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Nella riproduzione audio domestica l'influenza dell'ambiente è sopravvalutata


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1 ora fa, best_music ha scritto:
Cita

Nella riproduzione audio domestica l'influenza dell'ambiente è sopravvalutata

E' una generalizzazione alla seconda potenza

È il ballon d’essai, è ovvio che mi aspetto di sentire le vostre. 

  • Melius 1
36 minuti fa, PMV ha scritto:

@ilmisuratore  Scusa, ma al di là dei tecnicismi, un planare come lo consideri?

Può avere anche una dispersione fortemente direzionale alle frequenze alte ma...al contempo si comporta come un dipolo 

Un trattamento acustico passivo non incontrerebbe problemi...mentre quello attivo, in relazione alla distanza della parete, può generare il classico "doppio impulso"... cosa piuttosto poco gradita ad un DSP 

Per capire l'importanza che gli iscritti al forum attribuiscono all'ambiente di ascolto, fra tanti sondaggi, io ne farei uno per conoscere quanti hanno in essere un trattamento attivo e/o passivo dello stesso e quanto hanno speso in proporzione al resto.

Dai risultati ben si capirebbe l'importanza media attribuita all'ambiente.

10 ore fa, newton ha scritto:

Ma fra un impianto bello in una brutta stanza e uno brutto in una bella stanza propendo per il primo senza se e senza fra.

 

Mi ricorda tanto quella storia della volpe e dell'uva ... :classic_rolleyes:

10 ore fa, magicaroma ha scritto:

In una manifestazione audio di qualche anno fa Bartolomeo Aloia disse che l'acustica ambientale è una scusa per giustificare impianti mediocri

 

"Oste, com'è il vino?" (cit.) 

@Aniroceppa è una risposta che hai già: il forum è composto da svariate sezioni dedicate agli oggetti o argomenti più disparati. Vedi per caso una sezione dedicata all'acustica ambientale? 

È chiaro e coerente che poi viene fuori il 3d "è sopravvalutata". 

 

15 ore fa, appecundria ha scritto:

L’ambiente è uno dei principali responsabili delle irregolarità alle basse frequenze, ma non determina da solo la qualità complessiva della riproduzione. La stanza incide soprattutto sulla gamma bassa e sulle riflessioni, il diffusore conserva un ruolo decisivo per risposta, direttività, distorsione e dinamica. Ciò che ascoltiamo nasce dall’interazione tra i due.
 

La risposta in frequenza misurata al punto d’ascolto comprende il suono diretto e quello riflesso, oltre agli effetti dei modi della stanza e delle interferenze con pareti, pavimento e soffitto. Per questo può cambiare sensibilmente anche spostando il microfono di pochi centimetri, soprattutto alle basse e medio-basse frequenze. L’udito, però, non si comporta come un microfono che somma allo stesso modo tutto ciò che arriva. Utilizza informazioni temporali, direzionali e spettrali per distinguere almeno in parte il suono diretto dalle riflessioni e attribuisce un peso diverso ai vari contributi. Di conseguenza, una risposta misurata al punto d’ascolto può essere molto irregolare senza che ogni irregolarità venga percepita come un’alterazione timbrica della stessa entità.

 

La curva in ambiente descrive ciò che misura il microfono, ma non coincide esattamente con ciò che percepisce l’ascoltatore.

 

 

Discorso sacrosanto, sottoscrivo fino all'ultima riga. La distinzione che fai tra quello che dice il grafico e quello che poi sentiamo davvero è il fulcro di tutto.

Per dirla in modo ancora più spicciolo: il microfono è "stupido", mentre il nostro udito è "intelligente". Il microfono si limita a fare una media matematica e a sommare tutto il macello di riflessioni e cancellazioni di fase che incontra in quel millimetro di spazio. Il nostro cervello invece fa un lavoro selettivo pazzesco: si "aggancia" ai primi millisecondi del suono diretto per capire il timbro reale della cassa, e poi usa tutto il resto del rimbalzo sulle pareti solo per darci il senso dello spazio e la tridimensionalità.

Se stessimo sempre a guardare i grafici teorici di una stanza normale per goderci l'impianto, vivremmo nell'ansia costante. Ma la psicoacustica per fortuna ci salva: la stanza sporcherà pure la misura del microfono (specialmente sotto i 200 Hz), ma quando un diffusore è progettato come si deve per direttività e fase, il nostro orecchio riesce tranquillamente a bypassare l'ambiente e a godersi la musica.

Post davvero centrato.

 

 

  • Melius 1
  • Thanks 1
12 ore fa, newton ha scritto:

Ma fra un impianto bello in una brutta stanza e uno brutto in una bella stanza propendo per il primo senza se e senza fra.


Ogni volta che si parla di acustica deve uscire questa massima…

Ma perché dovrebbe essere una scelta?

Una scelta di bello o brutto poi…

Come dire bianco o nero!

Ma una via di mezzo?

Stanza e diffusori vanno a braccetto, inutile alzare il livello di uno se l’altro non tiene il passo.

 

 

  • Melius 1

Sono molto d'accordo con il titolo del thread.

Molto sopravvalutata. Ma da chi? Da pochi che scrivono sul forum. Perché nella realtà le persone comprano e vendono componenti hifi nella certezza che ciò influenzi la resa sonora. Ed è in effetti così.

Ambienti così disastrosi non li ho mai sentiti. In fondo tranne pochi privilegiati che dispongono di locali dalle proporzioni auree la maggior parte di chi ascolta musica la ascolta allo stesso modo con posizionamenti molto simili in stanze rettangolari molto simili. Ebdinque nessuna necessità di misure, equalizzazione digitali, tube traps e così via. Si ascolta benissimo anche senza. Che poi si possa percorrere anche questa via è lecito, non lo è insistere perché tutti lo debbano fare

  • Thanks 1
7 minuti fa, antonew ha scritto:

Se stessimo sempre a guardare i grafici teorici di una stanza normale per goderci l'impianto, vivremmo nell'ansia costante.


peccato che:

1. La maggior parte della gente non li sa interpretare

2. Ancor più importante, un trattamento non significa guardare i grafici, ma fare dei calcoli per determinare distanza dei modi, modi, sbir, ecc ecc.

 

Il grafichino iniziale lo fai vedere al committente così è felice di vedere il prima ed il dopo, ma se hai fatto i calcoli giusti e sai che strutture impiegare, di rilievi ne fai davvero pochi.

Non servono!

Solo se si va a casaccio si passa il tempo  a spostare diffusori, mobili, misure…

Ma quello è un altro discorso.

 

Le orecchie compensano bene se il cervello non è in grado di sentire i problemi, non è in grado di scindere l’ambiente dai diffusori.

Le orecchie sono ignoranti, si devono acculturare.


Il diffusore fatto bene ed il suo corretto collocamento, aiutano ma i problemi rimangono.

 

Chissà i sostenitori di queste tesi, quanti ambienti trattati (di rilievo) hanno sentito.

Non mi risulta che sale da concerto e teatri li abbiano costruiti al motto di “tanto poi ci pensano gli strumenti a compensare se son fatti bene, ed anche le orecchie con la loro bella psicoacustica).”

 

Mi pare invece che perfino secoli fa, senza misurare nulla, avessero capito l’importanza della geometria della stanza per la propagazione del suono in ambienti chiusi.

 

Poi è arrivato l’audiofilo ed ha ritenuto che il cavo faccia la vera differenza…

Un po’ come la musica classica di una volta, e la sua naturale evoluzione:

il trap!

  • Melius 1
13 ore fa, magicaroma ha scritto:

In una manifestazione audio di qualche anno fa Bartolomeo Aloia disse che l'acustica ambientale è una scusa per giustificare impianti mediocri


pensa quante cazzate che si dicono 😂

Eh…

Così i soldi se li prende tutti lui!

  • Melius 1

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