ferdydurke Inviato 19 Settembre Inviato 19 Settembre E' un bel libro, a me è piaciuto molto, anche il suo modo di scrivere
P.Bateman Inviato 25 Settembre Inviato 25 Settembre Daniel Kahneman "Pensieri Lenti e Veloci". illuminante.
analogico_09 Inviato 28 Settembre Inviato 28 Settembre Il 18/08/2026 at 10:58, Napoli ha scritto: Robert Bresson ne trasse un film dal titolo omonimo bellissimo, memorabile. 1951 CInema rivoluzionario minimalista, stile ascetico, giansenista. https://ok.ru/video/2141203925614
micfan71 Inviato 30 Settembre Inviato 30 Settembre Un racconto ancestrale, un legame che non si può sciogliere e che ritorna prepotente dopo la tempesta e la ribellione, risvegliato dai ricordi di un tempo che fu e che - meraviglia - può ancora essere. 1
ninomau Inviato 30 Settembre Inviato 30 Settembre Philip Roth ed il suo Doppio nell’Israele della prima Intifada. Profetico, ben scritto, humour nero, un trionfo di ambiguità. Nuova edizione Adelphi , ritradotto. Mi è piaciuto molto.
P.Bateman Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre Ed McBain, 40 miglia dall'Avana. Thriller geopolitico pubblicato nel 1965, di un'attualità sorprendente dopo 61 anni.
Fabio Cottatellucci Inviato 13 Ottobre Inviato 13 Ottobre 2 ore fa, Savgal ha scritto: Retrotopia, cioè? PS Laterza è da sola quasi una garanzia, come Adelphi.
Savgal Inviato Giovedì alle 06:08 Inviato Giovedì alle 06:08 Il 13/10/2026 at 14:37, Fabio Cottatellucci ha scritto: Retrotopia, cioè? PS Laterza è da sola quasi una garanzia, come Adelphi. Nella staffetta della storia la “epidemia globale di nostalgia” ha raccolto il testimone della precedente “epidemia per la smania di progresso” che ormai si estende, globalmente ma inesorabilmente, a tutto il mondo. La privatizzazione/individualizzazione dell'idea di “progresso” e degli sforzi per migliorare costantemente l'esistenza fu offerta dai governanti, e accolta da gran parte dei governati, come una liberazione che poneva fine ai severi obblighi della sottomissione e della disciplina, in cambio della rinuncia ai servizi sociali e alla protezione dello Stato. Per tante persone sempre di più quella liberazione si rivelò una fortuna e insieme una disgrazia, o forse una fortuna adulterata da una dose notevole e crescente di disgrazia. Ai disagi dei vincoli subentrarono non meno umilianti, spaventosi e gravosi i rischi, che inevitabilmente finirono per saturare quella condizione di autonomia imposta per decreto. Se la paura di non dare un contributo (con le sanzioni che ciò comportava) poteva essere tenuta a bada dal conformismo e dall'obbedienza che fino a ieri imperavano al posto dove oggi vige l'autonomia, a quella paura è subentrato il terrore, non meno straziante, di risultare inadeguati. Mentre le vecchie paure scivolavano lentamente nell'oblio e le nuove si ingigantivano e si intensificavano, promozione e declassamento, progresso e arretramento si scambiavano le parti e si moltiplicavano sempre più gli individui che, come pedine su una scacchiera, erano (o si sentivano) condannati alla sconfitta. Ecco così spiegata la nuova inversione di rotta del pendolo della mentalità e degli atteggiamenti pubblici: le speranze di miglioramento, a suo tempo riposte in un futuro incerto e palesemente inaffidabile, sono state nuovamente reinvestite nel vago ricordo di un passato apprezzato per la sua presunta stabilità e affidabilità. Un simile dietrofront trasforma il futuro, da habitat naturale di speranze e aspettative legittime, in sede di incubi: dal terrore di perdere il lavoro e lo status sociale che esso conferisce, a quello di vedersi “riprendere” la casa e le cose di una vita, di rimanere impotenti a guardare mentre i propri figli scivolano giù per il pendio del binomio benessere-prestigio, di ritrovarsi con abilità che, sebbene faticosamente apprese e assimilate, hanno perso qualsiasi valore di mercato. La via del futuro somiglia stranamente a un percorso di corruzione e degenerazione. Il cammino a ritroso, verso il passato, si trasforma perciò in un itinerario di purificazione dai danni che il futuro ha prodotto ogni qual volta si è fatto presente. Gli effetti di un simile cambiamento, come illustrerò in questo libro, si vedono e si toccano a tutti i livelli della convivenza sociale, nella nascente visione del mondo e nelle strategie di vita che tale visione insinua e prepara. La recente diagnosi di Javier Solana sulla forma assunta da quegli effetti nell'Unione europea' (in quanto pionieristico esperimento per trasferire l'integrazione nazionale a livello sovranazionale) si può leggere, a parte qualche piccola correzione, come immagine ai raggi X di un «ritorno al passato» che si osserva a qualsiasi livello. Cambiano i linguaggi, ma le storie che vengono raccontate appaiono sorprendentemente simili. (Retrotopia - Introduzione XIV,XV,XVI, XVII) 1
best_music Inviato Giovedì alle 11:16 Inviato Giovedì alle 11:16 5 ore fa, Savgal ha scritto: raccontate appaiono sorprendentemente simili. Con il dovuto rispetto sembra un po' una pippa mentale. Il tema progresso vs welfare era un cavallo di battaglia della ideologia liberale che negli ultimi 20-30 anni ha portato alla globalizzazione con la alleanza storica con le correnti politiche socialiste. La g. sta incentivando la pauperzzazione dell ex ceto medio, che si è rifugiato in qualcosa tra la nostalgia del passato e la velleità di richiudere le frontiere. Quanto sopra espongo non per convincere qualcuno ( Dio mi guardi!) ma per significare che le letture possibili degli anni di questo millennio sono molte e tutte diverse.
Messaggi raccomandati
Crea un account o accedi per lasciare un commento
Devi essere un membro per lasciare un commento
Crea un account
Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!
Registra un nuovo accountAccedi
Sei già registrato? Accedi qui.
Accedi Ora