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Il disco in vinile che state ascoltando ora!


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giorgiovinyl

Sono d’accordo con @andpi65 che forse A Night at The Village Vanguard non è il modo più facile per cominciare a conoscere Sonny Rollins. Però la Penguin guide gli da il massimo dei riconoscimenti Crown e Core Collection come Saxophone Colossus. L’edizione recensita è quella che ha Peppe in cd. 

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analogico_09

Non lo sto ascoltando ora, ma lo suggerirei questo disco di Rollins più "minimale".., un poco funky e fusionario.., meno noto e meno "capolavoro", più avanti nella sua carriera, è del 1973, ma a mio avviso molto bello con degli ottimi accompagnatori.. tra cui il percussiomista James Mtume che "batte" bene il ritmo" sotterraneo...  non di dilungo.., vorrei condividere un brano davvero affascinante che Rollins esegue anche al sax soprano che sembra uno strumento esotico.., orientale,  ipnotico, speziato, assomiglia un poco a taragot ungherese o giù di li.., usato anche da Don Cjherry, una lunga "melopea" assai suggestiva sul basso "ostinato" di Bob Ctanshaw, sin sposa bene credo con questa ora della notte...

 

SAIS brano composto dal suddetto Mtume... da "Horn Culture" buon ascolto/i

 

 

 

 

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analogico_09
31 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

Sono d’accordo con @andpi65 che forse A Night at The Village Vanguard non è il modo più facile per cominciare a conoscere Sonny Rollins.

 

 

Magari sarà così, ma secondo te perchè? Non sarà forse strano che io abbia iniziato ad ascoltare il jazz  per precipitarvici subito dento con tre o quattro dischi pazzeschi, ta cui MU di Don Chjerry, A Love Supereme di Coltrane che non erano una passeggiata per neofiti..,e che mi colpirono profondasmente all'istante.., poi ci vollero anni per metabolizzarli meglio..,  dischi e musicisti che all'epoca, fine '60, conoscevo appena di nome? Io non sono ovviamente un'eccezione, un fenomeno.., tantissimi giovani non solo della mia generazione hanno iniziato col jazz riternuto perdona se lo dico, banalmente inadatti ai nobellini. 
Cmq non credo sia possibile affernare che vi siano dischi migliori del Village. Mi pare vedere che nella guida "pinguino" sia al primo posto con quattro bullette, il massimo, sopra perfino ai celebratissimi , fondamentali Freedom Suite, The Bridge, St Thomas, ecc, altri dischi sono nella prossima pagina e non si vedono. Purtroppo non conoscendo l'inglese non posso leggere le recensioni, anche perchè i caratteri sono troppo piccoli  e sfocati.

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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

quest'ora ascolti il Mingus.., sveglierari tutto il palazzo

Svegliare tutto il palazzo son parole grosse,al limite sveglio la moglie , già più difficile il pupo che è due piani sotto, i vicini manco mi sentono.

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giorgiovinyl
38 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Magari sarà così, ma secondo te perchè? Non sarà forse strano che io abbia iniziato ad ascoltare il jazz  per precipitarvici subito dento con tre o quattro dischi pazzeschi, ta cui MU di Don Chjerry, A Love Supereme di Coltrane che non erano una passeggiata per neofiti..,e che mi colpirono profondasmente all'istante.., poi ci vollero anni per metabolizzarli meglio..,  dischi e musicisti che all'epoca, fine '60, conoscevo appena di nome? Io non sono ovviamente un'eccezione, un fenomeno.., tantissimi giovani non solo della mia generazione hanno iniziato col jazz riternuto perdona se lo dico, banalmente inadatti ai nobellini. 
Cmq non credo sia possibile affernare che vi siano dischi migliori del Village. Mi pare vedere che nella guida "pinguino" sia al primo posto con quattro bullette, il massimo, sopra perfino ai celebratissimi , fondamentali Freedom Suite, The Bridge, St Thomas, ecc, altri dischi sono nella prossima pagina e non si vedono. Purtroppo non conoscendo l'inglese non posso leggere le recensioni, anche perchè i caratteri sono troppo piccoli  e sfocati.

Su A Love Supreme hai ragione, fu un colpo di fulmine a primo ascolto. Uno dei primi dischi jazz che comprai. 
Si la Penguin da al Village Vanguard i due massimi riconoscimenti, l’avevo scritto. 
Però mi continua a sembrare seppur un capolavoro, un disco molto concettuale che consiglierei ad un ascoltatore già scafato. 

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1 ora fa, giorgiovinyl ha scritto:

Sono d’accordo con @andpi65 che forse A Night at The Village Vanguard non è il modo più facile per cominciare a conoscere Sonny Rollins. Però la Penguin guide gli da il massimo dei riconoscimenti Crown e Core Collection come Saxophone Colossus.

Grazie 🙂, non ho detto che non siano belle quelle sessioni live al Vanguard, dicevo che per mettere su una discografia basica di Rollins io partirei da altre incisioni.

P.S. : sui giudizi la Penguin è un po' "ballerina" nelle varie edizioni. Questo è il giudizio della prima edizione :

 

 

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7 ore fa, analogico_09 ha scritto:

stampa mono japanese che suona alla grande, con la scaletta dei brani sui due "side" cambiati di posto..

Perchè i giapponesi i libri, e adesso scopriamo lo fanno anche coi vinili, li leggono 'al contrario'! 😛

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analogico_09

@giorgiovinyl @andpi65 I libri sono importanti e utili, se non anche necessari, ma non andrebbero presi come "testi sacri" bensì come fonte di informazione e di riflessione dai quali partire per iniziare un percorso conoscitivo critico personale. Dovremmo tenere maggiormente in conto le nostre speculative "edizioni" mentali ed emozionali durasnte il work in progress emancipandoci dai testi stessi che sono uno strumento, il punto di partenza e non già di arrivo il quale è rappresentato unicamente dalla musica la quale o ci "parla", rendendoci degna di essa, con noi capaci di ascoltarla, oppure non c'è testo che possa aiutarci a ficcarcela in testa, nelle viscere, nel core e nella coratella.
Sarà forse che il Tenor Madness, il Cllossus, la Freddom Suite, etc,  siano più "facili" e "migliori" del VIllage?
 

8 ore fa, andpi65 ha scritto:

non ho detto che non siano belle quelle sessioni live al Vanguard, dicevo che per mettere su una discografia basica di Rollins io partirei da altre incisioni.

P.S. : sui giudizi la Penguin è un po' "ballerina" nelle varie edizioni. Questo è il giudizio della prima edizione :

 

E' la tua opinione, rispettabile la prima, ma non condivido che ritenga, in assoluto, che c'è di gran lunga meglio nella discografia di Rollins che i Village. Anche la'altra e3dizione della Penguin mette 4 bullette al live Village come ad altri imprescindibili capolavori di Rollins. Cmq, con tutto il rispetto per la Penguin e per altri "sacri" testi, cospargendomi il capo di cenere, io mi fido di più della mia personale opinione ed "emozione" che vado, con continui riedizioni et revisioni.., sempre più consolidando con gli ascolti musicali specialmente e attraverso ricerche testuali di varia natura, fanno oramai 60 anni tondi da quando, il 10 luglio 1964 inizia a comprare in edicola, della serie "Storia della Musica, il primo numero dei preziosi dischetti dedicati al jazz attraverso i quali mi si aprì un mondo musicale straordinario che non abbandonai più, scoprendo per di più come tutto il mondo del "rock" avesse a copiosamente attinto al jazz, compresi i B. e i R.S. .che furoreggiavano in quegli stessi anni e per i quali pure (NON) mi strappavo i capelli... :classic_tongue:

Dischi ovviamente divulgativi, ma creati ad hoc con i migliori brani dei grandi musicisti jazz, fin dalle origini del jazz, senza preoccuparsi, i creatori delle scalette, quali brani sarebbero stati più adatti a quelli che approcciavano il jazz per la prima volta. Io, da principiante allo sbaraglio, rimasi di stucco ascoltando con identico stupore sia i Work Song, od Armstrong, sia brani più "impegnativi" quale il "Funeral" di Archie Shepp, o il Miss Anne di Eric Dolphy, etc. Nella musica secondo me bisogna fare come con le docce svedesi.., bisogna buttarsi su tutto e senza timori.., poi sarà quel che sarà.., si muore o si sopravvive, me se si comincia a saggiare l'acqua con il piedino c'è il rischio di restare impalato per sempre sul bordo della piscina...

Ogni tanto li riascolto e proprio ora ho messo a girare la prima uscita.., ed è proprio questo il mio disco in vinile che sto ri-ascoltando ora... :classic_cool::classic_biggrin:

 

Sono molto vissuti.., ma è nell'ordine naturale delle cose, molti anni dopo pensai di metterli nelle bustine di plastica...


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analogico_09
8 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Su A Love Supreme hai ragione, fu un colpo di fulmine a primo ascolto. Uno dei primi dischi jazz che comprai. 
Si la Penguin da al Village Vanguard i due massimi riconoscimenti, l’avevo scritto. 
Però mi continua a sembrare seppur un capolavoro, un disco molto concettuale che consiglierei ad un ascoltatore già scafato. 

 

 

Io penso, Giorgio, che A Love Supreme sia "concettuale" nello stesso modo in cui si parla di "concept" per le musiche Prog che le masse ascoltatoriali di tutto il mondo capiscono spesso al primo ascolto.
Il progetto di Coltrane chiede ovviamente di più all'ascoltatore, ma è intriso di bruciante passione, di una forza espressiva ai limiti della trascendenza che lo umanizza al massimo grado dove non c'è novizio o consumato ascoltatore che possa comprendere senza poter ritrovare in  in se stesso il "talento" per la musica, per l'arte, per la poesia. Un talento ascoltatoriale, per non parlare del talento del musicista, che si potrà accrescere anche con i libri, con lo studio, con le speculazioni critico-intellettulai, ma che, come il coraggio, se uno non ce l'ha (nell'anima) non se lo può dare (cit).

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giorgiovinyl
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

libri sono importanti e utili, se non anche necessari, ma non andrebbero presi come "testi sacri" bensì come fonte di informazione e di riflessione dai quali partire per iniziare un percorso conoscitivo critico personale. Dovremmo tenere maggiormente in conto le nostre speculative "edizioni" mentali ed emozionali durasnte il work in progress emancipandoci dai testi stessi che sono uno strumento, il punto di partenza e non già di arrivo il quale è rappresentato unicamente dalla musica la quale o ci "parla", rendendoci degna di essa, con noi capaci di ascoltarla, oppure non c'è testo che possa aiutarci a ficcarcela in testa, nelle viscere, nel core e nella coratella.
Sarà forse che il Tenor Madness, il Cllossus, la Freddom Suite, etc,  siano più "facili" e "migliori" del VIllage?
 

9 ore fa, andpi65 ha scritto:

Peppe credo che ci sia stato un fraintendimento.  
Sono io che non consiglierei a un neofita come primo disco di Sonny Rollins A Night at The Village Vanguard. 
Io stesso che non sono più un principiante ma mastico un po’ jazz, ho diversi dischi di Rollins, alcuni di recente acquisizione (grazie anche al nostro comune) che sto metabolizzando. 
Sappiamo bene entrambi che certi dischi non basta un solo ascolto e alcuni magari più immediati dispiegano comunque nuove sfumature. 
Mi sono limitato a segnalare che la Penguin Guide lo riteneva fondamentale nella versione “completa”. Sto semplicemente aspettando che l’edizione Tone Poet scenda di prezzo. 
Quanto alla Penguin guide, l’avevo già scritto, nel periodo pre Internet è stato uno strumento imprescindibile per ampliare la mia conoscenza del jazz.  
Poi certo ho seguito i miei gusti e la Penguin seppur utilissima non è certo il dogma assoluto. 
Un solo esempio Alice Coltrane secondo me non pienamente capita, oserei dire accettata dai due autori scozzesi. 

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Gaetanoalberto

Alla fine penso che chi acquista lo faccia mosso da fattori molteplici, alcuni dei quali legati all’indole: impulsiva, riflessiva, metodica, collezionistica…

Ci si abbevera a tutte le fonti, e poi scelgo di cuore… purtroppo ancora oggi non sfrutto bene la musica liquida, che consentirebbe una scelta più razionale: al limite faccio un ascolto veloce, altrimenti mi precluderebbe quel tantino di piacere che fornisce la scoperta.

Si valorizza qualcosa che si legge con ricerche autonome, si parla coi venditori anche in relazione alle occasioni che si trovano.

In effetti, dato che siamo ormai a contatto con un mercato mondiale, le possibilità di scelta sono infinite, questo da in lato facilita e dall’altro complica.

Tutto può essere utile, due parole con altri appassionati, commenti altrui, idee che nascono da altri ascolti, dalla sensibilità e dalla curiosità. 
Nel mio caso aggiungere un paio di libri penso sia una buone idea

  • Melius 1
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Mi pare un buon approccio ma ricordati che la musica va innanzitutto ascoltata. Non letta né guardata.

Il giudizio nasce dal confronto e da una certa esperienza musicale (ad ampio spettro) che travalica il genere oggetto dell'analisi. 

Vuoi capire Monk? Ascolta Debussy.

E' un lavoro più lungo ma è necessario se non vuoi dipendere dal gusto di chi ha scritto la guida.
L'opera d'arte, qualunque opera d'arte, è un fatto principalmente soggettivo. 

Prima si ascolta il pianista sconosciuto, poi si leggono le note del programma di sala. Non come fa un mio amico, non confidando nel proprio giudizio (non essendo abituato ad ascoltare),  che divora le note sul programma di sala prima che inizi il concerto. A quel punto il danno è fatto.

Rispondeva Monk ad un giornalista che gli chiedeva spiegazioni sulla sua musica: "Io al pubblico chiedo solo di ascoltare".

Alberto.

 

 

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