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Tannoy Kensington GR. Il nuovo corso


vignotra

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Cosa ci fa un modellino di carro armato sul diffusore in prova?

Il legame c’è ed è radicato nella storia stessa della fabbrica image.png.40893e6bce3f57cecaa742770f0a5e26.pngbritannica. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, aprile 1945. L’armata Rossa è arrivata alle porte di Berlino e l’ha stretta nella morsa dell’assedio finale.

Per accordi intercorsi tra Lenin, Churchill e Roosevelt durante la conferenza di Yalta tenutasi due mesi prima si  decise che, oltre alla spartizione dell’Europa in due zone di influenza, ad entrare per primi nella capitale tedesca sarebbero stati i sovietici. Gli alleati, ad occidente, dopo aver attraversato il Reno, avrebbero quindi  atteso il colpo di grazia inferto dalle truppe di Stalin alla capitale millenaria del Reich.

 

Da poche settimane era entrato in servizio nell’esercito britannico il nuovo carro armato Centurion. Questo possente nuovo mezzo, in realtà, arrivava in ritardo sullo scenario bellico in quanto l’esercito di Sua Maestà, per fronteggiare la superiorità tecnologica dei carri tedeschi, ne aveva già un disperato bisogno sin dal 1944. L’antagonista britannico al Tiger tedesco si concretizzava in un mezzo che, non solo colmava il divario strettamente militare ma, in più, sviluppava un nuovo apparato di comunicazioni radio che ne faceva il primo mezzo militare al mondo in grado di comunicare in tempo reale non solo con gli altri carri contigui ma anche con il comando direttamente superiore. Era il primo passo della comunicazione “on line” immediata. Infatti, prima della sua adozione, i carri armati fra di loro erano costretti a comunicare con segnali visivi, spesso forieri di equivoci o addirittura di fatali errori. Solo al carro del comandante di compagnia, infatti, era assegnata la radio per le comunicazioni con il comando superiore. Da quel momento, ogni carro poteva essere letteralmente “guidato” sull’obiettivo. Ma Tannoy in questo come entra?

 

Tannoy nasce nel 1926 per opera di Guy R. Fountain. Sin da subito la produzione è incentrata su componenti elettrici e meccanici che hanno principalmente lo scopo della trasmissione e diffusione del suono. Come è noto, il nome della nuova ditta nasce dalla contrazione dei componenti chimici utilizzati per la lega delle celle raddrizzatrici, tantalio e piombo (Tantalium & Alloy). Dal 1933 in poi la Tannoy si specializza nella costruzione di microfoni, cuffie, apparati di ricetrasmissione radio e diffusione del suono in grandi ambienti. Nel periodo della seconda guerra mondiale l’attività della fabbrica, come tutte quelle del settore, si concentra nello sforzo bellico e ha il suo apice proprio nella nuova cuffia montata nel casco dei capi carro ai quali si faceva riferimento poc’anzi.

 

image.png.ee3dc61620764b2d0b2b3a1c9b015997.pngLa storia

Nel 1947, a guerra terminata, la conversione verso la produzione civile avviene molto rapidamente. Il mondo, dopo gli anni tetri del conflitto, chiede svago e divertimento e Tannoy non si lascia cogliere impreparata possedendo già il know-how per poter concretizzare le opportunità commerciali che man mano le si  presentavano. Avendo già proposto ed installato attrezzature per la diffusione sonora per le forze armate, per la registrazione degli eventi sonori e per la riproduzione domestica del suono, le fu facile proporre le stesse apparecchiature per i privati e per la BBC. In questo periodo, con alla guida l’ingegnere capo Ronnie H. Rackham, avviene la svolta verso il prodotto che, fino ai nostri giorni, più di ogni altro, identifica il nome Tannoy: la nascita del Dual Concentric (DC).

Rackham si rese conto che, per ottenere la qualità necessaria per una corretta riproduzione, non era più sufficiente affidarsi ad un singolo trasduttore a larga banda. Il mercato chiedeva maggiore qualità ed il singolo altoparlante non era in grado di offrirla. Iniziò così lo studio di nuovi diffusori acustici ma, quasi tutti, non superarono all’ascolto le specifiche timbriche desiderate. Il disallineamento temporale di due centri di emissione dei due altoparlanti, uno per le frequenze basse ed uno per le medio-alte, portando a distruttive interferenze e cancellazioni, non poteva essere la via giusta. Partendo da altri prodotti simili del settore, in Tannoy  decise di utilizzare un componente coassiale, al cui interno convivessero i due trasduttori, il woofer per le frequenze gravi e il tweeter le alte ma con la peculiarità che il componente per le alte fosse caricato esponenzialmente a tromba dallo stesso woofer. Nel 1947, durante la London Radio Show, fu presentato il primo altoparlante con questa nuova tecnologia, chiamato Monitor Black. Misurava 15 pollici di diametro, equivalente a 38 cm, con frequenza di crossover posta a 1kHz.  Il suddetto altoparlante, per l’epoca, rappresentò un vero punto di svolta per tutto il settore. Le sue prestazioni diventarono il punto di riferimento. La sua potenza continua, pari a 20 watt, e la sua alta sensibilità di 92db 1w/1mt ne fecero lo strumento preferito per i monitor degli studi di registrazione e per la BBC.  Inoltre, le sue qualità timbriche, in breve divennero un riferimento assoluto. Solo nel 1955 Tannoy rimise mani al progetto del DC, migliorandolo in alcuni parametri: crossover separato, maggiore estensione della risposta in frequenza in basso (40Hz) e potenza continua (25 watt). Era nato così il Monitor Silver. Questo componente fu adottato per il nuovo diffusore GRF e, per la prima volta, oltre alla canonica dimensione da 15 pollici, nel 1957 ne fu presentata una versione da 12 pollici. Ma il mercato consumer, in continua evoluzione, già spingeva per ottenere prestazioni migliori. Così, nel 1958, fu presentata la versione Monitor Red, implementata di alcune significative migliorie rispetto alla silver: potenza di handling portata a 50 watt e sensibilità a 94db. Questo nuovo altoparlante, da subito, fu prodotto nella misura da 15 e 12 pollici e, dal 1961, anche in quella da 10.

Il 1967 possiamo definirlo l’anno d’oro della musica: il DC diviene lo standard per gran parte degli studi di registrazione professionale così come per l’ascolto casalingo di alto livello da parte dei musicofili più esigenti. In questo stesso anno, nella stessa città, nascono due capolavori: l’album dei Beatles “Sergent Pepper’s” e il dual concentric Monitor Gold. La qualità superiore delle nuove registrazioni imponeva nuove prestazioni da parte dei trasduttori chiamati ad una maggiore qualità timbrica. In questo periodo, tutta la produzione di musica della EMI (inclusi i famosi studi di Abbey Road), così come la produzione di musica classica della DECCA, furono monitorate con l’utilizzo di monitor Tannoy utilizzanti il nuovo DC in versione Gold. Quest’ultima era stata migliorata soprattutto nella gestione della potenza di pilotaggio, passata a ben 60 watt. Nel 1974, fu introdotto un nuovo step evolutivo che diede vita al DC che tutti considerano il trasduttore per eccellenza di casa Tannoy: l’HPD.

In questa nuova release, ideata per gestire amplificazioni valvolari e a stato solido di potenza più elevata, l’impedenza nominale fu portata a 8 ohm e nella rete di crossover, fu introdotta la gestione del livello di emissione e di roll-off delle alte frequenze oltre i 5kHz.

Nel 1982 nacque la nuova serie Prestige, declinata in diversi modelli, con trasduttori da 10, 12 e 15 pollici. Uno dei modelli più famosi ed apprezzati dal mercato divenne, in brevissimo tempo, la Westminster che, con il suo DC da 15”, esibiva alte capacità timbriche e dinamiche. Questo modello fu uno dei più utilizzati nelle mostre di settore in giro per il mondo. Nella nuova serie fu reintrodotto, nella struttura del magnete, l’alnico in sostituzione della ferrite. Ascolti critici, infatti, avevano evidenziato che nel range delle medie frequenze esistevano evidenti differenze in risoluzione tra le due tecnologie.

Ieri: nel 2006 Tannoy presenta la penultima evoluzione del suo DC, inserendolo nella serie Prestige SE. Derivata direttamente dalla precedente HE, implementa alcuni miglioramenti nei materiali interni, cavi e componentistica del crossover. Secondo la casa questi miglioramenti portano a prestazioni migliori in tema di trasparenza, equilibrio timbrico e profondità dello stage.

Oggi: 2013, nasce la nuova serie GR, ovvero Gold Reference.

 

La costruzioneimage.png.c0d4785b93117fd265c380fdda526b2b.png

La nuova serie introduce i più importanti e ragguardevoli sviluppi nella tecnologia del DC in più di 40 anni di storia. Nella GR, secondo la Casa, rivive lo spirito della serie Gold, con prestazioni e tecnologie del 21° secolo. Affinamenti chiave riguardano la nuova polpa multi fibra utilizzata per il cono del woofer, con doti maggiori di smorzamento ed articolazione, una nuova lega di alluminio per il driver delle alte frequenze, con all’interno un diaframma circolare in Mylar, inserito per incrementare la trasparenza e la linearità. Infine è stato migliorato anche il cestello in alluminio dell’intero complesso del DC, con miglioramenti importanti in tema di rigidità strutturale e di incremento dei punti di fissaggio con il cabinet.

Il nuovo crossover impiega condensatori Claritycap MR, resistenze a film spesso Vishavy e induttanze a bassissima saturazione in ferro. L’intero crossover è trattato criogenicamente per rendere i componenti, i conduttori e le saldature unite a livello molecolare cristallino. Il trattamento criogenico o DCT, già utilizzato dal 1952 nei laboratori nucleari di Los Alamos, prevede che i componenti vengano immersi in un bagno di azoto liquido alla temperatura di -196° C. Questo processo di immersione non è immediato ma viene effettuato progressivamente, in sale particolari, con trattamenti di “cottura” controllati da computer a passi di 0,25° per volta. Tutto il processo dura diversi giorni ed assicura l’irreversibilità del trattamento criogenico. L’impatto del DCT sui componenti elettronici, come dimostrano studi ventennali nel settore, migliora sensibilmente le capacità di conduzione elettrica e la resistenza dei materiali all’invecchiamento.

image.png.486fa53b9083690dd18afa5e8e3e1f38.pngLa rigidità strutturale del mobile di ogni diffusore acustico è fondamentale per una corretta riproduzione timbrica. Un cabinet studiato e costruito superficialmente non sarà in grado di esprimere un suono timbricamente corretto a causa delle dispersioni e colorazioni che andranno inevitabilmente a sporcare il risultato. Partendo già dall’ottima base costituita dal mobile della versione SE, la Tannoy, rivisitando il progetto, ha introdotto numerose migliorie strutturali interne, inserendo, in alcune parti sensibili del mobile, elementi ammortizzanti in gomma e rafforzando, con elementi rigidi, altre parti deputate sia allo scarico verso il pavimento sia alle vibrazioni introdotte dal movimento del potente motore magnetico del DC.

Molto singolarmente, per quanto esteticamente i due mobili esteriormente siano quasi identici e, per quanto le prestazioni dichiarate siano quasi equivalenti, all’interno tutto è cambiato.

 I cambiamenti immediatamente percepibili si evidenziano nel diverso materiale del cono del woofer e nella sua doppia sospensione e, soprattutto, dal più elevato numero di viti di serraggio del trasduttore al cabinet.

Alla base del mobile, in posizione orizzontale, anziché verticale come nella precedente SE, trova posto il selettore con interruttori a vite per la gestione dell’emissione e del grado di roll-off del tweeter. 

Sul retro è presente l’ampia morsettiera per il collegamento all’amplificatore. Tali connessioni permettono il biwiring e, cosa usuale per Tannoy, è presente anche il connettore per il collegamento a massa del cestello del DC

La finitura del mobile è in noce chiaro, diversa dal mogano rosso della precedente SE e presenta diversi motivi ad intarsio inseriti sul frontale, sia sotto che sopra il DC. L’aspetto estetico, del tutto soggettivo, rende questa nuova versione meno classica della precedente ma, probabilmente, più adattabile ai diversi stili di arredamento presenti nelle nostre case.

I diffusori hanno a corredo una bellissima scatola in legno contenete gli accessori, i cavi per ponticellare i morsetti, le punte e le relative sottopunte per l’installazione a pavimento, il manuale d’uso e la confezione della crema per la lucidatura del mobile:

 

Il suonoimage.png.ae812f97cfc9c6124f2fa02753d114c1.png

Ho sempre considerato la Kensington versione SE la più riuscita ed equilibrata della serie Prestige. Le altre sorelle, soprattutto la Turnberry e la Canterbury, presentavano quella caratteristica timbrica un po’ “nasale” che, di tanto in tanto, avevo avvertito. Piacevoli da ascoltare anche le Stirling. Le grandi Westminster, purtroppo, le ho sentite solo una volta ed in condizioni non controllate ma, nonostante tutto, mi hanno dato l’impressione di una grande correttezza timbrica ed una estrema naturalezza e facilità di emissione sonora. 

Come dicevo, le Kens SE le ho ascoltate in diversi ambienti, con diverse amplificazioni, sia a stato solido che a valvole e, in tutte queste occasioni, per l’equilibrio generale, la correttezza timbrica e, un certo “non so che” di piacevole e sensuale, per più di una volta, mi hanno solleticato l’idea di portarle a casa definitivamente. Forse sarà stato più il lato estetico che prettamente timbrico a non farmi compiere questo passo. Preferendo più il genere di arredamento moderno, questi due “sussiegosi” ed eleganti mobili, non li ho mai visti ben inseriti nel mio ambiente. Per quanto riguarda invece l’ascolto, se proprio dovevo muovere loro una critica - andando a cercare il classico pelo nell’uovo - mi concentravo su una certa leggerezza del basso e, in alcuni frangenti e con alcuni generi musicali, su una certa tendenza del tweeter a divenire “isterico” con programmi musicali complessi a volumi di certo non condominiali.

image.png.45534693629cbc37f071b7b59daf7c7c.pngLa presenza del regolatore di emissione di questo componente, attenuando l’emissione del trasduttore,  ha ottenuto l’effetto desiderato, donando all’ascolto quella caratteristica di estrema piacevolezza, ricchezza armonica e timbrica veramente invidiabili.

 

Ma veniamo alla nuova serie GR.

Il primo impatto con la Kensington rivista dalla Tannoy è avvenuto durante lo scorso Bari Hi-End. In questa occasione, complice una acustica ambientale troppo riverberante, si evidenziava un ascolto a due volti: a volumi moderati era abbastanza godibile, con voci sia maschili che femminili ben in evidenza e credibili, un basso asciutto ed articolato; a volumi d’ascolto più alti, purtroppo, entrando in gioco l’acustica ambientale troppo penalizzante, si evidenziava il comportamento del tweeter ad andare oltre le righe, con una prestazione a dir poco distonica. Prestazione che mi ha preoccupato non poco quando ho visto arrivare a casa per la recensione i due pesanti imballi.

Dopo il collegamento con i finali e una prima installazione “spanno metrica”, mi sono trovato davanti un suono diametralmente opposto rispetto a quello che mi aspettavo di dover sentire, data la precedente esibizione del Bari HiEnd: suono lento, goffo, inscatolato nei diffusori e con il tweeter che non ne voleva sapere di fornire il suo apporto. Potete immaginare il mio sgomento: come era possibile che un diffusore così spigliato in alto si fosse trasformato in una specie di “tufo”? Se in quel momento fossi stato da solo avrei pensato di esser diventato sordo. Fortunatamente con me c’era il buon amico Aldo Di Caterino, mio complice in queste prove d’ascolto. Avendo anche lui sentito con me le Tannoy durante la mostra, quando le abbiamo ascoltate per la prima volta a casa, all’unisono abbiamo detto: non può essere questo il suono delle Kens, così come non lo era durante la mostra. Sempre più perplesso, ho iniziato a far macinare loro le ore di ascolto necessarie per poter esprimere un giudizio con cognizione di causa. Se è pur vero che nel manuale d’uso dei diffusori è scritto che il periodo di rodaggio consigliato è di minimo 20 ore, in verità, tutti gli esperti tannoysti mi hanno confermato che, ogni Dual Concentric che si rispetti, prima delle 120/150 ore è ancora “acerbo” ed è necessario farlo “sciogliere”. Quindi, armato di cd, sacd e vinili, mi sono fatto una sana overdose di pazienza ed ho iniziato, prima di tutto, a tentare di capire quale potesse essere la migliore collocazione nel mio ambiente d’ascolto al fine di consentire ai due pesanti mobili di scomparire dalla scena visiva e diventare protagoniste di quella musicale.

Giorno dopo giorno, dal 24 febbraio, data di inizio prova, per le prime tre settimane, mi sono quindi impegnato in un lungo “balletto” con le due “inglesi”, fatto di spostamenti, più o meno millimetrici in avanti, di lato, cambiando angolazione, ritornando indietro e via dicendo. In pochi giorni ho trasformato il pavimento davanti ai diffusori, in una specie di mappa da battaglia navale, con segni fatti con il pennarello (lavabile per fortuna) al fine di avere sempre il controllo della situazione.

Vorrei proprio sapere chi ha detto che questo hobby non mette a dura prova anche il fisico degli appassionati!

Alla fine della terza settimana,  iniziando a fare il punto della situazione, capivo che, comunque, ogni spostamento ulteriore in avanti, verso il punto d’ascolto e, ogni cambio di angolazione orizzontale, rendendo i diffusori sempre più paralleli fra loro, mi stava portando lontano da una corretta riproposizione timbrica.

 

In questo periodo due erano gli aspetti negativi con cui ho dovuto combattere:image.png.8cbef480ee680f7f6718677a436e997c.png

  •  una certa esuberanza della gamma bassa che, nonostante i continui spostamenti in avanti, pur aumentando la distanza dalla parete di fondo, non ne voleva sapere di rientrare nei ranghi;
  •  la timbrica delle voci, avvicinando i diffusori al punto d’ascolto, diventava del tutto innaturale, provocandomi la sensazione di un effetto monitor che, seppur piacevole con determinate incisioni, ne rendeva irriconoscibili i connotati timbrici fondamentali.

Devo ammettere che, non sapendo più che pesci prendere, non capendo più che direzione seguire negli ulteriori spostamenti, ho deciso di riportare i diffusori nella classica posizione in cui sono collocate le mie Sapphire. Alla riaccensione ho potuto rilevare che,  finalmente, la timbrica era tornata coerente, il basso sotto controllo senza alcun “sbrodolamento" e, cosa ancor più fondamentale, il tweeter riusciva ad esprimere tutte le sue grandi potenzialità.

A mente fredda, analizzando tutti i passi compiuti, sono arrivato a due conclusioni:

  1. nelle prime tre settimane il suono delle Kens, cambiando giorno dopo giorno perché viziato dall’incompleto rodaggio, mi ha portato a non avere una risposta coerente e costante, né dal punto di vista timbrico né da quello di risposta in frequenza;
  2. in realtà, nella mia sala d’ascolto, c’è solo uno ed un solo punto di posizionamento dei diffusori. Qualsiasi altra collocazione ne va ad inficiare la prestazione. Se si migliora su un parametro se ne peggiora un altro e viceversa.image.png.a1d588caaccc9d9809d530a0a0e45c55.png

Soddisfatto, ho iniziato quindi con gli ascolti critici, facendo muovere i DC con programmi sempre più impegnativi, sia di musica classica che di jazz che di rock, a volumi d’ascolto via via crescenti.

A diffusori ben caldi, con più di 140 ore di funzionamento alle spalle, finalmente posso evidenziare alcuni aspetti, sia timbrici che dinamici. Le nuove Kensington, in realtà, con il suono della serie precedente, hanno poco in comune. La prima sensazione è che il nuovo materiale con cui è fatto il woofer (derivato da quello delle Kingdom Royal) renda più estesa e d’impatto la risposta in frequenza sulle basse frequenze. Il basso è pieno, possente, sufficientemente articolato e veloce. Non siamo ai livelli del mio riferimento ma giudico questa prestazione assimilabile a quella di molti altri diffusori di livello.  Le percussioni sono tese, ben percepibili in potenza ed estensione, con una leggera predilezione per i timpani, riprodotti sempre con potenza, punch e credibilità. Come diceva qualcuno, utilizzando un paragone automobilistico, non c’è niente di meglio dei “cm3” per i motori. Così è anche per i woofer: non si possono sostituire i cm di diametro con il numero dei componenti. Un singolo trasduttore da 25 o più centimetri sarà sempre in grado di fare la differenza. La legatura con le frequenze medio basse è pressoché perfetta. Il suono dello strumento ad arco che più mi piace, il violoncello, è timbricamente naturale, ben articolato e “legnoso” al punto giusto.

Una delle incisioni che utilizzo più spesso per analizzare la timbrica di un diffusore in questo range di frequenze è il SACD della Emi del concerto per violoncello e orchestra di Elgar, op. 85. L’interpretazione della grande Du Prè rende vivo e guizzante lo strumento da renderti partecipe dell’evento in modo coinvolgente ed emozionante.  

                      

image.png.b0e1758fd1296efd07ea2527fdacdfc6.pngLa stessa alta qualità timbrica ed introspettiva la si ottiene con il violino, altro strumento che amo particolarmente. Per poter cogliere la resa alle alte ed altissime frequenze di cui è capace il nuovo tweeter mi affido ad una delle migliori interpretazioni del concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky op. 35, nella edizione SACD della Velut Luna di Marco Lincetto. Il guizzare, rapido e determinato dell’archetto sulle corde è puro piacere. La grande dinamica di questa interpretazione rende pienamente giustizia della qualità del progetto DC. In ogni momento è a fuoco image.png.29190b83fa18ffa73e6cf5b99eb0a0de.pngsia l’interpretazione del solista che di tutta l’orchestra. In questa occasione, metto a dura prova la resa in potenza dei diffusori. Con salti di dinamica ben superiori ai 30db, la potenza erogata dai miei finali passa da 0,12 watt ad oltre 120 alla velocità della luce senza che i diffusori mostrino nessun segno di indurimento timbrico o di affanno dinamico. Mi appare così chiaro un altro aspetto tecnico. Tannoy dichiara, nel manuale d’uso, che la potenza nominale dell’amplificatore da abbinare alle Kensington dovrebbe aggirarsi sui 150 watt. In realtà la buona efficienza dichiarata dal sistema, 93db/8ohm, a mio avviso, permetterebbe l’abbinamento anche con amplificatori di potenza inferiore, magari a valvole (il mio riferimento in questo ambito resta l’integrato McIntosh MA2275). Però, come dimostrano le prove “telluriche” sul campo, per avere un effetto di ascolto live e, per far muovere con ferreo controllo il motore del DC, sarebbe meglio non lesinare con la potenza, andando ben oltre il dato riportato dal manuale. L’importante è che l’amplificatore utilizzato, oltre alle doti dinamiche, abbia anche grandi doti di trasparenza, linearità e qualità musicale.

image.png.1d67dc023323c2336a9b34ea5e8a797e.pngIl timbro del pianoforte, altro strumento acustico fondamentale per poter misurare la correttezza timbrica di un diffusore, è esemplare. In questa disamina mi aiuta un ottimo cd di Pogorelich che interpreta i famosi “Picture at an exibithion “ di Mussorgsky con il solo piano.  Con questo cd si apprezza in pieno l’esecuzione artistica, il tocco, il peso esercitato sui martelletti, ogni nuance dell’esecuzione nonché quella giusta dose di ambienza e di tridimensionalità che traduce l’ascolto in piacere. In diverse occasioni mi è capitato di far ripartire la riproduzione, quasi a non volermi separare da quel momento “magico” che solo le grandi interpretazioni sanno donare. Le Tannoy reggono il gioco e rendono il pianoforte di Pogorelich pieno, scuro il giusto con le ottave inferiori e altamente credibile. La stessa ottima impressione l’avevo percepita ascoltando lo stesso cd con le Sonus faber Amati Futura, un altro grande diffusore di riferimento.

Per non farmi mancare proprio nulla, a livello di software, ho utilizzato anche il “vecchio” vinile. Un giradischi non era mai mancato nel mio sistema principale. Fino a circa due mesi fa infatti utilizzavo un Thorens TD 160HD con testina MM Roksan Chorus Black. Questo giradischi non mi aveva mai convinto sino in fondo, probabilmente perché, rispetto al digitale, l’ho sempre sentito un po’ leggero dal punto di vista dinamico e un con una timbrica orientata verso tinte troppo chiare. A casa di amici, avendo potuto ascoltare il vinile con hardware decisamente più prestazionali, mi sono reso conto di quanto ancora, come qualità complessiva, potesse dare il vetusto supporto analogico. Così ho deciso di fare il grande passo e upgradare il setup con il giradischi più prestante di McIntosh, l’MT10. Da quando il nuovo giocattolo è arrivato, devo candidamente ammettere che le ore di riproduzione sono divenute sempre più analogiche e sempre meno digitali. Ho riscoperto vecchi capolavori del passato, come per esempio i vinili originali dei Dire Straits degli anni 80, e ho ripreso a comprare vinili di classica e jazz stampati oggi. Così, sempre più sbalordito dell’assoluta qualità della riproduzione analogica, ho utilizzato diversi LP in questa prova.

 

Due lavori, ancorché di diverso genere, mi hanno impressionato oltre modo: il doppio live di Eric Clapton “Unplugged” e il Concierto di Aranjuez di Rodrigo.image.png.9b3dc18822587e4b4f4696b222c18496.png

Questi due dischi hanno f a t t o esprimere alle due inglesi tutto il loro potenziale timbrico e dinamico. Il suono delle chitarre e degli altri strumenti ad arco è stato uno dei più belli che abbia potuto ascoltare in queste sessioni di prova. La ricchezza armonica dell’analogico è stata di tale livello da rendere assolutamente imparagonabile il confronto con le equivalenti registrazioni in formato digitale. Il DC è riuscito nella magia di amalgamare alla perfezione ogni singolo passaggio creando, senza soluzione di continuità, un ricamo di note, di arpeggi, di nuance e di verismo di gran livello. Il respiro di Clapton, il suo battere il piede sulla pedana, ogni suo movimento sulle corde della chitarra, ogni swing, con le Tannoy ha assunto il rango di un evento emozionante e coinvolgente. Con il brano Tears in Heaven, devo ammettere di essermi commosso realmente. La musica è emozione e quando un artista del calibro di Eric Clapton trasmette il suo dolore e le sue emozioni, non si può restare insensibili.

Sto diventando troppo prolisso ed è ora di tornare alla realtà: inizio a tirare le somme di questa lunga prova d’ascolto.

 

Conclusioni

Le nuove Kensington non sono paragonabili alle SE, sono semplicemente un diffusore diverso. Forse hanno perso quel magico “aplomb” anglosassone ma sono divenute più universali e moderne. Non si fanno mettere in soggezione dal genere musicale riprodotto. Si esaltano con i brani armonicamente più ricchi e, impietosamente, sbattono in faccia la povertà delle registrazioni mediocri e/o troppo compresse. Una delle loro peculiarità è la differente riproposizione della profondità della scena al variare della pressione di emissione. A livelli di volume medi il diffusore riesce a scomparire e le voci si materializzano nell’aria. A livelli di volume più elevati compare quello che io chiamo “effetto tromba” cioè l’avanzare o l’arretrare delle voci in base alla rotazione della manopola del volume dell’ampli.

In queste situazioni, con alcuni cd, la voce degli esecutori è diventata meno naturale con un filo di raucedine e la riproposizione dello stage si è chiusa un po’ nello spazio. Ecco, forse questa è la maggior differenza tra il mio riferimento e le Kensington. Il diffusore inglese non sembra riuscire a cambiare improvvisamente il passo e, a volumi di partenza medio alti non riesce a stare completamente dietro al salto dinamico. Quindi ottima micro dinamica ma migliorabile la macro. Anche per le dimensioni del frontale, non riescono a sparire completamente dalla scena acustica come, ad esempio, riescono a fare i miei diffusori di riferimento o, tra quelli da me testati, le Sonus faber Guarneri Evolution o le Olympica III. La loro profondità di immagine sonora è migliore di quella orizzontale, e, come dicevo, direttamente collegata al livello di emissione.  Ho ritenuto parzialmente utili i controlli presenti sul frontale del diffusore, cioè quelli per il controllo dell’emissione e del roll-off del tweeter.

Durante la fase finale dell’ascolto, condiviso con l’amico Aldo Di Caterino, abbiamo provato a estremizzare la prestazione del diffusore e, a nostro parere, la migliore soluzione nel mio ambiente l’abbiamo raggiunta lasciando l’emissione del componente sul flat ma diminuendo il roll-off di uno step.

Nella loro collocazione in ambiente va presa qualche precauzione: a dispetto delle loro dimensioni e della generosità di emissione alle basse frequenze, mi sono accorto che non gradiscono tanto lo stare troppo lontano dalla parete posteriore. Inoltre, la distanza dal punto di ascolto deve essere adeguata (> di 2,7m) affinché il basso abbia tutta la possibilità di estendersi e rendere giustizia alla fedeltà cromatica, allo spessore dei suoni più gravi, alle percussioni. Ho notato anche che, per non svuotare lo stage al centro, è sempre preferibile ruotarle verso il centro affinché il fuoco sia centrato sul punto di ascolto ideale.

Quindi, un passo in avanti dal punto di vista costruttivo, con il nuovo mobile, i nuovi materiali dei trasduttori, la nuova tecnologia criogenica usata per i componenti. Un suono più “moderno”, più lineare e meno caratterizzato rispetto al passato (a qualcuno degli oltranzisti Tannoy potrebbe anche non piacere) con maggiore dinamica e linearità e tanto piacere di ascolto. Se questo diffusore rientra nel vostro budget di spesa, se avete lo spazio necessario per lasciarlo cantare, andate ad ascoltarlo con una amplificazione di pari lignaggio, sono certo che non vi deluderà.

 

di Vincenzo Traversa

 

Sistema di riferimento:

sorgenti digitali: McIntosh MCD1100 – McIntosh MCD/MDA1000 – Pioneer DAT D07

Sorgente analogica: McIntosh MT10

Amplificazione: Preamplificatore McIntosh C1000C+1000T -  Amplificatori finali McIntosh MC1.2KW

Diffusori: Dynaudio Sapphire

Cavi di interconnessione XLR Kimber Select 1136 – RCA Kimber Kgag

Cavi di potenza Kimber 8TC

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Recommended Comments

Vincenzo, la tua disamina su questi bellissimi e musicalissimi diffusori é perfetta in tutto. GRAZIE. 

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