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Yamaha Serie 3000, ritorno al futuro


Fabio Cottatellucci

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La Yamaha ha festeggiato lo scorso anno il 125° anno di vita; nata per costruire i celeberrimi pianoforti ed organi, espansa con la Yamaha Motors sorta nel dopoguerra, presente in una quantità di segmenti connessi a quelli citati come ad esempio la produzione di strumenti audio professionali, la Casa fondata da Torakusu Yamaha fabbrica anche apparecchiature audio fin dagli anni ’20. In occasione della ricorrenza non si è fatta mancare un’uscita in grande stile, varando le due nuove ammiraglie della sua linea due canali stereo, vale a dire il lettore digitale CD-S3000 e l’amplificatore A-S3000 che sono oggetto di questa prova.

 

On the road again

I più giovani conosceranno questo marchio soprattutto per la consolidatissima linea di apparecchi audio per il cinema in casa, mentre chi frequenta il pazzo mondo dell’alta fedeltà da molto tempo, ricorda alcuni apparecchi stereofonici che sono rimasti come pietre miliari nella storia della comunità audio (tanto per citarne un paio: gli intramontabili diffusori NS-1000M negli anni ’70 ed i famosi finali B6 a forma di piramide tronca negli anni ‘80).image.png.40e535327ee19a8ba217aee1c011cbd0.png

Occorre dire che la presenza nel mondo della stereofonia di altissimo livello, purse molto apprezzata dal pubblico, non appare aver beneficiato da parte della Casa di una stabile vocazione industriale, tanto che nel tempo il marchio dei tre diapason ha alternato realizzazioni allo stato dell’arte con altre certamente valide ma decisamente più commerciali.

Oggi i continuatori dell’opera di Torakusu gettano il guanto di una sfida durissima: lettore ed amplificatore rigorosamente due canali stereo, senza quindi alcuna possibilità di mediare eventuali défaillance ripiegando su un utilizzo congiunto nel cinema in casa; lo fanno inoltre scendendo nell’affollatissima arena degli amplificatori dalla potenza classica di cento più cento watt e, infine, collocandosi nella insidiosa fascia di prezzo dei quattro – cinque mila euro (l’amplificatore costa di listino 4.839 euro ed il lettore 4.335); una fascia di prezzo nella quale (a) si deve essere concreti, non si può usare come stampella l’amore del cliente per qualche stravagante triodo per giustificare un prezzo pari a quello di un’utilitaria e (b) non si può sfuggire al confronto con i piccoli fenomeni da duemila euro.

Mi sono stati consegnati un lettore ed un amplificatore entrambi neri (è disponibile anche il color alluminio chiaro); vediamo dunque com’è andato questo ritorno al futuro della Yamaha.

 

Design: best of both worlds

Il lettore segue la linea di disegno che vuole pannelli spogli, display ridotti e cassetti sottili. Il risultato è un aspetto molto moderno, che comunica già da lontano un’assoluta solidità, ed un’ergonomia semplificata che rende la macchina molto facile ed intuitiva da usare tanto che, anche se i tasti nero su nero con serigrafie sottili si sono persi un po’ nella semioscurità della mia sala d’ascolto, essendo componenti piuttosto lunghi in un paio di sedute avevo già imparato ad azionare quello giusto senza vederlo. Chiarissimo ma molto piccolo il display (che non legge il CD text).

L'amplificatore ha un’estetica impostata in modo totalmente diverso da quella del lettore; il frontale della macchina è fatto come quello degli apparecchi degli anni ’70 e sfoggia una coppia di bellissimi indicatori di livello ad ago, che fungono da VU-meter oppure da peak-meter a seconda della scelta dell’utente che viene espressa tramite un apposito comando. L’effetto estetico è splendido, personalmente preferisco la versione color alluminio chiaro che è più filologicamente “anni ‘70”. Tutti i comandi posti sotto gli strumenti ad ago sono realizzati con le classiche chiavette utilizzate dalla Yamaha già dalla fine dei ’70. A vederlo da davanti, quindi, una eccellente reinterpretazione di un amplificatore dell’epoca d’oro. Per l’amplificatore mi è sembrata più convincente e più… rétro la livrea col frontale chiaro; per il lettore invece voto per il nero, per smorzare l’impatto di una macchina molto rocciosa. Resterei comunque sul chiaro se dovessi acquistare la coppia.

Note estetiche comuni alle due macchine riguardano: gli splendidi pannelli laterali nero “lacca piano”, di serie per entrambi i colori del frontale, che richiamano i pianoforti Yamaha; i pannelli superiori lavorati a trama di due livelli di sbalzo, che vi permetteranno di tenere l’ampli in terra o sul ripiano superiore di un mobile senza danno estetico per il salone; la presenza di un telecomando, sostanzialmente uguale per i due apparecchi, con un grazioso pannello superiore d’alluminio e tasti del medesimo materiale.

Come vedremo nel seguito, la ricerca dell’estetica avviene attraverso la ricerca della funzionalità, senza quindi alcuna concessione a gadget ammiccanti destinati solo a far salire i costi senza alcun ritorno a livello di prestazioni o di affidabilità. Vedendoli insieme, nel riuscito contrasto fra l’aspetto modernissimo del lettore e quello rétro dell’amplificatore, possiamo dire che la Yamaha ha fatto coesistere davvero il meglio dei due mondi.

 

Costruzione: semplicemente un riferimento

La costruzione, anche per occhi abituati a vedere macchine ben costruite, si può definire solo come impressionante in assoluto.
E’ vero che parliamo di due apparecchi che, insieme, costano più di novemila euro di listino, ma anche a tali livelli e francamente anche a livelli più elevati un simile sforzo produttivo ed una simile cura per i dettagli si riscontrano raramente. Vi suggerisco una visita agli indirizzi della Yamaha in nota per prendere visione della impressionante lista di accorgimenti adottati in sede progettuale e realizzativa, dei quale io sarò qui costretto ad operare una selezione per ovvii motivi di spazio.

 

Il lettore

Il player accetta dischi CD e SACD nonché quelli che recano file MP3 e WMA; per i SACD è possibile commutare fra strato SACD image.png.2646672fe51e2d7dbf9a638c0d4f54d7.pnge strato CD, anche da telecomando. Non legge dischi DVD-Audio.

Tramite i suoi ingressi ed uscite ottici (Toslink) ed elettrici (S/PDIF su pin jack) e tramite la porta USB 2.0 di cui è dotato, il CD-S3000 gestisce file con profondità di 16 o 24 bit e campionamento massimo di 192 KHz; dalla porta USB 2.0 accetta anche il flusso dati in DSD (lo standard dei SACD). In una macchina di questo livello un ingresso per il DSD ha il suo perché, anche se mi sembra che il mercato dei file ad alta risoluzione stia andando piuttosto verso i PCM a maggior campionamento. Per via delle usuali protezioni anti copia, non c’è flusso in DSD in uscita.

Come sempre, se siete realmente interessati all’acquisto e disponete di un’ampia libreria di file audio, verificate col negoziante che lo standard che vi interessa sia supportato dalla specifica versione dell’apparecchio che state acquistando.

Venendo alle caratteristiche più fisiche, il cassetto è molto sottile ma assai robusto, con scorrimento silenziosissimo e perfettamente fluido. Eccellente la precisione di assemblaggio di tutti i componenti nel pannello frontale, compreso il cassetto che normalmente è quello più critico. Display per scelta sottile; la macchina non gestisce il CD text, vale a dire che non vi mostra sul display il nome del brano che sta riproducendo. Non che si tratti di una funzione essenziale, ma francamente non implementarla mi sembra quasi uno snobismo audiofilo (l’unico). Disponibile, anche sul telecomando, un tasto “pure direct” che in nome dell’abolizione dei disturbi disabilita alcuni circuiti fra cui le uscite digitali e molte funzioni del display. E’ presente un selettore degli ingressi.

Il CD-S3000 dispone di uscite analogiche sbilanciate su pin jack e bilanciate su connettori XLR (la circuitazione è completamente bilanciata). Sul pannello posteriore figurano anche una connessione per ripetitore esterno di telecomando, per integrare sistemi Yamaha, ed una presa per i controlli da parte dell’assistenza della Casa.

Impressionante l’interno, ripartito in due sezioni poste ai lati della meccanica di lettura centrale e servite ciascuna da un trasformatore dedicato, collocato ridosso del pannello anteriore, che andrebbe bene anche per un ampli di discreta potenza, incapsulato nel rame per contenere i flussi dispersi; il resto dell’alimentazione a partire dai condensatori risiede direttamente sulle due schede di pertinenza, una per lato, che si sviluppano verso il retro del lettore (per via di questa disposizione, la macchina è praticamente quadrata: L x A x P 435 x 142 x 440 millimetri); questo, insieme all’utilizzo di viti di rame in luogo delle solite saldature garantisce a detta della Yamaha un miglior contatto ed una minor impedenza interna.

 

La meccanica è massiccia, beneficia di un particolare metodo di accoppiamento al telaio dell’apparecchio per assicurare una perfetta messa in bolla all’interno del medesimo e minori vibrazioni, ed è apparentemente una OEM sviluppata ad hoc o sottoposta dalla Yamaha ad interventi di ulteriore miglioramento in sede di montaggio.

La porta USB è gestita da un circuito integrato proprietario Yamaha, l’ho evidenziato con un circoletto giallo in basso a destra nella foto qui sotto.7.jpg.011d4e6e38418ce088c49905f7152a5a.jpg

Questo dispositivo genera un clock sincronizzabile con l’eventuale clock in ingresso di un apparecchio di lettura, tramite un’apposita regolazione a sette livelli di adattamento di quello Yamaha a quello esterno. Se si vuole usare un PC connesso all’USB del lettore, è anche necessario scaricare dal sito della Casa l’apposito driver USB ASIO 2.0 Yamaha Steinberg. Il manuale lo dichiara compatibile con tutti i principali sistemi operativi Windows e Mac, ma non menziona Windows XP, del quale dice però in un altro punto che potrebbe subire rallentamenti, quindi sembrerebbe supportarlo.

In considerazione di ciò, chi avesse un PC con XP farà bene a parlare approfonditamente col negoziante o a contattare la Yamaha per definire la situazione, o meglio ancora a svolgere se possibile una prova mirata col proprio PC prima dell’acquisto. Sarò troppo prudente, ma farei lo stesso anche se avessi un Mac con OSX.

L’altro circoletto giallo nella foto, in alto a sinistra, individua il cuore del lettore, il convertitore digitale-analogico ES9018 della famiglia dei DAC Sabre prodotti dalla ESS Technologies, ditta californiana specialista nei chip di conversione. Un ottimo dispositivo e se è vero quel che si dice, cioè che produca un suono presente nelle basse frequenze e dettagliato in quelle acute, devo dire che impronta fortemente con la propria impostazione le prestazioni del lettore. Un dato importante, non ricavabile dalla documentazione o dall’esame dei circuiti e sul quale abbiamo pertanto chiesto lumi per mail alla Yamaha: la conversione del DSD in analogico avviene sempre direttamente, quindi il segnale viene inviato al DAC senza conversione in PCM come invece spesso accade.

Per la cronaca il CD-S3000 pesa 19,2 chili, circa quanto un registratore a bobine consumer dell’epoca d’oro.

 

L'amplificatore

Come ho detto sopra, trovo bellissimo il pannello anteriore rétro di questa macchina e ne apprezzo molto le ampie dotazioni in pieno stile giapponese anni’70, ma la somiglianza con quegli apparecchi termina qui. Se guardate nella foto le due macchine in prova viste dall’alto potrete osservare come l’amplificatore, posto sulla destra, abbia uno sviluppo in profondità maggiore di quello in larghezza (L x A x P 435 x 180 x 464 millimetri) e come la presa IEC per l’alimentazione sia posta al centro del pannello posteriore.

2.thumb.JPG.3c677db84c4261891c3a177915f35994.JPGSi tratta di soluzioni che denotano un layout molto moderno, infatti accedendo all’interno si trova il trasformatore toroidale al centro a ridosso del pannello anteriore, da cui è separato da un contro pannello con funzioni di schermo e di rinforzo, ed alle sue spalle quattro condensatori d’alimentazione montati a ridosso del pannello posteriore dove si trovano gli ingressi con i relativi selettori. Parlare di sovradimensionamento, specialmente per il trasformatore, viste le dimensioni è addirittura prudenziale. Per inciso, l’apparecchio pesa 24,6 chilogrammi. Transistor di potenza e dissipatori si trovano ai lati, la circuitazione accessoria del pannello frontale dietro il medesimo in una configurazione nata nelle macchine multicanale per il cinema in casa e ormai largamente adottata. Anche qui, cablaggio terminato con viti come nel lettore. La circuitazione è completamente (direi, guardando l’interno dell’amplificatore, quasi maniacalmente) bilanciata; la sezione fono è realizzata a componenti completamente discreti.

Non ci sono dei pannelli giuntati, ma una vera e propria struttura in più materiali metallici che ha funzioni di schermatura ed irrigidimento contro le vibrazioni interne di trasformatore e condensatori d’alimentazione, con un telaio interno placcato di rame ed un controtelaio d’ottone dedicato al trasformatore. Dato che a volte un’immagine vale più di cento parole, ve ne inserisco qui sotto una (dal sito Yamaha), che mostra un esploso degli elementi strutturali.AS3200(B)_12.jpg.7ea1b9876b318e23de36ab59ab47c920.jpg

 

I comandi sul pannello frontale sono massicci, lavorati ed installati a regola d’arte, senza traccia di giochi o fessure. I selettori a chiavetta sono pezzi pieni tenuti in sede da grani a brugola.

Il comando di volume aziona un circuito integrato a resistenze a scala della New Japan Radio che Yamaha indica come realizzato ad hoc e che è asservito anche ad un tasto “audio mute” presente sul frontale, quest’ultimo dal funzionamento non molto intuitivo; il comando del volume è risultato com’era da attendersi precisissimo e perfettamente bilanciato sui due canali per tutte le posizioni. Per gli ingressi abbiamo una sofisticata manopola che in realtà è un selettore elettronico che fa scorrere avanti o indietro la lista degli ingressi, serigrafata intorno a sé stesso, con selezione confermata da piccoli led.

Gli ingressi sbilanciati sono: quattro ad alto livello che includono CD, sintonizzatore radio e due ausiliari (di cui uno è un ingresso/uscita per un componente esterno quale un registratore a bobine o a cassette, un equalizzatore o un compressore/espansore di dinamica, eccetera) ed uno fono, raramente implementato oggi, con selettore a parte per testine a magnete mobile (MM, moving magnet) o a bobina mobile (MC, moving coil).

Vi sono poi una posizione “main direct” che fa funzionare la macchina come solo finale e due ingressi bilanciati. Sul pannello posteriore dell’A-S3000 esistono dei commutatori per invertire la fase del segnale dei connettori XLR dei due ingressi bilanciati. Questo permette di connettere con la fase corretta anche apparecchi che abbiano in uscita i connettori XLR cablati secondo il vecchio standard europeo, usato in realtà soprattutto dai costruttorigiapponesi, che comportava l’inversione fra i pin 2 e 3; ma permette anche di cambiare la fase assoluta del vostro impianto.

Il selettore dei diffusori prevede due coppie di casse ed include una eloquente posizione “A+B biwiring”. L’amplificatore è un apparecchio a massa flottante, evitate quindi di scambiare o di collegare fra loro i poli negativi (neri) delle uscite per le casse. Si veda in proposito il manuale.

Fra i comandi che invece di solito non troviamo in un amplificatore di produzione corrente figurano anche i controlli di tono, che in posizione centrale sono bypassati (un relè gestisce la commutazione dalla posizione centrale a quelle attive silenziando il comando nel passaggio) ed il controllo del bilanciamento. La posizione delle chiavette utilizzate per questi tre comandi si vede chiaramente anche dal punto d’ascolto; poi c’è una presa per cuffie con connettore grande dotata di regolatore di livello a quattro posizioni.

Una dotazione sorprendente, da notare la presenza dell’ingresso fono per il giradischi con circuiti MM e MC e l’uscita cuffia.

Il pannello posteriore ospita una batteria di ottimi connettori corrispondenti ai comandi sopra elencati, più quelli per la gestione separata delle sezioni pre e finale che permettono anche, ma solo alternativamente, (a) una facile integrazione in un impianto multicanale tramite il “main in” e (b) il pilotaggio di un subwoofer amplificato; sono presenti anche un ingresso “trigger” per comandi d’accensione provenienti da altri apparecchi (ad esempio, un ricevitore audiovideo Yamaha), una connessione per un ripetitore esterno di telecomando ed una presa per i controlli dell’assistenza della Casa.

 

Voglio citare specificamente qui di seguito due particolari che mi hanno colpito di questa macchina.

Primo, i connettori dei diffusori acustici, che sono fra i più belli e funzionali che mi siano mai capitati in mano. Hanno ampi spazi di manovra, sono ben distanziati, accettano e serrano qualsiasi terminazione ma soprattutto godono di una manovrabilità eccezionale. Ricordano nel disegno e nel funzionamento i galletti di serraggio delle ruote a raggi delle auto sportive degli anni ’60. Meritano una foto dedicata, ve la metto più sotto.

Secondo, gli indicatori di livello sul pannello frontale, che contribuiscono in modo determinante all’aspetto vintage dell’amplificatore. Sono davvero belli, specialmente nella versione dell’apparecchio color alluminio, e realizzati a regola d’arte. Il trasparente che li copre è limpidissimo e perfettamente adattato alla finestra. Talmente belli, caratterizzanti ed evocativi di un’epoca d’oro che la loro foto apre addirittura questo articolo. E’ possibile tramite commutatore sul pannello frontale decidere se farli funzionare come VU-meter (VU sta per Volume Unit) o come indicatori del segnale di picco (peak meter).

Anziché VU o picco avrei preferito poter selezionare due diverse scale di sensibilità in VU per vedere gli aghimuoversi sempre a corsa lunga, anche perché a voler essere proprio pignoli l’indicatore ad ago non è il massimo, per via della sua massa non nulla anche se ridottissima, per misurare il valore di picco che per sua natura varia fulmineamente (a tale scopo, per indicare il picco dalla fine dei ’70, quando i led si resero disponibili si iniziò ad utilizzare una scala di tali diodi luminosi, ovviamente privi di massa mobile). Ma li trovo splendidi così come sono.

E quindi viene la domanda: ne stiamo parlando in dettaglio, sono bellissimi, ma a che cosa servono? Spesso se ne dibatte fra appassionati; diciamo innanzi tutto che sapere quanta potenza si sta impiegando non è mai male, ma mi ha colpito una frase al sito della Yamaha: “L’A-S3000 presenta degli ampi level meters sul pannello frontale, in grado di dare un immediato senso della dinamica e delle pulsazioni della musica”. Bella definizione.

 

Note costruttive comuni alle due macchine riguardano la razionale organizzazione dei pannelli posteriori, la costruzione votata alla solidità ed alla soppressione delle vibrazioni, la qualità delle serigrafie e la cura dedicata a due componenti spesso giudicati secondari: i piedini ed i pannelli superiori.

I piedini sono provvisti di un ingegnoso sistema composto da una punta coperta da un tappo calamitato rimovibile; è quindi possibile combattere le vibrazioni sia accoppiando gli apparecchi al piano tramite le punte sia isolandoli tramite le superfici lisce e moderatamente smorzanti dei tappi calamitati. I singoli pezzi sono inoltre regolabili in altezza girandoli, per una perfetta messa in bolla e stabilità.

I coperchi non sono la solita lastra piegata ad U che incontriamo spesso anche in realizzazioni di alto pregio, ma sono due pesanti lastre lavorate come avevo detto sopra a trama di due livelli di sbalzo con elementi riportati per la congiunzione con gli altri pannelli. Ne conseguono una sordità, una resistenza alle vibrazioni ed una solidità davvero rimarchevoli, pur conservando un aspetto gradevole ed una elevata capacità di sfiato dell’aria calda per l’amplificatore. Da notare che smontarli è stato facilissimo grazie alla precisione delle sedi delle viti.

 

Il telecomando è quasi identico per i due prodotti, molto ergonomico e pratico da utilizzare. Ciascuno dei due telecomandi può attivare le funzioni principali dell’altro apparecchio (ad esempio, il telecomando del lettore contiene anche i principali comandi per manovrare l’amplificatore). Io ho finito per utilizzare solo quello del lettore; più avanti trovate una foto (sito Yamaha) del telecomando dell’amplificatore.

I manuali godono di un apprezzabile sforzo editoriale, sono chiari e ben impaginati ed includono un interessante riassunto della storia della Yamaha nell’audio d’alto livello. Una foto di ciascuno dei due è più avanti in questo testo. Molto valida la suddivisione in sezioni e l’approfondimento dei singoli temi, non ho mai avuto dubbi o perso tempo per cercare le informazioni che mi servivano. Qualche piccola imprecisione, ma di poco conto.

L’imballo è un semplice cartone con fianchetti sagomati di polistirolo ed un telo avvolgente di materiale sintetico; è sufficiente, ma per prodotti di questa levatura si poteva fare decisamente di meglio.

La garanzia è quella standard di due anni che sono aumentabili a cinque, al momento senza sovrapprezzi, registrandosi al sito della Yamaha.

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Vivere con gli S3000: l’ascolto

Naturalmente i giudizi sono rapportati alla classe degli apparecchi, è chiaro che a questi livelli ci si attende molto di più che al livello delle buone macchine di fascia media.

Ho ascoltato a lungo i due Yamaha, qui riporterò pertanto soltanto alcuni dei dischi più significativi che ho utilizzato. I due giapponesi si sono alternati soprattutto con la mia amplificazione titolare composta da preamplificatore Galactron Mk 2016 e finali mono Galactron Mk 2151 Classe A connessi in bilanciato. Le sorgenti sono state l’intramontabile lettore SACD Philips DVP 9000S ed il registratore a bobine Akai GX600DB. Il tutto ha pilotato le mie Klipschorn 1977 AlNiCo e crossover AA e le mie JBL anni ’80 con woofer da 25 cm. di cui ignoro il codice; altri apparecchi hanno via via partecipato ai riscontri.

 

Iniziamo quindi dal lettore da solo. Appena partito il disco, con un valido tempo di 13 secondi sia per il SACD che per il CD da quando si preme il pulsante “play” a cassetto aperto a quando parte il contatore sul display, il CD-S3000 impressiona per la eccezionale quantità di dettagli estratta dal supporto e riproposta con precisione ed autorevolezza sulla scena acustica, per la brillantezza della gamma medio alta e per l’autorevolezza di quella bassa. E questa è la cifra dell’apparecchio, confermata poi dagli ascolti estensivi.

L’immagine è davvero ad alta risoluzione; ci sono tutti i particolari ma nessuno ruba la scena all’altro, la scansione dei piani è ottima sia in profondità che in altezza, tutta una serie di piccole sfaccettature emerge a tutto tondo. Nel tempo ho riscontrato una tendenza a disporre gli strumenti con i primi piani leggermente più in basso di quelli posteriori, una connotazione comunque e non un difetto.

Bellissima la voce umana, sia maschile che femminile, con un vigoroso supporto dal medio basso che non viene però mai in avanti. Convincenti le proporzioni dei cantanti, che non yamaha-a-s3000-blackpiano-black.jpg.aef878e4be7a697d6db26c7f69876f49.jpgsembrano mai troppo esili o troppo corpulenti. Perfetta ad esempio la riproduzione della voce di Rebecca Pidgeon nel SACD "Retrospective" (Chesky), molto presente senza essere iper dettagliata.

La gamma bassa è un altro fattore di grande pregio; molto presente ma mai invadente, riesce a mantenere una valida articolazione anche nei passaggi più impegnativi e connota piacevolmente la riproduzione. Credo peraltro che in questa gamma bassa presente ma non malata di protagonismo e negli acuti luminosi, anzi direi scintillanti, si rifletta il carattere del convertitore ES9018.

Ottima la dinamica, la micro forse ancor più della macro, a conferma di una predilezione generale per la cura del dettaglio.

Spesso la musica che ascoltiamo è rilassante, a volte invece è impegnativa; quella riprodotta dal CD-S3000 mette addosso come un certo buon umore per via del ritmo e della luminosità della riproduzione (sempre che non stiate ascoltando il requiem di Mozart!).

Se dovessi cercare il pelo nell’uovo di questa bella prestazione, direi che la musica potrebbe ricomporsi in modo più organico dall’insieme dei dettagli distribuiti nello spazio e dai contributi delle singole gamme bassa, media ed acuta.

Non riesco a trovare un genere musicale d’elezione per questo lettore, in realtà è andato molto bene dal jazz alla lirica ma è stata davvero bella anche la prestazione con la musica da camera. Ha gestito in scioltezza il piano di Rubinstein ne “I notturni” (Frédéric Chopin, “19 Nocturnes”, doppio CD, BMG-RCA, Roma 1965), un’edizione di riferimento per la qualità del master analogico, un compito nient’affatto facile per un lettore CD. Grazie alle capacità di dettaglio, inoltre, nessun problema a sbrogliare le matasse della musica sinfonica.

Le prerogative del SACD (quando realmente sfruttate da chi ha prodotto il disco, annoto con cattiveria) vengono fuori tutte.

La macchina ha esibito un comportamento molto convincente anche come convertitore di file; non sono in grado di dire quanto abbia influito da sola la presenza del clock nell’integrato che gestisce la porta USB, ma certo questo canale è stato curato in ogni dettaglio e la prestazione è molto convincente.

 

L’amplificatore da solo ha mostrato una impostazione simile al lettore ma più compassata, ho ritrovato la vigorosa ma non prepotente gamma bassa e la definizione e vivacità in gamma acuta. Lascia che la gamma bassa venga un po’ troppo in avanti rispetto a quella media in alcuni passaggi, ma questo è l’unico appunto che si può muovere ad una macchina che gioca perfettamente il suo ruolo di “filo con guadagno”.

Ottima la dinamica, micro e macro, senza incertezze neppure a potenza ridotta su un carico non facile. La chitarra di Andrew White in “Guitara celtica” (Linn CD) gode di una bella prestazione dinamica sulle pizzicate alle corde; le percussioni in di Takeshi Inomata hanno tempi di attacco e di rilascio nettissimi (Takeshi Inomata & Separation, “Ex-Spiral”, XRCD, New Sonic Dimension), sia in gamma bassa dove il punch arriva dritto allo stomaco che in gamma media ed acuta con rullanti veramente esplosivi dove la traccia lo richiede.

 

Quando gli ho chiesto corrente, l’A-S3000 non si è fatto certo pregare; mi sembra che i watt dichiarati ci stiano abbondantemente tutti, e che ce ne sia d’avanzo.

Bella la scena sonora, densa di particolari ma non confusa, molto stabile.

Anche il SACD de “Le quattro stagioni” (Vivaldi, M.Fornaciari, “Le Quattro Stagioni”, SACD, Foné) è venuto fuori con archi netti e ben dimensionati, ricco di dettagli e timbricamente corretto. Gli esecutori erano correttamente dimensionati e posizionati in ambiente.

Il suono dell’A-S3000 mi ha ricordato quello dei migliori amplificatori di scuola inglese con la caratteristica peculiare di una gamma acuta più vivace.

Ho utilizzato molto anche l’uscita cuffie, fortunatamente per connettori grandi, con la mia Sony MDR 7506; devo dire che ho avuto degli splendidi ascolti notturni con una riproposizione del messaggio sonoro fuori dallo spazio fra gli archetti ed una gamma bassa sorprendentemente, per una cuffia, presente.

A proposito di ascolti notturni: nel paradiso rappresentato dalle moltissime funzionalità di questo amplificatore, l’unica cosa che forse mi è mancata è un controllo del loudness; e pensare che la Yamaha ne costruiva di ottimi fra gli anni ’80 e i ’90, con livello d’intervento regolabile tramite manopola.

Lo stadio fono MM ha confermato la ormai consueta impostazione della macchina, ed un livello del rumore di fondo sorprendentemente basso, prestazione a cui non deve essere estranea l’accuratissima progettazione dei percorsi di massa e delle protezioni dai disturbi vantata dalla Yamaha; il foglio dati parla per le testine MM di 93 dB secondo lo standard IHF A, che dovrebbe corrispondere al Pesato A.

Ho poi provato a testare individualmente, solo per alcune ore, le due sezioni pre e finale, riscontrando che si tratta di realizzazioni sostanzialmente omogenee per impostazione sonora e livello, forse è di un capello più riuscita la sezione preamplificatrice di quella finale; francamente vedo usare le separazioni fra le due sezioni degli amplificatori integrati quasi sempre per inserire un altro componente nel circuito, raramente invece per migliorare in via definitiva una delle due sezioni con l’inserimento di un apparecchio esterno; non ho quindi approfondito oltre.

CD-S3000 ed A-S3000 insieme. I due apparecchi si completano a vicenda, ed il risultato è una sinergia sicuramente raccomandabile. L’insieme guadagna ancora qualcosa in musicalità ed omogeneità e la gamma bassa rimane potente ma ancor meglio allineata a quella media. Bella coppia davvero.

 

Vivere con gli S3000: note d’uso

Comodissimi e ben bilanciati i telecomandi. Come già detto, il display del lettore è come spesso accade piccolo e quindi difficile da interpretare dal punto d’ascolto come pure la posizione esatta del selettore d’ingressi e quella della manopola del volume dell’amplificatore, queste due in fondo non molto importanti; ottima invece la visibilità dei controlli di tono e di bilanciamento. Molto pratico il regolatore di livello dell’uscita cuffia che permette di utilizzare quest’ultima ai medesimi livelli di volume consueti per i singoli dischi.

Le proporzioni dell’amplificatore (più profondo che largo) richiedono qualche attenzione nel retro dell’impianto per evitare ai cavi, specialmente a quelli schermati, curve troppo strette che potrebbero risultare loro sgradite.

Raccomando di collegare sia il lettore che l’amplificatore ad altri apparecchi usando il collegamento bilanciato ogni volta che la circuitazione del partner è anch’essa realmente bilanciata; fra i due Yamaha il collegamento bilanciato è d’obbligo. Se ne guadagna in dettaglio e verve.

 

Value for money

A prova finita avevo in mente un concetto che faticavo a focalizzare, ma che sono riuscito a concretizzare rileggendo i miei appunti.

I due S-3000 danno la sensazione di poter durare in eterno, in più c’è il servizio di assistenza e di post vendita di uno dei giganti mondiali dell’elettronica di consumo (e non solo).

Ma non c’è soltanto questo; dalla qualità costruttiva quasi esuberante dei due apparecchi (solo ad esempio: schermature, elementi irrigidenti, precisione negli assemblaggi), dalla cura meticolosa della circuitazione (connessioni a vite di molti componenti, percorsi di massa, stadio fono a componenti discreti), dalla dotazione di funzionalità per qualsiasi esigenza dell’utente anche esperto (porta USB per DSD sul lettore, attenuatori d’ingresso sugli XLR, regolatore di livello per la cuffia dell’ampli), dalla selezione di tante funzionalità oggi non più diffuse (controlli di tono, indicatori di livello, presa cuffia, stadio fono), dai manuali stampati come libri patinati che recano dalla storia della Yamaha e dei suoi apparecchi, emerge un grandissimo rispetto per il cliente. Un rispetto che nell’alta fedeltà e nell’high-end di oggi è tutt’altro che scontato.

La coppia dei due Yamaha, come detto in apertura, supera i novemila euro di listino. A questi livelli di prezzo non ha senso chiedersi se un apparecchio sia economico o costoso, ma se dia al cliente un valore adeguato al prezzo che ha pagato. Tenuto conto della combinazione di prestazioni e di caratteristiche costruttive, i due apparecchi del Sol Levante non faranno certo rimpiangere i soldi spesi.

 

Conclusioni

La domanda è la solita: a quale uso si può destinare l’oggetto in prova?

In questo caso, l’impostazione musicale e la ricchezza di dotazioni fanno propendere per entrambi gli apparecchi, anche da singoli, per un utilizzo quasi universale in impianti di alto livello. Chi fosse facilmente condizionabile dall’appartenenza di un marchio all’Olimpo dell’alta Fedeltà, ricordi ciò che Yamaha ha significato in termini di apparecchi hi-fi di alta gamma.

Personalmente vedo gli S-3000 come partner ideali di appassionati molto esigenti, che amano mettere bene a punto il proprio impianto ma che poi lo utilizzano per macinare riproduzioni di alto livello di grandi quantità di musica, magari alternando sorgenti diverse fra loro perché hanno un vasto repertorio di supporti e formati, appassionati che hanno anche la maturità per dare una toccatina ai controlli di tono dell’amplificatore quando c’è da aiutare una registrazione sfortunata o un ambiente recalcitrante. E che sanno perdersi dietro il movimento delle lancette degli indicatori di livello nella penombra della sala d’ascolto.

La capacità del CD-S3000 di leggere e accettare in ingresso tramite la porta USB praticamente tutti i principali standard in circolazione ne fa una risorsa sicura.

Del pari, questi possono essere gli apparecchi per l’impianto di casa di professionisti (musicisti, produttori, editori) che hanno bisogno di qualità audio, versatilità ed affidabilità assolute quando “si portano il lavoro a casa”.

 

La presenza decisa ma corretta sul mediobasso e la possibilità di collegare un subwoofer amplificato per completare la gamma audio ne fanno una coppia molto, molto indicata per pilotare mini diffusori di alta qualità o sistemi, sempre d’alto livello, mini più subwoofer. D’ora in avanti la consiglierò spesso per questo ruolo.

Un’altra funzionalità che dovrebbe far alzare le antenne degli appassionati è la separazione fra preamplificatore e stadio finale dell’A-S3000, che da la possibilità di inserirlo in un sistema multicanale per il cinema in casa con la possibilità di selezionare dal pannello anteriore se farlo funzionare come finale per i frontali asservito al controllo di volume del ricevitore HT oppure se lasciarlo nel suo ruolo di cuore dell’impianto stereo, usando gli stessi diffusori.

Ma c’è un altro ruolo che secondo me calza a pennello all’amplificatore: cardine di impianti vintage. Acquistato in versione color alluminio chiaro (magari con i fianchetti sostituiti a garanzia scaduta da una coppia di legno conservando gli originali), potrebbe dare a molti diffusori del periodo a cui si ispira quei watt e quel controllo che all’epoca sono loro mancati; penso ad esempio a diffusori come le AR10p o molte KEF, con un aspetto perfettamente in stile.

La precisione nella ricostruzione dei dettagli e del palcoscenico virtuale uniti all’impostazione per certi versi inglese fanno dei due Yamaha dei partner da provare per le Tannoy.

Non sono invece in termini di impostazione musicale, non certo per dotazioni, il partner d’elezione per i diffusori ad alta sensibilità quali le Klipsch Heritage più grandi, anche se non sfigurerebbero certo; con le più piccole il discorso cambia, infatti anche il mio amico e redattore, Vincenzo Traversa, mi diceva di aver ascoltato in dimostrazione l’A-S3000 con una coppia di Heresy ricavando un’impressione molto positiva.

Vedrei bene anche, per i generi più energici in gamma bassa, un’accoppiata con diffusori di lunga tradizione e… solida presenza nel basso come le realizzazioni da pavimento ProAC, JBL o B&W, con un occhio di attenzione al collocamento in ambiente per evitare code e sempre, nel caso di B&W, che piaccia un suono aperto in alto.

Questi sono ovviamente solo alcuni esempi di possibili, particolari utilizzi; ripeto che la serie 3000 è sostanzialmente universale (ma non di bocca buona, non lesinate sui loro compagni di strada).

 

La risposta

Siamo arrivati in fondo. Ci eravamo chiesti in apertura se questi apparecchi potessero entrare dalla porta principale nel mondo dell’alta fedeltà di altissimo livello.

La risposta è in un vecchio detto della comunità audio che così spiega le assenze permanenti o temporanee di certi marchi giapponesi da alcune produzioni di punta: “Non ci sono cose che i Giapponesi non sono in grado di fare, ci sono soltanto cose che i Giapponesi non hanno voglia di fare”.

Stavolta, sembra che ne avessero voglia davvero.

Votazioni riassuntive (rapportate anche alla categoria di prezzo d’appartenenza, la scala quindi risulta più restrittiva per l’apparecchio in prova).

Scala da 1/5 a 5/5, maggiore il punteggio migliore la prestazione

 

Lettore e convertitore Yamaha CD-S3000 – prezzo di listino euro 4.335 iva inclusa

  • Design e Costruzione: 5
  • Universalità (interfacciamenti, utilizzo): 4,5
  • Suono: 4,5
  • Concretezza (capacità di soddisfare le esigenze): 5
  • Value for money: 4,5
  • Totale: 23,5/25

 

Amplificatore stereofonicoYamaha A-S3000 –prezzo di listino 4.839 euro iva inclusa

  • Design e Costruzione: 5
  • Universalità (interfacciamenti, utilizzo): 5
  • Suono: 4,5
  • Concretezza (capacità di soddisfare le esigenze): 5
  • Value for money: 5
  • Totale: 24,5/25
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  • Thanks 1
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