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Demolire il benchmark


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Gaetanoalberto

Superando le battute "teatrali", il mercato (ricordiamoci per sua natura astratto), inteso come luogo virtuale di incontro tra domanda ed offerta, resta il miglior strumento per l'individuazione e la soddisfazione dei bisogni.
Ogni centralizzazione si è imbattuta con vincoli e conseguenze negative.

Poco compreso semmai, è il ruolo dello Stato e delle regole, dato che il concetto di "libero" mercato è inattuale.

Dal punto di vista politico, effettivamente dapprima s'è chiesta a gran voce una maggiore liberalizzazione, attuata per decisione delle maggioranze che si sono succedute ed al tempo sono state appoggiate proprio da tanti di quelli che oggi si lamentano in direzione antieuropea.

Oggi si pagano le conseguenze di alcune distorsioni determinate da quelle scelte, ed è difficile trovarne i padri.

Purtroppo la distorsione viene addebitata non a quella parte di società civile che la realizza, ma ad un'entità astratta utilizzata come bersaglio, ovvero la UE. 

 

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

Poca cosa rispetto alle intelligenze superiori che postano sui social.

Ma smettila di insultare com una spocchia imbarazzante persone che non conosci; anche se sminuisci tutti è chiaro al globo terracqueo che non sei Kant. Pazienza.

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3 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Superando le battute "teatrali", il mercato (ricordiamoci per sua natura astratto), inteso come luogo virtuale di incontro tra domanda ed offerta, resta il miglior strumento per l'individuazione e la soddisfazione dei bisogni.
Ogni centralizzazione si è imbattuta con vincoli e conseguenze negative.

Poco compreso semmai, è il ruolo dello Stato e delle regole, dato che il concetto di "libero" mercato è inattuale.

Dal punto di vista politico, effettivamente dapprima s'è chiesta a gran voce una maggiore liberalizzazione, attuata per decisione delle maggioranze che si sono succedute ed al tempo sono state appoggiate proprio da tanti di quelli che oggi si lamentano in direzione antieuropea.

Oggi si pagano le conseguenze di alcune distorsioni determinate da quelle scelte, ed è difficile trovarne i padri.

Purtroppo la distorsione viene addebitata non a quella parte di società civile che la realizza, ma ad un'entità astratta utilizzata come bersaglio, ovvero la UE. 

 

Uff, com'è che sintetizzi sempre perfettamente? Sei monotono.:classic_biggrin:

 

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@Gaetanoalberto

Il "fondamentalismo del mercato" ha avuto origine negli USA con Reagan e Gran Bretagna con la Thatcher.

Esemplare questa citazione di Alan Greenspan, nel febbraio 1992: 

[...] i mercati sono l'espressione delle più profonde verità sulla natura umana e [...] di conseguenza, alla fine, dimostreranno di essere nel giusto.

Quanto poi avvenuto nel 2008 avrebbe dovuto essere di insegnamento di come tali assunzioni fossero errate, che il capitalismo non sa darsi regole e che tende a tagliare il ramo su cui è seduto.

 

 

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Gaetanoalberto
2 minuti fa, Savgal ha scritto:

Quanto poi avvenuto nel 2008 avrebbe dovuto essere di insegnamento

In realtà avrebbe dovuto esserlo quanto avvenuto molto prima, pensando al 1929, con l'Italia coinvolta negli anni 30.

L'IRI, le immani risorse dei salvataggi bancari, la distruzione del sistema economico post bellica, il piano Marshall, gli interventi degli anni 70.

La grande stagione delle privatizzazioni.

La riforma del testo unico bancario del 1993 con l'eliminazione dei paletti a protezione del risparmio.

Il confronto tra ruolo degli stati nella determinazione della cornice, degli interventi per mettere una pezza alle infinite storture della cosiddetta

libertà di mercato, e la presunta natura taumaturgica del mercato in re ipsa, sono una sorta di ricorso storico di natura ciclica.

Il problema è che la consapevolezza dei meccanismi globali e locali che si intersecano, richiede una competenza davvero vasta e rara.

Più facile concludere con: sono ricco, ho capito, è povero, non ha capito.

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Si va naturalmente a cicli imho

Reagan e la Tatcher andavano bene in quel momento sarebbero assurdi ora.

Perchè poi, altrettanto ovviamente, non è che Reagan e Tatcher abbiano determinato il momento (storico),

è quest'ultimo che ha prodotto Reagan e Tatcher.

 

Il 2008 ha segnato la fine di una fase di crescita vorticosa e assurda, purtroppo imho non si è

rimediato alle distorsioni, se non tamponando i danni sul breve.

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briandinazareth
10 ore fa, dariob ha scritto:

Reagan e la Tatcher andavano bene in quel momento sarebbero assurdi ora.

 

Che poi se guardiamo i numeri, sempre antipatici e ostinati, non hanno portato ad una crescita economica diversa dai predecessori e successivi.  Anzi... 

 

Distruggendo nel frattempo la vita di fette enormi della popolazione. 

 

Sono stati fenomeni ideologici e non pragmatici

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