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Yamaha Serie 2100, a spasso nel mondo della musica


Fabio Cottatellucci

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Yamaha ha da poco festeggiato i 125 anni con un ritorno in grande stile nel settore dell’alta fedeltà di punta - o se preferite, high end - per la gioia di chi ricordava le sue realizzazioni top dei tempi passati, ad esempio i diffusori della serie 1000 e gli amplificatori mono a forma di piramide tronca. Lo ha fatto varando le proprie ammiraglie, il lettore CD-S3000 e l’amplificatore A-S3000che abbiamo recensito qui.

 

Design: uno sguardo al futuro e uno a “c’era una volta in Giappone”

Il lettore ha un design moderno, sobrio e minimalista, senza inutili ricercatezze stilistiche, che contribuisce   alla facilità generale di utilizzo. Il display è molto ben leggibile, celeste chiaro su fondo nero, peccato che non sia un po’ più grande.

L'amplificatore invece sembra arrivare dai più bei ricordi dei tempi d’oro dell’alta fedeltà, a cominciare dagli strumenti di misurazione ad ago, per proseguire con la batteria di comandi a chiavetta retaggio degli Yamaha classici e con diversi piccoli controlli molto ben realizzati. La macchina da due metri di distanza si può benissimo scambiare per un amplificatore della metà degli anni settanta, e intendo decisamente questo come un complimento.

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Note estetiche comuni alle due macchine riguardano: la disponibilità nei colori alluminio e nero.

A me l’ampli piace più silver e il lettore nero, anche perché così la livrea ha il colore più intonato all’epoca di riferimento (moderna il lettore, anni settanta l’amplificatore).

Per la coppia sceglierei l’alluminio; i pannelli laterali di legno, molto ben lavorati (ne trovate più oltre una foto da entrambe le facce).

Quelli degli apparecchi in prova erano neri “lacca piano”, una finitura di lusso che è anche un riferimento alla produzione di pianoforti della Casa. Ma all’estero ci sono anche color legno, che per l’ampli sarebbe filologicamente il massimo.

Chi è interessato potrebbe provare ad averli su richiesta; il telecomando, con tasti e pannellino superiore d’alluminio spazzolato.

Nonostante la distanza fra le epoche cui le estetiche dei due apparecchi si riferiscono, questi stanno benissimo insieme e soprattutto le scelte di disegno non vanno mai a detrimento della funzionalità. Oltre a soddisfare il senso estetico, infatti, contribuiscono come accennato sopra a rendere l’utilizzo quotidiano particolarmente agevole.

 

Costruzione: due corazze da samurai

Il lettore e l’amplificatore della serie 2100 sono apparecchi realizzati con grande cura, investendo con determinazione le risorse progettuali dove queste possono davvero migliorare il risultato; apparecchi molto giapponesi nell’approccio realizzativo, per la cura e l’intelligenza profuse, e molto solidi, come lascia intendere il titolo di questo paragrafo.

Note costruttive comuni alle due macchine: ottimi la precisione degli assemblaggi, i riscontri dei fori per le viti fra i vari pannelli, la precisione degli incastri con le proprie sedi.

Molto curata la lotta alle vibrazioni: ad esempio i telai, oltre ad avere elementi strettamente serrati fra loro, coperchi compresi, beneficiano entrambi di una traversa di irrigidimento nera, larga e piatta, che li percorre a tutta profondità unendo i bordi superiori dei pannelli frontali e posteriori e ricevendo due delle viti di fissaggio del coperchio, così da rendere l’insieme una sorta di blocco unico molto rigido. La vedete chiaramente nelle foto degli apparecchi aperti.


Sono presenti dei pannellini adesivi smorzanti incollati all’interno dei coperchi e nei corrispondenti punti dell’interno macchina, che contribuiscono a render sordo il telaio. Questa soluzione era già praticata negli Yamaha degli anni novanta, ad esempio negli ampli della serie AX, dove serviva a non far vibrare i trasformatori. Qui sotto potete vedere il coperchio del lettore con questi adesivi, accanto ai pannelli laterali lacca piano sia dal lato esterno che da quello, anch’esso molto lavorato, interno.

Inoltre i piedini, gli stessi della serie ammiraglia S-3000, possono essere riconfigurati in un attimo come piedi disaccoppianti o come punte accoppianti, e ruotati per variarne l’altezza mettendo così in bolla l’apparecchio.

Unico appunto: in tanta precisione, le due viti centrali di fissaggio del coperchio superiore, che impanano sulla traversa, avrebbero potuto essere centrate nella loro sede con maggior cura. Il telecomando è comune ai due prodotti, cambiano solo i pulsanti, molto confortevole nell’utilizzo. Ciascuno dei due gestisce il proprio apparecchio ma anche le principali funzioni dell’altro, per cui nella pratica l’utente ne può utilizzare uno solo semplificandosi alquanto la vita. Io ho optato per quello del lettore.

I manuali sono dei bei libretti, realizzati con cura su un formato grafico molto chiaro. Leggo sempre i manuali degli apparecchi in prova, e questi non mi hanno praticamente mai lasciato perplessità o zone grigie.

L’imballo è adeguato, scatola di cartone con imbottiture di polistirolo e foglio avvolgente di materiale sintetico; quello dell’ampli aveva intorno due pratici nastri di plastica, utili per afferrare una confezione da oltre ventitré chilogrammi. Non tagliateli via! La garanzia è di due anni, che salgono a cinque previa attivazione al sito della Yamaha (anche la sorella maggiore, la Serie 3000, beneficia ora di questi termini di garanzia). Al momento non è previsto sovrapprezzo. A questi indirizzi della Yamaha troverete ulteriori dettagli sugli apparecchi: CD-S2100 A-S2100

 

Il lettore multiformato legge CD, SACD e dischi contenenti dati in formato MP3 e WMA; è possibile selezionare, anche da telecomando, lo strato SACD o quello CD dei dischi ibridi (SACD più CD). Appartenendo la Yamaha al consorzio SACD, non è possibile la lettura del concorrente formato DVD-Audio.

La versatilità è elevatissima: connettori digitali ottici Toslink (cioè Toshiba Link); elettrici su jack RCA (S/PDIF, cioè Sony / Philips Digital InterFace); porta USB 2.0 (sarebbe stato divino averne una anche sul pannello anteriore). Il CD-S2100 gestisce file con profondità di 16 o 24 bit e campionamento massimo di 192 KHz; dalla USB 2.0 gestisce in entrata anche il formato DSD (quello dei SACD); non in uscita, come d’uso, a causa della protezione anticopia.

Fornire a questi livelli di prezzo, in combinazione con le altre caratteristiche di pregio, un ingresso per il DSD testimonia della volontà di fornire al cliente un lettore allineato agli standard più aggiornati;  devo comunque dire che, personalmente, l’interesse del pubblico e dei produttori sembra rivolto più al PCM ad alto campionamento che al DSD, ma questa è altra questione e comunque la macchina il PCM ad alta definizione, come detto sopra, lo gestisce.

Chi converte tutto questo ben di Dio? Un chip venuto dalla California, prodotto da quella ESS Technologies che si trova sempre nel lotto dei primi della classe: il convertitore digitale-analogico a 32 bit ES9016 della famiglia dei DAC Sabre32, a cui di solito si attribuisce un suono molto dettagliato con medio bassi ben presenti (ma ricordiamo sempre che i convertitori… non suonano da soli!). E’ localizzabile nella foto più sotto, sulla sinistra, evidenziato da un circoletto giallo. Ci siamo fatti confermare dalla Yamaha che, a differenza di molte altre macchine in cui il segnale in formato DSD viene inviato al DAC previa conversione in formato PCM, nel CD-S2100 la conversione del formato DSD in analogico avviene sempre direttamente; quindi il segnale DSD viene inviato al DAC senza la sopra menzionata conversione in PCM.

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Venendo alle caratteristiche più fisiche, la meccanica è un pezzo da esposizione, la stessa del fratellone CD-S3000, con un cassetto veloce e preciso che stupisce per la leggerezza dato che comunica il senso di affidabilità di una cassetta di sicurezza. E’ montata sul telaio con una procedura che ne assicura l’allineamento e quindi anche l’orizzontalità se l’apparecchio nel suo complesso è in bolla.  Io non l’ho tirata fuori per via di questa avvertenza sul sistema di centratura in fabbrica, che temevo di compromettere; ve ne mostro comunque qui sotto una foto tratta dal sito della Yamaha.

Il pannello frontale mostra una precisione di montaggio eccellente, senza alcuna  fessura, e un display limpidissimo ma sottile e senza funzione CD text, quindi non potrete leggere il nome del brano che state ascoltando. Come già osservai per l’ammiraglia della Casa, questa soluzione mi da idea di essere anche troppo audiofila. Ci sono poi un selettore degli ingressi, quello già menzionato dello strato CD /SACD, un tasto “pure direct” che il display di cui sopra ve lo spegne del tutto, com’è giusto che sia, in nome della qualità della riproduzione. Tutto anche da telecomando.

La macchina esce in analogico su connettori bilanciati XLR e non bilanciati su RCA. Sul retro ci sono anche l’attacco per la diagnostica computerizzata e un ripetitore di telecomando per sistemi “tutto Yama”.

 

Un piacere esaminare l’interno, con circuitazione completamente bilanciata (evitate quindi che i negativi delle uscite siano collegati o scambiati fra di loro). E’ ripartito in due sezioni, per il segnale digitale una, e per il segnale analogico l’altra, servite ciascuna da un trasformatore dimensionato per ben più alti assorbimenti, rispettivamente a lamierini e toroidale; questi pezzi danno la loro buona mano per portare il lettore ai suoi 15,6 chilogrammi di peso. Sono collocati inusualmente nella parte anteriore del telaio, probabilmente per abbreviare e proteggere ulteriormente da disturbi i percorsi del segnale verso le uscite posteriori. Numerosi gli accorgimenti circuitali, come ad esempio viti di rame invece di saldature sui percorsi di massa per avere più contatto e meno impedenza circuitale. Il CD-S2100 misura, L x A x P,  435 x 137 x 438 mm, quindi è praticamente quadrato.

La porta USB è gestita da un chip proprietario, ASIO 2.3 Yamaha Steinberg. Se utilizzate la porta USB, dovete scaricare dal sito della Casa i driver. Lo Yamaha Steinberg genera un proprio clock, sincronizzabile a sette livelli di adattamento con quello in ingresso di un PC esterno. Nel manuale d’istruzioni è dichiarato compatibile con i più diffusi sistemi operativi Windows e Mac; a chi volesse usare come hi-fi PC una macchina sotto XP, suggerisco un approfondimento col negoziante o col costruttore, poiché la documentazione non è chiarissima su questo sistema operativo; l’ideale sarebbe una prova col proprio computer. Anche a costo di passare per il Furio del film “Bianco rosso e Verdone”, proverei il lettore con la mia macchina anche se avessi un Mac con OSX.

 

Amplificatore. Parliamo di un apparecchio di dimensioni importanti ma non enormi (L 435 x A 157 x P 463 mm.) che raggiunge il ragguardevole peso di 23,4 chilogrammi.

Dentro troviamo un trasformatore a lamierini posto quasi a ridosso del pannello anteriore, immagino per le stesse ragioni che hanno spinto a mettere i trasformatori in avanti nel lettore, ma qui c’è anche la maggior prossimità con i banchi di transistor di potenza, situati sui lati con dissipatori verso l’esterno. Circuitazione anche sul retro del pannello frontale, una scelta che pochi anni fa era ancora considerata un po’ eretica (secondo me solo perché derivata dall’home theater) ma ormai largamente adottata su macchine di alto livello avendo dimostrato la propria validità.

Sono rimasto sorpreso da un certo disordine interno rispetto al lettore; è presente un affastellamento dei componenti sulle schede e alcuni passaggi cavo non sono proprio intuitivi. Ma è anche vero che c’è un sacco di roba da collegare e che gli ingegneri della Yamaha dovevano aver molto chiaro il loro progetto, dato che l’apparecchio comunque è silenziosissimo ed appare facilmente smontabile.

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La sezione phono, per testine a magnete mobile (MM, Moving magnet) e a bobina mobile (MC, Moving Coil), è realizzata a componenti completamente discreti; a me sembra proprio la stessa del fratello maggiore A-S3000 e infatti come quella s’è comportata.

Ottimi i comandi, installati con grande precisione, consistenti al tocco. I controlli di tono escludono in posizione centrale il relativo circuito; la zona di passaggio sul flat, silenziata, poteva essere un po‘ più stretta.

Per il controllo di volume si è optato per la stessa soluzione adottata sull’A-S3000, un comando realizzato su specifica dalla New Japan Radio e basato sulla commutazione di resistenze. Il comando “mute”, molto gradevole a vedersi in azione, fa direttamente muovere avanti e indietro la manopola motorizzata del volume. Il selettore d’ingressi è un’altra manopola che però comanda un selettore elettronico, non meccanico, senza fine corsa, che scorre lungo la lista degli ingressi attivando quello selezionato, con led di conferma.

 

L’amplificatore dispone di quattro ingressi ad alto livello uno dei quali fa parte di un ingresso / uscita (tape loop) per collegare un registratore a bobine, a  cassette, un equalizzatore o altra unità esterna, e dell’ingresso per il giradischi.

Vi sono poi una posizione “main direct” che fa funzionare la macchina come solo finale e due ingressi bilanciati. Sul pannello posteriore dell’A-S3000 esistono dei commutatori per invertire la fase del segnale dei connettori XLR dei due ingressi bilanciati. Azionandoli potete rispristinare la fase corretta pure per sorgenti con connettori XLR cablati secondo lo  standard europeo, quasi desueto e comunque utilizzato soprattutto… dai giapponesi, che prevede l’inversione fra i pin 2 e 3; ma permette anche di cambiare la fase assoluta del vostro impianto quando usate questi ingressi.

Sono presenti anche il controllo del bilanciamento e la presa per cuffie con connettore grande; un regolatore del livello dell’uscita cuffia permette di utilizzare quest’ultima ai medesimi livelli di volume consueti quando si ascolta coi diffusori.

I connettori sul pannello posteriore sono di ottima qualità, spiccano quelli per le due coppie di diffusori previste (l’A+B selezionabile dal pannello frontale è significativamente chiamato “A+B Biwiring”)  uno dei quali fa bella mostra di sé, smontato, nella foto qui sotto.

Ci sono anche le entrate e le uscite delle sezioni pre e finale, utili fra l’altro per l’ integrazione con un impianto multicanale (ingresso “main in”) o il collegamento ad un subwoofer amplificato, ma solo in alternativa fra loro; anche qui come sul lettore troviamo l’attacco per la diagnostica computerizzata e un ripetitore di telecomando per sistemi “tutto Yama”.

 

I bellissimi indicatori ad ago possono funzionare da VU-metri (VU-meter) o indicatori di picco (peak meter); nella prova dell’A-S3000 scrivevo un’annotazione che vale anche qui: “Anziché VU o picco avrei preferito poter selezionare due diverse scale di sensibilità in VU per vedere gli aghi muoversi sempre a corsa lunga, anche perché a voler essere proprio pignoli l’indicatore ad ago non è il massimo, per via della sua massa non nulla anche se ridottissima, per misurare il valore di picco che per sua natura varia fulmineamente (a tale scopo, per indicare il picco dalla fine dei ’70, quando i led si resero disponibili si iniziò ad utilizzare una scala di tali diodi luminosi, ovviamente privi di massa mobile). Ma li trovo splendidi così come sono.” Beh, sono splendidi anche questi, pur se più piccoli, e caratterizzano totalmente il frontale dell’apparecchio riportandoci indietro agli anni d’oro.

 

Suono. A spasso nel mondo della musica

Gli S2100 hanno avuto a che fare con la mia amplificazione Galactron, pre Mk 2016 più due e finali mono Mk 2151 Classe A connessi in bilanciato, e con varie sorgenti quali il lettore SACD Philips DVP 9000S ed il registratore a bobine Akai GX600DB. Come diffusori ho utilizzato le mie Klipschorn 1977 AlNiCo e crossover AA e una coppia di JBL anni ’80 con woofer da 25 cm. di cui non ho mai scoperto il codice. A fare da outsider, la mia cuffia Sony MDR 7506. Altri apparecchi hanno dato man forte all’occorrenza.

Consigliato per entrambi gli apparecchi il collegamento in bilanciato verso altri apparecchi, se sono bilanciati anch’essi; il collegamento bilanciato è poi obbligatorio se si usano i due Yamaha in coppia, poiché il suono risulta più dettagliato e dinamico.

Lettore. La macchina si comporta molto bene, esprime un suono abbastanza inglese, rigoroso su tutte le gamme. Convincente la ricostruzione spaziale, senza voglie strane di mostrare effetti speciali irreali. Rispetto alla scuola inglese, ha più voglia di spingere sul medio basso e di illuminare un po’ il quadro in alto, e riesce a farlo senza indurire il suono. Come nella serie 3000 e com’è inevitabile, l’impronta del convertitore ESS 9016 si sente.

Le voci sono molto belle, il dettaglio non nuoce mai alla voce nel suo insieme; la statura fisica, l’intonazione e certe peculiarità esecutive di alcuni artisti si ritrovano con precisione, come ad esempio una certa tendenza di Rebecca Pidgeon a voler sembrare, quando il brano lo consente, particolarmente eterea. Voci maschili potenti ma non tonanti, il “Non più andrai” da “Le nozze di Figaro”, cantato da Claudio Desderi con la London Philarmonic Orchestra diretta da Bernard Haitink, edizioni EMI, è esplosivo solo dove serve e fluido nel resto dell’aria. Di buon livello la dinamica, la macchina non ha mai “strappato” neppure nei salti di livello più arditi. Lo Yamaha ha reso pienamente giustizia ai SACD, quando il formato è stato sfruttato per davvero dall’editore del disco.

Il  CD-S2100 ha lavorato bene sia come lettore, che come unità di lettura singola (a proposito: circa 13 secondi dalla pressione del tasto d’inizio a cassetto aperto a quando il contatore del brano inizia a girare, un buon tempo); ha lavorato benissimo anche come convertitore sia per la versatilità che per la facilità d’ingresso, essenziali per queste macchine, ma soprattutto per la qualità musicale espressa. Impronta sonora come quando si legge da disco, risultati varianti ovviamente in base al supporto.

Una macchina sostanzialmente universale, merito dell’impostazione un po’ inglese, ma che ha voglia di dire la sua sul medio basso a differenza di tanti lettori più tirati, e rende così molto accattivante ad esempio il pianoforte, ne “I notturni” incisi da Rubinstein (Frédéric Chopin, “19 Nocturnes”, doppio CD, BMG-RCA, Roma 1965, se fossero vinili avrei dovuto averne comprate già tre copie per quanto li ho ascoltati). Con la sinfonica ho trovato qualche piccola esitazione nei passaggi che comprendono insieme, ad esempio, archi in gamma bassa ed in gamma alta, ma la prestazione è stata più che soddisfacente.

Ma questo lettore non suona solo bene: suona anche molto rigoroso, spinge solo dove serve e dove forse molti lettori ci hanno abituato a non sentire più spingere, e la discreta luce che proietta in alto di gamma non rende il suono vetroso (ossessione di molti appassionati rimasti al suono degli Yamaha economici di vent'anni fa) ma permette di ascoltar meglio dettagli che si perderebbero altrimenti nella riproduzione complessiva.

Ma soprattutto, nessun apparecchio e specialmente nessun lettore dell’anno di grazia 2014, si esaurisce nella prestazione musicale. Ma di questo parlerò dopo.

 

Per l’amplificatore, la Yamaha dichiara 90 watt su 8 Ohm e 150 su 4 Ohm, erogati sulla banda dai 20 Hz ai 20Khz con lo 0,07% di DAC (distorsione armonica complessiva; di solito la troviamo indicata come distorsione armonica totale o con l’acronimo  inglese THD, Total Harmonic Distortion). All’ascolto direi che ci sono tranquillamente tutti.

Come dinamica, c’è tutta quella che serve in questa categoria, macro e micro, e la gamma bassa appare ben presente ma più frenata che nel lettore. In sostanza, l’amplificatore è rigoroso e mette a disposizione della musica tutta la potenza di cui essa ha bisogno, valorizzandola ma senza metterci del suo oltre il consentito.  Questo ha giovato sia alla riproduzione degli archi che a quella della chitarra. Il timbro quindi è equilibrato su tutta la gamma.

Bella la scena sonora, densa di particolari ma non confusa, molto stabile. Una mano santa con la sinfonica; gli interpreti della nona sinfonia di Beethoven eseguita dai Wiener Philarmoniker diretti da  Karl Böhm (edizioni Deutsche Grammophon), che uso spesso per questo tipo di test, non sono andati a  spasso per tutta la stanza a seconda del volume sonoro o, peggio, a nascondersi, come mi è accaduto con alcuni apparecchi, ma sono rimasti al loro posto (Placido Domingo in testa) anche nei pieni orchestrali.

Prestazione molto valida sulle voci, ben rifinite e correttamente dimensionate; il pianoforte viene riprodotto con grande aderenza al tocco dei tasti, senza ricercare quelle vibrazioni in più che magari nel disco sono appena accennate ma la cui esaltazione fa tanto apparecchio audiofilo.

Di notte mi son dato agli ascolti in cuffia, con una bella prestazione in termini di musicalità e di dettaglio, allineata alla cifra sonora dell’amplificatore quando lavora sui morsetti d’uscita sfoggiando anche un basso ben scolpito, ovviamente per delle cuffie. Peccato, di notte, la mancanza di un comando del loudness per quando non si usano le cuffie.

Buona la a prestazione col giradischi, lo stadio phono MM ha confermato la ormai consueta impostazione della macchina; sorprendente come nel fratello maggiore il livello bassissimo del rumore di fondo, del resto ho già detto che la scheda o è la stessa o è una sorella così somigliante che non si distinguono.

Le sezioni preamplificatrice e finale di potenza sono state provate anche individualmente, e devo dire di non aver riscontrato differenze di livello qualitativo.

Mi è piaciuta molto la capacità di offrire, in tutti i termini sopra descritti, una prestazione omogenea sia a basso volume che ad alto,  sia in cuffia che attraverso l’ingresso phono. Questo è molto importante per una macchina che fa della versatilità un proprio punto di forza: se cambiando sorgente o volume d’ascolto o passando dai diffusori alla cuffia, mi trovo in un mondo diverso, non ci siamo proprio.

 

I due S2100 insieme sono ottimi compagni di strada per andare a spasso nel mondo della musica. L’impostazione è omogenea e non c’è tendenza ad esaltare per somma le caratteristiche del suono, anzi con la coppia si ottiene una valida sinergia.

 

Value for money: ci sta tutto

Il value for money delle macchine per me è altissimo, parliamo di pezzi da duemila euro l’uno di listino (anche meno il lettore), per questa cifra è difficile fare o chiedere di più.

Di solito a questo punto un bravo recensore, se davvero soddisfatto del prodotto, avrebbe già usato da un pezzo la frase magica “Suona così bene che mi sono rilassato e ho dimenticato l’impianto, concentrandomi sulla musica”.

Beh, in realtà io non mi sono rilassato affatto, e non perché non suonassero bene, lo facevano eccome, ma perché avevo in mano due apparecchi dove c’era praticamente tutto lo smanettabile, il collegabile e lo scomponibile, che l’appassionato sogna o dovrebbe imparare a sognare.

La mia sala d’ascolto è diventata un tourbillon di connessioni volanti, cambi di apparecchi, collegamento dei singoli moduli, ad esempio la sezione preamplificatrice,  per vedere come andavano da soli, per non parlare dei salti di strato fra SACD e CD, dei relativi cambi d’ingresso, e chi più ne ha più maneggi.

Ebbene, da tanto attacca-ascolta-stacca è saltato fuori che la scheda phono dell’amplificatore potrebbe benissimo essere montata in un telaio con un alimentatore e venduta a parte come pre phono di alto livello. Che lo stesso può dirsi dell’ampli cuffia. Che i controlli di tono e di bilanciamento sono fatti molto bene, non disturbano e danno una mano con qualche incisione recalcitrante o con la sala d’ascolto se siete di quelli che hanno una stanza un po’ sfortunata.

Se esistesse la laurea in versatilità la serie 2100 si prenderebbe 110 e lode, e pure il bacio accademico e la dignità di pubblicazione della tesi; a duemila euro, per me l’A-S2100 è un campione della combinazione qualità / prestazioni / prezzo, come vedrete più sotto nelle schede riassuntive.

Gli apparecchi sono pensati e costruiti benissimo. Sono fatti per durare e garantiti di conseguenza, da una Casa che è sul mercato da cinque quarti di secolo e che ce li assisterà quando ai nostri figli servirà di pulire la lente impolverata del laser o di sostituire un condensatore dell’ampli, giunto a fine vita utile; inoltre, sono progettati anche per durare senza obsolescenze, sia che derivino da formati ad alta densità o da porte d’ingresso di cui potremmo sentire la mancanza domani sui nostri lettori, se non la sentiamo già oggi. L’amplificatore non vi costringerà a comprare nient’altro, né se vi darete agli ascolti individuali in cuffia, né se vi darete finalmente all’HT, né se vi getterete nel mondo dei vinili o deciderete di tirarne giù la vecchia collezione.

 

Epilogo

La Yamaha è tornata nell’alta fedeltà top; la risposta a chi paventava impostazioni sonore troppo dure è stata data dalla musicalità della serie 3000, e ora la serie 2100 conferma lo stesso impianto sonoro. Questo è il nuovo family sound della Casa. La serie 2100 ha la stessa impostazione progettuale della serie ammiraglia, e ne utilizza direttamente alcuni componenti come le schede phono, il controllo volume dell’amplificatore, i comandi da pannello, i telecomandi, i piedini trasformabili e regolabili.

Le due macchine si propongono come apparecchi definitivi per chiunque ami la musica e, non concependo l’alta fedeltà come espiazione tramite la scomodità, desideri una grande versatilità di utilizzo.

Acquistandoli separatamente, con il lettore vedrei bene un’amplificazione inglese, tipo NAD o Arcam, ma anche un’accoppiata con la connazionale Accuphase darebbe frutti interessanti, anche se di segno sonoro opposto. Per l’amplificatore, qualsiasi partner va bene come sorgente, evitando quelle troppo presenti sul basso o molto aperte in alto (il vecchio suono Rotel, per capirci), a meno che si cerchi proprio una forte illuminazione del palcoscenico sonoro. Come diffusori, evitiamo i mangiatori di potenza e, all’estremo opposto, l’alta efficienza a tromba su tutte le vie; penso bene di Tannoy, JBL, B&W, ProAC se vi piace un basso consistente. Da non dimenticare la possibilità di aggiungere un sub amplificato, per sistemi con mini diffusori più sub di alto livello. Ottimo l’A-S2100 anche per…  fare l’intruso in impianti vintage dove bisogna risolvere la questione amplificatore.

Concludendo, questi Yamaha fanno praticamente tutto, si permettono di suonare anche benissimo, e per di più hanno la sfacciataggine di essere molto belli, specialmente l’amplificatore. L’unico vero pericolo è che chi li acquista smetta di comprare e vendere compulsivamente e rimanga con questi apparecchi per sempre, e questo per alcuni appassionati sarebbe un bel problema!

 

Votazioni riassuntive

rapportate anche alla categoria di prezzo d’appartenenza.

Scala da 1/5 a 5/5, maggiore il punteggio migliore la prestazione

 

Lettore CD e SACD e convertitore Yamaha CD-S2100

prezzo di listino euro 1.899 iva inclusa

  • Design e Costruzione : 4,5
  • Universalità (interfacciamenti, utilizzo) : 4,5
  • Suono : 4,5
  • Concretezza (capacità di soddisfare le esigenze) : 4,5
  • Value for money : 4,5
  • Totale : 22,5/25

 

Amplificatore stereofonico Yamaha A-S2100

prezzo di listino 1.999 euro iva inclusa

  • Design e Costruzione : 4,5
  • Universalità (interfacciamenti, utilizzo) : 5
  • Suono : 4,5
  • Concretezza (capacità di soddisfare le esigenze) : 5
  • Value for money : 5
  • Totale : 24/25
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