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Melius Club

Il Club di "La musica oggi fa schifo".


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analogico_09
Inviato
2 ore fa, one4seven ha scritto:

Ogni espressione musicale, che sia universale o che sia "temporanea" ha la sua ragion d'essere.

 La prima teoria elaborata da Galileo rischiando il rogo... :classic_wink:

analogico_09
Inviato
4 ore fa, garmax1 ha scritto:
6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

avevo con lui molti punti di condivisione sulle cose della musica ed altro.

Ogni tanto perdeva il controllo con altro... 🤣. 

 

Forse a volte era un po' vivace, intellettualmente vivace e quindi passionale, ma chi vive le cose con passione condividendole con competenza ed entusioasmo le cose musicali, per restare alla musica, risulta essere più interessante e meno noioso di chi fa i compitini da bravao ragazzo senza mai rompere le righe,.., insomma safrebbe un po' come la differenza che c'è tra i fiorentini e gli svizzeri... :classic_rolleyes:

analogico_09
Inviato
54 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

Chi era? Credo di immaginarlo, un produttore musicale che scriveva su videohifi?

No. Tutt'altro tipo di persona. 

Inviato
39 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Forse a volte era un po' vivace, intellettualmente vivace e quindi passionale, ma chi vive le cose con passione condividendole con competenza ed entusioasmo le cose musical

Hai ragione

Inviato
1 ora fa, giorgiovinyl ha scritto:

Il nick non lo ricordi?

Ultime sue apparizioni solo nome e cognome 

giorgiovinyl
Inviato
13 ore fa, one4seven ha scritto:

La sindrome del “picco musicale personale”
Gli psicologi la chiamano “reminiscence bump”: tra i 12 e i 25 anni viviamo un’esplosione emotiva, sociale e identitaria.

È il periodo in cui:

ci innamoriamo per la prima volta,
usciamo fino a tardi,
scopriamo chi siamo,
e soprattutto ascoltiamo musica in quantità industriali.
La musica di quell’età diventa la colonna sonora della nostra formazione.

Risultato: tutto ciò che viene dopo sembra meno intenso, non perché sia peggiore, ma perché noi siamo diventati più… come dire… adulti, occupati, stanchi, stressati, cinici.

Su questo sono d’accordo fino a un certo punto. È vero che a quell’età scoprire i Beatles o i Velvet Underground non è ripetibile. Ma io mi sono appassionato al jazz e alla classica prossimo ai 25 anni e continuo a scoprire musica anche oggi

Inviato
3 ore fa, OTREBLA ha scritto:

Se i critici ed il mercato si trovano d'accordo sul fatto che quella sopra è un'opera d'arte, e delle più importanti e significative, così è. Punto.

Pienamente d'accordo. I critici soprattutto, nelle arti figurative, sono gli arbitri che decidono.

Nella musica popolare però è diverso: la bilancia pende più a favore degli utenti che decretanoil successo

o meno della proposta.

E inoltre c'è il fattore tempo che indica il valore: Coltrane e Miles si ascoltano oggi e si ascolteranno in futuro.

.

Ma INHO più importante di tutto sono le condizioni sociali di contorno alla creazione artistica

che ne determinano il valore.

Potrei parlare di sofferenza, ribellione o lamento, mi limito a dire che in condizioni di atarassia nessun

capolavoro varrà mai creato.

E' l'agitazione emotiva il primo motore cella creatività soprattutto se dovuta alle condizioni sociali.

 

spersanti276
Inviato

E' verissimo: la musica oggi fa schifo.

Che ci sia qualche eccezione è statisticamente probabile.

Inviato

Ma "oggi" da quando? 

 

analogico_09
Inviato
16 ore fa, CDJ ha scritto:
18 ore fa, one4seven ha scritto:

molta di più la musica che NON conosciamo rispetto quella che crediamo di conoscere.

Parole sante

 

 

Sono d'accordo, fenomeno riscontrabile anche nel cinema, c'è molta musica creativa che resta nel sommerso perchè l'industria e il marketing sono più interessati a vendete i prodotti commerciali di immediato e più largo acchiappo e consumo. In genere si fa sempre più fatica a considerare l'arte come strumento di poesia e di "riflessione", di cultura e psiche, più attratti dalla veloce primitiva emozione che piace a molti e che pure ci vuole fin quando non diventi l'unica spiagga dell'intelletto e dello spirito. 

Siamo distratti da cento cose, presi da tanti stimoli del fare a volte affannoso e nevrotico, si ha sempre meno tempo ed energie mentali per poter scendere più in profondità nelle cose dell'arte.

Faccio l'esempio del jazz: si tende più spesso a chiedere consigli su quali musiche musicisti ascoltare ma a condizione che siano easy... (agevole, comodo.., da pomicio sul divano della stanza della musica con due calici di vecchia romagna etichetta nera il brandy che crea un'atmosfera...) 

  • Melius 1
analogico_09
Inviato
14 ore fa, OTREBLA ha scritto:

 Oh, intendiamoci, non sono discorsi particolarmente originali. Già Kandinsky nel 1910, nel suo libriccino "Lo spirituale nell'arte" usava i medesimi argomenti: il colore che avvicina, quello che allontana, il colore che rattrista, quello che rallegra, la musica del colore...un cumulo di scemenze che non vi 'sto a dire! Lo Spirituale Nell'Arte è stato l'inizio della giustificazione dello scarabocchio assurto ad espressione artistica, tra le più alte. 

 

 
Questo ragionamento, l'intero intervento rappresenta imho una posizione sommaria, populista, risentita. Eccentricità oramai relegate ai posticci. 

 

dissonante
Inviato

No, non credo sia effetto nostalgia. E' un dato oggettivo ed è inutile girarci intorno. Ci sono picchi, momenti di splendore e ci sono periodi di decadenza. Per tutte le cose è così. 

 

Nel primo secolo a.C. la poesia latina ha conosciuto Catullo, Virgilio ed Orazio, poi Properzio e Tibullo (e già siamo parecchio sotto), poi praticamente più nulla di rilevante. 

 

E' la storia, ogni forma d'arte ha i suoi cicli.

  • Melius 1
dissonante
Inviato
4 ore fa, spersanti276 ha scritto:

E' verissimo: la musica oggi fa schifo.

Che ci sia qualche eccezione è statisticamente probabile.

 

semplice e un po' triste, ma capita. Tutto qua. 

analogico_09
Inviato
Il 13/02/2026 at 06:24, one4seven ha scritto:

7. Il cervello ama ciò che conosce

 

 

Vale anche che la mente si concentra di più su ciò di cui viene privata. E' la nostagia, sottile e profonda risonanza lirica che somiglia alla sehnsucht tedesca la quale definisce il desiderio struggente ed inappagabile, a sua volta vicina alla añoranza spagnola di cui parla lo scrittore inglese Gerald Brenan nel libro di memorie "A Sud di Granada" fuggito dall'esclusivo e snob circolo di Bloomsbury per trasferirsi in una zona remota ed isolata dell'Andalusia vivendo con pochi mezzi.  

Cosa c'entra questo con quello di cui stiamo parlando? Che la musica si fa da tramite, da medium, strumento capace di esprimere il sentimento che non si può dire con le parole né con altre forme d'arte in modo così profondo e "risonante" nell'inconscio baipassando la coscienza viglie resistente e razionale. 

Evocare non corrisponde a definire: la musica non definisce nulla, non traccia contorni precisi e netti; con l'astrattezza dei suoi linguaggi la musica è la forma d'arte più adatta ad esprimere il sentimento della nostalgia, il più astratto che ci sia... Sentimento nobile e poetico quando, vissuto, anzi sentito senza rimpianti, non sia langiudo abbandonarsi alla fantasticheria. 

La musica ha delle grandi "responsabilità", per compiere la sua trasfigurante missione non potrà quindi che essere grande musica, universale, eterna, giammai passeggera. 
 

 

 

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