Savgal Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @Paolo 62 La comunicazione con i genitori a scuola, in caso di necessità, deve avvenire con la linea della stessa scuola per consentire un tracciamento. 1
viale249 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno 3 ore fa, Paolo 62 ha scritto: sono strumenti di comunicazione che si concedono ai figli perchè possano comunicare con la famiglia in caso di necessità Mi porti un esempio di necessità di comunicazione del pargolo, portato e poi ritirato da scuola dai genitori?
Paolo 62 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @viale249 Supponiamo che vada a scuola non con lo scuolabus ma con un bus di linea e lo perda oppure che se a piedi cada e si faccia male. @Savgal Ma è davvero vietato introdurre telefoni agli alunni?
garmax1 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno 2 minuti fa, Paolo 62 ha scritto: Supponiamo che non stia bene Ma ti è stato scritto sopra quale è la prassi per comunicare con i genitori in caso di necessità
Paolo 62 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @garmax1 Potrebbe succedere in itinere se a piedi o su di un mezzo pubblico di linea, ho risposto sopra. Mi risulta che sia vietato usare cellulari ed altri dispositivi simili, non averli con sé, forse vanno tenuti in appositi armadietti e consegnati durante le prove d'esame.
extermination Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno Un dialogo positivo e propositivo tra scuola e famiglia tende ad influenzare positivamente il rendimento degli studenti e ad alimentare un contesto tendenzialmente sereno e proattivo. al contrario, un dialogo che mostra segni di cedimento, a tratti conflittuale e carente di fiducia reciproca crea inevitabilmente disagi psicologici ed emotivi che tendono ad un “distacco”dello studente.
Savgal Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno L’art. 19-bis del D.L. 148/2017 (convertito L. 172/2017) ha previsto delle disposizioni per l’uscita dei minori di 14 anni dai locali scolastici, consentendo, previa autorizzazione annuale dei genitori, l’uscita degli stessi al termine dell’orario delle lezioni, esonerando il personale della scuola dall'obbligo di vigilanza. La norma non ha previsto una età minima, parlando genericamente di età, grado di autonomia e specificità del contesto. Ricordo di aver chiamato la polizia locale (vigili urbani) in caso di bambini di scuola primaria i cui genitori si erano "dimenticati" di prenderli al termine delle lezioni. Ma non è questo il tema del thread.
Savgal Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @Panurge Vi è un eccesso di coscienzalismo, di consapevolezza del soggetto a se stesso, che ha ben poca relazione con la realtà e l'esperienza (e gli studi). Siamo la fotografia sfocata dei nostri genitori, l'essere diversi da loro dipende molto da una serie di eventi e dal lusso di poter riflettere su se stessi, divenire consapevoli di ciò che siamo per via dell'identificazione primaria con i nostri genitori e andare oltre questa identificazione. Tale lusso presuppone tempo, ossia non essere obbligati al lavoro già dall'adolescenza o subito dopo, letture ed esperienze favorevoli, in assenza di queste contingenze il passato diventa il nostro destino.
audio2 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno io ricordo che a 6 anni e qualche mese ho dovuto quasi litigare con mia madre per andare da solo in autobus a scuola in prima perchè lei non poteva accompagnarmi ( mio padre è sempre stato a favore dell' allevamento allo stato brado: el bocia chel se rangia ), ovvero dalla parte opposta della città ( vicenza ). autonomi si cresce meglio da piccoli. a vedere le cose di adesso mi viene l' orticaria come minimo e i maniaci c'erano anche una volta.
LUIGI64 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno Potrebbe accadere anche un'identificazione opposta rispetto ai propri genitori e loro ingiunzioni Ovvero, comportarsi in maniera radicalmente divergente rispetto alla famiglia di origine
Gaetanoalberto Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno 8 ore fa, Savgal ha scritto: Sono comportamenti che pongono il quesito del perché e delle conseguenze sulla personalità dei figli maschi. Per la verità le conseguenze spesso incidono anche sulle figlie femmine, che li reiterano educando le successive generazioni, e protraendo la disparità come portato di natura. L'atteggiamento protettivo verso il principino lo osservo quotidianamente nelle famiglie dei bulli. Mi ha sempre stupito che purtroppo molti atteggiamenti dei gruppi femminili alimentino le peggiori dinamiche relazionali ed anche la disparità. Oggi discutevo con mia figlia della famiglia piemontese (papà piccolo imprenditore agricolo, orientamento catto-leghista), il cui figlio omosessuale è di fatto rifiutato. Lavora e si paga l'università, costretto a versare l'importo massimo perchè la madre, la sua vera nemica, non gli fornisce neppure i dati per un ISEE che sarebbe vantaggioso. Come diceva qualcuno, trovo davvero auspicabile che in una materia così delicata come l'educazione all'affettività, l'istruzione pubblica rinunci al suo ruolo costituzionale di promozione dei diritti e dei valori costituzionali attraverso la libertà di insegnamento, al sistema degli organi collegiali, all'elaborazione condivisa del PTOF, alla scelta autonoma dei soggetti che coadiuvano la formazione, per soccombere alla decisione di queste singole famiglie, alle quali, come Orban, deve darsi diritto di veto. Penso la cosa debba essere estesa: ad ogni famiglia il suo bosco.
Savgal Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @Gaetanoalberto Ripetevo da docente e ripeto ancora oggi, molte donne sono portatrici inconsapevoli di patriarcato. Appena avrò tempo scriverò alcune considerazioni su come ciò avviene. 1
Savgal Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno @LUIGI64 Alle studentesse dicevo: ricordate che più vi ribellate alle vostre mamme più le assomiglierete quando sarete adulte.
LUIGI64 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno Ma può essere anche un processo fisiologico, al fine di potersi emancipare dalle figure genitoriali
PL-L1000 Inviato 7 Giugno Inviato 7 Giugno 1 ora fa, LUIGI64 ha scritto: fisiologico In linea generale è fisiologico riproporre ciò viene dai genitori, mentre i veri cambi di paradigma e l'emancipazione sono frutto di lavoro duro e consapevolezza. 1
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