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Il fattaccio di Bologna


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37 minuti fa, appecundria ha scritto:

mi sorge spontaneo il retropensiero. 

Si. Ma alla fine ci sono schieramenti che, a torto od a ragione, fanno massa su un evento, che deve rimanere "un" evento, da valutare per quel che sarà accertato.

Su Lepore (che poi non mi piace personalizzare), penso  bastasse ricevere la famiglia di Fakir ed assicurare il sostegno delle istituzioni per la piena luce sul caso. Ho trovato la manifestazione un po' prematura: lo si è fatto in passato solo per "allarmi istituzionali". 
Con questo non butto a mare né Lepore, né Fakir, né i poliziotti.

Speriamo risalgano ai facinorosi per capire i mandanti. Alcune facce sono visibilissime e qualcuna non coincide con i classici neo Che Guevara

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IL PIROMANE CON LA FASCIA TRICOLORE.

Sessantaquattro operatori delle forze dell'ordine feriti, con prognosi da tre a trentacinque giorni. 

Sei mezzi della Polizia danneggiati. Un'auto del Comune incendiata. Vetrine spaccate. Biciclette del servizio pubblico vandalizzate, sedie dei dehors scagliate contro gli agenti. Via Ugo Bassi devastata. Guerriglia urbana fino a notte fonda nel cuore di Bologna.

Tutto questo non è scoppiato dal nulla. Ha un nome e un cognome: Matteo Lepore, sindaco di Bologna.

Domenica 19 luglio Abderrahim Fakir muore durante un intervento della Polizia al Pilastro. Una tragedia su cui la Procura ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo, acquisito le bodycam, disposto l'autopsia, annotato due agenti e quattro sanitari nel registro 45-bis. 

La magistratura lavora. Lo Stato funziona.

Ma Lepore non aspetta. Nemmeno ventiquattr'ore e convoca una manifestazione in piazza Nettuno. Parole d'ordine: verità e giustizia. 

Come se qualcuno le stesse nascondendo. Come se la Procura di Bologna avesse bisogno del sindaco per fare il proprio lavoro. Come se un primo cittadino potesse trasformarsi in pubblico ministero con la fascia tricolore addosso.

Ed ecco il punto che nessuna narrazione potrà mai cancellare - nemmeno quella che separa i manifestanti buoni dai violenti come se non fossero usciti dallo stesso corteo convocato dallo stesso sindaco: quelle parole, pronunciate prima dell'autopsia e prima di qualsiasi risultato investigativo, delegittimavano implicitamente l'operato della Polizia.

Non serviva gridare contro le divise. Bastava chiedere verità quando la verità era ancora sul tavolo del medico legale. Il messaggio era chiaro: qualcuno mente, qualcuno nasconde, scendiamo in piazza.

Il risultato è cronaca. Quattromila persone in piazza. Tra loro una componente organizzata di antagonisti e militanti dei centri sociali, in parte travisati: i professionisti dello scontro. Il presidio in piazza Nettuno si è svolto pacificamente. 

Poi il corteo si è spostato verso Prefettura e Questura e la prevedibilità è diventata realtà. Bombe carta. Pietre contro i blindati. Lacrimogeni e idranti per difendere la Prefettura della Repubblica. Un bollettino di guerra.

Il paradosso feroce? La famiglia Fakir aveva chiesto l'esatto contrario di ciò che è accaduto. Aveva chiesto verità, giustizia e dignità, ma soprattutto: non odio. 

Il suo avvocato Fabio Anselmo ha definito criminali i violenti, accusandoli di ferire la famiglia e di dare argomenti a chi vuole negarle verità e giustizia. 

La nipote aveva invocato raccoglimento. La sorella è svenuta mentre Lepore le passava il microfono.

Ma il sindaco voleva la piazza. La piazza l'ha avuta.

Perché era prevedibile. Lo sapeva Lepore. Lo sapevano i sindacati di polizia che avevano chiesto di attendere l'autopsia. Lo sapeva chiunque abbia visto una sola manifestazione emotiva di questo tipo in Italia negli ultimi trent'anni. 

Convocare una mobilitazione sull'onda di un video virale, con le indagini appena aperte e la componente antagonista bolognese pronta a colpo sicuro, non è raccoglimento. 

È un fiammifero lanciato in una tanica di benzina.

E mentre Bologna si sveglia devastata, il Si Cobas blocca l'Interporto di Bentivoglio per sei ore. Migliaia di camion fermi. 

Traffico in tilt. Un'altra piazza, un altro ricatto. Sempre in nome di Fakir.

La domanda vera non è se Lepore abbia comandato gli incendiari. Nessuno lo sostiene e sarebbe una sciocchezza dirlo. 

La domanda è un'altra.

Un sindaco può convocare una mobilitazione emotiva contro una morte avvenuta durante un intervento di polizia, prima dell'autopsia e dei primi risultati investigativi e poi dichiararsi estraneo quando la componente più violenta di quella mobilitazione fa esattamente ciò che era prevedibile facesse?

Piantedosi ha risposto: chi occupa certe posizioni dovrebbe riflettere, perché in piazza ci vanno i ragazzi e i poliziotti e i feriti li pagano tutti. 

Meloni ha definito inaccettabile la morte di Fakir e inaccettabile la violenza contro le forze dell'ordine. Fratelli d'Italia e Lega chiedono le dimissioni.

Lepore ha scritto: restiamo umani.

A Bologna la risposta brucia ancora. Letteralmente.
Autore: tale Roberto Riccardi

 

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1 ora fa, Fabfab ha scritto:

@Gaetanoalberto come ti ho detto in altro 3d ("senso dello Stato" mi sembra), stai scherzando col fuoco 🤣🤣

Dopo la valutazione sul TSO e l'ipotesi di hackeraggio del tuo account, qualcuno sta pensando anche ad un esorcista!🤣

Mi rendo conto. Però, sempre a a scanso di equivoci, scrivo  senza abbandonare il mio utopismo progressista.

Dato che non riuscirei a votare cdx, mi preoccupa molto che si scenda (  dico scenda a ragion veduta e con scelta terminologica precisa) nel terreno in cui il cdx è più bravo, perdendo terreno proprio in un momento che per il csx sembrava in leggero miglioramento.

Tra l'altro, oltre una certa pendenza faccio molta fatica a scendere.

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briandinazareth

Vedo che la colpa adesso é di lepore… 

 

era scontato.

 

 Che poi sono sempre poche decine di persone, difficile arrivare a cento, spesso sempre le stesse, e migliaia di poliziotti in assetto antisommossa sono sistematicamente messi sotto scacco da questi. 
 

 

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Discopersempre2
2 ore fa, Fabfab ha scritto:

 

IL PIROMANE CON LA FASCIA TRICOLORE.

Sessantaquattro operatori delle forze dell'ordine feriti, con prognosi da tre a trentacinque giorni. 

Sei mezzi della Polizia danneggiati. Un'auto del Comune incendiata. Vetrine spaccate. Biciclette del servizio pubblico vandalizzate, sedie dei dehors scagliate contro gli agenti. Via Ugo Bassi devastata. Guerriglia urbana fino a notte fonda nel cuore di Bologna.

Tutto questo non è scoppiato dal nulla. Ha un nome e un cognome: Matteo Lepore, sindaco di Bologna.

Domenica 19 luglio Abderrahim Fakir muore durante un intervento della Polizia al Pilastro. Una tragedia su cui la Procura ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo, acquisito le bodycam, disposto l'autopsia, annotato due agenti e quattro sanitari nel registro 45-bis. 

La magistratura lavora. Lo Stato funziona.

Ma Lepore non aspetta. Nemmeno ventiquattr'ore e convoca una manifestazione in piazza Nettuno. Parole d'ordine: verità e giustizia. 

Come se qualcuno le stesse nascondendo. Come se la Procura di Bologna avesse bisogno del sindaco per fare il proprio lavoro. Come se un primo cittadino potesse trasformarsi in pubblico ministero con la fascia tricolore addosso.

Ed ecco il punto che nessuna narrazione potrà mai cancellare - nemmeno quella che separa i manifestanti buoni dai violenti come se non fossero usciti dallo stesso corteo convocato dallo stesso sindaco: quelle parole, pronunciate prima dell'autopsia e prima di qualsiasi risultato investigativo, delegittimavano implicitamente l'operato della Polizia.

Non serviva gridare contro le divise. Bastava chiedere verità quando la verità era ancora sul tavolo del medico legale. Il messaggio era chiaro: qualcuno mente, qualcuno nasconde, scendiamo in piazza.

Il risultato è cronaca. Quattromila persone in piazza. Tra loro una componente organizzata di antagonisti e militanti dei centri sociali, in parte travisati: i professionisti dello scontro. Il presidio in piazza Nettuno si è svolto pacificamente. 

Poi il corteo si è spostato verso Prefettura e Questura e la prevedibilità è diventata realtà. Bombe carta. Pietre contro i blindati. Lacrimogeni e idranti per difendere la Prefettura della Repubblica. Un bollettino di guerra.

Il paradosso feroce? La famiglia Fakir aveva chiesto l'esatto contrario di ciò che è accaduto. Aveva chiesto verità, giustizia e dignità, ma soprattutto: non odio. 

Il suo avvocato Fabio Anselmo ha definito criminali i violenti, accusandoli di ferire la famiglia e di dare argomenti a chi vuole negarle verità e giustizia. 

La nipote aveva invocato raccoglimento. La sorella è svenuta mentre Lepore le passava il microfono.

Ma il sindaco voleva la piazza. La piazza l'ha avuta.

Perché era prevedibile. Lo sapeva Lepore. Lo sapevano i sindacati di polizia che avevano chiesto di attendere l'autopsia. Lo sapeva chiunque abbia visto una sola manifestazione emotiva di questo tipo in Italia negli ultimi trent'anni. 

Convocare una mobilitazione sull'onda di un video virale, con le indagini appena aperte e la componente antagonista bolognese pronta a colpo sicuro, non è raccoglimento. 

È un fiammifero lanciato in una tanica di benzina.

E mentre Bologna si sveglia devastata, il Si Cobas blocca l'Interporto di Bentivoglio per sei ore. Migliaia di camion fermi. 

Traffico in tilt. Un'altra piazza, un altro ricatto. Sempre in nome di Fakir.

La domanda vera non è se Lepore abbia comandato gli incendiari. Nessuno lo sostiene e sarebbe una sciocchezza dirlo. 

La domanda è un'altra.

Un sindaco può convocare una mobilitazione emotiva contro una morte avvenuta durante un intervento di polizia, prima dell'autopsia e dei primi risultati investigativi e poi dichiararsi estraneo quando la componente più violenta di quella mobilitazione fa esattamente ciò che era prevedibile facesse?

Piantedosi ha risposto: chi occupa certe posizioni dovrebbe riflettere, perché in piazza ci vanno i ragazzi e i poliziotti e i feriti li pagano tutti. 

Meloni ha definito inaccettabile la morte di Fakir e inaccettabile la violenza contro le forze dell'ordine. Fratelli d'Italia e Lega chiedono le dimissioni.

Lepore ha scritto: restiamo umani.

A Bologna la risposta brucia ancora. Letteralmente.
Autore: tale Roberto Riccardi

 

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Vedendo questa foto, mi viene da dire, per istinto: "che schi..".

Questo a prescindere da chi abbia torto o ragione; queste teste a pinolo, come ho già scritto, sono solo delinquenti organizzati/manovrati dalla politica e come tali vanno trattati...."buttare via le chiavi", grazie🤮.

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11 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Vedo che la colpa adesso é di lepore… 

 

era scontato

Lepore è il nemico pubblico numero uno, lo odiano e stanno ricorrendo a qualsiasi mezzo pur di distruggerlo politicamente. La sua enorme colpa è di essere un sindaco che fa, piaccia o non piaccia. Bisogna ricoprirlo di merd@ prima che il tram sia pronto, perché è un'opera destinata a cambiare in meglio il volto della città.

Intanto diversi importanti sindaci hanno firmato una lettera di sostegno in suo favore.

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Personalmente non dico che sia "colpa"  di Lepore, la colpa ce l'hanno quelle m**de che hanno provocato gli scontri e i danni. Secondo me la decisione di Lepore, però, è stata quantomeno inopportuna, avendo dovuto prevedere il fermento della piazza.

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16 minuti fa, senek65 ha scritto:

Talemente scontato che il questore si è ben guardato dall'impedire la manifestazione

E secondo te il questore avrebbe dovuto impedire una manifestazione della quale era stato informato dal sindaco? Già mi vedo le reazioni: ahhhhhh, attentato a un diritto costituzionalmente sancito, maledetti fassistiiiiiii!!!

1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

mi preoccupa molto che si scenda

Ma vaaaaa, guarda che ti stai elevando😄

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Lepore non è un "piromane con la fascia tricolore" .Questa definizione è strumentale/ridicola/patetica/passibile di querela..Scegliere l'opzione preferita.Lepore non è un politico furbo, siamo d'accordo.A Fiumicino,litorale romano, sindaco  e giunta si sono rifiutati d'intitolare una piazza a Matteotti,sostenendo che sarebbe stata una decisione divisiva. Saluti.

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