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Acoustic Sounds Vinyl Reissue Series aaa (Verve, Impulse!, Philips, Emarcy,Decca) ristampe aaa


giorgiovinyl
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6 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

riporta qui cosa c'è scritto.

Contribuiresti a risolvere il mistero...😀

 

@aldofive

 

eccolo  🙂

 

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7 ore fa, OTREBLA ha scritto:

Com'è la copertina? Solito cartoncino europeo o Stoughton?

Stoughton...più che buona direi ....le immagini probabilmente non renderanno più di tanto l'idea

 

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Spadaccino1

Qualcuno ha notizie sulla Everest Label? Cosa ha a che vedere con Classic Records (della quale ha ristampato) e con Analogue Productions? Io ho trovato queste notizie e poi descrizioni dei dischi tutte diverse l'una dall'altra. Mi aiutate a capirci di più? 

Grazie 

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La storia della etichetta è quella che hai riportato nella prima immagine. Registrava, come la Mercury, su nastro da 35mm di tipo cinematografico. Credo che sia Classic Records che Analogue Productions abbiano ristampato alcuni titoli, spesso a 45 RPM (che a mio avviso sono i migliori). Ho pensato più volte di acquistarne, ma spesso i titoli e/o gli esecutori non mi sono sembrati il massimo, ovvero avevo già altre versioni di maggior qualità artistica.

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OTREBLA

Si tratta di registrazioni di musica Classica risalenti alla fine degli anni '50, originariamente realizzate su nastro da 35mm (non tutte però). Ho alcuni titoli  in collezione ma faccio parecchio fatica a decidere quale sia il più bello, sia sotto il profilo tecnico che artistico.

Scriabin: The Poem Of Ecstasy - Classic Records 200 grammi. 

Antill: Corroboree - Ginastera Panambi - Classic Records

Tchaikovsky - Francesca Da Rimini e Hamlet Overture - DCC 

Copland - Billy The Kid - DCC

Copland - Appalachian Spring - DCC

Sono i classici vinile per testare gli impianti Hi-Fi.

Molto spettacolari sotto il profilo del suono, offrono programmi di non troppo difficile ascolto: poemi sinfonici, fantasie per orchestra, suite da balletti; musica benissimo eseguita nonché diretta.

Avrei dovuto approfittarne di più quando, anni fa, queste ristampe erano spesso offerte scontate, col fatto che la Classica veniva (e viene) per ultima nella lista dei desideri audiofili.

Alberto.

 

 

 

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@Spadaccino1 assolutamente si (Analogue Productions). A parte questo, come ti ha detto @OTREBLA, si tratta di registrazioni degli anni ‘50, quindi niente digitale. Anche il riversamento è analogico, poiché non c’era ancora il revival del vinile (come oggi) e di conseguenza non si era ancora affermata la cattiva abitudine di riversare su vinile remaster digitali. 😡

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Il 13/5/2022 at 10:44, glucar ha scritto:

meglio tenersi l'edizione mofi..

direi proprio di si per chi la possiede……per quanto riguarda l’origine digitale del remaster curve pusher  al momento però ci sono solo alcune supposizioni su forum

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breso96

@max in realtà da quello che so io una persona lo ha contattato via email e lui ha risposto che ha usato i file hi Res che gli ha fornito universal.

 

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OTREBLA

Mi hanno consegnato Duke Ellington Meets Coleman Hawkins, nell'edizione Acoustic Sounds.

Mi riesce piuttosto difficile parlare di dischi che conosco a menadito. Sono anni che ascolto questo disco (su CD) perché il primo brano, Limbo Jazz, mi piace da pazzi e spesso lo canticchio senza accorgermene.

Comincio dalla parte tecnica: solita ristampa stellare. Non fa il minimo rumore, il riversamento è perfetto, la registrazione è ottima: luminosa e dorata. Voto 9.

Circa il tipo di musica, è Ellington...come fai a tagliare i panni addosso alla più importante figura della storia del Jazz (assieme a Monk)?

Io lo consiglio, è un classico e Coleman Hawkins è un grande.

Trovo che la musica di Duke Ellington non risenta per nulla del tempo che passa, sebbene sia da annoverarsi tra il Jazz tradizionale;  a tratti tuttavia ravviso persino una certa contemporaneità, in questo disco in particolare.

Non so se siete d'accordo.

Alberto.

 

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Sta bionda c’è fa spende un sacco di soldi🤣🤪 il problema è che mi fido anch’io e quando vedo una sua recensione devo sta pronto con la carta di credito, ovviamente si scherza e comunque è sempre un piacere leggere le recensioni del ns Alberto,

Giorgio

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Le bionde sono fatte per far spendere i soldi, non lo sapevi?

 

Nel frattempo ho deciso di scrivere due parole su George Russell - New York N.Y. (1959 - Decca), ristampa Acoustic Sounds.

E’ arrivato un paio di mesi fa ma proprio non mi decidevo a parlarne.

New York N.Y. è un raduno di star del Jazz: Coltrane, Bill Evans, Phil Woods, Max Roach, Art Farmer, Bob Brookmeyer, Al Cohn, e tanti altri, per un'opera corale, una Suite per la precisione, dedicata alla Grande Mela. Alle sue strade affollate e rumorose, ai suoi locali da ballo dove l’alcool scorre a fiumi, ai sobborghi ed ai bassifondi, alle romantiche serate sulla Brooklyn Promenade. Una città che non dorme mai e “può nutrirti o consumarti", come recitano le note di copertina. George Russell, direttore d’orchestra ed arrangiatore, fu l’ideatore del Jazz Modale, basato sulla scala Lidia, un sistema musicale in cui la logica matematica ha un ruolo importante (quindi io sono escluso già in partenza), per ammissione dello stesso autore.
Ad introdurre i vari pezzi la voce narrante di Jon Hendricks (del quale possiedo un capolavoro di doppio 45 giri ORG, intitolato Fast Livin’ Blues), fantastico cantante Jazz che purtroppo in questo disco si limita ad evocare le atmosfere newyorkesi messe in musica da Russell, senza cantare mai.

Ah che peccato!

Ascoltando New York N.Y. si capisce per quale motivo Russell ai suoi tempi facesse estrema fatica a conquistare il cuore degli appassionati di musica. Questo non è un disco semplice.

C’è un continuo cambio di registro, fondamentalmente rapsodico, un lungo piano sequenza al servizio del quale è posta la scansione melodica, una ricerca di impasti sonori che non si preoccupava minimamente di andare incontro al gusto dell’ascoltatore medio (nel 1959!). Sembra quasi di assistere ad una Jam Session piuttosto libera da vincoli. A tratti l’ho trovato un po’ dispersivo, lo confesso, ed ogni volta che lo ascolto finisco per distrarmi.

E' un bel disco eh, però va ascoltato e riascoltato con attenzione prima di deciderne l’acquisto.

Non è detto che piaccia a tutti.

Circa il versante tecnico, a parte la voce di Hendricks che è un po’ troppo avanti rispetto all’orchestra (essendo stata sovra-incisa) direi che merita un 8. Non è perfetta come registrazione, ma sappiamo quanto sia complicato registrare le big band.

Non so che voto artistico dargli, magari...bah...un 7 ½ come disco Jazz e 8 come disco di musica Classica moderna?

E’ un voto molto soggettivo; più del solito.

 

Alberto.

 

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@OTREBLA ma parlando in generale tra una edizione originale degli anni 80 (primi), 70 o 60, ovvero prima della nascita del digitale è una riedizione odierna fatta con la massima cura, come ad esempio quella di cui tu parli (e che ho pure io), noti differenze sostanziali? In genere qual è la migliore?

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