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Melius Club

Peter Thiel oltre gli stereotipi: René Girard, il desiderio mimetico e la crisi dell’idea di progresso in Occidente


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5 minuti fa, appecundria ha scritto:

Sì ma in questo caso non sono parole chiave, si chiamano intertitoli o titoletti in gergo tipografico, introducono una articolazione al ragionamento generale, in Word è il titolo 3.

Tra le mie tante piccole manie c'è quella per le arti grafiche. Il titoletto si dovrebbe anche fare un terzo più grande del testo ma l'editor non lo consente.

Esatto e condivido in toto

appecundria
6 minuti fa, indifd ha scritto:

non è il primo e non sarà l'ultimo a non accettare né invecchiamento né tantomeno la morte

Non è questo il suo pensiero, altrimenti sarebbe alla bocciofila di Baton Rouge e non qui rilanciato da Roberto. 

9 minuti fa, appecundria ha scritto:

Non è questo il suo pensiero, altrimenti sarebbe alla bocciofila di Baton Rouge e non qui rilanciato da Roberto. 

Io avevo solo commentato due dei quattro punti che tu avevi esposto:

 

"Tecno-filosofia sulla morte.

Considera l'invecchiamento e la morte come errori di sistema tecnologici e ha finanziato massicciamente aziende e studi medici mirati all'estensione della vita, oltre che farmaci derivati da sostanze psichedeliche.

Estensione radicale della vita.

Considera la morte non un destino naturale, ma un problema tecnico da sconfiggere. Ha finanziato diverse iniziative di ricerca anti-invecchiamento e biotecnologie per raggiungere l'amortaità."

9 minuti fa, appecundria ha scritto:

il suo pensiero... rilanciato da Roberto. 

Le idee politiche di Thiel apprezzate da alcuni e da altri legittimamente viste come l'Anticristo dei progressisti di sinistra è ovvio che siano la parte più divisa direbbe una persona di sinistra 

 

appecundria
26 minuti fa, shoegazer_82 ha scritto:

in modo che l'Italia non rimanga, come è da tempo, l'ultima economia avanzata al mondo per investimenti in innovazione.

di Antonio Menna

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

 

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

 

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

 

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

 

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

 

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

 

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

 

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

 

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

 

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

 

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

 

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

  • Melius 1
58 minuti fa, Roberto M ha scritto:

E’ esattamente questa la tesi di Girard, quello e’ il modello, l’influencer, che non entra in competizione con chi desidera quegli oggetti.

che poi, come dicevo, è il meccanismo di formazione/manipolazione dei bisogni, delle opinioni e del consenso (la mimesi del desiderio) che costituisce uno dei pilastri sui quali si basa il tecnofascismo (per brevità) di cui Thiel è uno dei  maggiori teorici.

Roberto, secondo me, hai una visione di comodo di questi fenomeni che produce una contraddizione tra la visione iper liberista alla quale vorresti rifarti e una forma estremamente rigida e liberticida di società come teorizzata dai nuovi guru della tecnologia al servizio del potere.

mozarteum

queste tesi, a mio avviso strampalate, finche’ confinate nello sproloquio saggistico e parafilosofico, sono buone per convegni, catering e spese professionali detraibili.

Il rischio e’ che diventino “ductus” politico pescando nei bug delle democrazie moderne. Il piu’ importante di essi e’ la forza inerziale dei numeri su cui si basano

  • Melius 2
appecundria
Adesso, indifd ha scritto:

l'Anticristo dei progressisti di sinistra è ovvio che siano la parte più divisa direbbe una persona di sinistra 

Perché tu e @Roberto M credete alla venuta dell'Anticristo, all'Apocalisse e alle verità nascosteci da dio quando ha creato il mondo?

Scusa ma perché di uno di estrema destra non si può dire che ha una rotella fuori asse? 🙂

 

mozarteum
2 minuti fa, extermination ha scritto:

scarpe church’s 😭

Va detto che pur belle e nel desiderio d’ogni trentenne rampante, sono durette. Il ditone nero che e’ la prima vittima delle scarpe non comode, ci mette otto mesi a risanarsi sicche’ se ti costipi a febbraio per far il piacione in citta’ al mare a luglio stai rovinato

  • Melius 1
8 minuti fa, appecundria ha scritto:

di Antonio Menna

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

 

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

 

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

 

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

 

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

 

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

 

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

 

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

 

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

 

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

 

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

 

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

E' una delle più feroci analisi suprematiste contro il meridione italiano che ho letto su questo forum, mi fa strano che l'abbia pubblicata tu fiero napoletano identitario, poi può essere che non abbia compreso bene tutto quello che l'autore voleva comunicare e i motivi per cui tu hai voluto postarla

appecundria
13 minuti fa, indifd ha scritto:

E' una delle più feroci analisi suprematiste contro il meridione italiano che ho letto su questo forum, mi fa strano che l'abbia pubblicata tu fiero napoletano identitario, poi può essere che non abbia compreso bene tutto quello che l'autore voleva comunicare e i motivi per cui tu hai voluto postarla

E l'ha scritta un mio amico della provincia di Napoli! 🙂

Il suprematismo c'entra poco, non è una questione razziale. È collegata al testo che ho quotato.e non riguarda soltanto Napoli. Se è vero che silicon valley in Italia non ce ne sono.

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