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Melius Club

Jazz!


analogico_09

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analogico_09
Inviato

@ansonico Molto interessante il tuo contibuto, non è mai troppo tardi o troppo presto per queste cose! Anzi, mi sento un po' in colpa per aver dimenticato il 55esimo anniversario della morte di John Coltrane.

Una dimenticanza di forma.., la vicenda musicale ed esistenziale di Coltrane vive anche senza le "celebrazioni" ufficiali. Per quanto se ne sia tanto parlato e tanto ancora se ne parlerà, seguita a lasciare nelle orecchie e nell'animo dell'appassionato, potremmo dire dell'iniziatico, il dono supremo della Meraviglia musicale che permea in profondità la più "semplice" e "rilassata" interpretazione della "ballad" popolare - la quale ha rietranze di struggente poesia ed epifanici slanci di superiore arte , ben lontani dall'essere "audiofilmente" easy (secondo certe dicerie "consumistiche") - , fino alle estreme , "incendiarie" note del "free modale" (conio banalmente, riduttivamente,  all'impronta) che Coltrane abbraccia nelle ultime svolte della sua enorme parabola creativa avviandosi sempre più verso la strada del "non ritorno", verso una dimensione "metafisica" e "religiosa" se vogliamo, non solo estetica, artistica , poetica, esistenziale.

Più volte, parlando di Coltrane nelle varie discussioni, anche in questa mi sembra, ho cercato di porre l'accento sugli aspetti molteplici e totalizzanti della sua musica "estrema" che diventa anche una sorta di passaggio verso una dimensione spirituale non del tutto umana.., una sorta di "medium" che ci porta le voci delle genti che furono, le genti del blues, del gospel, del jazz, di tutta la musica afroamericana.

Ai tempi (fine anni '60), proveniente da My Favorite Things e da altri epocali album Atlantic, Impulse, ecc, dopo aver felicemente superato il "traumatico" e "sudato" impatto con A Love Supreme, al colmo dell'esaltazione, pensai che quella era e sarebbe rimasta la definitiva, "folgorazione" coltraniana... oltre la quale... cos'altro ancora? ...

Infondate le mie preoccupazioni.., dopo A Love Supreme, il "nostro" iniziò un relativamente breve ma intensissimo percorso pieno di nuove "folgorazioni" che si concluse con la morte e che, azzardo.., solo con la morte si sarbbe potuto concludere.

 

Al riguardo vorrei riprende le ultime frasi dell'interessantissimo articolo di "Tracce di Jazz", così ricco di notizie, di immagini piuttosto rare, di informazioni toccanti sulla morte del grande musicista così scrivo e riservato.

 

 

"John Coltrane ha lasciato uno dei lasciti artistico-sonori più ricchi del XX secolo. Con una carriera che abbraccia poco più di un decennio, ha registrato alcune dozzine di album, lasciando  classici nei diversi stili che comprendono la sua musica, dall’hard bop all’avanguardia, dal modale al free jazz. Blue Train, Giant Steps, A Love Supreme, Ascension, Meditations e Interstellar Space [**] rappresentano e sintetizzano la sua evoluzione espressivo-discorsiva, presentano tutta la trasformazione della sua musica, con alcuni dei dischi più rappresentativi realizzati all’epoca, componendo un imponente pannello musicale e lasciando senza risposta la domanda più pressante: quale sarebbe stato il suo prossimo passo? Dove sarebbe andata a finire la musica di John Coltrane?"

 

[**mi permetto di includere altri dischi "miliari": il poderoso "Live at Village Vanguard, Again!"; "OM"; "Kulu Se Mama"; Stellar Regions"; "Live in Japan" con la stravolgente interpretazione di My Favorite things; "The Olatunji Concert: the last live recorsing" ... ndr]

 

La musica di Coltrane è finita nella musica di Coltrane. In tutte le musiche di Coltrane: di "prima" e di "dopo". L'"estrema" musica di Coltrane è la prima musica di Coltrane. Non c'è separazione bensì un "pensiero", un"espressione" ed una "spiritualità" che discendono da un progetto mentale e trasfiguratore antico ed unitario, fusi insieme a tutte le "voci" della storia del jazz, della musica afroamenicana. La forma si fa sempre contenuto in Coltrane, come dicevo sopra: forma organica - corpo ed anima in mirabile equilibrio tra di loro - la qule è molto di più di una "semplice" benchè grande costruzione d'arte: diventa la voce dei padri e dei figli, degli antichi spiriti, degli spiriti che furono e di quelli verranno... Ciò vale per tutti i grandi musicisti, di ogni genere musicle, a cui la morte ha tolto l'ultima parola ma non la prima, non quella di mezzo, neppure parola che verrà dopo affidata alla voce del "silenzio"...


 

 

 

 

  • Melius 2
analogico_09
Inviato

 

 

Disco uscito nel 1976, raccoglie registrazioni del 67, 68 e 69, con il grande quintetto Davis, W. Shorter, H. Hancock, R. Carter, T. Williams.., ma non è una compilation, bensì un disco fondamentale tutto da scoprire e godere. Esce mentre Davis era in una sorta di ritiro forzato costellato da eventi drammatici... e si incavolò non poco con la CBS che aveva pubblicato musica "vecchia" con la quale il tromettista non voleva più a avere a che fare.., diceva lui.., mentre non ha mai smesso di "covare" anche nelle fasi più estreme della sua vita musicale ed esistenziale, echi lontani ma porofondi di KOB e di altre "vecchie" gemme musicali.., "cacchette".., come le definì Davis in persona in una intervista .che vidi in televisione di cui non ricordo nessuna coordinata per poterla rintracciare nel tubo... 

Si riconferma la grandezza anche compositiva di Wayne Shorter, autore di tutti i brani ndell'album, un grande che con il tempo diventerà ancora più grande... ma l'intero quintetto è stellare, tutti in evidenza, un interplay di raro equilibrio formale ed espressivo, da "musica da camera"...

 

Straordinaria l'interpretazione di Sweet Pea

 

 

 

  • Melius 1
  • Thanks 1
Inviato

Mi permetto di segnalare Hellen Merrill per me una gradevolissima scoperta , qualcuno si farà una sonora risata🤣.

Però devo ammettere mi era scappata e si che canta accompagnata da Clifford Brown, Oscar Pettiford, Gil Evans , Stan Getz ed altri.

Una piacevolissima scoperta una voce delicata mai sopra le righe per me molto affascinante.

 

Inviato

Qualcuno mi spiega il jazz modale? Ieri ho ascoltato per la prima volta nefertiti di davis e le palpebre mi si sono chiuse dopo una ventina di minuti. È musica cerebrale fine a se stessa io non ci arrivo 

analogico_09
Inviato

@luckyjopc Se non fa per te questo "Mood," non credo ti aiuterebbe la spiegazione del modale dal punto di vista formale.., basta andare in wiki o in altre pagine del web o cartaceo... 😉

analogico_09
Inviato
1 ora fa, luckyjopc ha scritto:

È musica cerebrale fine a se stessa io non ci arrivo 

 

cerebrale potrebbe essere, ma non è qualità negativa o riduttiva,  di sicuro non è musica fine a se stessa. Ha radici musicali, poetiche e psichiche  profonde, antiche, ancestrali... Ma sono col cellulare non posso approfondire... 

Inviato

Grazie Peppe ascolto ogni sorta di musica,ma questa non la capisco proprio. Bravo il pianista bravo il batterista,ma la sensazione è di rimanere con il mortaio che pesta nell'acqua

analogico_09
Inviato

@luckyjopc A dire il vero, Lucky, già sul piano tecnico-virtuosistico strumentale, l'intero quintetto di Nefertiti e delle altre registrazioni realizzate nello stesso periodo davisiano alla fine dei '60, prepararatorie a mio modestoparere dell'ultimo  grande progetto rivoluzionario della storia jazz intitolato Bitches Brew, è semplicemente, oggettivamente, stellare. 

Su cosa pesti il "mortaio" in Nefertiti, per quanto riguarda invece i contenuti espressivi, resta una questione di gusti personali... io ci vedo del buon sale per arricchire le già ricche prelibatezze musicali... 😉

 

 

Inviato

Ok ma la sostanza umana di questo esercizio tecnico non la vedo, la poesia men che meno. Vabbè mi rassegno non è cosa per me

analogico_09
Inviato

@luckyjopc Non è un esercizio tecnico; è un'esperienza intellettuale e "morale"; una ricerca di nuovi suoni e di nuove prospettive espressive, cose di questo mondo, dunque umanissime.

Come dicevo sopra, dalla "ricerca" di Nefertiti, e di altri dischi coevi, "fratelli/gemelli, i dischi della "rarefazione" musicale, mi si passi il termine, la quale ha infinite sottotracce "minime" ma insidiose, tenaci e determinate, scaturisce la capitale rivoluzione del jazz davisiana che influenzerà anche altri generi musicali: pop, rock, prog, fusione, ecc.., con risultati più o meno buoni.

Se non se ne coglie il significato e la poesia musicale di un disco, di un genere musicale, è normale, sono tante le cose del mondo che ci sfuggono.

 

  • Melius 1
  • Thanks 1
Inviato

@luckyjopc Oggi pomeriggio l'ho riascoltato (Nefertiti), anche a me risulta un po' "ostico", diciamo che

bisogna entrare nel mood..

-

Personalmente trovo il quasi coevo E.S.P. molto più "facile", più nelle mie corde.

Sarà forse per la meravigliosa "Little One", di Hancock...che si trova anche nel capolavoro a nome suo

"Maiden Voyage". 

Io preferisco la versione su M.Voyage, l'avro ascoltata 1000 volte...ma è questione di gusti.

 

  • Melius 1
Inviato

@dariob in effetti ho ascoltato recentemente anche esp. L’ascolto in cuffia me lo ha reso meno ostico, e l’ultimo brano( mood )con le spazzole della batteria in ostinato accompagnamento  mi ha interessato. Il tutto come un quadro astratto senza trasporto emotivo 

Inviato

Bene ora nell’ ambito delle giornate jazz sto scoltando la Nevada di evans. Niente male!

Inviato
Il 4/8/2022 at 09:49, Look01 ha scritto:

accompagnata da Clifford Brown

A proposito di Clifford Brown, l'altro giorno leggevo questa frase di Lester Bowie "If Clifford had live, I'd be working at the Post Office and Miles would be my supervisor."

 

 

  • Melius 1
  • Thanks 1

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