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Vannacci. La sirena nera


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2 minuti fa, Guru ha scritto:

però non sono d'accordo nell'assolvere

Certo. La politica sana media tra gli interessi, nel senso che dovrebbe guardare all'interesse "generale", proporre e trovare soluzioni, aspirare al benessere ed alla pace sociale.

Poi c'è la demagogia.

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22 minuti fa, Guru ha scritto:

Voglio dire, non abbiamo neanche qualche straccio di valore da tutti condiviso?

Mah. Penso che  i diritti e le libertà fondamentali della Costituzione  reggano ancora.

Terreno per la condivisione ce ne sarebbe tanto. 
I social e questi tempi strani hanno amplificato le dinamiche bianco/nero.

Vedo proprio una crisi culturale, su cui si gioca per interesse. Se sia venuta prima la crisi culturale o la demagogia non saprei.

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Il tenente colonnello Paglia: «Contro di me offese e minacce di morte sui social dopo le critiche a Vannacci. Così ho deciso di denunciare»

di Dario Sautto

 

Il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d'oro al valor militare e consigliere del ministro Crosetto: «Non ho offeso nessuno ma sostenuto che l'Esercito ha altri valori»

 

«Avrei fatto volentieri a meno di tutto questo, ora vorrei solo gettare acqua sul fuoco perché questa vicenda sta diventando eccessiva». A parlare è il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare, consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto con un passato da parlamentare.

Nelle ultime settimane, le sue critiche all’ex generale Roberto Vannacci — «Indossando quell’uniforme l’ha macchiata» — lo hanno trascinato al centro di una polemica, inevitabilmente sbarcata sui social, dove è divenuto oggetto di insulti e gravi minacce, anche di morte.

 

«Ho deciso di denunciare per far calmare coloro che a volte scrivono cose insensate per il semplice gusto di farlo. Finché sono giudizi costruttivi e opinioni diverse — spiega Paglia — fa anche piacere leggere, perché confrontarsi è un modo di crescere. Ma offese e minacce non portano da nessuna parte. Avrei potuto rispondere con una battuta, ma è meglio mantenere il mio ruolo istituzionale senza scendere al loro livello».

 

Sopravvissuto ad un combattimento a Mogadiscio nel 1993, Paglia ha perso l’uso delle gambe ma non ha mai lasciato l’Esercito. «Sono stato in aspettativa solo quando mi sono candidato. Sui social mi hanno definito vigliacco — racconta — ma la mia storia dimostra il contrario. Sono tranquillo e sereno, anche se mi dispiace quanto sta accadendo. Allo stesso tempo, non potevo rimanere in silenzio, non era giusto per le donne e gli uomini che, come me, hanno reso giuramento alla Repubblica e servono il loro Paese. Continuerò a dirlo: noi non serviamo i governi. Dal 2013 io sono stato consigliere dei ministri, di centrodestra e centrosinistra. Nel mio ruolo non faccio politica, a differenza di qualcun altro».

 

Durante la conversazione, Paglia cerca di non citare Vannacci, ma il discorso va inevitabilmente alla polemica a distanza: «Ritengo di non aver offeso nessuno. Dire che l’Esercito ha altri valori non ha niente di politico — precisa Paglia — e non sono entrato nel merito di chi ora guida un partito, Futuro nazionale. Continuerò a ribadire che nella Difesa, tra le forze armate e tra chiunque indossa una divisa ci sono idee ben precise, che ci portano a servire i cittadini. Non possiamo essere identificati come estremisti». 

 

Ma ci sono anche altre considerazioni che hanno alimentato la polemica: «Io penso che ci sia stato un lapsus da parte del deputato Vannacci, quando si è meravigliato che io parlassi così di un superiore. Mi spiego: lui è in pensione, non è un mio superiore. Inoltre — aggiunge il tenente colonnello — personalmente non ho nessuna intenzione di venir meno al giuramento che ho fatto, di sporcare l’uniforme o di ricevere una sospensione per aver rilasciato dichiarazioni eccessive, errate, offensive o divisive. Tutto ciò non mi appartiene. Se parlo è perché sono autorizzato a farlo e non lo faccio a titolo personale, ma a nome del ministero della Difesa e dopo essermi confrontato con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano. Se nessuno mi ha richiamato finora, forse non ho detto cose sbagliate. Anzi — conclude — ringrazio il ministro Crosetto e i tanti che mi hanno riservato messaggi di vicinanza: mi fanno sentire meno solo».

 

  • Melius 1
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Vannacci, nuovi dettagli sul programma: «L'aborto non è un diritto. Via le unioni civili, soldi per la "riattivazione demografica" e lezioni di difesa a scuola»

di Claudio Bozza

 

Aborto, unioni civili, eutanasia: la posizione di Vannacci. Il suo partito Futuro Nazionale propone anche un «mutuo tricolore» senza interessi al terzo figlio e la pensione minima a 750 euro. Ma non indica le coperture per nessuna di queste misure

 

L’aborto non è un diritto, basta gay in tv, unioni civili da cancellare e via all’educazione militare nelle scuole. È l’Italia del futuro, secondo il programma pubblicato da Futuro nazionale, che continua la sua marcia di avvicinamento alle elezioni. Le proposte del partito di Roberto Vannacci sono state in buona parte pensate e scritte da Lorenzo Gasperini, professore di filosofia, 34 anni, già consigliere comunale della Lega a Cecina e oggi elevato a «guru» del generale in pensione.

 

L’esordio? «L’aborto non è un diritto», le associazioni pro vita devono entrare nei consultori e la pillola abortiva Ru-486 non deve essere somministrata in regime ambulatoriale o domiciliare. Famiglia, natalità e interruzione di gravidanza sono i temi cardine: «La linea parte dalla legge 194, che Futuro nazionale non propone di cancellare ma sulla quale chiede di spostare il baricentro sulla prevenzione dell’aborto e sul sostegno alla maternità». Dalla «remigrazione» alla «rieducazione», con Vannacci che propone di vietare programmi, scene e spot con contenuti definiti «genderisti/omosessualisti» quando possano essere visti dai minori. Il risultato sarebbe una fascia protetta dalle 6 del mattino alle 23, accompagnata da un sistema di sanzioni che, nei casi previsti, potrebbe arrivare fino alla sospensione della licenza. Ancora più dura la linea sulla transizione di genere dei minorenni.

 

I vannacciani vogliono vietare interventi chirurgici di riassegnazione, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà anche quando ci sia il consenso dei genitori. Non solo: il cambio di sesso per gli under 18 dovrebbe diventare un «reato universale». Per gli adulti resterebbe invece la possibilità di ricorrere agli interventi, ma non a carico del servizio sanitario pubblico.

L’ex generale sogna poi di introdurre nelle scuole l’educazione militare, oltre a dispiegare l’Esercito nelle zone più degradate delle città, con nuovi poteri per intervenire. Nella puntata estiva del programma c’è un capitolo denominato: «Mutuo Tricolore».

 

Trattasi di una «risposta strutturale» destinata alle giovani coppie italiane per l’acquisto della prima casa: «Contratto con garanzia dello Stato» e «a tasso progressivamente decrescente ad ogni figlio nato».

 

Dura la reazione dal Pd: «È un programma ai limiti del nazismo, fino a quando Meloni è disposta a rincorrere Vannacci», attacca Alessandro Zan, responsabile Diritti dei dem. «Ho messo in Parlamento la fiducia a nome del governo Renzi sulla legge sulle unioni civili. Non permetteremo a Vannacci di riportarci nel passato!», attacca l’ex ministra Maria Elena Boschi.

 

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@senek65

L'elettorato potenziale cui si rivolge Vannacci  non accetta un fenomeno sociale, il ruolo che le donne stanno coprendo nella società.

 

Chi ha oltre 60 anni ha osservato come nel corso delle sua vita ruoli prevalentemente maschili siano stati progressivamente coperti da donne.

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso le donne medico erano una rarità, oggi oltre il 60% dei medici sotto i 50 anni sono donne.

Le donne avvocato nello stesso periodo erano ben poche, oggi quasi il 55% degli iscritti all’albo professionale sono donne. Le donne magistrato si contavano in unità negli anni Sessanta, oggi sono il 57% del totale.

Le ragazze iscritte ad ingegneria negli anni Settanta erano una vera rarità, nel 2024 si contavano 340.000 donne laureate in discipline ingegneristiche, poco meno del 28% del totale. Infine, le donne presidi oggi sono il 70% del totale (la c.d. riforma Gentile impediva alla donne di ricoprire il ruolo di preside).

Non solo, i numeri mostrano un distacco sensibile nell’ambito dell’istruzione a favore della componente femminile. Il 26% delle italiane possiede almeno una laurea, a fronte del 19% degli uomini. Nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni, il divario è ancora più ampio, il 38% delle donne ha conseguito una laurea contro il 24% degli uomini. 

L’essere un uomo in numerosi ambiti era vissuta come una forma di nobiltà, un sentimento che purtroppo e stesse madri trasmettevano ai figli maschi, mentre nei confronti delle donne l’impulso era di diprezzo. Ricordo come le mie studentesse mi dicevano di non comprendere la ragione per cui le loro madri avevano comportamenti sensibilmente diversi nei confronti dei loro fratelli, rigeide con loro, molto più accondiscendenti con il fratello.

Immagina oggi un uomo vissuto ed educato nell'idea della supremazia maschile, del patriarcato, che nella vita ricopre un ruolo modesto. Cerca un medico e trova che era una sua compagna di scuola delle medie, deve affontare una causa e il suo avvocato e quello della controparte sono donne e lo è pure il magistrato, chiede un appuntamento con il preside della scuola del figlio ed è una donna, l'ingegnere che si occupa della sicurezza nell'azienda in cui lavora è una donna. L'idea di patriarcato in cui è vissuto ed educato, della supremazia dell'uomo rispetto alla donna è ferito dall'esperienza quotidiana. Dubito fortemente che accetti questo nuovo stato delle cose, di una progressiva uguaglianza tra i sessi. Quasi sempre per coloro che sono stati sempre privilegiati, l’uguaglianza assume sembianze oppressive, è vissuta come un’ingiustizia subita.

Checco Zalone è sicuramente più efficace di me nel raccontare i cambiamenti dei ruoli svolti dalle donne e le reazioni degli uomini.

 

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@senek65

Non vi è una grande differenza con la valutazione della donna nel mondo arabo.

____

 

Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale. Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto “femminicidio” e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei “delitti passionali” si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito, in una società che a causa del relativismo etico, del nichilismo, dell’ideologia femminista che fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni) e anche dello sradicamento legato all’immigrazione di massa è aperta a fenomeni di violenta barbarie che colpiscono per l’efferatezza degli atti più che per le statistiche oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi. Tale problema deve essere affrontato non con nuove operazioni retoriche e creazioni di nuove fattispecie giuridiche ideologiche ma con l’efficacia delle misure preventive per impedire che, in presenza di segnali chiari, non venga prevenuta e impedita la violenza fisica – più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne. Oggi le statistiche mostrano che in Italia tasso di omicidi di donne commessi da mariti, fidanzati, ex fidanzati e pretendenti è tra i più bassi al mondo. Anche i dati sulla violenza domestica mostrano in Paesi come Italia e Grecia tassi estremamente più bassi di quelli rilevati nei Paesi scandinavi, contrassegnati da un femminismo ormai realizzato e dal mito di un’uguaglianza che nega le differenze e le specificità. Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante “lotta al patriarcato” è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della “società patriarcale” va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società.

 

  • Melius 1
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il vestaglia e vabbè sorvoliamo, comunque io in pratica nel mio piccolo sto adottando il suo programma.

vendute due case, quindi due neo proprietari esenti imu che se ne occuperanno come si deve ovvero con la diligenza del buon padre di famiglia, infatti sono per l' appunto due famiglie con figli piccoli ed incidentalmente anche italiani. bene bene benissimo anzi ottimo. @indifd  ti ho appena nominato mio difensore d' ufficio

( gratuito ). poi col resto un passo alla volta e vedremo come procedere.

per esempio stasera riunione familiare con la compagna con la quale si parlerà della condizione maschile nella coppia e nella casa.

 

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