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Asus Xonar Essence STU


Fabio Cottatellucci

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La storia vuole che alla fine degli anni ’80 all’ufficio marchi di Taiwan venisse richiesto di registrare un nuovo marchio di componenti per computer: Pegasus. Il nome era già occupato,image.png.d17c44d11cdc31e938b09bddf6967258.png quindi fu tagliato in “Asus”. La piccola impresa divenne col tempo uno dei colossi della new economy legati all’informatica, ed è diventato un brand di riferimento nella produzione di schede madri, audio, video e di notebook. Adesso mi arriva sulla scrivania questo apparecchio che unisce due funzioni particolari per un mix molto interessante: convertitore D/A provvisto di un’uscita cuffia definita dal fabbricante, senza mezzi termini, high-end. Ancora una volta il mondo dell’elaborazione della musica in formato digitale ci propone un apparecchio che non va a coprire un segmento di mercato tradizionale, com’è già accaduto per altre macchine che ho provato di recente per Videohifi (ad esempio, l’Anti Mode 2.0 Dual Core ed il Monrio Asty Digital), ma che ci apre la possibilità di assemblare un impianto secondo logiche diverse da quelle delle “formazioni-tipo” cui siamo abituati (sorgente digitale al limite divisa in meccanica + DAC pre, finale, ampli cuffia, diffusori…). Che cosa ne verrà fuori?

 

Design e costruzione
L’apparecchio arriva in una confezione di cartone lucido nera, molto elegante, ed è corredato di diversi accessori: alimentatore con cavetteria, cavo USB, un bel manuale di carta lucida che è molto chiaro ma privo di informazioni tecniche di dettaglio (ad esempio, i formati digitali supportati: meglio far riferimento per questi dati al sito del produttore), disco dei driver, una base per farlo funzionare in posizione verticale (“stile tower”), adattatore per cuffie “grande/piccolo” (da 6,3 a 3,5 mm.): già, perché finalmente abbiamo una macchina che sul pannello ha la presa cuffia grande come dotazione base e la piccola tramite adattatore. Ma il pezzo esteticamente più rilevante è proprio lui, lo Xonar Essence: assemblato in un robusto case nero con frontale d’alluminio spazzolato attraversato da una linea nera e provvisto di due pulsanti e due manopole zigrinate, esibisce un delizioso e sobrio look da apparecchio professionale anni ’70. Potrebbe essere un pre fono uscito da una stazione radio dell’epoca o appartenere alla linea “home” di qualche produttore tedesco di quel decennio, come ad esempio Telefunken. Degli apparecchi germanici di quell’epoca lo Xonar Essence comunica anche la sensazione di robustezza dovuta ai componenti utilizzati ed alla precisione dell’assemblaggio.

 

Suono
Questa macchina prende un segnale digitale in entrata dal vostro iPhone/Pad/Pod, dal vostro PC Tower o Notebook, dalla vostra meccanica di lettura CD e li converte in analogico. Poi, li presenta alle uscite “pre” per pilotare dei diffusori attivi o un finale di potenza, e contemporaneamente all’uscita cuffia che beneficia di un selettore alto/basso guadagno (posto purtroppo sul pannello posteriore). Io l’ho fatto funzionare utilizzando come sorgente un PC portatile Asus senza upgrade e la meccanica di lettura di un Philips DVP 9000S; in uscita, finali Galactron 2151 in classe A che pilotavano delle Klipschorn e cuffia Sony MDR 7506. Il pacchetto di mischia che gioca nello Xonar è quasi tutto Texas Instruments: convertitore D/A (Burr-Brown) PCM1792A, ricevitore S/PDIF PCM9211, amplificatori operazionali LME49720 e LM4562 ed ampli cuffia TPA6120A2; completa il set un processore audio della C-Media, il CM6631A. Il 1792 è una vecchia conoscenza degli appassionati, ed anche il TPA6120 è un dispositivo di alta qualità già visto sul mercato in altre realizzazioni di amplificazioni per cuffia. Interessante il fatto che il segnale sonoro, a valle del convertitore, venga gestito da chipset diversi in forza del ricorso ad operazionali, il che porta alla inconsueta presenza di due distinti controlli di volume sul pannello frontale (ricordatevi di mettere quello “linea” al minimo durante gli ascolti notturni se avete l’amplificazione accesa).  All’interno troviamo anche (per i più… hi-endisti) condensatori Nichicon e WIMA.

La macchina ha dato prova di saper gestire con autorevolezza i segnali complessi della musica sinfonica non perdendo di vista il dettaglio anche nei passaggi di maggior contenuto dinamico, con una bella scansione dei piani sonori e del ruolo dei singoli strumenti. La prima caratteristica si apprezza naturalmente più nella riproduzione con ampli e casse e la seconda con quella in cuffia; quest’ultima ha poi sempre beneficiato di una fatica d’ascolto veramente ridotta con tutti i generi musicali. Le voci sono molto belle, riprodotte con precisione e con un “arrotondamento” di certi eccessi di ripresa che, specialmente nella riproduzione in cuffia, rendono il suono di alcune incisioni contemporanee un po’ troppo radiografante. Anche il pianoforte viene riprodotto con grande correttezza; a volte, direi, quasi troppa, come se in alcuni passaggi le note medie fossero un po’ frenate, soprattutto con ampli e casse. La tridimensionalità del palcoscenico sonoro è sicuramente di livello elevato e di proporzioni credibili (con il limite naturalmente di quanto lo siano quelle presenti nell’informazione originariamente registrata, ma trattasi qui di discorso relativo alla filosofia della registrazione e della riproduzione). Tutti gli strumenti che ho ascoltato erano timbricamente molto credibili, e faccio riferimento soprattutto all’ascolto in cuffia perché le mie Klipschorn non sono un diffusore che faccia della correttezza timbrica un’ossessione. Sulla dinamica, sia in cuffia che con ampli e casse, non ho veramente nulla da eccepire sia in termini di micro che di macro, tenuto sempre presente che come sorgente abbiamo file digitali e non nastri a 38 cm./sec o qualche fortunato LP. Vi consiglio di provare l’apparecchio con le vostre cuffie preferite se amate gli elevati livelli di riproduzione (e tenete quindi poco alle orecchie), infatti i livelli raggiunti con l’esemplare in mio possesso si sono dimostrati adeguati ma non elevatissimi.

 

Ruolo
La vera domanda è che cosa far fare a questo apparecchio. Il pre superminimalista? L’ampli per cuffia? Il convertitore?

A me per le ridotte dimensioni e per una qual certa sensazione di “maggior innovatività”, per la mancanza di telecomando e per la ottima ergonomia dei suoi controlli è piaciuto soprattutto come ampli per cuffie con DAC, ed in tale veste l’ho utilizzato parecchio per il periodo in cui l’ho avuto in casa. Per inciso, collegato al PC e provvisto di cuffia, consente di farsi una “sistema da musica” davvero niente male.

 

Valore
Le comparazioni fra prodotti, in questi casi in cui si parla di macchine il cui ruolo non si riscontra nella formazione-tipo di cui parlavo in apertura del test, diventano difficili.

Lo Xonar è un ampli per cuffie ed un convertitore molto valido anche per i parametri degli appassionati, almeno finché non si desideri un convertitore o un ampli cuffie titolari appartenenti ad un livello davvero elevato per un impianto hi-fi ben assortito (e… molto ben finanziato).

Il piccolo taiwanese, come tutte le macchine digitali che mi sta capitando di provare, ha tutta una serie di feature aggiuntive che vi consiglio di verificare al sito del produttore così come è bene controllare nello stesso modo la presenza di eventuali capacità che riteneste vitali per l’uso che ne vorrete fare.

La macchina viene offerta a 339,90 Euro di listino, ed anche questo è un fattore da tenere presente nel mondo di prezzi spesso pazzi del l’hi-fi.

 

Conclusioni
Difficile chiudere un test come questo con delle valutazioni esclusivamente quantitative del tipo “è il miglior convertitore fino a x Euro”. Di sicuro 340 Euro non sono spesi male su una macchina come questa, quantomeno per le possibilità operative che offre e per il prezzo che si paga in giro sul mercato per comprare capacità operative analoghe.

Ma c’è un piccolo salto logico che vorrei fare.

Poco tempo fa, in un thread dal titolo “Il recensore non è mai stanco di hifi?” aperto da un appassionato sul Forum della nostra Rivista, il Direttore scriveva “…Ci si annoia quando il mercato diventa piatto nella proposta, dignitosa ma non esaltante. Questo è un periodo divertente, pieno di rinascita e di sorprese”.

Ebbene, sorprese come questo apparecchio rendono soprattutto divertente l’hobby della riproduzione musicale: funziona bene, arriva in una bella confezione, esteticamente meriterebbe una segnalazione come interpretazione (forse in qualche misura involontaria) del gusto retrò.

La strada per decidere se comprarlo o meno non è quindi tanto il confronto con cento convertitori o cento ampli cuffie su come venga riprodotto il settimo zufolo in ottava fila, è capire se a voi serve quello che sa fare bene.

E allora tenete presente che suona bene, che si utilizza facilmente tanto che si può cambiare volume mentre leggete un libro ascoltando in cuffia senza quasi dover distogliere gli occhi: ormai lo avrete capito, per me la sua killer application è proprio quella di ampli cuffie con annesso convertitore, ruolo peraltro di certo non tradizionale nel nostro mondo e nel quale sa regalare confortevoli e performanti ascolti.

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