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Wyred4Sound DAC-2 DSDse, convertitore D/A


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Se c'è un'elettronica che in quest'ultimo periodo ho desiderato provare è proprio uno dei convertitori D/A della ditta statunitense Wyred4Sound anche se non si può certo dire che il mio sia stato amore a prima vista dal momento che questi prodotti non hanno fra i loro punti di forza la pura bellezza estetica. Fra l'altro, pensando che qualche signore cinese ha avuto pure l'ardire di copiarne il design, mi viene anche un po' da ridere.
Si dice che la forma sia sostanza ma forse osservando il tutto da un altro punto di vista, con un occhio più tecnico e meno sensibile ad armonia, equilibrio e proporzione, i buoni risultati si possono ottenere anche concentrandosi quasi esclusivamente sulla sostanza.

 

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La concretezza delle idee

La Wyred4Sound nasce nel 2007 per volontà di E.J. Sarmento, suo fondatore e proprietario, ed ha sede ad Atascadero piccola località lungo la US Route 101 che corre lungo la costa della California.
Questa giovane realtà iniziò la sua avventura realizzando il 200S amplificatore di potenza in classe D costruito intorno ai moduli ICEpower di B&O, moduli che ancora oggi, seppur di ultima generazione, vengono utilizzati per le amplificazioni da quelle monofoniche a quelle multicanale. Come dichiarato esplicitamente anche nel sito ufficiale, lo scopo aziendale, ambizioso ed assai impegnativo, della Wyred4Sound è da sempre quello di “produrre ottimi prodotti a prezzi accessibili per gli amanti della musica”.


sarmento.jpg.7d417336dc40d27fbfb3b751516aa9de.jpgAd oggi nel catalogo della casa californiana troviamo svariate elettroniche appartenenti a diverse categorie come music server, amplificatori integrati, preamplificatori, finali mono, stereo e multicanale, micro DAC e DAC: a quest'ultima appartiene il DAC-2 DSDse prodotto di punta a cui fanno compagnia i minori DAC-1, DAC-2 e DAC-2 DSD.
Come vedremo in seguito la vera particolarità del modello in prova sta proprio in quelle due letterine scritte in carattere minuscolo più che nella scritta DSD a cui si reggono.

Questa macchina sembra capace, leggendo le specifiche tecniche, di “digerire” non solo i files ad alta risoluzione, tipicamente fino a 192 kHz / 24 bit, come molti altri prodotti in commercio o come i suoi fratellini minori, ma di andare ben oltre sino a 384 kHz / 32 bit PCM e anche 64 e 128 bit per i files DSD.

 

Design

Benché l'estetica di questo prodotto, come già dichiarato nell'incipit, non mi faccia impazzire trasmette una sensazione, che poi corrisponde al vero, di estrema solidità e robustezza. Personalmente apprezzo comunque la sobrietà e la semplicità rispetto all'ostentazione e all'utilizzo di cromature, dorature e pacchianerie di varia natura.
Il DAC-2 DSDse è disponibile in due colorazioni, con telaio a verniciatura a polvere nera o argentea con superficie bucciata e alettature nere sul frontale fra cui spiccano il display OLED con caratteri verdi e tre pulsanti di cui uno per risvegliarlo o metterlo in stand-by e gli altri due per navigare nel menù.

Al centro, appena sotto il display, il sensore IR per il telecomando. Anche per quest'ultimo, grazie al quale si selezionano piuttosto agevolmente tutte le funzioni del DAC, non si è perso troppo tempo nella ricerca di chissà quale design ma è abbastanza leggero e offre comunque una buona ergonomia e una buona presa anche per chi come me non ha mani da pianista.


Il lato B, come a volte accade non solo in questo contesto, è migliore dell'anteriore: una quantità ed una varietà di ingressi esagerata fra cui 2 coassiali S/PDIF, 1 AES/EBU, 2 Toslink, l'asincrono USB e una interessante I²S con connessione HDMI. Nella parte bassa del pannello troviamo le uscite sia single-ended RCA che XLR bilanciate e gli ingressi HT Bypass selezionabili tramite trigger DC. Non manca naturalmente la vaschetta d'alimentazione IEC e neppure un pulsante d'accensione.

 

Costruzione

Nel compatto ed efficace imballo troviamo, oltre naturalmente al DAC-2 DSDse, un manuale dettagliato rigorosamente in lingua inglese, cavi di alimentazione con presa Schuko ed americana tipo B, un semplice cavetto USB ed un DC trigger con jack mono da 3.5 mm, il telecomando con batterie e un CD-ROM contenente i driver per Windows XP e versioni successive. Per sistemi Linux e Mac OS X dalla 10.6 alla 10.9 l'interfacciamento è ancora più semplice dal momento che non è necessario installare alcun driver specifico.
Il telaio del DAC è spesso un paio di mm e sui fianchi delle feritoie oblique permettono la corretta dissipazione del calore che ad osservare l'alimentazione non dev'essere poi così irrilevante come si potrebbe pensare per un'elettronica di questo tipo.
Una volta rimosso l'elemento superiore ci troviamo di fronte alle componenti che costituiscono il DAC: varie parti, sì, perché quest'oggetto è stato pensato e realizzato modularmente con schede separate per ridurre quanto più possibile l'obsolescenza che per questo tipo di prodotto è abbastanza elevata. Trovo questa scelta condivisibile e molto apprezzabile poiché l'utente finale è nella condizione di poter aggiornare nel tempo la macchina senza essere costretto a sostituirla integralmente, riducendo le spese da sostenere e anche il tempo necessario per la ricerca di un valido sostituto. Nel caso specifico per chi possedesse ad esempio il DAC-2 è possibile richiedere l'upgrade per raggiungere i due successivi step fino ad ottenere di fatto il DAC-2 DSD o DSDse.
Il cuore del progetto del DAC-2 DSDse, così come per tutti i suoi fratelli minori compreso il DAC-1, è chip il DAC ESS Sabre ES9018 che viene utilizzato in modalità quad-differential ovvero sfruttando 4 circuiti di conversione D/A per canale in configurazione parallelo/differenziale che permette di raggiungere un ottimo rapporto segnale/rumore (>115 dB). Le chicche di questa versione oltre a quelle già presenti sul DAC-2 “liscio”, come gli stadi d'uscita a discreti, lo schema circuitale completamente bilanciato, l'ingresso bilanciato I²S, un'alimentazione sovradimensionata (con un toroidale di grandi dimensioni e un filtraggio di 88.000 μF) e il controllo digitale del volume a 32 bit, sono molte.
Fra tutte sicuramente spicca la scheda dell'ingresso USB asincrono che supporta un segnale fino a 32 bit / 384 kHz in PCM e DSD 64 e 128 bit e che consente di veicolare il segnale all'I²S, interfaccia quest'ultima che rappresenta una buona soluzione per minimizzare il jitter nei circuiti digitali. Ad osservarla bene tale scheda pare proprio quella dell'azienda italianissima, precisamente pisana, Amanero, per quanto differisca leggermente per la forma ed ufficialmente la Wyred4Sound non lo dichiari né nel manuale né tantomeno nel proprio sito web.
Altri elementi tecnici di rilievo per garantire la qualità del segnale sono la separazione galvanica (anche per gli ingressi coassiali oltre che per la I²S e di conseguenza l'USB a cui è collegata), un'uscita analogica a discreti ancor più curata e l'utilizzo di un Femto clock che aiuta ulteriormente a ridurre il rumore nel circuito digitale oltre al già citato e famigerato jitter.
Come se tutto questo non bastasse è stata impiegata un po' ovunque, con raziocinio, componentistica di qualità come resistenze Vishay Z-Foil, diodi Shottky ad alta velocità di commutazione per l'alimentazione, induttori “premium grade”, un fusibile rodiato Furutech e il display OLED. Perfino quest'ultimo particolare, che a molti potrà sembrare irrilevante, ha permesso grazie alle sue caratteristiche rispetto al VFD montato nelle altre versioni di ridurre ulteriormente il rumore elettrico udibile.

 

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Ascolto

Il Wyred4Sound DAC-2 DSDse è stato inserito nel mio impianto principale che è composto dalla sorgente digitale cd/sacd Cary Audio 306 Pro, sorgente digitale per musica liquida Apple Mac Pro dotato di software Audirvana+ o Amarra e interfaccia USB-S/PDIF M2Tech Hiface dotata di clock e alimentazione dedicata, preamplificatore Atelier du Triode ilpre, finale di potenza Cello Rhapsody, diffusori Revel Ultima Studio, cavi di alimentazione e potenza Faber's Cables, di segnale RCA e XLR Signal Cable, coassiale S/PDIF Oyaide e USB Belkin. La prova si è svolta nella mia sala d'ascolto che ha ottime proporzioni, misura in pianta circa 25 metri quadri, ed è al momento trattata con gli ottimi Daad di Acustica Applicata.

 

04d3bdd8-26f2-4c17-9728-54b1bbd12897.png.7de985f08c07aa7ef8ef37604dab2448.pngDopo aver provveduto al lungo rodaggio, come indicato dalla casa madre, ho ascoltato per molto tempo questa elettronica con i generi musicali più disparati, su supporti fisici e non, cercando di sfruttare il più possibile le grandi dotazioni di quest'oggetto.
Per la comprensione delle varie configurazioni che sono state utilizzate vi rimando allo schema a blocchi che ho preparato ma in sostanza ho confrontato il DAC-2 DSDse con il mio riferimento sia mediante l'impiego del tradizionali cd che dei files “liquidi” 44.1 kHz 16 bit da essi estratti.

Il confronto è proseguito inoltre anche con materiale PCM ad alta risoluzione, fino alla massima risoluzione permessa dal sistema M2Tech Evo collegato in coassiale al Cary Audio, cioè 192 kHz 24 bit.
Per chiudere il cerchio ho ascoltato molti file DSD che sono reperibili in rete direttamente dai siti di alcune etichette come la norvegese 2L, Channel Classics e altri così come pure alcuni DXD che altro non sono che file PCM dalla strabiliante risoluzione di 24 bit e frequenza di campionamento a 352,8 kHz, otto volte maggiore rispetto al formato red book.

 

41E4R6SQSBL._AC_.jpgSi parte con gli E.S.T., Viaticum - ACT 2005 bellissimo disco già protagonista del racconto della brava Gabriela Verrini su queste pagine. Si evidenzia fin da subito una caratteristica saliente del W4S ovvero la grande capacità di estrarre una notevole quantità di informazioni e di fornire senza ombra di dubbio maggior dettaglio rispetto al riferimento che di certo, sotto questo punto di vista, povero non è di sicuro. I dettagli in alcuni passaggi vengono rivelati in modo più netto come ad esempio gli innesti del contrabbasso di Berglung (v. traccia n.9 - What Though the Way May Be Long).
Questa maggiore ricchezza di dettaglio tuttavia non si traduce, come a volte accade, in un decadimento della musicalità complessiva.
Sono passato poi ad un disco di altro genere, quello dei Musica Nuda, Omonimo - BHM 2004, sicuramente un po' più semplice da riprodurre del precedente ma con buoni pezzi alcuni dei quali molto ben interpretati. Si nota abbastanza distintamente che la voce della Magoni è spazialmente più avanzata rispetto a quanto riprodotto dal Cary Audio anche se spingendo l'upsampling di quest'ultimo al massimo (768 kHz) si possono ricreare condizioni similari a quelle generate dal DSDse. La voce è comunque centrata e molto ben “a fuoco” ma con il riferimento c'è maggiore energia in gamma medio-bassa, caratteristica piuttosto evidente quando entra in scena il contrabbasso di Spinetti.
Nel disco seguente Emiliana Torrini, Tookah - Rough Trade 2013 il suono dell'oggetto in prova conferma le sensazioni precedenti con minor profondità della scena rispetto all'integrato, una riproduzione più monitor e forse, passatemi il termine, meno “audiophile” ma comunque comparabile dal punto di vista timbrico. Anche qui si rileva una maggiore rotondità nella gamma medio-bassa.
Queste lievi differenze tendono a ridursi se si agisce sul filtro digitale del W4S ma resta in essere la sua grande capacità di scovare ogni più piccolo dettaglio del software musicale.


71AaC8DCDxL._AC_SL330_.jpgIl test prosegue con un disco che mi piace moltissimo e che in questo periodo sto ascoltando con una certa frequenza sfidando la pazienza della mia famiglia e rischiando qualche improperio per il volume forse un po' eccessivo. Sto parlando di Manu Katché, Omonimo - ECM 2012. La musicalità del DAC-2 DSDse è pari al mio riferimento ma la quantità di informazioni che vengono estratte e messe in giusta evidenza è superiore. Ancora migliore, prevedibile ma non scontato, il risultato con la musica liquida ed i file ad alta risoluzione 24 bit 88.2 kHz utilizzando ovviamente il pc come sorgente e veicolando il segnale attraverso l'interfaccia USB: vi è un tappeto di suoni, di piccole sfumature soprattutto in gamma bassa che in sé non dicono molto ma che arricchiscono con tratti di colore e fioriture il messaggio sonoro. Da lasciare senza fiato il minuto abbondante di assolo di batteria del musicista francese in Loose.


Stesso esito anche con un altro ottimo disco Rita Marcotulli, Koine - Le Chant Du Monde 2002. A seconda del filtraggio impostato varia non solo la posizione degli strumenti e la dimensione del palcoscenico ma si verifica anche uno “smagrimento” della gamma medio-bassa. Personalmente anche se mi ha affascinato in un primo momento il suono con un filtraggio deciso ho poi preferito minimizzarlo proprio per evitare di perdere un po' di spessore soprattutto delle voci maschili (v. traccia 7 – Numeri).
Anche e soprattutto le pietre miliari della musica come ad esempio Sonny Rollins, Saxophone Colossus - Prestige Records 1956 possono giovarsi dell'alta risoluzione: personalmente ho sempre ascoltato il cd di questo capolavoro fregandomene bellamente di come suonava poiché la qualità artistica bastava ed avanzava a rendermi felice. Con la disponibilità dei files ad alta risoluzione (24 bit 192 kHz) la qualità dell'ascolto è certamente aumentata grazie soprattutto ad un suono riprodotto meno inscatolato e un palcoscenico enorme se confrontato con quello striminzito del cd.
Ho proseguito ascoltando un paio di ottimi lavori dell'etichetta padovana Velut Luna, il primo mai pubblicato ma reso disponibile ai pochi presenti al concerto privato Sax Four Fun & Fabrizio Bosso, Giant Step - Velut Luna 2011 e l'altro il disco concept David Beltran Soto Chero, Migajas - Velut Luna 2013. Con ottime registrazioni come queste le differenze pur presenti fra formato red book e files ad alta risoluzione (24 bit 88.2 kHz) sono molto meno marcate, vi è in entrambi i casi una larghezza del palcoscenico maggiore e un pelo di dettaglio in più ma nulla di trascendentale.
Questa è l'ennesima dimostrazione che se l'ingegnere del suono di turno avesse voluto e potuto sfruttare appieno le caratteristiche del dischetto argentato noi impallinati del bel suono non ci saremmo troppo persi dietro ai mille formati che le grandi case discografiche ci hanno propinato in questi anni. Mettendo da parte questa mia vena polemica devo dirvi che con questa serie di brani il DSDse si è fatto molto apprezzare per la capacità di seguire senza alcuna sbavatura ogni escursione dinamica, risultando musicale e molto equilibrato timbricamente. È stato capace di riprodurre un suono lucido e aspro ma anche scuro e dolce quando serviva.
In seguito per terminare la prova ho ascoltato una buona quantità di files ad alta risoluzione sia DSD che DXD (24 bit / 352.8 kHz), molti dei quali disponibili gratuitamente e legalmente, ricavandone buone impressioni per la ricchezza e pienezza del suono ma anche più di qualche dubbio: innanzitutto i files nativi DSD sono rari come le mosche bianche e sono spesso ricavati da una conversione del formato PCM; inoltre al momento per l'industria musicale rappresentano poco più che un esercizio stilistico anche se i produttori di convertitori D/A si stanno muovendo nella loro direzione.
Tralasciando altre questioni di natura tecnica, per cui sarebbe necessario un articolo a parte, queste sono le mie perplessità, se questa sia la moda del momento oppure no è difficile a dirsi. Di sicuro il DSD, che non ha avuto grande fortuna con i SACD, ha la possibilità di rivivere una seconda giovinezza e avere forse anche un futuro.perfectwave.jpg.95ea7ea86ea0359573b9f5981fb6258c.jpg
Per non farmi mancare niente sono riuscito ad avere in prova la meccanica PS Audio Perfect Wave Transport che utilizza anch'essa l'interfaccia I²S con connessione HDMI. Per la connessione ho inizialmente usato un comune “orrido” cavo HDMI ed in seguito un più raffinato cavo autocostruito in rame ofc argentato. Non sono riuscito a testare e confrontare abbastanza a lungo questa combinazione per cui non dirò nulla sul suono riprodotto, non sarebbe serio, ma questa meccanica è il perfetto complemento del DAC-2 DSDse. E' molto costosa, a listino più del DAC stesso, ma permette di riprodurre comodamente CD, DVD Audio o anche  paradossalmente DVD-R in cui abbiamo masterizzato i nostri files stereo PCM fino alla risoluzione di 192 kHz 24 bit.

 

Universalità

Una delle caratteristiche migliori di questo prodotto è proprio la flessibilità e la capacità di adattarsi ad impianti diversi. Il grande dettaglio di cui è capace non lo rende mai aggressivo e poco musicale, vi è un buon effetto presenza anche agli estremi di gamma e con la possibilità di regolare il filtraggio lo si può adattare al meglio ai propri gusti. Di certo chi cerca un suono un po' eufonico con una gamma media in evidenza non troverà questo prodotto di suo gradimento, ma per tutti coloro che amano la neutralità e l'equilibrio questo potrebbe essere l'apparecchio da inserire nella lista dei probabili/possibili. Ha un completissimo parco di ingressi ed uscite, vi è la possibilità di collegarlo direttamente all'amplificatore finale utilizzando il controllo digitale anche dal telecomando e di configurare a tale scopo le stesse uscite analogiche al meglio (massimo 5,2 volt RMS in bilanciato e 2,6 volt RMS per le RCA adattando l'impedenza rispettivamente a 200/100 ohm). Inoltre, e non è cosa da poco, è in grado di leggere senza battere ciglio qualsiasi tipo di file, dalla risoluzione canonica del cd 44.1 kHz 16 bit al DSD128 o al DXD.

 

Valore

Al DAC-2 DSDse, considerato il prezzo di listino di 3.080 euro, non credo daranno mai alcun premio per il “value for money”, riconoscimento che semmai, a scorrere il catalogo Wyred4Sound, dovrebbe essere attribuito al piccolo DAC-1. Di certo economico non è, l'avrete ormai capito, ma per lo stesso ragionamento fatto anche in occasione del DAC La Voce di AQUA, l'aggiornabilità futura e quindi la minor obsolescenza rispetto alla concorrenza è un grande merito. L'oggetto non è molto accattivante dal punto di vista estetico ma se consideriamo le dotazioni dell'apparecchio, la capacità di riprodurre qualsiasi file fino a risoluzioni siderali, la qualità del suono di cui è capace e lo confrontiamo con altri apparecchi della concorrenza, possiamo tranquillamente legittimare il suo prezzo. Fra tutti i prodotti che più mi sembrano interessanti in questo momento un buon avversario del DAC-2 DSDse potrebbe essere proprio l'italiano North Star Supremo.

 

Conclusioni

Vi sono alcuni aspetti di questo W4S che non mi hanno convinto e sono praticamente tutti di natura estetica; a questi, già abbondantemente descritti, aggiungerei un paio di piccolezze funzionali come il display di dimensioni un po' ridotte e l'impossibilità di regolare in modo più semplice ed accessibile il filtraggio. Per tutto quello che invece riguarda le prestazioni sul campo il DAC-2 DSDse si è comportato meglio di quanto fossero le mie aspettative dimostrando di essere in grado di riprodurre un buon suono e di possedere anche una solidità notevole nel riprodurre ogni tipo di file.
Inoltre l'ottima dotazione di ingressi compresa l'I²S, le uscite con guadagno regolabile e adattamento d'impedenza, la costruzione modulare e per questo facilmente aggiornabile, il menù semplice ed intuitivo contribuiscono a rendere pregevole questo prodotto.

 

Pagella Wyred4Sound DAC-2 DSDse

Design e costruzione 4/5 Design migliorabile ma buona realizzazione di un ottimo progetto

Universalità 5/5 Per la neutralità del suono e la dotazione di ingressi e uscite questo è uno dei punti di forza del DSDse

Suono 4/5 Trasparente, dettagliato, equilibrato e molto musicale

Concretezza 5/5 Semplice da utilizzare. Converte senza incertezze qualsiasi tipo di files PCM e DSD

Valore 4/5 Rapporto qualità/prezzo adeguato

Voto complessivo 22/25

 

di Pierfrancesco Fantin

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