HiRes, a 24/96, è davvero ben apprezzabile….

Evviva!  

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  • Melius 1
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12 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

Return to Forever

Però non è una "novità", Return to forever in 24-96 è disponibile dal 2021, ma è lo stesso remaster uscito in SACD nel 2017,  solo in Giappone.

In ogni caso gli ECM rimasterizzati in hi res, hanno una marcia in più. Senza dubbio. E già che in cd erano ottimi eh..

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@one4seven Senz’altro d’accordo che gli ECM sono registrazioni mediamente eccellenti …sia in vinile che in CD… ma in 24/96 suonano in maniera meravigliosa!

Questo album non fa parte delle “novità” segnalate nel listino ECM, purtuttavia non si trovava in formato HiRes per lo streaming… almeno non si trovava fino a un paio di mesi fa…!

Ne sono abbastanza sicuro perché avevo cercato questo album in HiRes seguendo la vostra discussione per le uscite in vinile all analogue…e appunto non l’avevo trovata!

Può anche essere che ci fosse e io abbia cercato “male”..

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E ascoltando ancora queste uscite ECM rimasterizzate in HiRes ho voluto ascoltare un album famoso…l’album di esordio del percussionista Paul Motian con ECM, se non erro, nel 1972.

Un album questo Conception Vessel che fa parte di quella corrente Jazz in rapida evoluzione, il Fusion, ma a differenza di quanto stava facendo Miles Davis, in questo caso la fusione è più con musica etnica che col Rock-Musica elettronica.

Erano anni (beato chi li ha vissuti ..!) di sperimentazione in tutti i campi, culturali e musicali in particolare, dov’è molte barriere venivano battute, senza pregiudizi o preconcetti di sorta..

L’effetto finale è ovviamente quello di grande modernità e sperimentazione, ma i “nomi” coinvolti, insieme a Paul Motian alle percussioni, (ma anche solista vocale, ogni tanto) sono comunque garanzia di alta qualità, ad iniziare da Keith Jarrett al piano , per finire con Charlie Haden al  basso.

La qualità audio in HiRes per le percussioni è semplicemente stupefacente… un gran guadagno di qualità…senza alcun dubbio..

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  • Melius 1
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  • 2 settimane dopo...
analogico_09
Il 15/1/2023 at 13:34, SimoTocca ha scritto:

Miles Davis col suo secondo quintetto, che nel 1960 prosegue l’esplorazione musicale in territori abbastanza nuovi. No, non completamente inesplorati perché già da Sorcerer, l’album precedente, Davis & Co avevano posto le basi per una evoluzione “moderna” del jazz, con introduzione di dissonanze fra i vari strumenti e improvvisazioni con evoluzione sorprendente è imprevedibile.

È una evoluzione definita dai critici Hard Bop ma le etichette vanno sempre strette a Davos, specie se in compagnia di nomi come Herbie Hancock al piano e Wayne Shorter, al sax tenore, ma pur rimanendo in ambito acustico questo album pone le basi per il successivo “fusion”.


Grazie delle tue segnalazioni, Simo, mi piacerebbe essere più presente ma non mi resta molto tempo per poter seguire tutto.

Interessante questa nuova uscita rimasterizzata di Nefertiti, un capolavoro a se' stante che va tuttavia ascritto a quella serie organica di registrazioni epocali realizzati con il suo ultimo formidabile quintetto acustico (non dimentichiamo gli altri due prodigiosi musicisti: Ron Carter, basso, Tony Williams, drums) che va dal 1966 al 1968 (da Miles Smiles a Filles de Kilimangiaro, nel bel mezzo Sorcerer, Nefertiti, Water Babies, Miles in the sky), opere diverse così legate tra di loro, come una sorta di tasselli autonomi di un unico mosaico, per stile, espressione, forme linguistiche ancor più rarefatte, quasi astratte, in piena e diretta continuità col modalismo di KOB, di Sketches of Spain, ecc.

Dove i critichi che vorrebbero etichettarlo impropriamento come Hard Bop (antitetico a questo jazz delle scale non più degli accordi) sarebbe meglio perderli che trovarli - bene fai a mostarti perplesso.

Ultimo dettaglio, questa stagione "sperimentale", di ricerca  pienamente compiuta e definita esteticamente, caratterialmente, prelude a Bitches Brew -  gettato l'ultimo ponte dell'attraversamento rappresentato da "In a silent way", musica già elettrica suonata con diverso organico, in modo più innovativo con la  ricerca di un suono elettrico più caratterizzante ed esteso, rispetto a quanto già fatto in Miles in the Sky che comprende anche George Benson alla chitarra elettrica, con Hankock  e Carter alle prese anche con i rispettivi strumenti elettrici, e in kodo simile con Filles of Kilimangiaro -, ovvero all'ultima grande rivoluzione davisiana e dell'intera storia del jazz non identificabile con la "fusione", l'etichetta impropria e riduttiva. Scrivo QUI in modo un po' più dettagliato quale sia la mia opinione.

Sui due album dell'ipertesto mi sono soffermato recentemente, ti invito a buttarci un'occhio se ti avanza un po' di tempo. :classic_wink:

 

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Pensavo a Giorgio @giorgiovinyl e al suo  viaggio a New York… e pensavo a quando io a New York ci ho vissuto per 3 mesi…

Sono trascorsi troppi anni da allora per dare consigli attualmente validi (New York è come Parigi, le cose cambiano da un mese all’altro…). Fra le cose che non cambiano e non sono cambiate penso ci siano le serate di Jazz al Lincoln Center…

E questo album appena uscito, con il grande Wynton Marsalis alla tromba rende omaggio al periodo della “prima infanzia” del Jazz, al suo profeta Louis Armstrong che compose e registrò questi brani fra il  1925-1928.  Ed è un omaggio anche al Lincoln Center e alle sue serate live di Jazz.

La qualità audio della registrazione davvero elevata consente di “rivivere” quel periodo magico del Jazz nato a New Orleans, alle improvvisazioni di quei primi musicisti che avrebbero segnato in maniera indelebile la via del Jazz per gli anni a venire: lo so che non è la stessa cosa che ascoltare i primi dischi di Armstrong degli anni ‘20-‘30, ma la sensazione di essere presenti sotto il palco che dá questa registrazione live è ovviamente assente nei vecchi dischi di allora…

E allora bravo il quintetto di Marsalis (gli Hot Five) che ha selezionato tutti i brani dai primi sette dischi di Louis Armostrong  (ecco gli Hot Seven del titolo…) 

La formazione del quintetto di Marsalis in realtà vede musicisti “fissi”, ovviamente lo stesso Wynton Marsalis alla tromba, un altro gigante del jazz attuale che è Wycliffe Gordon al trombone, mentre al sax e al clarinetto si alternano Vincent Gardner e Victor Goines, al piano si alternano Walter Blanding, e Don Vappie e Jon Batiste e infine alle percussioni si alternano Carlos Henriquez e Ali Jackson.

Tutti “grandi nomi” del Jazz contemporaneo che per una serata fanno rivivere, a New York, la New Orleans degli anni venti….

A mio avviso un album magico per capire la nascita del Jazz (di cui ovviamente gli esperti come @analogico_09 non hanno bisogno, ma per i principianti come me…ecco … questa è cosa preziosa…) e la sua evoluzione.

Ed è ovviamente anche piacevolissimo da ascoltare…..uscito “caldo caldo” stamani 4 Agosto nelle vetrine dello streaming…

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  • Melius 2
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@SimoTocca disco, quello di Marsalis favoloso! 

12 ore fa, Piero51 ha scritto:

arrivato il momento di mettere definitavamente da parte Jazz At The Pawnshop

Io l'ho messo da parte subito dopo aver ascoltato i dischi di vero jazz! 

Non piatti e bicchieri live 😏😘

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  • 2 mesi dopo...

Appena uscito per ECM….

Mi ha conquistato al primo ascolto…la chitarra di John Scofield con la sua band ristretta (basso e percussioni..)..band che sembra dare il titolo a questo ultimo album… La banda dello zio John ..appunto..

Ascolto “facileL… si inizia dal riaggangiamenro della famosa Tamburine Man di Bob Dylan… e si arriva a Somewhere di Bernstein passando per Neil Young e molti pezzi dello “zio” medesimo…

Bella bella la registrazione…

 

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  • Melius 1
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