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Carnaval - Schumann


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Ecco questi messaggi acuiscono la ferita del patrimonio disperso.

@nebraska c'era un bellissimo post in cui ognuno aveva stupendamente discettato sul Carnaval, sulle sue sfaccettature e sulle sue interpretazioni.

Concordo io per primo circa il fatto che sarebbe stato bellissimo ascoltare il Carnaval horowitziano, è noto che Volodia lo eseguì in modo non eccelso (e sono generoso) a fine carriera.

Lo attendo invece da Beatrice Rana la quale, a mio modo di vedere, ha le qualità per ricavarne una splendida versione.

Sul passato, come nel precedente, io dico:

1. Arturo Benedetti Michelangeli nelle registrazioni di Londra 1957 e Berna 1972, quest'ultima segnalata da altro forumer di cui non rammento il nome.

2. Eliso Virsaldze nell'incisione del 1971, che per pura passione ho acquistato due anni fa da un rivenditore russo.

 

 

 

  • Melius 1
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@nebraska  Bella questa paginetta di Haruki Murakami, autore che, seppur ripetutamente consigliatomi, non ho mai iniziato a leggere seriamente. La disamina che dà secondo me è interessante e la riflessione un po' pirandelliana sulle maschere è molto suggestiva per il Carnaval e per Schumann, che si è sempre dilettato a celare se stesso dietro le maschere.

Anche per me l'interprete di riferimento, se mi si mette la pistola alla tempia, è ABM: praticamente tutte le registrazioni che abbiamo del Carnaval sono artisticamente di grande valore. La mia prediletta è quella del '57, ma anche, per quanto cupa, larga nei tempi, e diversissima, quella EMI del 1975 è molto interessante.

Poi ci sono molti altri interpreti validissimi per quest'opera stupenda: solo un nome, Sofronitsky...un Carnaval inquieto e a tinte molto forti.

Horowitz avrebbe potuto fare cose miracolose: purtroppo però c'é quella registrazione di Tokyo del 1983 quando era proprio in pessime condizioni psicofisiche.

 

Un saluto a tutti,

Angelo

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@Grancolauro bellissime le tue considerazioni e concordo sulla versione di Egorov, almeno quella che avevi postato dal Tubo: un concerto in cui si prende dei rischi notevoli (almeno questa è la mia impressione) raggiungendo vette notevolissime. 

Di Eliso Virsaladze io, come negli studi di Chopin, adoro l'apparente sfrontatezza, il ritmo martellante, il "taglio chirurgico di un bisturi invernale" di questo iceberg dalle mille sfaccettature che è questa mirabile composizione; che, a parer mio, però può essere ancora esplorata; attendo le nuove leve

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Il 29/3/2021 at 11:20, nebraska ha scritto:

Tutti noi, chi piú chi meno, viviamo con una maschera sul viso. Perché senza maschera, non saremmo in grado di far fronte a questo mondo violento. Dietro la maschera di un demone si cela il volto di un angelo, e dietro la maschera di un angelo quello di un demone. Non si può essere solo l’una o l’altra cosa. Siamo fatti cosí. È questo il Carnevale. E Schumann è riuscito a vedere nello stesso tempo i diversi aspetti dell’essere umano. La maschera e quello che c’è sotto. Perché lui stesso era un uomo profondamente dissociato. Un uomo che viveva nello spazio esiguo, soffocante, tra la sua maschera e il suo vero volto.

Bellissima questa citazione.

Io,  da organista,  prediligo una forma ed una struttura musicale più "granitica",  e per questo ho un rapporto "ansioso" con la musica di Schumann.

Ma non si può negare che il lasciarsi trascinare nel suo dualismo, è una cosa che mette i brividi... e solo un grandissimo "uomo/interprete" può parlarci attraverso il suo linguaggio.

Ascolterò con attenzione Michelangeli,  che (udite udite) non ho mai ascoltato in Schumann ... 🤫

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14 ore fa, maxnalesso ha scritto:

Ascolterò con attenzione Michelangeli,  che (udite udite) non ho mai ascoltato in Schumann ...

Ahhhhhhhh....credo che tutto lo Schumann di Michelangeli meriti l'ascolto. Per quanto riguarda il Concerto op. 54 è celebre la registrazione con Dimitri Mitropoulos del 1948. ABM debuttava negli USA, a New York, e doveva mostrare di non sfigurare al cospetto di Horowitz. Ne hanno dato un'interpretazione dionisiaca, piena di fuoco e slancio:

Ci sono altre registrazioni del Concerto di Michelangeli, anche più rifinite ed equilibrate, ma questa ce lo presenta nella veste di dionisiaco, mentre si è più spesso abituati a pensarlo un pianista apollineo.

Un saluto a tutti,

Angelo

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Grancolauro

C’è stato un momento, ormai una ventina di anni fa, in cui Sigurd Slattebrekk sembrava destinato a diventare una stella di prima grandezza nel panorama musicale. Poi si è ritirato dalle scene improvvisamente, inghiottito da se stesso, dalla vita, da chissà cos’altro. Tra i suoi cavalli di battaglia di allora c’era proprio Carnaval. Una versione orchestrale e mirabolante la sua, piena di invenzioni. Sul Tubo ho trovato soltanto alcuni pezzi sparsi di quell’interpretazione. Vale la pena ascoltarli comunque, credo.

 

 

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