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Indiana Line Diva 255, diffusori da scaffale


appecundria

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Le Indiana Line Diva 255 vanno a prendere il posto delle Musa 205 nell’affollato agone dei diffusori da scaffale di prezzo “moderato ma non troppo”. E’ un segmento di mercato affollato ma tradizionalmente ben presidiato dalla Casa torinese in virtù di un mix storicamente indovinato di  buona qualità costruttiva, buon suono, prezzo centrato e – soprattutto – distribuzione capillare tanto nei negozi “fisici” quanto in quelli “virtuali”.

Le Indiana Line Diva 255 sono dunque diffusori da libreria (o piedistallo) che sembrano indirizzati a quell’utente che se da un lato cerca compattezza e prezzo contenuto, dall’altro desidera qualcosa in più a livello di estetica e di raffinatezza del suono e per quest’esigenza dovrebbe preferire le Diva 255 rispetto alle concorrenti B&W 686, Focal 705V, Indiana Line Tesi 260, KEF Q100 e Monitor Audio BX2. Riusciranno le nostre eroine a soddisfare questa esigenza? Andiamo a verificare!

 

Design e Costruzione

Indiana-Line-Diva-255.thumb.jpg.846ece09dfd70046b38a1414d25ca874.jpgAppena le ho avute tra le mani ho percepito un certo allure cinese - detto in senso buono! - questo forse per l’abbinamento tra palissandro e laccato nero lucido che è accostamento molto bello ma non familiare alla tradizione ebanistica italiana.

 

Osservandole in dettaglio, le Diva 255 si rivelano ben proporzionate, ottimamente rifinite, con laccatura veramente di alto livello e fianchi in vero palissandro. Sono senza dubbio molto ben inseribili in ambiente e posso assicurare che vantano un alto WAF (Wife Acceptance Factor), insomma piaceranno alle padrone di casa!


Le Diva viaggiano in un imballo rassicurante, completo di manuale cartaceo e di guanti per maneggiarle senza graffiare la laccatura, un particolare questo dei guanti molto gradevole. Il mobile si presenta robusto, massiccio e sordo, il telaietto porta tela è robusto ed i perni di fissaggio sono in metallo. Un elogio particolare ai connettori, pratici, robusti ed anche molto belli a vedersi.


Il diffusore è a due vie, un cono da 140 mm ed una cupola da 26 mm, l’accordo è reflex con condotto posteriore e tappi in spugna estraibili a corredo. Per il materiale del cono la Casa ha scelto il Curv, ennesimo affinamento del polipropilene, materiale ben noto per avere un suono morbido e gradevole al quale però alcuni (me compreso) preferiscono la carta poiché il polipropilene tenderebbe in certi casi (basta come formula dubitativa?) ad ammorbidire un po’ troppo il suono.
Il Curv evidentemente promette di mantenere smorzamento e leggerezza ma di acquisire la rigidità necessaria in un due vie per giunta tagliato piuttosto alto, vedremo. La cupola è morbida e il driver sembra ben fatto, è montato disaccoppiato dal mobile - un accorgimento questo quasi da Olimpo dell’hi-end – introdotto se ben ricordo dalla Naim sulle DBL. Il risultato atteso è evidente: avere un filtro meccanico tra le vibrazioni impresse dal cono al mobile ed il corpo del driver per le alte, se consideriamo qual è l’escursione di una cupola la cosa ha molto senso. L’implementazione avviene in questo caso interponendo tra l’unità ed il mobile una sorta di vaschetta di gomma, funzionerà? All’ascolto l’ardua sentenza!

 

 

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Ho posizionato le Diva 255 con cura ma senza impazzire, atteggiamento che presumibilmente adotterà anche il loro potenziale acquirente. Dunque: locale di 20 metri quadri, piuttosto riflettente, pianta irregolare, poste su una parete attrezzata, distanza dal fondo 20 centimetri, distanza tra loro un metro e ottanta, tappi di spugna inseriti, leggero toe-in, direi che saranno 15, massimo 20 gradi.


L’amplificatore è un Audiogram MB1n e la sorgente principale un TEAC VRDS8, come monitor di confronto ho usato una Stax Lambda SR-202. Ho ascoltato una ventina di tracce variamente assortite estratte dalla mia discoteca per poi soffermarmi su due dischi, uno ben noto, The Individualism Of Gil Evans (con “solamente” Eric Dolphy, Wayne Shorter, Steve Lacy, Kenny Burrell), e l’altro che credo sia una mia piccola scoperta: un Respighi diretto da De Waart per label Philips. Una cosa da urlo questo Respighi se solo riuscirete a superare il complesso da direttore d’orchestra sconosciuto, anzi, sconosciuto proprio no, diciamo meno noto: un CD acquistabile per pochi euro, potete assumervi il rischio serenamente.


Molti se lo chiederanno e allora lo scrivo subito chiaro e tondo: come suono le Diva 255 sono un passo avanti non piccolo rispetto alle Musa 205. A casa mia le 255 hanno sfoderato, relativamente alla loro classe, una notevole dinamica – la caratteristica più importante per me – e questo sia nella resa dei “Pini presso una catacomba” che di “Flute Song”. Interessante anche l’intelligibilità a basso volume d’ascolto, qualità indispensabile a quei tanti che hanno vicini di casa indifferenti al fascino di Euterpe.
La seconda qualità importante è senza dubbio la timbrica, qualità che nel mio ambiente d’ascolto è leggermente compromessa da una spiacevole tendenza al rimbombo delle bassissime frequenze. Con questa premessa, l’abbinamento del 14 cm delle Diva con il mio ambiente è risultato felice. Il cono scende ma senza andare a eccitare troppo le risonanze e l’Audiogram lo fa andare gagliardamente fino dove il conetto può arrivare.

 

La felice combinazione di mobile sordo, buoni drivers, manico del progettista e – vai! crepi l’avarizia! – membrana in Curv e vaschetta di gomma, produce un timbro fedele, senza le precedenti caratterizzazioni sul mediobasso e senza un’incertezza sulla parte alta delle voci femminili che in altre occasioni ho riscontrato a casa mia.
La ricostruzione della scena sonora – la terza qualità – è molto valida se confrontata a quella che realmente io personalmente percepisco dal vivo e relativamente a qualità dell’incisione e tipo di evento immortalato su disco.

 

71InN3bazCS._AC_SL330_.jpgMi spiego meglio: in Arthur Lyman Group, Taboo and Yellow Bird, sei proiettato direttamente in quel curioso auditorium metallico hawaiano (!!!) mentre in Apocalypse Now, niente scena. Certo poi vai alla traccia di Suzie Q dei Creedence Clearwater Revival, dai gas al volume e ti dimentichi della scena sonora!

 

Universalità

Niente da dire, suonano subito bene senza tante fisime. Cavo 2,5 mmq del Leroy Merlin, mensola della libreria, leggera inclinazione verso il punto di ascolto e pedalare. Posso pensare che vadano bene anche con decenti ampli di ampia diffusione come Pioneer, Yamaha, Denon, Onkyo ma non ho potuto fare prove in questo senso. Le 255 non sono diffusori a gamma intera né pretendono di esserlo, per cui non considero come un limite la non perfetta riproduzione della prima ottava dell’organo della St. Paul Cathedral.

 

Valore

Uhm, lo street price è sui 370 euro, li valgono tutti? Bisognerebbe svolgere un ascolto a confronto con le Indiana Line Tesi 260, per restare a Torino, che circolano a 100 euro in meno delle Diva 255. Sono 100 euro di sola estetica o le migliorie tecnologiche che pure la 255 offre incidono sull’ascolto? Io non le ho ascoltate a confronto ma in definitiva non importa: la decisione spetta a voi, se l’estetica conta e i 100 euro non vi pesano troppo, andate sulle 255 senza rimpianti. Sottolineo che il brand ha ottima rivedibilità sull’usato ed i ricambi sono disponibili anche dopo 15 anni (esperienza personale), anche questo è valore.

 

Conclusioni

Nella solida tradizione Indiana Line, le Diva 255 sono un prodotto bello, concreto, ben suonante e acquistabile anche in tempi di spending review. Inoltre questi diffusori sono disponibili al negozio sotto casa o sul vostro sito di shopping preferito e praticamente sempre allo stesso prezzo: questa è la concretezza che spesso manca nell’alta fedeltà e della quale oggi più che mai si sente il bisogno.

 

Pagella Indiana Line Diva 255

Design e Costruzione 4/5 Ben oltre la sua classe ma meglio se fosse stato un po’ più italiano.

Universalità 5/5 Se avete una mensola vi serve solo il cavo del Leroy Merlin.

Suono 4/5 Ottimo nella sua classe, da verificare l’entità del gap rispetto alle Indiana Line più spartane ed economiche.

Concretezza 4/5 Come da tradizione della Casa, il prodotto è serio e concreto.

Valore 5/5 Alto valore d’uso e prevedibile buon valore di rivendita dell’usato.

Voto complessivo 22/25

 

[fai clic qui per la recensione delle Tesi 260]

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