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Oggi ho cucinato


Discopersempre2

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Ho trovato la ricetta, è firmata "Renato" ma non mi ricordo il nickname di chi l'ha gentilmente postata a suo tempo. 

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Il "Limoncello" è una cosa seria. Quello che si acquista dalla grande distribuzione o nei Bar, è una porcheria. Il valore è tutto nella confezione, il contenuto è acqua sporca. Gli oli essenziali del limone stanno solo nelle belle foto colorate delle confezioni. Ammesso e non concesso che il produttore utilizzi veri limoni, ci ritroveremmo nell'estratto alcoolico una quantità pazzesca di difenile, sostanza altamente tossica spruzzata sull'agrume per evitare formazioni di muffe nel breve periodo. Il "limoncello" casereccio va fatto utilizzando esclusivamente limoni di giardino naturali e non irrorati. Si trova sempre un parente od amico che ha l'orticello. Detto questo, non è scontato che il prodotto finale risulti gradevole. Ognuno, poi, s'inventa la propria ricetta nonché la tecnica operativa per portare a termine l'impresa. Di tutti i "limoncelli" caserecci che ho provato non si è salvato nessuno: pura porcheria. Figurarsi poi se viene fatto da un "Audiofilo" con tutte le sue pippe mentali icon_smile_shock.gif. Fortunatamente non sono un "Audiofilo" ma un tecnico e quindi le cose le vedo e le faccio sempre in modo razionale. Utilizzando la mia ricetta garantita e le mie conoscenze di chimica (leggi Operazioni Unitarie), basta poco, realizzo un "limoncello" che non ha rivali a livello mondiale. Allungare un limoncello già fatto con acqua oppure alcool, sta alla pari di mettere legnetti vari e sassolini lunari sulle elettroniche affinché suonino Melius. In questo caso Citrus-pippe icon_smile_big.gif. Adesso vado a letto perché è tardi. Domani posto la ricetta e la tecnica per ottenere il "limoncello" per antonomasia che Vi farà apprezzare, degustandolo, la musica riprodotta dal Vostro impianto anche se non suona bene.

Il vero "limoncello" parte seconda.

 

Noto con disappunto che ognuno si è messo a dare consigli come gli gira per la testa. Questo tipo d'estratto va fatto con criterio, con arte Se è nato male, non voglio dire fa "schifo", con le varie aggiunte correttive farà ancora più ... icon_smile_shock.gif. Aggiungiamo quì, aggiungiamo là, ma dimentichiamo che la buona riuscita dipende dal connubio esatto degli ingredienti che una volta mescolati non possono essere più cambiati. Avete mai provato ad annacquare un vino naturale? Se si e vi è piaciuto, allora non avete gusto. Berreste anche l'ipoclorito di sodio trovandolo buono. Detto questo, passiamo alla ricetta.

 

 

DOSI

 

1 L di alcool buongusto 95%*

0.750 Kg di zucchero semolato

0.750 L di acqua potabile (io utilizzo acqua EVIAN)

n. 15 limoni medi e gialli intensamente profumati (difenile esente)

 

* Gli scaffali dei supermercati sono ben forniti di alcool buongusto. Tante marche più o meno rinomate in bella mostra. Però non è tutto oro quello che luccica! Il prodotto, prima di utilizzarlo, lo testavo in una cuvetta di quarzo allo spettrofotometro UV contro bianco aria. Se non vi è assorbimento A tra i 230 e 260 nm, allora l'alcool è genuino e non sofisticato. Si, ne ho pizzicati molti anche se nelle distillerie c'è fissa la presenza della Finanza. La sofisticazione che si utilizza è quella di mescolare opportunamente alcool buon gusto genuino con alcool denaturato non prima di averlo decolorato con carbone attivo e quindi distillato in pieno. Se le operazioni truffaldine sono fatte con cura, non si nota la sofisticazione. Taluni mettono un pò di aroma anice per mascherare meglio il misfatto. Vi ho avvisati, adesso fate quello che vi pare.

 

 

ATTREZZATURA

 

Un barattolo di vetro con tappo di vetro a pressione. Altezza 21 cm, larghezza 10 cm, tappo escluso.

Una pentola di acciaio inossidabile adatta a contenere le dosi.

Una paletta di legno robusta e nuova a gambo lungo. Non utilizzare quelle già usate per i condimenti e fritture.

Un imbuto di metallo

Garza sterile

Varie bottiglie di vetro

Un coltello affilato.

 

 

MODO D'OPERARE

 

Lavare con acqua fredda i limoni per eliminare la polvere. Non stropicciateli ed asciugateli appena con un panno oppure lo Scottex. Con l'apposito attrezzo (coltello), tagliate le bucce in listarelle non tanto lunghe. Molti commettono l'errore di farle talmente sottili. In questa maniera, gli oli essenziali vengono spruzzati via durante il taglio. Asportate anche una leggera parte di "bianco" per evitare quest'errore. E' una bufala asserire che se si preleva anche questa parte, il limoncello viene amaro. Le bucce, ovviamente, vanno inserite nel barattolo di vetro. Al termine di questa prima operazione, il volume occupato sarà almeno al 50%. A questo punto, versate nel barattolo solo 0.5 L di alcool buongusto. Conservate la parte rimanente. Prendete la paletta di legno e con forza cercate di frantumare il contenuto per un paio di minuti. Fatevi aiutare altrimenti c'è il rischio che il barattolo voli via. Perché solo 0.5 L per l'estrazione e non tutta la dose? Per una legge chimico-fisica, detta legge di ripartizione, più estrazioni consecutive fatte con solvente fresco, sono più efficaci di una sola estrazione fatta con tutto il solvente. La dimostrazione teorica la lasciamo da parte. Fidatevi! Tenete in infusione per una settimana in luogo fresco. Ogni due giorni, sempre con la solita paletta, frantumate con forza. Alla fine della settimana, trasferite il primo estratto in una bottiglia adatta. Tappate e conservate in frigo. Versate adesso l'altro 1/2 litro di alcool fresco e tenete in infusione ancora per una settimana ripetendo pedissequamente la procedura fatta prima. A fine settimana, versate nel tegame l'acqua e lo zucchero. Riscaldate a fuoco moderato senza far bollire e mescolate fino a limpidezza. Preraffreddate il tegame con acqua corrente fredda e mettete quindi in frigo. Dopo alcune ore, quando l'acqua zuccherata è perfettamente fredda, portate il tegame sul tavolo. Versate il primo estratto conservato in frigo, mescolando di continuo. Versate il secondo estratto come il primo. A questo punto, riempite le bottiglie utilizzando un pò di garza sterile nell'imbuto per trattenere le eventuali impurezze presenti. Utilizzare la bottiglia dell'alcool senza lavarla. Conservare in frigo ma non in ghiacciaia.

Il limoncello fatto in questo modo vi sorprenderà per le sue caratteristiche. Un intensissimo gusto di aroma fresco presente. Un retrogusto altrettanto delizioso e non amaro come siete abituati a sentire. Il perdurare dell'aromaticità nella bocca e nella gola anche dopo 20 minuti dall'assaggio.

 

Questo è tutto! icon_smile.gif

 

Saluti

Renato 

 

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Sembra una ricetta molto precisa e scritta a ragion veduta. Spero sia utile. 

Alberto

 

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Ieri, prima uscita di quest' anno da casa mia, ero stato invitato a cena, il gentilissimo padrone di casa mi aveva proposto un menù che "ricco" non basta a definire la proposta...tra quanto programmato c' erano le patate al tegame ( patate in tecia in dialetto triestino), che a me fanno impazzire, tra l' altro fanno parte della " cucina povera".

Sono queste ultime che mi hanno fatto accettare l' invito!

 Ho praticamente mangiato io tutto il contenuto del coccio, tralasciando il resto, tranne l' assaggio del Montasio stagionato e del salame di casa affumicato.

Il menu visibile sotto comprendeva: 

Antipasto di uova sode, Montasio,:salame, pomodori secchi, pomodorini

Pasta e fagioli ( non in minestra)

"Patate in tecia" , quelle nel coccio sotto in primo piano!

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che dire, se non ringraziare il gentile e premuroso cuoco...non bevo vino e la birra era per me!

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1 minuto fa, JureAR ha scritto:

patate in tecia

Essendo il sottoscritto ghiotto di patate in tutte le loro declinazioni (astenersi malpensanti...), richiedesi ricetta di codesta invitantissima pietanza!

3 minuti fa, JureAR ha scritto:

cucina povera

Quasi sempre è l'origine dei piatti più buoni (con buona pace di molecolari, destrutturati e altre facezie) 😛

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