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Chopin concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra


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@analogico_09 sì ricordo Peppe quella discussione, e rispetto la tua opinione ovviamente. Nel mio caso, per quel che vale, il fatto di aver ascoltato dal vivo KZ negli anni 90 ha influenzato molto la mia opinione su di lui. Forse perché mi ha fatto percepire la grande tensione emotiva che sta dietro il suo modo di far musica, che le incisioni rischiano di nascondere

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analogico_09

@Grancolauro Certamente la musica dal vivo è più ricca di dettagli sonori e di tensioni emotive, dirette, "immediate" e irripetibili, dell'esecutore; mettiamoci anche la condizione psicologica empatica  dell'ascoltatore che partecipa alla creazione musicale nel suo nascere , nel divenire e nel "morire". Ma credo sia possibile cogliere le fondamentali particolarità interpretative  che caratterizzano i vari e distinti interpreti anche dalle registrazioni. È attraverso le registrazioni che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere le qualità di tanti grandi e meno grandi interpreti di un passato più o meno prossimo o remoto mai  ascoltati dal vivo anche per motivi anagrafici. Poi, quanto possa o non possa piacerci un interprete dipende dalle nostre aspettative, dal gusto personale, relativo, ma anche attraverso l'analisi dei comuni e condivisi parametri critici estetici, storici, filo-logici, ecc, che potremmo in un certo qual modo definire oggettivi. Discorso lungo da approfondire... 🙂

 

 

 

 

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Il discorso è altro che complesso, e non vale solo per i pianisti.

Il mezzo discografico è un bendiddio,  sia perché non si può ascoltare tutti dal vivo, sia perché i grandi del passato pochi li hanno ascoltati,  e saranno sempre meno.

Detta questa ovvia banalità, tendo sempre a privilegiare l'impressione che mi da un ascolto dal vivo: con la registrazione,  si può imbrogliare,  soprattutto dal punto di vista tecnico.

E Zimerman dal vivo mi ha sempre fatto un'impressione superba.

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analogico_09

Io rispetto le opinoini degli altri,ma ho anche le mie che cerco di motivcare chiaramente. La registrazione potrà consentire anche di "imbrogliaqre" dal punto di vista tecnico ma se l'interprete non ha "pathos" non se lo può dare, nè potrà "imbrogliarlo" nemmeno in registrazione.

Faccio un esempio.., immagino siano rimasti pochi critici e pochi ascoltatori che abbiano ascoltato Furtwängler dal vivo, eppure il pubblico e la critica che lo ascoltino solo dal "morto" riescono a cogliere l'insigne musicalità e la leggcendaria, alta qualità interpretativa.

 

Se in concerto live ascoltassi fare a Zimerman le stesse cose che fa dal "morto" ( e non dubito che possa farle.., non credo sia un dr J. e mr H.)  quelle cose che non piacciono a me, di cui già dissi mentre ora vado a risparmio per proteggermi dal caldo eccessivo, ne resterei ugualmente "scontento".

In definitiva diventa un fatto personale, di cosa ci piace e cosa no.., dal vivo o dal morto l'"essenza" interpretativca traspare.., si perdono dei dettagli anche importanti, ma la cosa non impedisce di poter fromulare delle analisi critiche sull'insieme interpretativo, o di ricavcare delle impressioni meno approfondite ma non sprovvedute

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Io ho avuto un innamoramento per il KZ discografico negli anni Novanta. Poi, ascoltato dal vivo a partire dal 2005, ho avuto impressioni contrastanti. Ho trovato momenti da brivido, in cui ho visto un pianista estremamente comunicativo, come nella Sonata op. 35 di Chopin (la stretta alla fine del I movimento), ma altri in cui mi sembrava mettesse il pilota automatico e proponesse una routine di altissimo livello, ma poco coinvolgente. E' il caso di una Sonata op. 58 asciuttissima, rapidissima, di algida perfezione. Per i miei gusti un classicismo emotivamente lontano dalle mie corde. Ammirevole il controllo strumentale, ma mi ha lasciato perplesso, così come la Waldstein di Beethoven o la Patetica (ineccepibili, ma allora mi tengo il calore del suono di Arrau, mi sono detto...). Certamente sono cambiato io come ascoltatore, ma probabilmente è cambiato anche Zimerman come pianista. Deve avere avuto una fase di relativa 'crisi' attorno al 2000: tanti concerti annullati all'ultimo, tanti programmi modificati all'ultimo momento (a me per due volte ha sostituito la 111 di LvB con la Patetica, un'Hammerklavier annunciata ma mai eseguita...), tante registrazioni annunciate, ma poi non fatte (e così i dischi ritirati dal commercio, oppure le vecchie registrazioni mai più ristampate, come i bellissimi Valzer di Chopin). Non l'ho ascoltato di recente, tranne un bel Concerto n. 1 di Brahms a Milano una decina di anni fa (non indimenticabile però), ma qualche registrazione di 'amici' è arrivata: è meno ossessionato dalla perfezione esecutiva (ho sentito che ha preso una variazione della 111 così veloce, che poi è andato fuori strada...) e tende a caratterizzare diversamente dal passato i pezzi. Si che suona con la carta che, Richter docet, non deve essere motivo di demerito.

Ora io preferisco pianisti più radicali di Zimerman, ma non posso non ammirarlo nell'evoluzione che ha avuto come interprete.

Un saluto a tutti,

Angelo

 

 

 

  • Melius 2
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Il 24/6/2022 at 10:46, analogico_09 ha scritto:

credo sia possibile cogliere le fondamentali particolarità interpretative  che caratterizzano i vari e distinti interpreti anche dalle registrazioni

Sì certo. Ma l’esperienza dal vivo aggiunge o toglie sempre qualcosa, a seconda dei casi. Con KZ, per me ha aggiunto molto negli anni ‘90 (poi non l’ho più sentito dal vivo quindi non so dire come sia cambiato. Molto interessante quello  che dice @Lolparpit in merito). In altri casi l’ascolto dal vivo toglie invece qualcosa. A me è successo con Beatrice Rana al Parco della Musica l’unica volta che l’ho ascoltata, ad esempio. Meglio la registrazione. Ma dal vivo le variabili sono così tante che l’esperienza diventa estremamente personale e aleatoria

23 minuti fa, mozarteum ha scritto:

A volte esageriamo ad incensare i soliti noti

Proprio vero…

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analogico_09
1 ora fa, Grancolauro ha scritto:
Il 24/6/2022 at 10:46, analogico_09 ha scritto:

credo sia possibile cogliere le fondamentali particolarità interpretative  che caratterizzano i vari e distinti interpreti anche dalle registrazioni

Sì certo. Ma l’esperienza dal vivo aggiunge o toglie sempre qualcosa ...

 

Su questo, su cui ho insistiro, siamo d'accordo.
Capitato anche a me di aver a volte apprezzato di più le registrazioni che le performance concertistiche di alcuni interpreti, ensemble, strumentisti ecc, alle prese con le stesse opere. Alla fine tutto diventa un po' "aleatorio", nel senso che il nostro maggiore o minore apprezzamento potrebbe dipendere dalle nostre mutevoli "umoralità". Le quali, pure esse fanno parte del gioco... 😉

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