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Referendum Giustizia 2026


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9 minuti fa, indifd ha scritto:

il sistema :classic_biggrin: é fatto su misura per bloccare tutto,

Per i noti trascorsi storici si è  privilegiato il potere interdittivo su quello positivo.  Gli italiani ci hanno fatto il callo, perciò oggi il prestigio "sociale"  non nasce tanto da ciò che uno costruisce, ma da quello che riesce ad impedire agli altri di fare.

Se prima comandare era meglio che fottere, oggi impedire è meglio che comandare. 

E' una considerazione che non si applica solo alla politica, ma più o meno a tutte le organizzazioni anche private. 

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Referendum, così ha vinto il No: l'analisi dei dati del voto, e l'unica fascia d'età in cui il Sì ha prevalso

di Nando Pagnoncelli

 

L'analisi di Nando Pagnoncelli dei dati del voto al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo: il testo della riforma è stato bocciato dagli elettori più istruiti e dai laureati. Gli operai si dividono e il Sì prevale tra le casalinghe. Il sostegno alla legge si ferma al 31% tra i centristi

Il referendum della generazione Z, il boom tra i 18 e 28 anni: 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No

 

La partecipazione al voto referendario è stata davvero importante: il 58,9% di affluenza indica un’attenzione elevata da parte dell’elettorato, anche se presumibilmente non centrata sui contenuti tecnici della riforma quanto piuttosto sui suoi risvolti politici.

 

La politicizzazione della campagna referendaria è stata una scelta per certi versi obbligata, stante la complessità del tema che aveva indotto molti elettori a dichiarare l’intenzione di volersi astenere non comprendendo le implicazioni della riforma.

 

È stata una campagna caratterizzata da toni aspri e diverse dichiarazioni fuori misura che ha prodotto la maggiore mobilitazione degli elettori del centrodestra, inizialmente meno ingaggiati, la significativa riduzione di quegli elettori dei partiti dell’opposizione che inizialmente si dicevano orientati a votare per il Sì, e la partecipazione al voto di una parte degli elettori che si erano astenuti alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024, in larga misura schierati per il No: oltre un terzo di chi non votò alle elezioni di due anni fa è andato alle urne.

Il boom tra i giovani, due su tre alle urne. La maggioranza vota No

 

 

La partecipazione al referendum

Vediamo prima di tutto come si distribuisce la partecipazione al voto. Come sappiamo da tempo, si tratta di un comportamento molto segmentante innanzitutto in relazione alla condizione socioeconomica: la partecipazione, infatti, si massimizza tra chi ha titoli di studio alti e tra chi gode di una condizione economica agiata. Al contrario i livelli più bassi di partecipazione si trovano tra i ceti disagiati, con una bassa istruzione e in difficoltà economica. La condizione professionale ci dice sostanzialmente le stesse cose: votano di più imprenditori, professionisti e ceti medi, molto meno disoccupati, casalinghe e in parte operai.

 

Le età: il boom della generazione Z

Il massimo della partecipazione lo troviamo tra gli studenti e in generale tra i più giovani l’astensione tocca i livelli più bassi: la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No. Se invece guardiamo a chi sta tra i 29 e i 44 anni, la generazione Y, troviamo il massimo livello di astensionismo (47,5%, sempre con una prevalenza del No, al 54,8%). Un fenomeno indubbiamente preoccupante: i giovani che entrano nel mondo del lavoro, che costituiscono famiglie, sono anche i più disinteressati alla partecipazione politica. Infine, dal punto di vista dell’età, una partecipazione un po’ più elevata della media caratterizza boomers e silent, gli elettori che hanno dai 61 anni in su.

 

I partiti

Relativamente invece all’appartenenza politica, risulta evidente che la mobilitazione, la partecipazione al voto, coinvolge maggiormente da un lato l’area di sinistra e di centrosinistra, dall’altro la destra, mentre un po’ meno coinvolti appaiono gli elettori di centro e di centrodestra. Per l’area di opposizione si è trattato quindi di una complessiva chiamata alle armi contro il governo, mentre nell’area delle forze di maggioranza la risposta è stata soprattutto da parte dell’area più radicale, minore invece nell’area più moderata e ancora inferiore nell’area centrista dove si raggiunge il massimo dell’astensionismo tra gli elettori politicamente collocati (un livello estremamente elevato si ha naturalmente tra chi non si colloca sull’asse sinistra/destra, dove ci sono molti degli elettori demotivati e distanti dalla politica).

 

Il confronto

Per quel che riguarda il profilo di chi ha votato Sì o No, vediamo innanzitutto se ci sono stati «tradimenti». L’unico partito in cui è emersa una dialettica interna apprezzabile rispetto alla scelta di voto, è stato il Partito democratico. In effetti qui vediamo come ci sia una quota, ultra-minoritaria ma non trascurabile, di elettori che hanno scelto il Sì: si arriva a poco meno del 9% di chi dichiara di voler votare per questo partito. Ma la sorpresa viene dall’elettorato pentastellato, con un leader fortemente coinvolto nella campagna per il No: tra chi dichiara di votare M5S circa il 17% (ma era il 24% qualche mese fa) si è espresso per il Sì. Nel centrodestra qualche slittamento si rileva tra gli elettori di Lega e Forza Italia, rispettivamente con il 12% e il 10% circa che vota No. Infine, tra gli elettori di Italia viva, Azione e +Europa, il sì arriva al 31%.

 

Il reddito

Dal punto di vista delle caratteristiche sociodemografiche, troviamo un più netto prevalere del No proprio tra i segmenti che abbiamo visto essere più partecipanti: ceti istruiti, condizioni economiche medio/alte, giovanissimi in cui il No prevale con una nettezza straordinaria (tra i laureati arriva a oltre i due terzi, tra le persone di condizione agiata si arriva a quasi il 60%). Il contrario tende ad avvenire tra chi è in situazioni meno floride: tra chi ha solo la licenza elementare e tra le casalinghe il Sì prevale, mentre gli operai si dividono quasi equamente tra le due opzioni.

 

Contesto internazionale

La sconfitta dell’esecutivo e in primo luogo della presidente del Consiglio — che pure si era tenuta defilata nella campagna sino alle ultime settimane — appare molto netta. Il posizionamento di Giorgia Meloni ha evidenziato negli ultimi mesi, al di là del tema della riforma costituzionale, diversi punti di difficoltà: il contesto internazionale si è rivelato sempre più complesso e meno solido di quanto era apparso negli ultimi anni; la condizione economica del paese più difficile del previsto, con il rischio di non riuscire a uscire dalla procedura di infrazione europea; la crisi energetica sembra assumere una virulenza preoccupante che incide sensibilmente sui costi quotidiani sostenuti dai cittadini. A tutto questo è da aggiungere qualche infortunio, il più recente dei quali riguarda il sottosegretario Delmastro, in relazione con un esponente della malavita organizzata. È probabile che questi risultati avranno un effetto sugli orientamenti di voto, almeno a breve. Lo vedremo tra pochi giorni nell’usuale scenario politico mensile

 

vot per gruppi sociodemografici.jpg

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3 ore fa, Fabfab ha scritto:

Mangiare i bambini col Rolex al polso ed uno Château Pétrus non ha prezzo...buon appetito!😁

Ma mi dite chi ha deciso che chi non è di destra o fascista deve essere un poveraccio?

I COMUNISTI in Italia NON esistono se non in numeri marginali, NON sono mai stati al Governo (Moro c'ha appizzato la pelle a tal proposito), rimangono quindi dei moderati dal centro poco dopo la vecchia DC fino all'ultimo predellino del Parlamento a sinistra.
Sinistra NON E' UGUALE a comunismo. Se volete così allora vale pure quest'equazione: destra = FASCISMO.

 

Ps: non sono comunista altrimenti uscivo con Appe con falce e martello a caccia per cena.

 

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appecundria
2 ore fa, widemediaphotography ha scritto:

Quindi PDR avrebbe ratificato un Referendum in cu uno dei risultati sarebbe stato di matrice fascista.

Bah! Non fai prima a riconoscere che il popolo ha dato torto al partito? Non è mica un delitto di lesa maestà. A che serve strampalare in questo modo?

Comunque, se lo ritieni, fai pure 🙂

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mozarteum
25 minuti fa, Savgal ha scritto:

Il reddito

Dal punto di vista delle caratteristiche sociodemografiche, troviamo un più netto prevalere del No proprio tra i segmenti che abbiamo visto essere più partecipanti: ceti istruiti, condizioni economiche medio/alte, giovanissimi in cui il No prevale con una nettezza straordinaria (tra i laureati arriva a oltre i due terzi, tra le persone di condizione agiata si arriva a quasi il 60%). Il contrario tende ad avvenire tra chi è in situazioni meno floride: tra chi ha solo la licenza elementare e tra le casalinghe il Sì prevale, mentre gli operai si dividono quasi equamente tra le due opzioni.

I poveri sono dannosi per le istanze di sx, si direbbe dall’analisi del pagnottelli

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ferrocsm

Apperò prendendo a prestito il post di @lello64 più sopra :classic_biggrin: ma guardando invece le tabelle riportate da Savgal, tra i laureati il 32% ha votato si e il 68% ha votato no. Ora Valditara altro che pulizia delle aule gli fa fare, minimo minimo a chi si trova a frequentare ora gli atenei le aule glele fa pure imbiancare, ingrati che non siete altro per una volta che il ministro aveva bisogno di voi a pesci in faccia lo prendete?      

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22 minuti fa, Idefix ha scritto:

Ma mi dite chi ha deciso che chi non è di destra o fascista deve essere un poveraccio?

Come diceva una mia amica molto compagna "essere comunisti mica vuol dire aver fatto voto di povertà?" 🤣

23 minuti fa, Idefix ha scritto:

Se volete così allora vale pure quest'equazione: destra = FASCISMO

Per molti invece questa, più che un'equazione, è un vero e proprio assioma.

Ma mi fa piacere sentirtelo dire 👍

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appecundria
22 minuti fa, indifd ha scritto:

Comune di Napoli: SI = 75.49% :classic_biggrin:

@appecundria

Bologna è una città di fasisti in confronto

I giovani expat e studenti sono tornati in massa per votare. Il profilo "giovane meridionale istruito" è il toro "muerte de matador" per la gerontocrazia al potere.

E poi, ovviamente, il fattore Gratteri, c'è per lui un livello di stima smisurato e bipartizan... è accaduto pure per De Luca di prendere molti più voti della coalizione, la persona conta più delle chiacchiere. 

Tra gli errori di comunicazione gravissimi fatti dal governo, il più grave  imho è stato quello di sputare in faccia a Gratteri. Almeno per l'elettorato meridionale che si è fatto un punto d'onore di rispondere col voto.

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8 minuti fa, Fabfab ha scritto:

Come diceva una mia amica molto compagna "essere comunisti mica vuol dire aver fatto voto di povertà?" 🤣

Per molti invece questa, più che un'equazione, è un vero e proprio assioma.

Ma mi fa piacere sentirtelo dire 👍

Non hai capito un cavolo, bene.

 

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