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Melius Club

Espressioni colorite in lingua locale


Messaggi raccomandati

Inviato

Vabbeh, facciamo un omaggio alla Campania:

"O' spasso ro' cardill' è a pappamosca!"

E alla Liguria:

"Sciuscià e sciurbí nu se poe!"

E al Piemonte:

"Quando Süperga al'ha 'l capél, o a fa brüt o a fa bél!"

 

Se mi viene in mente qualcos'altro lo scrivo...

Inviato
Il 30/01/2025 at 07:39, briandinazareth ha scritto:

imparai babbu a fai fillus

Tuo nonno ha usato un finale educato.

 

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Inviato

Parenti d'entratura ne caldu ne fritura.

  • Melius 1
Inviato

Ovo , galina e cul caldo ( quando uno vuole tutto) 

 

Inviato

l'omu arrettu no vidi culu bruttu.

l'uomo eccitato non bada alla pulizia dell'ingresso

anche in senso metaforico

  • Haha 1
Inviato

Cos'ai li mani di lu milesu? chi cuntaia l'aranci cu li pedi.

Quando ti cade qualcosa dalle mani  si riferisce ad un venditore ambulante di Milis che evidentemente non aveva le mani.

oppure

cos'ai li mani di brocciu.

hai le mani di ricotta?

 

Inviato

lampu illu piattu e fulchetta ill'occhj.

che ti cada un fulmine nel piatto mentre mangi e la forchetta ti si conficchi in un occhio perchè il fulmine non e sufficente :classic_biggrin:

Gaetanoalberto
Inviato

 

Cu mancia fa muddichi.

Chi mangia fa briciole.
 

 

Cu mania non pinia.
(Chi ha le mani in pasta sta bene)

 

Cu n'arrisica na' arrussica
(Chi non risica non rosica)

 

Cu' nesci, arrinesci.
(Chi esce, riesce)

 

Cu non fa nenti non sbagghia nenti.

Solo chi non fa niente non commette errori

 

Inviato

Altro esempio di detto popolare che invita a non lasciare le cose incomplete e le questioni irrisolte, anche quando sono poco evidenti. Come molti detti veneziani si avvale di leggiadre allegorie:

 

"Chi va in 'eto col cueo che spissa se alsa col déo che spussa" 

Ovvero: Chi si corica soffrendo di prurito perianale (causa probabile: Igiene approssimativa)  certamente si sveglierà con un dito maleodorante, in quanto nella semicoscienza del sonno non potrà fare a meno di grattarsi.

Il "deo che spussa" sarà inevitabilmente notato dalla cerchia sociale, dove qualcuno non mancherà di dirlo facendo seguire la formula: 

"....Mi no digo gnénte... ma gnaca no tàso!"

Ovvero: Sono cosciente di parlare di faccende private delle quali non dovrei interessarmi, ma la cosa è talmente evidente e disdicevole che non posso fare a meno di tacere.  Socialmente l'affermazione o la rivelazione seguita dal "mi no digo gnente, ma gnanca no taso" gode della presunzione di non-interferenza nelle cose altrui, ovvero si riconosce l'utilità sociale della stessa. 

Inviato

 

Vocabolario minimo milanese.

Cicinin - misura
Ciuciamanuber - nullafacente
Scighera - nebbia
Barlafüs - utensile inutile
Belé - carino
Schiscetta - pranzo al sacco
Ofelé - pasticciere
Ussignür - imprecazione
Rebelot - confusione
Ciaparatt - acchiappa topi

Cadrega - sedia

 

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Inviato

Juan (Jesus) e Pascale (Mazzocchi) , ata sculà all'anema re mamme vostre.

Inviato

‘ntant ti an tse mia qel dl’an psè
Lo disse l’asino magro al porco che, grufando, la sbobba lo derideva per la secca biada a lui destinata, vantando la preferenza a lui riservata dal fattore.
barza saggia modenese
 

  • Melius 1
  • Moderatori
Inviato

"Si unceru l'uogghiu abbruciatu,e a paredda sfunnata"

Si sono uniti,l'olio bruciato e la padella bucata.

 

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Inviato

Il suocero intento a riparare qualche apparecchio che lo faceva dannare:  "MaiàL ... c'ag viéna al càncher a quel c'la invntà al prim..."




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