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Melius Club

Età media degli audiofili, secondo l'INPS


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Inviato
1 minuto fa, simpson ha scritto:

Le mie sì,

La mia , per ora, a Michael Jackson

Inviato
Adesso, garmax1 ha scritto:

La mia , per ora, a Michael Jackson

Dici poco. Quello cmq è terreno della mia nipotina, che sfrangia i maroni urbi et orbi con il re del pop. 

Inviato
Adesso, simpson ha scritto:

Dici poco

Assolutamente, lo ritengo anche io un grandissimo della musica pop di sempre

Inviato

Io ho iniziato ad interessarmi di Alta Fedeltà nel 1977 avevo 14 anni.

Prima cassetta acquistata Animals dei Pink Floyd. 

Primo impianto, "ereditato" da mio padre (che aveva solo vinili di classica e jazz) giradischi Lenco e un amplificatore auto costruito e diffusori (orribili) autocostruiti, cui ho aggiunto un registratore Akai (il primo pezzo acquistato) che ancora non aveva la possibilità di leggere le testine "metal" ma in compenso aveva tre testine. 

Successivamente, nei tre anni successivi, grazie ai genitori benevoli, ho sostituito le casse con le Genesis Bass Reflex (quelle con i woofer con parte superiore verde) un amplificatore integrato Luxman da 40w e la testina del giradischi, una shure. E ogni anno compravo tanti vinili, solo rock progressivo e americano. 

Riviste ricordo steroplay e gli annuari dove sognavo l'esoterico, McIntosh, Sae, Accuphase ecc. ecc. 

 

Inviato
49 minuti fa, appecundria ha scritto:

3. Si insiste a relegare la passione per il buon ascolto a un modello nato negli anni '60: ascoltatore in poltrona che sorseggia te davanti all'impianto.

 

Sono d'accordo. Quando avevo venti anni gli unici supporti per ascoltare musica erano i dischi in vinile, le musicassette e la radio. Oggi già un cellullare e delle cuffie wireless ti mettono a disposizione tanta musica senza altri sbattimenti e soprattutto la libertà di ascoltare dove e quando vuoi.

Questo si collega al tread che avevi aperto "2036. Come sarà l’hi-fi tra dieci anni?"

  • Melius 1
Inviato
27 minuti fa, Panurge ha scritto:

i giovani sensibili si concentrano di più sulle cuffie. 

Chiamali fessi

Inviato

Mio figlio non è per niente audiofilo.

Non gli interessa proprio un impianto stereo, usa le cuffie, ora quelle della Apple, sorgente Spotify, che ora è Hi Res e quindi ha la qualità del CD.

Che uso anche io, oramai CD e file fisici sono diventati obsoleti, tanti anni a rippare per nulla. Rimane solo Spotify e i vinili. .

Però mi ha stupito la sua playlist, non avrei creduto per un ragazzo di 24 anni da poco compiuti:

Screenshot2026-09-28alle13_08_37.thumb.png.b859d74ee4e9a4e44c2dff58931ea3cd.png

  • Melius 2
Inviato

Il mondo cambia noi malgrado.

Ho acquistato i primi 45 giri a metà anni ‘60 che suonavo sul grammofono Telefunken dei miei. Poi ho cominciato a comprare gradualmente hifi.

Ora temo che il mio impegnativo impianto sarà rifiutato da entrambi i miei figli, che - per intanto - apprezzano la condivisione in famiglia di Apple Music.

 

ps: quanto alla statistica, vogliamo considerare anche che non esistono più i rivenditori di una volta? Da me, in centro ve ne erano almeno quattro!

Inviato
4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Mio figlio non è per niente audiofilo.

Non gli interessa proprio un impianto stereo, usa le cuffie, ora quelle della Apple, sorgente Spotify, che ora è Hi Res e quindi ha la qualità del CD.

Che uso anche io, oramai CD e file fisici sono diventati obsoleti, tanti anni a rippare per nulla. Rimane solo Spotify e i vinili. .

Però mi ha stupito la sua playlist, non avrei creduto per un ragazzo di 24 anni da poco compiuti:

Screenshot2026-09-28alle13_08_37.thumb.png.b859d74ee4e9a4e44c2dff58931ea3cd.png

Mi complimenterei col tuo ragazzo. Ci sarà stato qualche “seme”, poi germogliato, che lo ha avvicinato alla musica classica.

appecundria
Inviato
6 minuti fa, C_C ha scritto:

Questo si collega al tread che avevi aperto "2036. Come sarà l’hi-fi tra dieci anni?"

In realtà è così già da dopo il 2000.

Pensa soltanto a quante cuffie ci sono sul mercato e quanti ampli, dac, streamer per cuffie. Lo stesso fatto che se ne occupa l'industria cinese significa che le quantità ci sono. Un altro segmento in boom sono gli impianti da scrivania per ascoltare durante lo smart working. Oggi tutto deve essere pratico, funzionale, usabile anche nei ritagli di tempo, adatto a case piccole, acquistabile in ecommerce. Questo è.

Inviato
4 minuti fa, appecundria ha scritto:

Lo stesso fatto che se ne occupa l'industria cinese significa che le quantità ci sono

 

Brand cinesi come Topping, SMSL, Fiio,o HiFiMan hanno rivoluzionato il settore. Sfruttando l'economia di scala e canali e-commerce  riescono a immettere sul mercato quantità massicce di prodotti con prestazioni misurabili elevatissime a prezzi un tempo impensabili.

 

L'Hi-Fi non è morto, si è semplicemente rimpicciolito :classic_biggrin: ed è diventato accessibile, integrandosi  nelle dinamiche della vita urbana e digitale contemporanea.

 

 

  • Melius 1
Inviato

Negli anni 70 gli impianti entry, neanche economicissimi, avevano un suono lento, impastato, si ascoltavano vinili e nastri con un frusciare che era una bellezza.

Da li’ nasceva l’esigenza di migliorare l’ascolto.

questa urgenza non c’e’ piu’ anche perche’ la molteplicita’ dei modi di intrattenimento domestico ha diminuito il tempi da dedicare all’ascolto concentrato

Inviato

Per me il 'discriminante' è non fare niente mentre si ascolta...che ascoltare   oppure   sentire la musica

facendo qualcos'altro.

 

Riguardo al rapporto con la musica oggi il 99% appartiene alla seconda categoria

Questo imho spiega tutto.

Inviato
57 minuti fa, Panurge ha scritto:

i giovani sensibili si concentrano di più sulle cuffie. 

Confermo. I vostri catafalchi non ci interessano.

  • Melius 1
  • Haha 1
Inviato

Per quanto riguarda la classica, poi, purtroppo la musica riprodotta anche al piu’ alto livello arranca nel repertorio sinfonico di fine ottocento e nella musica del novecento. Ma la vera debacle e’ la lirica, perche’ propone un ascolto falsato: intanto perche’ le voci sono difficili da riprodurre sempre figuriamoci quelle estese, ma in particolare perche’ le stesse voci dal vivo hanno volume diverso fra loro e “passano” diversamente in sala ( la registrazione livella) e perche’ quella meravigliosa giustezza di proporzioni fra accompagnamento orchestrale e voci risulta generalmente sballato.

Non parliamo poi dei grandi concertati dove suonano e cantano 200 fra strumenti e voci neanche all’unisono.

Quando un esito e’ cosi’ problematico, un difetto finisce per valere l’altro

  • Melius 1



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