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I woofer più grossi sono davvero più lenti?


appecundria

1.029 visite

Nel linguaggio dell’alta fedeltà un basso viene spesso definito veloce, lento, asciutto, frenato o articolato. Sono parole utili per descrivere ciò che si ascolta, purché non vengano trasformate troppo alla lettera in proprietà meccaniche del cono, perché un woofer da 15 pollici non è lento perché è grande e un woofer da 8 pollici non è veloce perché è piccolo.
 

Proviamo a parlarne, ma preavviso il paziente lettore che non ho il prezioso dono della sintesi :classic_unsure: e che volutamente ho trascurato gli effetti di amplificatore e ambiente. Inoltre, sono presenti semplificazioni anche importanti sulla dinamica del trasduttore e sulla teoria dei segnali, ad esempio: è stata omessa la valutazione della direttività acustica. 

 

Quanta aria bisogna muovere?
Il diametro conta, naturalmente, ma entra in una relazione molto più ampia che comprende superficie radiante, escursione, massa mobile, forza del motore, sospensioni, caricamento acustico, crossover e ambiente.
Per produrre basse frequenze a un certo livello sonoro occorre spostare aria, la prima questione è quanta aria bisogna muovere.
La quantità di aria spostata dipende, in prima approssimazione, dal prodotto tra superficie effettiva del cono ed escursione:
[V_d=S_d \cdot X]
Un woofer grande dispone di una superficie radiante maggiore. Per ottenere lo stesso spostamento volumetrico può quindi lavorare con un’escursione inferiore rispetto a un woofer più piccolo. Questo è un vantaggio concreto non perché un tragitto più breve venga percorso “più in fretta”, ma perché a parità di frequenza una minore escursione richiede velocità e accelerazioni istantanee inferiori. Per un moto sinusoidale: [v_{max}=2\pi fX] e [a_{max}=(2\pi f)^2X]
Aumentando l’escursione aumenta quindi anche lo sforzo dinamico richiesto al trasduttore, ed è qui che la dimensione del woofer comincia ad avere conseguenze interessanti.


L'ampia escursione ha un prezzo
Un woofer piccolo attuale può scendere molto in frequenza e raggiungere livelli sorprendenti. Per farlo deve spesso compiere escursioni considerevoli, finché tutto rimane nel campo lineare non c’è nulla di sbagliato.

Il problema nasce quando la bobina si allontana dalla zona nella quale il campo magnetico è più uniforme, oppure quando sospensione e centratore lavorano nelle parti meno lineari della loro corsa. In queste condizioni aumentano distorsione, compressione e variazioni dei parametri durante il movimento. Il trasduttore continua a riprodurre la frequenza richiesta ma lo fa però con una fedeltà progressivamente peggiore.
Un woofer grosso, a parità di pressione sonora e frequenza, può ottenere lo stesso risultato ma con movimenti più contenuti. Questo gli consente, se il progetto è valido, di rimanere più facilmente nella zona lineare del proprio funzionamento. Non significa che un 15 pollici abbia automaticamente una risposta ai transitori migliore di un 10 pollici, significa che la grande superficie radiante può ridurre una delle cause importanti di comportamento non lineare: l’escursione elevata.


La massa del cono conta, ma non decide da sola
Un grande woofer tende giocoforza ad avere una massa mobile superiore, è inevitabile che venga quindi richiesta più forza per ottenere una determinata accelerazione. Ma un altoparlante non è un cono lasciato libero di muoversi, è un sistema elettromeccanico azionato da un motore, la relazione elementare rimane quella newtoniana: [a=\frac{F}{M}]
Nel trasduttore elettrodinamico la forza prodotta dal motore dipende dal fattore (Bl) e dalla corrente: [F=BlI]
La domanda interessante non è quindi semplicemente “quanto pesa il cono?” bensì quanta forza il motore riesce ad applicare alla massa che deve controllare. Un woofer grande può avere una bobina importante, un traferro ben progettato e un fattore di forza elevato. In tal caso la maggiore massa mobile viene accompagnata da una maggiore capacità di accelerarla e decelerarla.
La massa rimane un parametro reale, considerarla senza il motore porta però a conclusioni poco utili.

 

Altec-Lansing-416A“Lento” non significa che fa meno oscillazioni
Vale la pena chiarire rapidamente anche questo punto: se il segnale applicato è a 50 Hz, il moto forzato del woofer avviene a 50 Hz. Un woofer definito “lento” non ne produce 49 perché non riesce a stare al passo. Lo stesso vale a 1000 Hz, quando quella frequenza rientra ancora nella banda nella quale il driver produce una risposta significativa. Se il woofer non riesce a riprodurla efficacemente, l’ampiezza diminuisce e aumentano eventualmente sfasamento e distorsione. La frequenza della risposta forzata non diventa semplicemente un’altra frequenza. La sensazione di lentezza va quindi cercata altrove.


Attacco, decadimento e risonanze
Un colpo di grancassa non è una sinusoide infinita, ha un attacco, uno spettro complesso e un decadimento. La percezione della sua precisione dipende da come il diffusore riproduce questi elementi nel tempo. Se il sistema presenta una risonanza marcata, l’energia in quella zona può impiegare più tempo a decadere. Il risultato è un basso che sembra allungare le note. Se invece il decadimento è ben controllato, gli eventi successivi rimangono più leggibili e separati. È questa una delle esperienze che in ascolto viene descritta come “velocità”. Non riguarda la velocità assoluta del cono, riguarda quanto fedelmente il sistema segue l’evoluzione temporale del segnale.


Il ruolo del Q
I parametri (Q_{es}) e (Q_{ts}) vengono spesso associati alla rapidità del woofer, la relazione esiste, ma va interpretata con cautela.
Il (Q_{es}) descrive il contributo dello smorzamento elettrico del trasduttore attorno alla risonanza. Quando la bobina si muove nel campo magnetico genera una forza controelettromotrice che si oppone al movimento. Un fattore di forza elevato contribuisce quindi a uno smorzamento elettromagnetico più efficace.
Questo non significa però che un woofer con (Q_{es}) più basso sia sempre più "veloce”. Il valore ha senso insieme agli altri parametri del driver e, soprattutto, al caricamento nel quale verrà utilizzato. È l’allineamento completo a stabilire quanto il sistema sarà smorzato, quanto sarà estesa la risposta e come decadrà attorno alle risonanze.


Il group delay esiste, ma non è un cronometro del woofer
Ogni sistema reale introduce variazioni di fase. Quando la fase cambia con la frequenza cambia anche il group delay: [\tau_g=-\frac{d\phi}{d\omega}]
Per segnali sufficientemente limitati in banda, il group delay descrive il ritardo dell’inviluppo rispetto alle diverse componenti spettrali, è quindi una grandezza fisica reale e misurabile. Non va però immaginata come se il woofer aspettasse alcuni millisecondi prima di iniziare a muoversi.
Un forte incremento del group delay vicino a una risonanza o a una frequenza di accordo indica che il comportamento temporale del sistema sta cambiando in quella zona, quanto questo diventi udibile dipende dalla frequenza, dall’entità del fenomeno e dal contenuto musicale. Alle basse frequenze la tolleranza dell’orecchio è generalmente maggiore che nella gamma media, anche se ritardi sufficientemente elevati possono diventare percepibili.
Il parametro è dunque utile, non è però un numero dal quale si possa dedurre da solo se un diffusore avrà un basso “veloce”.

 

L’induttanza della bobina 
Nei grandi woofer la bobina può avere dimensioni e numero di spire considerevoli, ciò porta ad una certa induttanza. Salendo in frequenza, l’induttanza contribuisce all’aumento dell’impedenza e alla progressiva riduzione della risposta.
Il fenomeno è particolarmente importante nella parte superiore della gamma affidata al woofer.
Nei trasduttori più sofisticati vengono spesso impiegati anelli o manicotti conduttivi nel circuito magnetico che servono a controllare l’induttanza e soprattutto le sue variazioni durante il movimento della bobina. Il vantaggio principale non è un generico aumento della “velocità” bensì una maggiore linearità del motore, con benefici sulla risposta e sulla distorsione.


Che cosa ascoltiamo quando diciamo “basso veloce”
Nella pratica, la sensazione nasce quasi sempre da più fattori contemporaneamente. Un basso appare ben articolato quando gli attacchi rimangono leggibili, le note non vengono mascherate da decadimenti eccessivi e il sistema non aggiunge troppo contenuto attraverso risonanze e distorsione. Conta anche l’integrazione con la gamma media, un woofer che si incrocia male con il midrange può far sembrare poco preciso un sistema che, considerato solo alle basse frequenze, non presenta particolari problemi.
La dinamica ha un ruolo altrettanto importante, quando un trasduttore viene spinto verso i propri limiti, compressione termica, escursione e non linearità possono ridurre il contrasto tra un evento e quello successivo. Il risultato può essere percepito come vicino a ciò che gli appassionati chiamano “lentezza” rispetto all’idea di un cono che non riesce materialmente a muoversi abbastanza in fretta.


E quindi: grande o piccolo? Conclusioni
Il diametro non è una misura della velocità ma un grande woofer parte con un vantaggio importante: molta superficie radiante e quindi meno escursione richiesta per produrre una determinata pressione alle basse frequenze.
Parte anche con una possibile difficoltà: una massa mobile generalmente maggiore, che richiede un motore adeguato.
Da quel momento in poi decide il progetto, forza del motore, linearità dell’escursione, sospensioni, induttanza, allineamento del cabinet, crossover e ambiente determinano molto più del diametro nominale. Per capire perché un basso suona rapido conviene quindi guardare prima alla risposta del sistema e alle sue risonanze, poi alla distorsione e all’escursione richiesta, infine ai singoli parametri del driver.
Il woofer grande non è immune dai problemi, semplicemente, la lentezza non è uno di quelli che il diametro gli assegna per natura.

 

PS Chi volesse integrare, correggere, migliorare questo contenuto postando nei commenti è il benvenuto.


Per approfondire (rendiamo grazie a Google)

  • Richard H. Small, “Direct-Radiator Loudspeaker System Analysis”, Journal of the Audio Engineering Society, 1972. È una fonte classica per la relazione tra parametri del driver, risposta alle basse frequenze, efficienza e comportamento del sistema. Utile per la parte su massa, forza del motore, Q e caricamento. 
  • Aki Mäkivirta, Juho Liski, Vesa Välimäki, “Effect of Delay Equalization on Loudspeaker Responses”, AES Convention 144, 2018. È molto pertinente per risposta impulsiva, fase, group delay, crossover e comportamento massa-compliance del diffusore.
  • Juho Liski, Aki Mäkivirta, Vesa Välimäki, “Audibility of Loudspeaker Group-Delay Characteristics”, AES Convention 144, 2018. È la fonte più adatta per evitare affermazioni semplicistiche sull’udibilità del group delay. Lo studio mostra anche che la sensibilità varia con la frequenza e con il contenuto a bassa frequenza.
  • A. N. Thiele, “Loudspeakers in Vented Boxes”, Journal of the Audio Engineering Society, 1971. Insieme ai lavori di Small costituisce la base teorica classica per l’analisi dei sistemi reflex e dei loro allineamenti.
  • Wolfgang Klippel, “Loudspeaker Nonlinearities — Causes, Parameters, Symptoms”, Journal of the Audio Engineering Society, vol. 54, n. 10, pp. 907–939, ottobre 2006. È probabilmente la fonte di Klippel più pertinente perché tratta in modo organico proprio le principali nonlinearità che interessano il presente argomento: variazione del fattore di forza Bl(x), compliance della sospensione Cms(x), induttanza della bobina Le(x,i), escursione e generazione di distorsione. 
  • Melius 17
  • Thanks 8

15 Commenti


Commenti Raccomandati

Luca44

Inviato

Bellissima trattazione!:classic_love: Aggiungerei solo che si potrebbe scambiare un basso più "magro" ( come quello prodotto da un woofer più piccolo) per maggiormente veloce e uno più consistente per "lento" semplicemente perché una quantità minore di bassi ecciterà meno le risonanze e quindi i difetti, le "lentezze" causate dall'ambiente di ascolto, un grosso woofer può eccitarle ovviamente in misura maggiore.

Non è infatti raro che qualche appassionato parli di velocità di woofer più piccoli, quando se si va poi a scavare ci si accorge che il fattore di accelerazione dell'altoparlante usato e anche il carico adottato non siano nulla di che`.

Nella sensazione di velocita` incide anche il fattore di smorzamento dell'ampli usato, ma e` un altro capitolo...

"volutamente ho trascurato gli effetti di amplificatore e ambiente. Inoltre, sono presenti semplificazioni anche importanti sulla dinamica del trasduttore e sulla teoria dei segnali, ad esempio: è stata omessa la valutazione della direttività acustica. "

Ecco, dato che spesso leggo dal basso verso l'alto o salto gli incipit, ho visto solo alla fine del mio commento che c'era questa importante premessa:classic_blush:

  • Thanks 1
appecundria

Inviato

45 minuti fa, Luca44 ha scritto:

volutamente ho trascurato gli effetti di amplificatore e ambiente

Non ho voluto rischiare di fare un mattone illeggibile né uscire dai binari di un contenuto informativo per audiofili.

Comunque sia, il grosso c'è, se può essere gradito parlare anche di amplificatore e ambiente si può fare in una seconda puntata. Vediamo...

  • Melius 2
captainsensible

Inviato

Il "ritardo di gruppo" dipende tendenzialmente dal tipo di caricamento e dall'ordine del crossover a monte.

E' importante che sia il più costante possibile nell'ambito del range di frequenza in cui il woofer lavora.

Anche alcuni mS di variazione possono introdurre delle incoerenze nelle note basse, allungando le code rendendo ad esempio poco distinguibile il basso dalla grancassa.

Chi produce monitor da studio di un certo livello questo problema lo conosce e tende a gestirlo perchè potrebbe creare problemi in fase di missaggio.

La sensazione di basso più o meno "veloce" penso sia attribuibile più a come viene percepito più che alla reale velocità.

 

CS

  • Thanks 1

Aggiungerei solo due cose:

- la superficie radiante cresce con il quadrato del diametro, un woofer di 8 pollici ha un un quarto della superficie di un woofer di 16 pollici pertanto la sua escursione per il stesso volume è quattro volte più grande, questo generalmente produce un aumento delle distorsioni 

- uniformità del campo magnetico, pochi produttori usano i woofer underhung ( Vivid, Magico, ATC) dove la bobina sempre lavora nel campo magnetico uniformo riducendo le non linearità 

  • Thanks 1

Grazie delle informazioni tecniche approfondite

Io ho avuti sia un diffusore con due Woofer da 20cm ,che attualmente da 38 Cm.

Lento il 38Cm? ,ma se le JBL hanno un basso lento ,io sono un alieno.

Certo che la corrente serve e molta ,ma il controllo che sento non solo sul rock ,ma soprattutto sulla classica per grande orchestra è veramente eccezionale, bassi secchi ,ma non amorfi ,e ti riempiono la sala non solo con l'udito ,ma con il corpo ,che sinceramente le precedenti non potevano permetterselo

Ecco come è fatto il woofer delle mie acquistate JBL K2 Summit:

 

Struttura e Materiali del Woofer

Cono HC4 a triplo strato: La membrana unisce un nucleo centrale in schiuma a cellule chiuse (PMI foam) rivestito sul lato anteriore e posteriore da strati in fibra di cellulosa (polpa di carta) e fibra di carbonio. 

Rigidità e leggerezza: Questo mix garantisce un eccezionale fattore di smorzamento interno, stabilità strutturale e velocità nella risposta ai transienti. 

Tecnologia Differential Drive: Sfrutta una doppia bobina mobile da 100 mm contrapposta per assicurare un controllo millimetrico dell'escursione, linearità elevata e bassissima distorsione anche a volumi molto alti. 

Cestello: È realizzato in alluminio o ghisa pressofusa ad alta resistenza per eliminare le vibrazioni spurie del telai

 

  • Thanks 1

@appecundria Nessuno crede che in teoria non si possa far andare un woofer da 15'' alla stessa velocità (che poi è la capacità di smorzamento) di uno da 8'' ma nella realtà accade quasi sempre e i motivi sono ben noti. Un woofer da 15'' richiede, per farlo rientrare in orbita senza vibrazioni (esiste anche la controreazione dell'altoparlante, ma nell'articolo questo argomento è stato ignorato) un amplificatore molto potente con grandi capacità di erogazione di corrente. Ora anche negli impianti più costosi quelli che superano i 100k raramente si vede un amplificatore attivo dedicato al solo woofer da 15''. Si vendono amplificatori anche da 1000w ma che poi pilotano passivamente un sistema fatto sempre da tanti altoparlanti (minimo tre a volte si arriva anche a cinque vie). I diffusori con crossover passivo sono un problema, perché le enormi bobine che si usano per tagliare il subwoofer limitano la capacità di pilotaggio dell'amplificatore. Ecco spiegato perché per i subwoofer attivi anche per i modelli piccoli con woofer da 10''  solitamente troviamo sempre un ampli integrato minimo da 500w con filtro attivo. Però quanti audiofili ascoltano con satelliti+subwoofer attivo? Solitamente è una soluzione ricercata più nel mondo dell' H/T; solitamente per la maggioranza degli audiofili 200w sono più che sufficienti per pilotare qualsiasi diffusore (per qualcuno anche 50w!!!) Ecco spiegato poi perché sentiamo dei bassi poco smorzati dai grandi woofer.   

  • Thanks 1

Grazie @supermike per il commento molto interessante e puntuale.

Premesso che l'articolo non vuole essere una trattazione esaustiva (figuriamoci!) ma soltanto una indicazione per l'audiofilo medio a non fidarsi di credenze diffuse, ho volutamente trascurato (o lasciato da parte per una seconda puntata) l’interazione tra woofer, crossover e amplificatore, compresa la back-EMF del trasduttore. Comunque sia, a prescindere dalla mia scelta redazionale, questo che hai sollevato è certamente un tema reale.
Farei però alcune precisazioni.
La prima riguarda il concetto di “velocità”: se ho ben capito la tua osservazione, trovo che identificarla direttamente con la capacità di smorzamento è IMHO una semplificazione eccessiva. Lo smorzamento è uno dei fattori che concorrono alla percezione di un basso controllato, ma il comportamento temporale dipende dall’intero sistema: parametri elettromeccanici del trasduttore, Q complessivo, caricamento, crossover, risposta in frequenza, fase, group delay, non linearità e, naturalmente, ambiente.

 

Anche l’idea che un 15" richieda necessariamente un amplificatore molto potente per essere “fermato” va distinta dalla potenza necessaria a ottenere un determinato SPL. Sono due problemi diversi, sempre a mio parere.

Il controllo elettrico del woofer dipende in larga misura dall’impedenza vista ai morsetti e dai parametri del motore. Un amplificatore da 1.000 W non garantisce automaticamente più smorzamento di uno da 200 W ben progettato e con bassa impedenza d’uscita. Allo stesso modo, il fatto che molti subwoofer attivi utilizzino amplificazioni da 500 W o più non dimostra che quella potenza serva principalmente a “frenare” la membrana: serve a produrre elevati livelli alle frequenze più basse, fornire margine dinamico e soprattutto a compensare le equalizzazioni. Qualche anno fa pubblicai una ricognizione di mercato sui subwoofer e mi parve confermata l'equazione DSP = molti watt (sarebbe anche intuitivo).

 

Sul crossover passivo sono d’accordo sul principio. Una grande induttanza in serie introduce resistenza e può ridurre lo smorzamento elettrico disponibile, verissimo, è uno dei motivi per cui un sistema attivo, con amplificatore direttamente collegato al woofer e filtro a monte, offre un controllo più preciso del sistema.

Ma anche qui è una questione di progetto, non una conseguenza inevitabile del diametro.

 

C’è poi un altro elemento importante: considerare la sola massa mobile porta facilmente fuori strada. Nei parametri di Thiele-Small lo smorzamento elettrico dipende anche, e in modo molto rilevante, dalla forza del motore. In forma semplificata, (Q_{es}) cresce con (M_{ms}R_e) ma diminuisce con (Bl^2).

Quindi un woofer più grande può avere maggiore massa mobile, ma anche un motore enormemente più forte.

Per questo non condivido al 100% l’affermazione per la quale un 15" sarebbe quasi sempre meno controllato di un 8". Si possono certamente incontrare grandi woofer mal caricati, con motori modesti o inseriti in sistemi passivi poco felici, così come piccoli woofer molto ben controllati. Ma non è il diametro a determinare il risultato.

Anzi, un 15" professionale con motore molto forte, basso Q_{es}, elevato Bl e alta sensibilità può essere elettricamente molto più smorzato di un piccolo woofer hi-fi a lunga escursione.
 

Il diametro continua quindi a non essere la variabile decisiva (come volevasi dimostrare).

 

13 ore fa, appecundria ha scritto:

Anche l’idea che un 15" richieda necessariamente un amplificatore molto potente per essere “fermato” va distinta dalla potenza necessaria a ottenere un determinato SPL. Sono due problemi diversi, sempre a mio parere.

Il controllo elettrico del woofer dipende in larga misura dall’impedenza vista ai morsetti e dai parametri del motore. Un amplificatore da 1.000 W non garantisce automaticamente più smorzamento di uno da 200 W ben progettato e con bassa impedenza d’uscita. Allo stesso modo, il fatto che molti subwoofer attivi utilizzino amplificazioni da 500 W o più non dimostra che quella potenza serva principalmente a “frenare” la membrana: serve a produrre elevati livelli alle frequenze più basse, fornire margine dinamico e soprattutto a compensare le equalizzazioni. Qualche anno fa pubblicai una ricognizione di mercato sui subwoofer e mi parve confermata l'equazione DSP = molti watt (sarebbe anche intuitivo).

@appecundria Per quanto riguarda i watt la loro quantità dipende dall'efficienza del diffusore ma a meno che non si abbia un full-horn nella maggioranza dei casi se si vuole ascoltare a volumi realistici 200w non sono sufficienti per un woofer da 15'' E' vero quello che affermi, il "damping factor" dipende da altri fattori (come dallo slew rate che dipende a sua volta dalla controreazione adottata) ma è innegabile che se si vuole riprodurre un colpo di gran cassa che ha la sua fondamentale a 30-40hz con una pressione realistica di 100-105 db ci vogliono tanti watt, sarebbe inutile avere un basso smorzatissimo se poi si è costretti ad ascoltare con il volume di una radiolina. Al Bari Highend di qualche anno fa nella saletta Natali c'erano le Wilson Alexia pilotate dall'amplificazione Dartzeel. Nei brani ad alto contenuto energetico come quelli della grande orchestra nei picchi si leggeva sul display di Dartzeel un assorbimento superiore ai 300w e il volume era alto ma non altissimo; le Alexia sono dichiarate 90db; se fossero state 86-87 db avremmo visto sul display un assorbimento da 500-600w perché per avere +3db di pressione bisogna raddoppiare i watt (e senza considerare che alle frequenza basse l'impedenza solitamente scende e quindi di conseguenza si abbassa l'efficienza a quelle frequenze). 

Easy Rider

Inviato

@appecundriami accodo ai complimenti per l'articolo. veramente istruttivo. Rischiando di risultare banale, faccio una piccola considerazione aggiuntiva che per tanti lettori del forum non sembra, di fatto, acquista:

 

Ho imparato anche a considerare fondamentale la tipologia di sospensione del woofer quando associata a damping factor bassi tipici di alcuni valvolari. Qualora fosse rigida, tipicamente in cellulosa trattata, il DF dell'amplificatore risulta meno importante, potendo contare sul ritorno più rapido ed energico della sospensione che aiuta nel controllo/ritorno del cono. 

 

Esempio pratico:  a parità di sensibilità e caricamento/volumi, I Tannoy HPD con sospensioni in foam, per me sono difficilmente ascoltabili con valvolari di bassa potenza e scarso DF; al contrario della serie da studio SRM che lavora molto bene, entro limiti ragionevoli, con amplificazioni dal basso DF e potenza. 

 

Non si parla di pochi watt o unità di DF, ma di decine, per entrambi. 

 

@appecundriaCosa ne pensi? 

  • Thanks 1

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