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Melius Club

Il Club di "La musica oggi fa schifo".


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Per ragioni di studio (non sono un professionista, solo un semplice appassionato) leggo le riviste americane di jazz degli anni Cinquanta e Sessanta. Quello che salta subito agli occhi è che il jazz che i nostri contemporanei considerano migliore all’epoca era molto spesso posto in secondo piano da produzioni che oggi valutiamo come secondarie o smaccatamente commerciali. I Beatles hanno riscosso un enorme successo fra i giovani ma, alla pari di Caterina Caselli in Italia, sono stati accusati di essere antimusicali da molti degli allora “anziani”. La musica  è sempre stata divisiva. Eppoi, che cos’è la musica? Gli anni settanta sono stati quelli di Wish You Were Here o dei Boney M? Sugli Sugli Bane Bane é un capolavoro? Cosa diranno in futuro di Kendric Lamar? Io la sua musica non la apprezzo. Ma non apprezzo Mahler dalla sesta in poi e praticamente tutto Wagner, li trovo pretenziosi e soprattutto noiosi: posso permettermi di dire che Gustavo e Riccardino sono “inadeguati”? O sono io ad esserlo? Tutto quello che so, è che la nostalgia è una malattia della vecchiaia (e infatti sono nostalgico). Ma so anche che non è mai stata la nostalgia a farci andare avanti. Sfortunato quel popolo che ha bisogno di cover band (o edizioni commemorative in vinile)…

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@one4seven
ho letto questo commento alcuni giorni fa su FB, ho accuratamente evitato di esporre il mio pensiero e’ un terreno dove si arriva facilmente allo scontro e non all’esposizione di un pensiero più o meno condivisibile.Quando leggo questi commenti nostalgici comprendo che da parte di chi ascoltando la musica commerciale del periodo attuale non “capendola” si mostra inadeguato al tempo attuale ( questo è sempre stato il mio pensiero a riguardo di chi si trovava “fuori sintonia” rispetto alla musica del periodo …)

Spesso leggo e ascolto le canzoni e i gruppi che vengono proposti dagli altri forumer nel topic il gli album migliori dell’anno 202x , trovo in gran parte gruppi o cantanti cantanti a me sconosciuti ( anche se hanno all’attivo dieci e più album …) cerco sempre di aggiornarmi per non perdere in famoso “treno della contemporaneità”.

Alcune volte riesco ( con notevole fatica) e altre no , posso trovare alcuni lavori piacevoli altri molto sgraziati e privi di spunti interessanti o peggio maldestri tentativi di scimmiottare gruppi del passato.

La capacità di saper ascoltare ed essere adeguati a questo genere musicale che ti fa stare al “ritmo” del tempo in cui viviamo e’ solo nostra e se la rifiutiamo abbiamo rinunciato alla contemporaneità … 


 

 

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2 ore fa, one4seven ha scritto:

Pensiero non mio, ma che condivido e vi propongo..

Pensiero assolutamente condivisibile ma altrettanto difficile da accettare, soprattutto se uno non ha un po' la mente elastica ed aperta ad accettare le novità e viaggia sempre e solo con i paraocchi per la propria strada, per non "subire" le influenze esterne e le cose belle che si possono incontrare.

Sono curioso di sapere chi lo abbia scritto e da dove lo hai tratto, se possibile. Grazie.

Ciao ☮️

Stefano R.

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Beninteso, io rispetto e non giudico affatto chi rimane nella sua "confort zone" musicale. Esplorare e cercare di capire un linguaggio che ci appare estraneo e poco piacevole, è faticoso e soprattutto non è obbligatorio... 

Per mia fortuna, non faccio fatica ad esplorare "nuove" musiche, anzi la cosa mi diverte per cui per me il problema non si pone, e nulla in fondo mi fa schifo.

Ci sono solo cose che mi piacciono ed altre no. Fine.

Un particolare, penso significativo: La musica che ascoltavo "ai tempi", oggi, benché ne conservo un piacevole ricordo, di fatto non la ascolto quasi più.

Quando metto Kendrick Lamar, (dato che è stato citato), mi ritrovo la Signora che ironicamente mi fa: "ti vuoi sentire giovane?" :classic_laugh:

 

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5 ore fa, one4seven ha scritto:

In definitva non è la musica che peggiora, caso mai siamo noi che cambiamo. La musica non è peggiorata. È cambiata, come cambia ogni forma d’arte viva. E noi cambiamo con lei, anche se a volte facciamo finta di no.

La verità è che ogni generazione ha la sua musica del cuore, e ogni generazione successiva la giudicherà con un misto di incomprensione e ironia. È un ciclo eterno, quasi poetico.

Quindi la prossima volta che senti qualcuno dire:

“La musica di oggi fa schifo!”
puoi sorridere e pensare:
“Benvenuto nel club. La tessera è gratuita, ma l’autoironia è obbligatoria.”

 
E' chiaro che la musica cambia e che si cambi anche noi fruitori dove non vi è scollamento in questo, è tuttavia anche vero che noi, il "mondo", l'humanità(s) si sia cambiati in peggio nell'insieme dei piani artistico-culturali e che insieme a noio sia peggioprata la musica in quanto espressioni della psiche, dello spirito, del sentimento umano. 

 

4 ore fa, campaz ha scritto:

Quello che salta subito agli occhi è che il jazz che i nostri contemporanei considerano migliore all’epoca era molto spesso posto in secondo piano da produzioni che oggi valutiamo come secondarie o smaccatamente commerciali.

 

Sarebbe interessante sapere a quale jazz si riferissero e chi fossero quelli che lo ponevano in secondo piano rispetto a ciò che oggi riteniamo commerciale. Generalizzando caro Campaz non si capisce, non fa testimonianza bensì supposizione. Naturalmente non metto affatto in dubbio che la tua osservazione sia a ragion veduta, ma è la tua di cui non è dato a chi legge sapere. 

 

2 ore fa, minollo63 ha scritto:
5 ore fa, one4seven ha scritto:

Pensiero non mio, ma che condivido e vi propongo..

Pensiero assolutamente condivisibile ma altrettanto difficile da accettare, soprattutto se uno non ha un po' la mente elastica ed aperta ad accettare le novità e viaggia sempre e solo con i paraocchi per la propria strada, per non "subire" le influenze esterne e le cose belle che si possono incontrare.

 

 

Accade anche questo, vero, quanto pur sia vero che lo stesso "boccabuonismo" direi dialagante possa rivelarsi deleterio ai fini dell'accrescimento spirituale e mental-cogni-conoscitivo, e tutt'altro che incoraggiante e stimolante ai fini della messa a punto delle novelle forme di creatività artistica, ovvero musicale. 

 

Cmq queste discussioni su tematiche complesse graziosamente provocatorie, molto divertenti, si trasformano facilmente in una sorta di vespaio delle idee tutte rispettabili e interessanti ma a rischio di generalizzazioni se non si portano degli esempi musicali concreti e fenomenologie ben circostanziate. 

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Fabio Cottatellucci

Osservo che la musica che fu e che viene proposta è sempre quella più commerciale.
Ciò che è commerciale cerca il target più ampio possibile.
Il target ampio comprende gente in grado di apprezzare solo immondizia.
Quindi, della musica che ci circonda ci porgono solo l'immondizia.

Anche ai nostri tempi era così; noi, a parte classica e jazz, pure nel pop magari cercavamo "qualcosa di più"; altri ascoltavano sereni "er reuccio" (Claudio Villa) che tonsillava "Granadaaaaaaaa" a manetta e si dichiarava il salvatore della musica contro i capelloni (che erano gente del calibro di Vannelli, Dick Dick, Equipe84) oppure il condominial-onirico "Signora mia" di Sandro Giacobbe.

E comunque, a una canzone per cinquanta lire e tre per cento lire, ci stava pure che al juke box dello stabilimento si ascoltasse "Sugli sugli bane bane", "Vado a Singapore" o Joe Alaria.:classic_biggrin:

 

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Che oggi gran parte della musica prodotta e commercializzata faccia schifo è un fatto acclarato, ma non mi riferisco ai bofonchiamenti senili stile "ai miei tempi...": oggi la qualità sia dei contenuti sia delle registrazioni è passata del tutto in secondo piano rispetto alla necessità di "vendere il prodotto", aspetto che è ovviamente sempre esistito e senza il quale gli artisti e tutti gli altri operatori sel settore in ogni genere e grado non potrebbero campare, ma che oggi con poche encomiabili eccezioni sembra essere diventato l'unico elemento importante e dirimente.
La causa principale sta a mio parere nel cambio di paradigma in cui la musica da arte si è trasformata in prodotto da vendere, parallelamente a una "fruizione" sempre più superficiale e sbrigativa dove la semplificazione (liquida, auricolari ecc.) è prioritaria rispetto alla qualità. 

Difficile capire da dove sia partita questa deriva, se dall'offerta che per raggiungere sempre più "consumatori" ha abbassato il livello qualitativo oppure dagli ascoltatori che non hanno più voglia di "faticare" e cercano prodotti semplici da fruire sia sotto il profilo strumentale sia sotto quello dei contenuti ("Viva la m...a!" cit.).

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2 ore fa, davenrk ha scritto:
2 ore fa, one4seven ha scritto:

un certo Marco Stanzani

c'era ai tempi di videohifi

 
Era Eric Draven in videohifi, presente anche nel Melius Club per un periodo di tempo come Stanzani, o Marco Stanzani, non ricordo, persona colta e stimolante, avevo con lui molti punti di condivisione sulle cose della musica ed altro. Grazie di aver segnalato il suo acconte FB. 

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6 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

er reuccio" (Claudio Villa) che tonsillava "Granataaaaaaaa"

Ahahahahah,ricordo perfettamente. Comunque il Villa non era un dinamitardo in erba. Semplicemente inneggiava alla citta' di Granada  :classic_biggrin:

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9 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Era Eric Draven in videohifi, presente anche nel Melius Club per un periodo di tempo come Stanzani, o Marco Stanzani, non ricordo, persona colta e stimolante, avevo con lui molti punti di condivisione sulle cose della musica ed altro. Grazie di aver segnalato il suo acconte FB

Eric Draven non me lo ricordo, forse non ero ancora iscritto, Stanzani si, scriveva cose interessanti…

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6 ore fa, one4seven ha scritto:

La sindrome del “picco musicale personale”

 

6 ore fa, one4seven ha scritto:

La nostalgia è un equalizzatore potentissimo:

Sono d'accordo soprattutto su questi due punti del tuo post, e particolarmente sul secondo, di cui

sono "vittima" (consenziente) come direi tutti almeno in parte.

 Tuttavia imho :

C'è stato un periodo fra i '60 e i'70 in cui contemporaneamente a un intenso 'ribollire' sociale c'è stato

un fiorire di idee musicali nuove, con frequenza e intensità mai più varificatasi.

E questo assieme ad un interesse per la musica  e ad una influenza della musica nella vita delle persone

anche mai più verificatasi.

 

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6 ore fa, loureediano ha scritto:

A me la musica nuova non pare che sopravviva più di un battito di ciglia

Concordo 

1 ora fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

comunque, a una canzone per cinquanta lire e tre per cento lire, ci stava pure che al juke box dello stabilimento si ascoltasse "Sugli sugli bane bane", "Vado a Singapore" o Joe Alaria.:classic_biggrin:

Sono durate ben più di un battito di ciglia, chissà se fra 50 anni i fruitori della musica odierna (senza offesa per la musica) si ricorderanno di "calcolatrici", "miu miu" o "biblioteca" (son dovuto andarmele a cercare su google)... Ma manco dopodomani altro che 50 anni

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