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Ucraina, Russia e Nato


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DIEGO BIANCHI, LA RESISTENZA UCRAINA E QUELLA FRASE: «IN ITALIA HA VINTO PUTIN»

__Diego Bianchi, Zoro, mi è sempre stato simpatico. Proprio perché, pur venendo da un mondo culturale chiaramente di sinistra, a Propaganda Live ha spesso saputo usare l’ironia per guardare la politica senza trasformarla continuamente in una predica.

Poi arriva una sera a Otto e mezzo. 

In studio ci sono Pier Luigi Bersani, Diego Bianchi e Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici. 

Ed è proprio lì che Bianchi dice qualcosa che, nel panorama televisivo italiano di oggi, merita di essere ascoltato fino in fondo. 

La puntata è quella del 17 settembre e LA7 ha poi pubblicato il passaggio integrale. 

Il punto di partenza sono le parole pronunciate da Virginia Libero alla Festa dell’Unità: 

___se le destre ci porteranno alla guerra, «alle armi andateci voi», perché «noi organizzeremo i disertori». ___Parole che avevano già provocato una discussione dentro lo stesso PD: 

___Giorgio Gori, per esempio, aveva ricordato che non fu precisamente questa la scelta dei giovani che parteciparono alla Resistenza. 

Ed è qui che interviene Bianchi.

Non urla. 

Non fa comizi. 

Non ha bisogno di inventarsi una teoria geopolitica. 

Fa una cosa molto più semplice: ricorda la storia.

Quando cominciò l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, dice, quella era innanzitutto «una storia di resistenza». 

E una persona di sinistra avrebbe dovuto riconoscervi qualcosa di tremendamente familiare: 

__un popolo aggredito che decide di non consegnarsi all’aggressore. 

Poi Bianchi racconta di avere intervistato dei partigiani italiani. 

Gli parlavano degli aviolanci degli americani e degli inglesi e della felicità con cui ricevevano quelle armi.

E pone la domanda che manda in frantumi tanta retorica pacifista: 

__quelle armi, esattamente, a cosa servivano?

Servivano a combattere.

I partigiani non ricevevano dagli Alleati mazzi di fiori. Ricevevano armi e le utilizzavano contro fascisti e nazisti.

La pace sarebbe arrivata dopo.

E Bianchi aggiunge una cosa ancora più importante: 

___quella non è semplicemente una storia «di sinistra». 

È una storia italiana. 

La storia dell’Italia libera e pacifica nasce anche da uomini e donne che, quando fu necessario, decisero di combattere. 

Poi arriva la frase che mi ha colpita più di tutte:

«Non so chi stia vincendo in Ucraina, ma ho l’impressione che in Italia abbia vinto Putin». 

Una frase enorme.

Non significa affermare che chiunque sia contrario all’invio di armi sia putiniano. 

___Né significa sostenere che ogni scelta compiuta dall’Ucraina o dai suoi alleati debba essere sottratta alla critica.

Significa porre una domanda molto più scomoda: 

___come siamo arrivati, dopo anni di guerra, a discutere così spesso dell’aggredito dimenticandoci progressivamente dell’aggressore?

Ed è significativo che oggi, 19 settembre, 

___Il Foglio abbia dedicato proprio a questo intervento un editoriale dal titolo 

__La perfetta lezione partigiana di Zoro sull’Ucraina ai disertori e all’Italia putiniana. 

Il giornale sottolinea precisamente la contraddizione di una parte della sinistra che celebra ogni 25 aprile la Resistenza e contemporaneamente fatica a riconoscere il problema posto da un paese che chiede armi per resistere a un’invasione. 

___L’editoriale de Il Foglio su Diego Bianchi⁠

E c’è qualcosa che trovo particolarmente interessante: a pronunciare quelle parole non è stato un uomo della destra italiana.

È stato Diego Bianchi.

Zoro.

Il conduttore di Propaganda Live, davanti a Bersani e alla segretaria dei Giovani Democratici.

Ed è forse proprio per questo che quelle parole hanno fatto tanto rumore.

Perché costringono una certa sinistra a confrontarsi non con Giorgia Meloni, 

non con la NATO, 

non con il solito avversario politico al quale attribuire automaticamente intenzioni guerrafondaie, ma con la propria storia.

La pace è il fine. 

Certamente.

Ma la storia europea ci ha insegnato qualcosa di terribile che fingiamo continuamente di dimenticare: non sempre basta desiderare la pace perché la pace esista.

A volte qualcuno decide di attraversare un confine con i carri armati.

E a quel punto la domanda non è più soltanto «volete la pace?».

La vogliono quasi tutti.

La domanda diventa molto più difficile:

che cosa deve fare chi viene aggredito?

Diego Bianchi, per una sera, ha ricordato una risposta che gli italiani conoscono benissimo.

Perché prima di diventare memoria, celebrazione e corone di fiori, anche la nostra Resistenza fu fatta da persone che decisero di non arrendersi.

E quelle armi che arrivavano dal cielo non impedirono la pace.

Contribuirono a rendere possibile la liberazione dalla quale quella pace nacque

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