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Gaetanoalberto

Jeff Beck -There & Back - 1980

Jeff di solito mi piace molto perché riesce ad essere allo stesso tempo graffiante ed onirico nella ricerca dell’improvvisazione, e perché è riuscito spesso a sposarsi efficacemente con il cambiamento dei canoni del rock e del (oddio :classic_tongue:) jazz, costruendo sonorità ben identificabili.

Peró questo disco non mi piace molto, forse solo Star Cycle nella prima, Space Boogie e The final Peace nella seconda facciata mi hanno preso, per il resto l’ho trovato un po’ fiacchetto, diciamo né carne né pesce. Parliamo sempre di un professionista con la T maiuscola ovviamente.

Con lui Ian Hammer,l alle tastiere, Simon Phillips alla batteria, Mo Foster al basso.

 

 

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  • Melius 2
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analogico_09
1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Jeff Beck ... ricerca dell’improvvisazione, e perché è riuscito spesso a sposarsi efficacemente con il cambiamento dei canoni del rock e del (oddio :classic_tongue:) jazz, costruendo sonorità ben identificabili.

 

Si chiede gentilmente di sapere, se possibile, quali nuove "sonorità ben identificabili" che si "sposerebbe" con i cambiamenti dei canoni del rock (quali) avrebbe costruito il Beck

 

In che modo e misura c'entrerebbero inoltre dette sonorità rock di Beck con i "canoni" (quali ?) del jazz.
Restando nel sommario e nel generico potrebbero capire oppure immaginare solo gli "addetti ai lavori". 

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analogico_09

Il primo disco realizzato da Whayne Shorter per Blue Note trovandovi dei partners di lusso, un "co-ptotagonista" della classe di Lee Morgan. Poi va da se' che non serva aggiungere nulla a quanto già si sappia sia del leggendario Art Blakey, sia degli eccellenti Walter Davis e Jymie Merritt di casa negli studi di Lion & Wolf.

Le altre collaborazioni tra Shorter e Morgan per la stessa etichetta saranno non di meno entusiasmanti rispetto a quanto non lo sia questo grande LP intitolato "A. B. and The J. M. / AFRICAINE.

Si ascoltano da  Merritt, bassista anche alle prese con la conga, i "battiti" tribali nei brani Africaine e Haina (promessa mantenuta....) mentre le raffinatezze sonore e di "frasi" e "contrappunti" (mai estetistici) del sax e della tromba creano un contrasto sonoro e musicale tutt'altro che "sforzato" ed alòquanto "sontuoso", fondendosi con le "sapienti" rudezze percussive.

 

 

 

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  • Melius 1
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Gaetanoalberto

Per coloro che desiderano approfondire un po’ la carriera dell’eccezionale chitarrista, ecco un link  con qualche informazione per i neofiti, ed un paio di articoli di Musica  jazz, l’ultimo dopo la sua esibizione ad Umbria jazz.

https://www.musiclike.it/2023/01/13/jeff-beck-da-qui-alleternita-con-la-sua-incredibile-chitarra-tra-rock-blues-e-jazz/

https://www.allaboutjazz.com/musicians/jeff-beck/

Edit: proprio per semplificare, credo questa innovazione che ha sposato il cambiamento dei canoni del rock e del jazz avvicinandoli, sia universalmente conosciuta come “fusion” , ricordando tuttavia la pluridecennale ritrosia di ogni grande musicista all’ inquadramento per generi, tanto cara a chi sta ai margini della creatività.

 


 

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analogico_09

Non si tratta di "approfondire", non si chiede tanto, ma di condividere perlomeno i rudimenti, se manco quelli allora uno che ci viene a fare in un forum dello scambbio delle iddee e modeste conoscenze dei forumer, se poi deve ricorrere al webbe pure per le basilari.

 

 

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analogico_09
19 minuti fa, Ivo Antonio ha scritto:

Wayne Shorter fin dagli inizi era un musicista dalla forte personalità  . Nella sua prima incisione per la Blue Note ci sono McCoy Tyner e Elvin Jones, ovviamente non fa il coltraniano.


Giusto, fatto un lapis.., l'altro disco Africaine è il primo appuntamento con The  Jazz Messengers.

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Gaetanoalberto

Charles Mingus - Three of four shades of blues - 1977

 Jack Walrhat tromba, Sonny Fortune sax alto, George Coleman sax soprano e tenore, Ricky Ford tenore, Bob Neloms e Jimmy Rowles sl piano, Philip Catherine, Larry Coryell, John Scofield chitarra, Ron Carter e George Mraz al contrabbasso, Donnie Richmond alla batteria.

Un disco che ha rappresentato un successo anche commerciale, nel quale la presenza delle chitarre e l’approccio ai fiati, il lavoro della sezione ritimica, portano ad una fresca rielaborazione delle “sfumature di blues” che rimangono bene evidenti nelle melodie e nelle vibrazioni trasmesse dall’ascolto dei brani.

Veramente molto bello imho.

Dalle note di accompagnamento di Ilhan Imaroglu:

<<… Ciò che è nuovo é tradizionale dal momento che la tradizione richiede cambiamenti ed innovazioni continui.. su cui  cui costruire traguardi significativi ed originali >>

<< Nel campo del jazz dato che gran parte delle figure storiche appartengono al presente e questo a causa della rapidità del processo della tradizione, le applicazioni di quanto ottenuto… vengono rese più facili dalla convenienza della prossimità>>

Penguin ***

 

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analogico_09

 La mia risposta era a fronte del post così come era stato formulato ( Esattamente: >>Per coloro che desiderano approfondire un po’ la carriera dell’eccezionale chitarrista, ecco un link  con qualche informazione per i neofiti ... << " cui faceva seguito un link che non ho aperto) Il resto che segue è stato aggiunto in seguito nell'Edit

 

6 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Edit: proprio per semplificare, credo questa innovazione che ha sposato il cambiamento dei canoni del rock e del jazz avvicinandoli, sia universalmente conosciuta come “fusion” , ricordando tuttavia la pluridecennale ritrosia di ogni grande musicista all’ inquadramento per generi, tanto cara a chi sta ai margini della creatività.

 

 

Solo per la precisione, poco importa l'"edit" che non cambia la questione.
Non so da dove sia stata mutuata tale osservazione - non leggo dai "sacri testi", ma  ciò che trovo scritto su questo spazio, la "Treccani" la leggo dal tomo cartaceo il quale non riserva in genere all'affezionato lettore osservazioni sfocate rispetto al terreno d'indagine.
E' mia modesta e personale opione, mutuata da me stesso,  che "questa" non meglio "descritta" innovazione operata dal fenomenale chitarrista di musica rock, pop e altre declinazioni, non abbia prodotto alcun cambiamento , né di forma né di contenuto, nessun spostamento  di "canoni" del jazz autentico: ne avrà invece beneficiato il rock e suoi derivati.
In quanto alla "fusion", altro pianeta, un genere, o sottogenere, magari un sovra-genere musicale misto, spesso spurio non di meno vago, fatto di un po' di questo e di un po' di quello -  dove a volte il troppo di questo e di quello voncorre a fare il nulla - con le sue ombre e luci, con le sue cose buone e meno buone, sia quel che sia, non ha  nulla a che vedere con il jazz, se non per alcune caratteristiche formali più epidermiche e "pirate", non di rado "abusate", al peggio "svalutate".
Non ha nulla a che fare con la storia del jazz, con i processi evolutivi ed involutivi della musica afroamericana fondata sul blues la quale non è in vendita ai musicisti tuttologi per necessità che fanno i "creativi" con le musiche degli altri.
L'inquadramento per genere è altro ancora.., una ulteriore ridondanza estranea alla questione di cui trattasi e che richuiederebbe ben altri approcci argomentativi.  

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