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Sistemi di altoparlanti con mobile "accordato"


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Forse occorrerebbe stabilire cosa si intenda per "accordare" un mobile di un diffusore. Accordare, richiederebbe una taratura che credo sarebbe da ritoccare ad ogni variazione delle condizioni alle quali il sistema è sensibile. Ad esempio, se cambiano umidità o temperatura, la chitarra la devo accordare, altrimenti suonerà frequenze stonate.

Non so quanto un diffusore possa essere sensibile alle variazioni ambientali (ad esempio), ma non credo che sia praticabile affidarsi a un sistema che va tarato di volta in volta. Mi passerebbe la voglia di ascoltare.

Forse, più che accordare, si intende usare materiali o geometrie che conferiscono una loro timbrica.

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Secondo me il diffusore non deve suonare come uno strumento, pena di rovinare tutte le armoniche degli strumenti riprodotti, almeno che non sia una accordatura per linearizzare la risposta del altoparlante come una sorta di equalizzazione meccanica, in questo caso potrebbe essere utile appunto per linearizzare la risposta della cassa che con 

un mobile "sordo" avrebbe una mancanza 

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Forse è il termine accordato che è impegnativo, come dire che il mobile suona, basterebbe dire mobile che da un contributo al risultato finale.

Esempio lo stesso disegno del mobile, inteso come involucro, in base al materiale e al fissaggio delle sue parti da un contributo diverso alla resa del diffusore?

Forse ci sono progetti in cui la ricerca nel mobile contribuisce più di altri alla qualità o al risultato finale.

 

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10 ore fa, domenico80 ha scritto:

scusa , ma questa affermazione chi la riporta ?

Ricordo l'avesse spiegata il progettista Jap che era presente alla manifestazione in cui era stato presentato l'impianto, mi pare utilizzassero dei dispositivi "accordatori" nel mobile per il controllo delle risonanze del cabinet e delle armoniche, poi di più non saprei dirti.

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12 ore fa, BasBass ha scritto:

Ricordo l'avesse spiegata il progettista Jap che era presente alla manifestazione in cui era stato presentato l'impianto, mi pare utilizzassero dei dispositivi "accordatori" nel mobile

 



Credo di aver capito di che si tratta..... in questo caso saranno stati sicuramente al 100% i bottoncini o le piastrine che Mr. Kiuchi patron della Combak corp. ha sviluppato anni addietro poi migliorati nel tempo che ha applicato sia all'interno del mobile che all'esterno in punti ben specifici; sono prodottini che possono essere usati in qualunque diffusore o elettronica che sia e vengono definiti come "sistemi di accordatura" chiamati Harmonix.

A cavallo degli anni 80/90  si fece conoscere al mondo degli appassionati audio proprio grazie a questi "accordatori" proponendo presso i vari dealers sparsi nel mondo ascolti di coppie identiche di diffusori commerciali sia trattati con gli accordatori che senza generando incredulità tra coloro che assistevano alle dimostrazioni per la semplicità di come erano fatti almeno esteriormente potendo cambiare in positivo il suono generato dalle coppie trattate; di accordatore in accordatore e prodotti audio (speakers, players, convertitori ecc.)  l'azienda si è espansa fino ai giorni nostri.

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11 ore fa, domenico80 ha scritto:

direi assurdo

Comunque deridere una pratica che ha oltre mezzo secolo mi pare frutto di ragionamenti aridi e semplicistici.

Ammesso che dei ragionamenti alternativi ci siano. Ti ho chiesto sopra di spiegarti ma rileggendo i tuoi interventi penso di aver capito che tipo di forumer sei.

Comunque se vuoi imparare qualcosa leggi il riassunto che segue.

 

In realtà, quasi tutti i costruttori di diffusori acustici "accordano" il mobile in un modo o nell'altro. Progettare un diffusore non significa solo mettere dei driver in una scatola, ma gestire il modo in cui l'aria e le vibrazioni si muovono all'interno e all'esterno di essa.

Tuttavia, esistono approcci filosofici molto diversi tra chi cerca di rendere il mobile inerte (come una roccia) e chi lo usa come uno strumento musicale (facendolo risuonare in modo controllato).

Con un' accordatura "Armonica" Il mobile e' considerato come uno strumento.

Alcuni costruttori non cercano di eliminare le vibrazioni, ma di sintonizzarle. Usano legni sottili e pregiati, convinti che un mobile troppo rigido "uccida" la naturalezza del suono.

Harbeth & Spendor ad esempio 

seguono i dettami della scuola BBC. I mobili sono pareti sottili "smorzate" con fogli bituminosi; il mobile deve vibrare in armonia con il driver per restituire medi realistici.

 

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widemediaphotography

Un diffusore non è uno strumento musicale e per tale non deve “suonare”, ma esclusivamente riprodurre. Il mobile ideale non ha un suono proprio, ma poiché nessun mobile è inerte, il problema non è se "suona", ma quanto, dove e per quanto tempo. É proprio in questa area grigia chenil marketing tenta di fare qualcosa...
In pratica conta il fattore di merito Q e non semplicemente  l’accordatura che si riferisce a specifiche frequenze. Infatti, risonanze ad alto Q colorano, quelle a basso Q si estinguono. Un mobile che vibra è solo una struttura che perde precisione, anche se lo si cerca di fare in modo mirato/controllato. Avremo ritardi temporali, perdita di micro-dettaglio e una minore stabilità dell’immagine sonora.
Per non farmi mancare nulla e per quanto ho a cuore questa componente,  per i miei diffusori ho cercato di andare oltre, avendo preso come riferimento  il Tiralit di Tidal, ma  attraverso una struttura di pannelli sandwich, (da me ideata), che combinano modellabilitalá, smorzamento e rigidità con i risidui di effetti dannosi ben lontani dagli incroci.

 

 

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A proposito del concetto di " accordo" , sentiamo Franco Serblin:

"Tutti i diffusori hanno una loro personalità che non è, però, separabile da quella delle apparecchiature complementari e dall'ambiente in cui si esprimono.
Accordare il tutto è il vero problema, non la tecnologia di questo o quell'altro componente.
L'accordo è il fondamento della musica, l'accordatura è il fondamento dello strumento musicale, l'accordatura è altrettanto il fondamento del riproduttore di musica, che sia il singolo componente o l'intero sistema.
Accordo del crossover, accordo degli altoparlanti, accordo del cabinet, accordo della qualità della componentistica, una riproduzione musicale che vuol coinvolgere l'ascoltatore non può prescindere dall'accordo della singola e della molteplicità delle parti."

@domenico80 Te capi' gnurant? 

 

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widemediaphotography

Cerchiamo di rimanere in un piano oggettivo e tecnico, poi lasciamo magie e cose non misurabili e non quantificabili al resto.

Una cosa sono le risonanze intenzionali  che sono ricercate negli strumenti musicali, altre le risonanze che qui definiamo di accordatura che invece sono dei chiari errori. L’unico accordo ammissibile è quellonecessario al corretto funzionamento  (carico acustico, volume, eventuale reflex), non musicale. Anche l’idea che i diffusori abbiano una “personalità” è tecnicamente fuorviante, perché ciò che viene percepito come personalità è in realtà la somma delle deviazioni dalla neutralità. Sostenere che l’accordo conti più della tecnologia sarebbe ancora un errore, perché senza tecnologia adeguata non esiste alcun controllo delle risonanze, del Q, della linearità e della stabilità meccanica, e quindi nessun risultato corretto è soprattutto prevedibile in fase di progettazione.
Non me ne voglia nessuno, ma l’accordatura è la base degli strumenti musicali, mentre in un sistema di diffusori acustici è  l’origine stessa della "colorazione" e quindi dell’errore, insomma è come la distorsione che vogliamo farla passare per la personalità.

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