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Melius Club

Ucraina, Russia e Nato


ilbiffo

Messaggi raccomandati

Inviato

 A dopo 5 anni stiamo ancora a parlare di Ucraina?

  • Confused 1
Inviato
3 ore fa, claravox ha scritto:

Purtroppo contro certe ossessioni non c'è reattore che tenga. 😉

ma stai parlando di te in terza persona.

Grande😁

Inviato
Cita

Superfuzz,

forse non ti rendi conto che L'Ucraina è spacciata. E che poi toccherà a noi la ricostruzione. Avanti così

PS Meglio una pace ingiusta che una guerra giusta. Io mi chiamo Tommaso.

 

loureediano
Inviato

Nel PD le cariatidi non si contano più a cominciare dalla segretaria

Se li spazzassero via i giovani del PD potrei tornare a votarli

Inviato

Chi pontifica di guerra comodamente da casa dimentica quale sia la realtà: in Ucraina la vera resistenza la stanno portando avanti le famiglie e la gente normale che tentano di sottrarre i propri cari ai rastrellamenti forzati e alle aggressioni dei reclutatori militari, che prelevano la gente per strada per mandarla al massacro.

  • 2 settimane dopo...
Inviato

 

Chi attacca chi

 

In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche.
In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico.
Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno).
Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo.
L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina.
Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.

 

Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad.
Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad.
La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”.
Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici.
Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi.
Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia.
E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia.

Secondo voi, chi sta minacciando chi?

Di Marco Travaglio

 

  • Melius 1
Inviato

 

Nel dibattito attuale si trascura una spaccatura evidente: da un lato le élite politiche e mediatiche che spingono per riarmo ed escalation, dall'altro una popolazione in gran parte refrattaria alla narrazione bellicista.

Più che da un pacifismo organizzato, questo rifiuto nasce da un puro istinto di autoconservazione: in una società frammentata, il cittadino rifiuta il sacrificio e non riconosce più come legittima la classe politica.
Il rischio concreto è che, mancando un vero consenso, si cerchi di fabbricare l'ossessione del "nemico esterno" per compattare il fronte interno e giustificare deriva autoritaria ed economia di guerra.

Sottrarsi a questa "cattura cognitiva" è la vera sfida.

 

  • 2 settimane dopo...
Inviato

 

“Sostegno a Kiev”, ma l’Ue tace sul cambio di leader

di Cosimo Caridi - Il Fatto Quotidiano


Dalle cancellerie europee nessun commento sulle elezioni ucraine. Il governo italiano segue la linea

 

Sulla richiesta di Donald Trump di cambiare presidente in Ucraina, i capi di governo Ue tacciono. Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Donald Tusk non hanno detto una parola. Sabato il presidente Usa aveva chiesto a Kiev “un nuovo leader capace di fare un accordo” con Mosca. Era la risposta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che aveva definito un “regalo di compleanno” al presidente russo Vladimir Putin la sospensione delle sanzioni sul gasolio russo. Ieri Trump ha annunciato una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina, all’insaputa di Kiev. Zelensky ha replicato: aderirà se aderisce Mosca e si è detto pronto a elezioni in cambio di 60 giorni di cessate il fuoco totale. Le reazioni europee si sono fermate al gasolio e alla tregua, nulla sul cambio al vertice dello Stato.

 

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dato “pieno sostegno” a Zelensky e al suo appello per un cessate il fuoco sull’energia. Berlino ha ribadito le sanzioni e un aiuto a Kiev “incrollabile”. Nel governo tedesco a esporsi è stata la ministra dell’Istruzione Karin Prien: “Per qualche litro di gasolio. Che bancarotta morale”. Dietro le formule, i dubbi su Kiev li ha messi nero su bianco sabato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Faz: l’Ucraina chiede all’Europa altri 70 miliardi di euro e tira il freno sulle riforme. Ieri il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, ha scritto sui social che l’Unione è stata finora “l’unico serio sostenitore finanziario dell’Ucraina” e che contava sulla leadership statunitense per arrivare alla pace. In Germania, il più pesante finanziatore dell’Ucraina, il sostegno resta ufficialmente intatto. Ora, secondo il commissario, tocca però all’Europa costruire con Kiev una strategia di pace indipendente. È la linea che porta avanti dal dicembre scorso. Se Washington si sfila davvero, la tenuta passa da Berlino e da Varsavia.

 

Per il 2027 mancano 40 miliardi per la difesa e 30 per il bilancio ordinario. Un giorno di guerra costa 190 milioni di euro. Due anni fa erano 125. Una parte del conto, scrive la Faz, è fatta in casa: in estate il presidente ucraino Zelensky ha aumentato le paghe dei militari e a marzo sono salite le pensioni per le famiglie dei caduti. Decisioni popolari, che Kiev non si preoccupa di spiegare ai contribuenti europei. Il ministero delle Finanze ucraino non ha risposto alle domande del quotidiano tedesco. Se l’Unione continuerà a coprire circa due terzi del fabbisogno, a Bruxelles serviranno 45 miliardi aggiuntivi. E se l’aiuto militare europeo arriva senza condizioni, quello al bilancio no. Le rate dei prestiti si sbloccano solo se la Rada, il parlamento ucraino, approva le riforme concordate con Bruxelles. Da maggio i deputati non sono riusciti a votare l’abolizione dell’esenzione Iva sui pacchi sotto i 150 euro. Il partito di Zelensky ha sulla carta tre seggi di margine, ma tra assenze e voti diversi da quelli indicati dai vertici il cammino delle riforme dipende dagli altri gruppi parlamentari. C’è chi sospetta un rinvio calcolato, nella speranza che i donatori allentino le condizioni. In Germania, ormai da tempo, al centro del dibattito ci sono i costi per sostenere la guerra e l’accoglienza dei rifugiati. E pesa anche nei sondaggi.

 

L’AfD ha toccato il 30% in una rilevazione Insa di inizio ottobre, 12 punti sopra la Cdu del cancelliere Merz. L’estrema destra chiede la pace per tornare a trattare con Mosca e a comprare gas russo. In linea con il presidente statunitense Donald Trump, che ha appena tolto le sanzioni al gasolio russo. Nel giugno di due anni fa, mentre Zelensky parlava al Bundestag, i leader dell’AfD scrissero che all’Ucraina serviva “un presidente di pace pronto a negoziare”. Poco più a est, in Polonia, il presidente Karol Nawrocki, eletto lo scorso anno con il sostegno di Diritto e giustizia, frena già l’azione del governo di Donald Tusk.

 

Inviato

è una lurida guerra tra bande transoceaniche, i giudo sionisti e gli ebreo parassiti,

con in mezzo immobiliaristi, quelli delle armi e quelli del petrolio.

si stanno perfino sparando tra loro gli stessi servizi segreti ucragni, metà al soldo

degli uni, metà degli altri. che schifo immondo.

Inviato
1 ora fa, claravox ha scritto:

Sostegno a Kiev

Articolo lacunoso, fazioso e inquinato da fake che posiziona il FQ alla pari di parecchia carta igienica di destra, oltre a denotare il servilismo nei confronti di Trump e a confermare quanto si diceva stamane a proposito del populismo anti UE.

Cosa vuoi che si dica nei confronti di un pagliaccio che fa patti con i russi, delegittima il capo di stato di un Paese aggredito, sposta la colpa del rincaro del prezzo dei carburanti dalla sua rovinosa guerra in medio oriente a quella in Ucraina, stigmatizza i bombardamenti delle raffinerie, ma non dice nulla della strage continua di civili operata dai suoi complici russi, delira di elezioni da tenere sotto i sanguinosi bombardamenti?

Pessima stampa e pessimi lettori.

  • Melius 2
Inviato

@wow Attaccare Il F.Q. o bollare i lettori come "pessimi" non cancella le cifre del bilancio europeo né le dinamiche politiche con cui le democrazie occidentali devono fare i conti.

Inviato

le nostre dinamiche sono che i governanti di qua lavorano per altri,

basta guardare di chi erano dipendendenti macron e merdz, quelli 

non dipendenti girano con i trolley, quelli senza trolley c'hanno la

moglie di quella parrocchia la. altro che i sovranari.

  • Melius 1
Inviato
1 ora fa, audio2 ha scritto:

le nostre dinamiche sono che i governanti di qua lavorano per altri,

basta guardare di chi erano dipendendenti macron e merdz, quelli 

non dipendenti girano con i trolley, quelli senza trolley c'hanno la

moglie di quella parrocchia la. altro che i sovranari.

Io scrivo in tedesco, ma pure tu scrivi cose incomprensibili in lounge alla quasi totalità :classic_biggrin:, ma chi te lo fa fare :classic_biggrin:

Comunicazione riservata a maniscalchi, teutoni ed affini :classic_laugh:: hai visto chi è stato eletto nelle primarie francesi del centro sinistra per le prossime presidenziali: non ne sbagliano neppure uno :classic_laugh: (erede di Macron), che coincidenze :classic_laugh:




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