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Guerra in Ucraina: monitoraggio e analisi situazione sul terreno [thread unico]


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Se la Russia neutralizza STARLINK


Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, La Russia ha imparato a interferire efficacemente con Starlink. I combattenti ucraini stanno riscontrando interruzioni nel funzionamento della rete satellitare a causa dei sistemi "Volna Kupol Garant", che sono in grado di degradare le comunicazioni in un'area fino a 20 km².

Le forze armate ucraine ammettono che "la finestra di opportunità di Starlink si sta chiudendo": l'interferenza non blocca completamente la rete, ma ne riduce significativamente l'efficacia. Questo è fondamentale per loro, poiché Starlink è alla base di TUTTE le comunicazioni militari dell'Ucraina, compreso il controllo dei droni.

Parallelamente, la Russia sta aumentando l'utilizzo di nuovi sistemi: droni esplosivi "Geran-4" e "Geran-5", nonché missili economici "Banderol" con una velocità fino a 600 km/h. Lo studioso Zemlyan del Centro per la Sicurezza ucraino ha avvertito che "l'Ucraina affronterà diversi mesi molto difficili".

Sarebbe bastato attenersi all’accordo concordato dopo 2 settimane di guerra, invece di ascoltare quell’indefinibile di Boris Jonson e portare avanti una stupida guerra per anni che ha distrutto e depopolato l’Ukraina e sta mettendo in ginocchio economicamente (dal punto di vista geopolitico era già a 4 zampe!!) l’intera europa (minuscolo voluto).

 

Gaetanoalberto

@claravox

Pur essendo inutile ripetersi, ripetiamoci.

 

 

Non si trattò affatto solo di una convergenza mancata: il processo negoziale di marzo-aprile 2022 fallì principalmente perché Mosca inserì nel testo definitivo clausole capestro che trasformavano l'accordo in una trappola strategica per Kyiv, dimostrando la mancanza di una reale volontà di pace.

Le manovre e le clausole capestro della Russia 

Il veto sulle garanzie di sicurezza: Nella bozza di metà aprile, la Russia inserì la pretesa che l'attivazione della difesa collettiva in favore dell'Ucraina (in caso di nuovo attacco) richiedesse l'accordo unanime di tutti i Paesi garanti, inclusa la Russia stessa. In pratica, Mosca chiedeva la facoltà di invadere nuovamente l'Ucraina e contemporaneamente il diritto di veto al soccorso internazionale. 

Disarmo forzato: Il Cremlino pretese riduzioni drastiche e unilaterali delle forze armate ucraine (un tetto di circa 85.000 soldati e rigidi limiti alla gittata dei missili), puntando a rendere il Paese militarmente inoffensivo e vulnerabile per il futuro. 

Ingerenza politica e culturale: Mosca pretese la cancellazione di leggi interne ucraine sulla lingua e l'identità nazionale, pretendendo sotto la voce "denazificazione" un controllo diretto sulla legislazione di uno Stato sovrano. 

Falsa de-escalation militare: La presunta ritirata russa dall'area di Kyiv, annunciata a Istanbul come "gesto di buona volontà", fu in realtà un ripiegamento tattico forzato dalle perdite subite, mentre l'esercito russo intensificava contemporaneamente l'assedio di Mariupol e l'offensiva nel Donbas. 

 

  • Melius 2
Mighty Quinn
14 minuti fa, claravox ha scritto:

è colpa di Putin?

 

14 minuti fa, claravox ha scritto:

me interessa che chi governa l'Europa non ci porti al tracollo sociale

Ma guarda, non devi sentirti in colpa per non essere troppo di aiuto a Putin

È vero è messo maluccio 

Ma se proprio lo vuoi salvare 

 Il problema di risolve facilmente 

Milioni di itagliani lo chiedono a gran voce 

Basta dargli quello che vuole 

Ci sono precedenti luminosi che però alcuni politici miopi hanno rovinato grazie alla loro incapacità 

Eccone uno

Leali ragionevoli ed eseguibilissime 

:classic_love:

 

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  • Thanks 1

Le vergogne del pacifista collettivo

Il Foglio Quotidiano

02 settembre 2026

 

Sarà il caldo, sarà l’afa, sarà l’estate, sarà la distrazione dettata dal clima vacanziero o postvacanziero. Eppure la questione esiste, con tutti gli alibi del mondo, e la questione riguarda una grande rimozione messa in scena in questi mesi dal cosiddetto partito del No al riarmo, sempre attento a condannare l’occidente che si attrezza per difendersi, e sempre attento a non condannare invece gli esportatori del terrore che nell’indifferenza dei pacifisti continuano ad armarsi e riarmarsi fino ai denti. Il risultato è lì di fronte a noi. Quando l’Europa, la Nato, i paesi occidentali, cercano di spendere qualche soldo in più per rafforzare le proprie difese, il pacifista collettivo va in piazza, si agita, manifesta, twitta, contesta, demonizza. Quando gli esportatori del terrore spendono molti soldi per armarsi, per rafforzare la propria rete terroristica, il pacifista collettivo non riesce ad alzarsi dall’amaca e continua a schiacciare un pisolino.

Nessun tweet indignato se la Russia, come ha denunciato ieri il governo tedesco, tenta di colpire con un drone esplosivo un aereo cargo ucraino in territorio Nato, come è successo qualche settimana fa all’aeroporto di Lipsia. Nessuna forma di empatia se la Russia bombarda Odessa. La linea è sempre quella, linea in Italia perfettamente abbracciata da un fronte politico trasversale che passa dal M5s e dal Fatto quotidiano, arriva fino ad Avs, abbraccia un pezzo di Lega e arriva fino a Vannacci. Se il riarmo è dell’Europa, il riarmo è criminale. Se il riarmo è dei nemici dell’occidente, il riarmo non fa notizia. Ieri, lo Spiegel, settimanale tedesco, ha aggiunto altri elementi utili per ragionare sull’asimmetria che esiste sul tema del riarmo. Un’asimmetria che spinge il pacifista collettivo a incatenarsi se l’Europa si difende e che lo spinge a fischiettare se la Russia si riarma. Lo Spiegel cita un’analisi recente di Janis Kluge, economista ed esperto di Russia presso l’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (Swp) di Berlino, e secondo l’analisi la spesa militare nel primo semestre dell’anno è aumentata del 30 per cento, in Russia, raggiungendo i 10.700 miliardi di rubli, circa 107 miliardi di euro, un piano in netta controtendenza rispetto a quanto promesso precedentemente dal ministro della Difesa Andrej Removic Belousov, che nell’ultimo bilancio ufficiale aveva previsto, per l’anno in corso, tagli netti alla spesa militare e agli armamenti. La stima era del 6,4 per cento del pil, contro il 7,8 per cento del 2025; il deficit federale accumulato tra gennaio e luglio è arrivato al 2,8 per cento del pil, contro l’obiettivo dell’1,6 per cento previsto per l’intero anno. La Russia attacca, sconfina, provoca, uccide, si riarma e il pacifista collettivo fischietta, denunciando invece l’escalation dell’Europa e della Nato. E lo stesso approccio, in fondo, lo si può apprezzare su fronti diversi, come quelli mediorientali. Si potrebbe parlare a lungo del fatto che l’eccitazione provocata dal fallimento della guerra di Trump in Iran ha spostato l’attenzione dalla minaccia rappresentata dal nucleare iraniano alla minaccia rappresentata dai deliri trumpiani. Ma per quanto si possa detestare Trump non si può ignorare il fatto che il riarmo iraniano è un problema che può avere un impatto non solo su Hormuz, su Israele, sui paesi del Golfo ma anche sul resto del mondo (Reuters ha ricordato pochi giorni fa che resta senza verifica la sorte di circa 440 chili di uranio iraniano arricchito al 60 per cento, materiale che potrebbe essere ulteriormente arricchito, e a fine luglio ha riferito che Teheran ha firmato un accordo per acquistare dalla Cina fra 300 e 400 sistemi missilistici antiaerei portatili QW-12 e FN-16, per un valore stimato tra 60 e 70 milioni di dollari). Pacifisti in festa per la disfatta di Trump, pacifisti silenti per il riarmo dell’Iran. Stessa scena la si può vedere a Gaza, ovviamente. Il pacifista collettivo ha dato il meglio e il peggio di sé quando aveva argomenti per considerare Israele il freno alla pace in medio oriente. Oggi il pacifista collettivo, che sa perfettamente che il piano di pace che ha posto fine alle ostilità tra Hamas e Israele prevede il disarmo di Hamas come passaggio necessario per arrivare a una pace duratura, si indigna ogni volta che Israele prova a difendersi ai confini e si addormenta quando i terroristi di Hamas dicono senza paura che di disarmarsi non hanno alcuna intenzione. E il 28 agosto Ghazi Hamad, uno dei massimi dirigenti di Hamas, ha negato che nei negoziati fosse prevista la consegna delle armi: “Non abbiamo discusso la consegna delle armi”. E qualche settimana prima, in un’intervista con Piers Morgan, sul tema del disarmo è stato ancora più chiaro: “Non abbiamo cambiato la nostra mentalità”. Se l’occidente si difende, si chiama riarmo. Se i nemici dell’occidente si riarmano si chiama difesa. Se l’occidente cerca di proteggersi, si va in piazza. Se gli esportatori del terrore scelgono di armarsi fino ai denti, si sonnecchia. Sarà il caldo, sarà l’afa, sarà l’estate, sarà la distrazione dettata dal clima vacanziero. Ma il fatto c’è. Il pacifista collettivo che sogna il disarmo dell’occidente e fischietta di fronte al riarmo dei nemici dell’occidente non commette un errore, non fa una gaffe, non compie uno scivolone. Conferma solo una piccola verità rispetto al suo ruolo storico: essere un favoloso cavallo di Troia di tutti coloro che sognano di avere un’Europa più debole, un occidente più fragile e un asse del terrore in grado di muoversi senza avere troppi argini di fronte a sé. Ragionare sul perimetro della difesa dell’occidente è legittimo. Chiudere gli occhi sulle escalation degli esportatori del terrore è criminale. Se c’è un wokismo che serve, un risveglio che serve, forse è proprio qui. Per provare a capire perché c’è un riarmo che fa notizia e c’è un riarmo che non fa notizia. Svegliarsi, grazie. derazione russa Vladimir Putin ha espresso le proprie condoglianze per le vittime dell’alluvione in Tibet. Ma il riferimento è stato ignorato nel resoconto cinese del bilaterale diffuso dall’agenzia di stampa statale Xinhua, che si concentra invece sui rapporti tra i due paesi e sulla cooperazione strategica. Secondo diversi media e ong, anche sulla catastrofe che ha colpito mercoledì scorso il confine fra Tibet e Nepal, Pechino sta selezionando e diffondendo le informazioni sulla portata dei danni e delle vittime. Come se il vero veleno per Pechino non fosse la formaldeide, ma il dubbio instillato nei cittadini sul sistema che dovrebbe proteggerli, sul fatto che non sia più sufficientemente affidabile.

 

Giulia Pompili

  • Thanks 2

Da Il Manifesto 

 

 

Artem Chapeye: Ucraina, perché la sinistra combatte (https://en.wikipedia.org/wiki/Artem_Chapeye)

 

La gente normale non va in giro armata di Artem Chapeye (nella attenta traduzione di Alessandro Achilli, Altrecose, pp. 128, 17,50) non è un libro come tutti gli altri. Intanto perché racconta come un diario intimo cosa accade quando la guerra, in questo caso l’invasione russa arrivata a Kiev all’alba di più di quattro anni or sono, irrompe nella vita di qualcuno, in questo caso la famiglia dell’autore. L’altro elemento che fa di questo testo un documento unico, è che Chapeye, un intellettuale di estrema sinistra, un convinto pacifista e che condivide con la moglie Oksana, una brillante sociologa, una visione «femminista», spiega pagina dopo pagina perché, non malgrado, ma proprio in virtù delle sue idee abbia scelto allora di arruolarsi per difendere la libertà del suo Paese. Lo scrittore e giornalista ucraino sarà tra i protagonisti della XXIII edizione del Festival della Mente che si terrà a Sarzana dal 4 al 6 settembre e che quest’anno è dedicato al tema del «fuoco», inteso come spunto per esplorare la creatività, la nascita delle idee e il loro legame con la cultura, la storia e la scienza.

 

 

Si definisce una persona «di sinistra, pacifista e femminista»: ma dopo l’invasione russa del 24 febbraio del 2022 non ha esitato ad arruolarsi, e dopo 4 anni è ancora nell’esercito. Non tutti vedrebbero in questa scelta una coerenza che però lei rivendica. Come stanno le cose?

 

Gran parte del libro racconta la giornata vissuta dalla mia famiglia all’inizio dell’invasione, il 24 febbraio: come ci siamo svegliati prima dell’alba al suono delle bombe; come quel tremito sinistro si avvertisse fin dentro la colonna vertebrale; come mia moglie abbia guardato fuori dalla finestra dicendo: «Ci siamo». Come abbiamo svegliato i nostri figli, che dormivano in una tenda allestita nel soggiorno (per gioco). Come poi, sentendoci come sotto una cappa di oscurità, abbiamo cercato di mettere in salvo i bambini. Tutto questo si può riassumere in poche parole tratte da una canzone italiana famosa in tutto il mondo: «Una mattina mi son svegliato/ E ho trovato l’invasor» (Bella ciao, ndr). Credevo che tutti i progressisti che conoscono questa canzone avrebbero capito che essere di sinistra è la posizione più coerente con la lotta all’invasore. Per quanto riguarda il mio pacifismo, la questione era più complessa. Mi sono reso conto abbastanza in fretta che una cosa è opporsi a qualsiasi guerra di aggressione (poniamo, il proprio Paese che invade il Vietnam), e tutt’altra è decidere se diventare o meno un partigiano dopo, diciamo, l’Operazione Achse (l’occupazione nazista dell’Italia dopo l’8 settembre, ndr). Nel 2022, al momento di decidere, pensavo soprattutto alla Resistenza francese contro i nazisti. Sono stato il traduttore ucraino del Mahatma Gandhi e continuo a ritenere che i suoi metodi siano i migliori per una lotta «normale» a lungo termine. Tuttavia, furono altri metodi a sconfiggere i nazisti. Quanto al femminismo o alle posizioni a favore del femminismo, nel libro scrivo diffusamente della mia confusione in merito. Di fatto, la guerra ci ha spinti verso ruoli più «tradizionali»: ho dovuto lasciare i figli alle cure di mia moglie e ancora oggi mi sento in colpa. D’altra parte, nell’esercito ucraino ci sono 75mila donne: un numero doppio rispetto all’intero esercito, poniamo, della Finlandia, e pari a un terzo dell’intero esercito italiano.

 

Dal modo in cui ricostruisce le vicende ucraine degli ultimi 20 anni sembra emergere che la determinazione a difendere, anche in armi, il proprio Paese è l’esito delle grandi mobilitazioni che, già prima di Maidan nel 2014, hanno visto centinaia di migliaia di suoi connazionali scendere in piazza contro l’ingiustizia, la corruzione e a favore della democrazia. È stato anche il suo percorso?

 

Dopo la fine dell’Urss, le traiettorie di Ucraina e Russia hanno iniziato a divergere radicalmente dal 2001: a Kiev le massicce proteste anti-autoritarie hanno avuto successo una dopo l’altra, mentre quelle in Russia venivano sistematicamente represse. Nel 2004, dopo proteste che hanno coinvolto milioni di persone, si è votato nuovamente a seguito di elezioni truccate. Nel 2013, il leader autoritario è fuggito (e poco dopo la Russia ha invaso la Crimea e, in seguito, in modo nascosto, il Donbass). Sì, ho partecipato anch’io a tutto questo, pur non condividendo alcune posizioni della corrente dominante nelle piazze. A livello personale, ogni protesta iniziava con il pensiero: «be', anche se scenderò in piazza e saremo in pochi, lotteremo e almeno sapremo di averci provato». E ogni volta mi stupiva vedere quante persone la pensassero allo stesso modo; e vincevamo. Anche ora, durante la guerra, ci sono state proteste riuscite nel 2025 e nel 2026. La stessa cosa è accaduta quando la Russia ha invaso il Paese nel 2022. Come scrivo onestamente nel libro, stavo cercando una via di fuga, pensando: «È impossibile, ma almeno saprò di averci provato». Poi arrivi all’ufficio di reclutamento e… cavolo, quante persone la pensano come me. Credo sia proprio per questo che siamo ancora in piedi.

 

Da uomo di sinistra che si batte contro il nazionalismo non teme che all’ombra della battaglia per difendere l’Ucraina crescano le forze dell’estrema destra, quei movimenti molto visibili prima della guerra che hanno poi integrato l’esercito? Non si tratta di un pericolo concreto? E come opporvisi?

 

Temo proprio questo, e ci stiamo già opponendo. Come saprete, la sinistra radicale in Ucraina ha un sostegno debole, nonostante la maggior parte della popolazione condivida valori socialdemocratici, strumentalizzati però dai populisti. La maggior parte degli esponenti della sinistra in Ucraina partecipa alla resistenza. Tra di noi, a volte scherziamo dicendo che almeno uno non potrà mai affermare che solo la destra abbia difeso il Paese. Tra l’altro, la posizione di alcuni esponenti della sinistra occidentale che implicitamente appoggiano l’aggressore o negano il sostegno alla resistenza ucraina, indebolisce proprio la posizione della sinistra ucraina e, indirettamente, favorisce la destra. Certo, anche la destra è presente nella resistenza, non c’è dubbio. La mia impressione è che il governo cerchi però costantemente di disperderla. Ad esempio, gli «Azov», tanto pubblicizzati dalla propaganda russa, sono ormai una normale unità della Guardia Nazionale. Sono considerati i principali difensori di Mariupol, dove hanno combattuto strenuamente. Per il resto, ci sono anche persone di sinistra e, per la maggior parte, semplici operai e contadini in gruppi erroneamente considerati di destra in Occidente. Sul piano politico, la maggior parte degli ucraini non ha però mai appoggiato né l’una né l’altra fazione. Nel Paese il consenso popolare di solito va a populisti di vario genere che non dichiarano mai apertamente le proprie inclinazioni, ma si concentrano piuttosto sui sentimenti «anti-establishment» e giocano sulla propria immagine personale, non sulle ideologie.

 

Agli oppositori russi a Putin dedica poche righe. Eppure, non pensa che quanti combattono dall’interno «il fascismo russo» siano i primi alleati di chi si batte per un’Ucraina libera?

 

Nel libro, non faccio che un accenno al tema a causa dello scarso ruolo che svolgono nell’effettiva opposizione alla guerra. Inoltre, gli ucraini nutrono forti sospetti sul fatto che gran parte di questa opposizione sia ancora di stampo imperialista. L’esempio più noto è quello del defunto Navalny. Quando Putin occupò la Crimea, lui dichiarò che non sarebbe stata restituita all’Ucraina, affermando: «La Crimea non è un panino che ci si passa da una mano all’altra». Da quel momento, «Panino» divenne il soprannome di Navalny in Ucraina. Naturalmente, esistono anche individui eccezionali che non si comportano così, penso a coloro che sono finiti in carcere per le proprie convinzioni.

 

Nelle sinistre europee l’appoggio alla resistenza ucraina è spesso considerato un tema difficile, divisivo o contraddittorio. Cosa direbbe a quanti hanno idee molto simili alle sue su tanti temi ma faticano a sentire come propria questa battaglia?

 

Gli direi di andare oltre gli schemi precostituiti e, soprattutto, oltre la politica identitaria. Dal punto di vista psicologico, le persone spesso vogliono solo sentirsi moralmente superiori; in Ucraina abbiamo un detto: «indossare il camice bianco», che significa agire o esprimere opinioni principalmente per sentirsi migliori degli altri. Da qui l’atteggiamento: «Non sosterrò l’Ucraina perché non è una realtà impeccabile». È moralmente più facile sostenere una vittima ormai sconfitta, recarsi davanti a un’ambasciata una volta all’anno e dire «ricordiamo», piuttosto che sostenere una persona che combatte con ogni mezzo a sua disposizione, magari urlando anche parole rabbiose e politicamente scorrette nel farlo. Molti, a sinistra, credono anche alla tesi della «guerra per procura»: in base alla logica delle «sfere d’influenza» che prevede la spartizione dei Paesi tra le grandi potenze. Un approccio paternalistico che nega a intere nazioni la propria capacità di autodeterminazione. Noi ucraini, ormai, la chiamiamo sarcasticamente «Westplaining», un termine che ricalca il concetto femminista di «Mansplaining». Credo che inoltre ci sia chi identifica ancora implicitamente (e erroneamente) la Russia come una sorta di erede dell’Urss che si oppone alle destre; in realtà è oggi uno dei Paesi più spietatamente capitalisti e politicamente conservatori. È proprio per questo, tra l’altro, che anche l’estrema destra europea sostiene il regime di Putin; mi chiedo come si senta chi, di sinistra, finisce per trovarsi dalla stessa parte.

 

 

 

Guido Caldiron 

 

 

  • Thanks 2
11 ore fa, Panurge ha scritto:

Vista la propensione russa ad agire direttamente sul territorio europeo che  ultimamente c'è stata  i vari fiancheggiatori potranno prima o poi essere in qualche modo perseguiti?

come scritto mesi addietro il duce sta testando le reazioni dei paesi Nato.

Si trova dentro una guerra di logoramento in cui gli attori avanzano lentamente e c'é la novità dei droni che fanno danni su suolo russo.

Ora sta testando le risposte del vicinato , in sostanza sta dicendo ai vicini che se non si tirano indietro potrebbe bussare alla porta per dirgli o ti tiri fuori o sono cavoli tuoi.

La guerra ibrida già è spostata su suolo europeo , come hai scritto tu

la fabbrica a Colleferro è difficile pensare non sia stata danneggiata

con qualche attentato. Altre fabbriche in Europa hanno subito attacchi simili.

Difficile pensare ad una coincidenza.

Quindi il piedone il duce già lo sta mettendo per terra.

  • Melius 1
appecundria
12 ore fa, Panurge ha scritto:

Vista la propensione russa ad agire direttamente sul territorio europeo che  ultimamente c'è stata  i vari fiancheggiatori potranno prima o poi essere in qualche modo perseguiti?

Imho impossibile in mancanza di uno stato di ostilità formale. Però la UE (quella delle zucchine) mette a disposizione dei membri la copertura giuridica per azioni molto forti, incluso il congelamento dei beni. Fanno parte delle sanzioni alla Russia.

Sono strumenti che l'Italia non usa ma gli altri sì.

26 minuti fa, wow ha scritto:

Io leggo di tutto, escluso la carta igienica destra, e poi ragiono con la mia testa 

Fai bene a leggere tutto, ma attento: i giornali d'opinione forti sono fatti apposta per influenzare chi è convinto di ragionare solo con la propria testa.

L'impermeabilità totale ai media non esiste, esiste solo la consapevolezza di ciò che ci sta condizionando. 

9 minuti fa, claravox ha scritto:

Fai bene a leggere tutto, ma attento: i giornali d'opinione forti sono fatti apposta per influenzare chi è convinto di ragionare solo con la propria testa.

L'impermeabilità totale ai media non esiste, esiste solo la consapevolezza di ciò che ci sta condizionando

Assumo anticorpi leggendo lo stra Fatto

  • Haha 1
appecundria

Gli investigatori tedeschi hanno identificato due sospettati nel sabotaggio con drone all’aeroporto di Lipsia/Halle. Il primo, cittadino bielorusso con passaporto russo, sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto turistico italiano e sarebbe legato ai servizi segreti russi. 

10 minuti fa, wow ha scritto:

Assumo anticorpi leggendo lo stra Fatto

Fai attenzione, perché a forza di assumere 'anticorpi' da sponde opposte ma ugualmente militanti, si rischia solo di restare intrappolati nel fuoco incrociato delle tifoserie.
Più che sviluppare un pensiero autonomo, si finisce per oscillare tra due diverse versioni semplificate della realtà.




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