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Carnaval - Schumann


nebraska

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analogico_09
Il 29/3/2021 at 11:20, nebraska ha scritto:

Di conseguenza il pianista che suona Carnaval deve esprimere tutte e due gli aspetti: la maschera e il volto che nasconde.

 

 

Molto intrigante questa osservazione che mi ha incuriosito e spinto ad ascoltare due interpretazioni a confronto della magnifica opera di Schumann.
Entrambi ascolti vinilici: Nikita Magaloff e Daniel Baremboim. Mi piacciono entrambi, difficile segliere tra due grandi interprtazioni.
Baremboim mi è parso tecnicamente "roccioso", più "classico" e con molta espressione, sia chiaro; Magaloff forse tratteggia con maggior "brio", con più liberta di tocco e di frase, di "immaginazione", il lato festoso", "faceto" dell'opera, ovvero la "maschera" dietro la quale mi è sembrato intravedere anche il "volto", il "doppio" speculare e contrario, la stessa duplicità/varietà delle cose, della vita, dell'arte, dei sentimenti che appartennero genialmente a Schumann e che purtroppo si trasformarono in "patologia del "doppio" insorta tuttavia quando il compositore aveva già lasciato la sua straordinaria eredità estetica poetica, artistica, umana, parte della stessa.., senza contare quant'altro di grande avrebbe potuto regalarci.


Mi piacciono molto altri interpreti, Michelangeli, ovviamente, e poi dovrei "ripassare" qualche altro pianista che non ascolto da un bel po' in qust'opera.

A questo punto però, riflettendo sulle cose che cerco di esternare, ho come l'impressione che la "duplicità" del Carnaval emerga dall'opera stessa; l'interprete potrà accentuarne più o meno la doppia natura, ma il senso intrinseco e profondo è già nell'opera stessa, nella "scrittura", ed emerge spontaneamente.., solo un pianista mediocre o "cane" potrebbe alienare il mirabile progetto compositivo il quale chissà che non contenga una "simbologia" inconscia, una "auto-preveggenza" del "doppio" distruttivo che doveva irrompere nella Lega dei fratelli di Davide.., luogo addirittura della  "triplicità": Florestano, Eusebio, Maestro Raro...

 

p. s. - ricordo che durante la discussione aperta mi sembra da @Grancolauro prima dell'incendio, sempre sul Carnaval, espressi una mia impressione forse scioperata.., ovvero che il "Preambule" del brano schumaniano ricordasse, ricordasse a me, in via "filosofica", un po' la "Promenade" dei Quadri di Mussorgsky... insomma una sorta di "presentazione" - di "preludio, e di interludio nel caso dei Quadri, - "fuori campo"...

 

 

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analogico_09
Il 29/3/2021 at 14:25, Alpine71 ha scritto:

Ecco questi messaggi acuiscono la ferita del patrimonio disperso.

@nebraska c'era un bellissimo post in cui ognuno aveva stupendamente discettato sul Carnaval, sulle sue sfaccettature e sulle sue interpretazioni.

 

 

Vero, si cerca di curare le ferite ma non c'è praticamente argomento che non  sia stata già affrontato, in molti casi più volte... e la mente è fatta così.., si concentra sulle cose di cui viene privata e soffre per la perdita... e la vita è un "Carnaval"...

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  • 2 settimane dopo...
tarantolazzi

Abbastanza noioso questo giapponese, e non mi sembra che conosca molte versioni del Carnaval, peraltro, non certo le piu' interessanti

Nel genere preferisco Mishima, e nel genere Carnaval, pur apprezzando molto ABM (il suono e il fraseggio "italiano" cosi' caratterizzato da quell'epoca e da quel gusto, seppur troppo neo-classico ed in fondo anch'egli mainstream per i miei gusti), piu' la seconda versione (un voler puntualizzare certe scelte di stile e di cultura in un mondo musicale che si tingeva di quell'orrendo anti-romanticismo novecentesco la cui cappa mefitica solo ora si dilegua)..... Dicevo, pur apprezzando molto ABM per quel suono meraviglioso e ribadiamo con orgoglio "italiano" , i miei Carnaval preferiti sono i piu' anti-classici, i piu' apertamente e smaccatamente anti-novecenteschi e testimoni semmai di cio' che la tradizione artistica e in questo caso pianistica avrebbe potuto e dovuto essere, o quantomeno essere di piu'.

Un poker, direi

Sofronitzky, imperdibile come sempre se ci ricordiamo (e lui ce lo ricorda ad ogni battuta, anzi ad ogni accento)  che siamo, per dirla con Bernanos, sotto il sole di Satana.

Gnostico, dimostra per la via piu' breve.

Rachmaninov, cupo e pessimista, quasi rancoroso.

Ma lasciamo l'estremo oriente, e ricordiamoci che "Carnaval" e' parola francese.......non tanto il pur ottimo Cortot, ma piuttosto Samson Francois,  che pur non servito dalla qualita' audio (almeno su Tidal) sa essere sinuoso e deciso, sa illanguidirsi (il miglior Eusebius) e riaccendersi, farsi macchinetta -giostra (Paganini) e bruciare rapidamente l'incenso delle connessioni ornamentali. Caleidoscopico, colorato, fantasioso e fantastico, divertito e commosso.

E in fondo su questa falsariga (caleidoscopio, vita catturata nel gioco astratto ma non del tutto delle forme e  dei colori delle maschere e degli amici e degli amati e degli intenti) ma ancora piu' festoso (mi viene in mente il "Festivamente Fastoso" che Scriabin appone come indicazione espressivo-agogica su una sua composizione) e immerso spudoratamente nella ROMANTIK senza doversene scusare troviamo la meravigliosa versione di un altro transalpino, Jean-Marc Luisada.  Che se ne infischia sacrosantamente dell'unita' formale e trova la necessaria evidenza immediatamente espressiva del dettaglio ad ogni angolo, con l'istinto e l'artefatto (quelle Sphinx andando a toccare direttamente le corde, meraviglia!).

Capriccio e statuaria, e che bella sensazione quella di sentire uno che suona roba di casa sua, a casa sua, senza le vari auto-censure o peggio mediazioni-straniamenti-storicizzazioni brr-meno-male-che-e'-finita.  Ah, suono sontuoso, purtroppo solo in questa delle quattro.

 

  • Melius 1
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tarantolazzi
Il 14/4/2021 at 21:52, Grancolauro ha scritto:

Vale la pena ascoltarli comunque, credo.

Vale la pena? sai cosa trovo pazzesco in questi frammenti che hai linkato?  La confidenza assoluta, la scioltezza quasi imbarazzante....sembra mancare l'attrito della difficolta' meccanica, il che puo' essere un'arma a doppio taglio. Ma non qui (o meglio,qui  "taglia" bene), comunque sono abbastanza basito. Grazie della segnalazione, appena ordinato il CD (su Tidal c'e' la copertina ma poi il disco non e' quello, che pasticcioni....)

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8 ore fa, tarantolazzi ha scritto:

La confidenza assoluta, la scioltezza quasi imbarazzante....sembra mancare l'attrito della difficolta' meccanica, il che puo' essere un'arma a doppio taglio. Ma non qui (o meglio,qui  "taglia" bene)

Hai proprio ragione! Anch’io sono rimasto di stucco quando ho ascoltato per la prima volta Slattebrekk. Certo, uno potrebbe dire che la sua non è un’interpretazione “matura” perché manca una visione coerente dell’opera sotto il profilo formale. Obiezione questa per altro ricorrente verso chi oggi si avventura in Carnaval ma che lascia il tempo che trova, come hai notato giustamente tra le righe anche tu, tenendo tra l’altro molti giovani concertisti lontani da quest’opera, evitata come la peste proprio perché come la fai la sbagli.

Comunque sia, Slattebrekk sembrava venire da un altro pianeta. Peccato averlo “perso” come concertista. Chissà cos’altro avrebbe potuto tirar fuori dal cappello magico della sua facilità e del suo estro alla tastiera. Consiglio ad ogni modo di ascoltare per intero questo cd. Credo si trovi ancora in giro.

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Ogni volta che lo ascolto non riesco a credere alle mie orecchie.

  • Melius 1
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tarantolazzi

@Gabrilupo  Ho parlato di cento cose e mi vieni a puntualizzare su una roba cosi' (unico tuo contributo al thread, peraltro)......veramente penoso, consentimi. Comunque, per il senso dell'ordine del maestrino dalla penna rossa, il genere esatto e' "giapponesate" o "libri giapponesi".

 

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tarantolazzi

@Carlo Ciao Carlo, sono Sandro.

E che non ti va bene tutto lo so.   Molto bello, a tratti trascinante.  Hai pescato un'altra bellissima sorpresa schumanniana, che per quanto mi riguarda fa il paio per interesse con il Slattebrekk segnalato da Grancolauro (e il tris con il Luisada che ho scoperto di recente ).

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@tarantolazzi @Carlo Bentornati Sandro e Carlo, è un piacere tornare a leggervi! Sandro (spero di poterti chiamare per nome) mi sembrava di averlo riconosciuto ma col nuovo nick qualche dubbio ce l’avevo...

Luisada non l’avevo mai ascoltato con Schumann. Ricordavo le sue Ballate di Chopin, eccentriche e intriganti nella ricerca di dettagli sottili e linee tematiche sotterranee. Non si smentisce neanche in Carnaval, mi pare! Un’interpretazione molto interessante, fuori dal coro. Che poi Carnaval forse bisognerebbe farlo così: farsi meno domande e lasciarsi andare, farsi accompagnare dalla musica che alla fine ha sempre ragione.

Demarey poi è un’altra scoperta! Mai sentito prima questo nome ma la sua Kraisleriana è uno spettacolo, appassionata e impetuosa. 
Grazie davvero per queste segnalazioni, mi hanno rallegrato la mattinata 🙂

Damiano
 

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Ho sentito ieri questa Kreisleriana, segnalatami da Carlo, che mi ha lasciato abbacinato: avvinto e convinto. Mai sentito nominare il pianista, che ho ritrovato solo in quel canale Youtube. Ovviamente l'ho riascoltata più volte stamattina e le impressioni si sono confermate.

Negli anni '70-'80 si è imposto una sorta di paradigma interpretativo 'neoclassico', per chiedeva l'integrazione della parte nel tutto, l'attenzione alla forma, all'equilibrio complessivo, all'aspetto architettonico del pezzo. Per certi aspetti l'interprete di riferimento è stato Maurizio Pollini, che di razionalismo e architettura, per influenza paterna, ha sentito parlare fin da fanciullo.

Non so bene come un paradigma 'si imponga' rispetto a un altro: le giurie dei concorsi, i produttori discografici, i critici...

Ora mi sembra che le cose stiano un po' cambiando: uno Zimerman reincide i concerti di Beethoven con un piglio diverso, più eccentrico e sbarazzino, rispetto alla vecchia e celebre incisione in parte con Bernstein...un pianista di successo come Volodos segue decisamente il demone delle sonorità (i pianissimi evocativi e lontani!) piuttosto che la compiutezza formale...per come suona adesso (da 25 anni ormai...) Pletnev con certe giurie non passerebbe la prima eliminatoria...

Non so...qualche riflessione buttata lì...

Un saluto a tutti,

Angelo

  • Melius 1
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