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38 minuti fa, Tigra ha scritto:

ma tale percorso mi ha portato ad una serena accettazione della fine, peraltro inevitabile.

Concordo ma è su quel "serena" che nutro forti dubbi per aver visto persone alle quali ero molto legato soffrire in maniera indegna prima di esalare l'ultimo respiro e tutto questo perché una religione bigotta e ancora del tutto preistorica non permette ad un essere umano di avere la stessa dignità con cui è vissuto garantita anche durante la fine della sua  vita.

  • Melius 2

@ferrocsm serena accettazione del fatto che, per me, la fine è proprio la Fine, una volta cessata questa esistenza, giochi terminati e tutti a casa, ovunque essa sia.

Se ti riferisci alle continue, pressanti ed inopportune interferenze che le religioni pongono in essere nei confronti dell'umano esistere, con me sfondi un portone spalancato.

N.b.: intendiamoci, non sono ateo, condizione che considero al pari del credente, mi definisco agnostico non necessariamente pessimista.

  • Melius 1

È non meno importante che i propri punti di vista, anche quando diventano parte della nostra identità, non si trasformino in trincee, ovvero posti da difendere a ogni costo, con sacchi di sabbia e fossati, invece che spunti per un dialogo

1 ora fa, simpson ha scritto:

Se a volte si eccede con l'ironia é perché, credo, si fatica a ritenere possibile che qualcuno creda davvero al creato e alla centralità dell'uomo in esso.

 

Infatti credo che chi ha fede qui non lo prenda in giro - allora forse invece di aspre battute (dopo aver compreso che magari altrettante persone di un certo livello intellettuale ed educazione hanno la fede) si può sempre partecipare al dibattito in modo costruttivo: nella mia famiglia di provenienza siamo 2 ingegneri , 1 medico ed 1 biologo:  3 non hanno fede e 1 si cioè il sottoscritto - mia madre era credente ma dopo il martellamento di mio padre smise di credere - probabilmente per vivere tranquilla: in sala mortuaria (visto che i laici non hanno avuto il coraggio di vederla dopo aver organizzato un funerale laico)   - una mezzora di preghiere per il trapasso le ho rifilate ..

 

Ma è il mondo di oggi - sfottere ad oltranza - 

Che poi il reale problema, ma mi sto rendendo conto che è un concetto un po' indigesto, non è l'antropocentrismo in sé (cioè l'uomo che tenta di capire il mondo partendo dalla propria condizione umana, cosa in parte inevitabile), ma l'egocentrismo patologico.

L'uomo quindi diventa succube e servo di quelle istanze imprigionanti e divisive, mero strumento per nutrire il suo ego senza confini

Ancora una volta: i mistici di ogni epoca e tradizione  (cristiani, sufi, ebrei o orientali) affermano e agiscono esattamente al contrario

La trascendenza non è l'esaltazione dell'uomo, ma lo svuotamento dell'ego  (kenosi cristiana).

Il messaggio dei mistici ribalta completamente la narrazione di un antropocentrismo costruito intorno ad un ego ipertrofico 

Ciò che viene invece sottolineato è il Mistero, la Presenza e il totalmente Altro, in cui l'uomo annullandosi può partecipare sentendosi parte del Tutto. La liberazione

 

 

Se la consapevolezza di essere creature fragili ed effimere ,(cercando di non cadere in un vuoto nichilistico), rimane solo parole o inchiostro su carta, non cambierà mai nulla, e le conseguenze di questa mancanza di azione trasformativa concreta sono sotto gli occhi di ognuno di noi, tutti i giorni nei telegiornali.

 

1 ora fa, jakob1965 ha scritto:

 

Infatti credo che chi ha fede qui non lo prenda in giro - allora forse invece di aspre battute (dopo aver compreso che magari altrettante persone di un certo livello intellettuale ed educazione hanno la fede) si può sempre partecipare al dibattito in modo costruttivo: nella mia famiglia di provenienza siamo 2 ingegneri , 1 medico ed 1 biologo:  3 non hanno fede e 1 si cioè il sottoscritto - mia madre era credente ma dopo il martellamento di mio padre smise di credere - probabilmente per vivere tranquilla: in sala mortuaria (visto che i laici non hanno avuto il coraggio di vederla dopo aver organizzato un funerale laico)   - una mezzora di preghiere per il trapasso le ho rifilate ..

 

Ma è il mondo di oggi - sfottere ad oltranza - 

La mia opinione, quello che penso sinceramente, é che al giorno d'oggi, con quello che sappiamo, una narrazione tipo quella delle religioni rivelate non sia più giustificabile dal punto di vista razionale. Tra tutte le risposte possibili alle solite domande, quelle delle religioni tradizionali sono le ultime che prenderei in considerazione. Poi capisco chi crede, anche se non approvo.

Più articolato l'approccio di Luigi, che non esclude mai nulla, ma lì il mio problema é con il concetto di anima: a me sembra evidente che il nostro cervello sia la sede e l'origine della nostra attività mentale e tendo con decisione ad escludere l'esistenza di un'anima indipendente dal corpo, cosa che mi impedisce di affrontare tutto il resto del racconto

  • Melius 2
46 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

 

Il messaggio dei mistici ribalta completamente la narrazione di un antropocentrismo costruito intorno ad un ego ipertrofico 

Ciò che viene invece sottolineato è il Mistero, la Presenza e il totalmente Altro, in cui l'uomo annullandosi può partecipare sentendosi parte del Tutto. La liberazione

 

Perdonami ma antropocentrisko ed ego ipertrofico mi verrebbe più facile attribuirli a chi crede di vivere da sempre e per sempre, e di poter mettersi in contatto con il Tutto, poi fai tu, sei tu lo psicologo

54 minuti fa, simpson ha scritto:

ego ipertrofico mi verrebbe più facile attribuirli a chi crede di vivere da sempre e per sempre, e di poter mettersi in contatto con il Tutto,

Ego ipertrofico con kenosi (cristianesimo) o vacuità buddhista (sunyata), si potrebbe affermare che sono concetti antitetici

Probabilmente è la confusione che spesso si può fare tra stati di coscienza pre personali oceanici (infantili con un ego non strutturato, con una condizione indifferenziata) e quelli post razionali (transpersonali) in cui l'ego è ben strutturato e maturo, e quindi trasceso 

Del resto i mistici non mi pare abbiano avuto una vita che possa essere definita disfunzionale dal punto di vista psichico, nella maggioranza dei casi, tutt'altro 




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