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La settima di Bruckner


Max440

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Era tempo che non la riascoltavo: che dire, in questa versione diretta da Celibidache è qualcosa di meraviglioso.

Consiglio a tutti coloro che non conoscono l'autore di provare ad ascoltarla, magari un tempo alla volta, facendo silenzio intorno a sè e pensando alla trascendenza del suono, senza razionalizzare, né pensare troppo ...

ps: esiste anche su youtube se uno vuole "vedere" oltre che "sentire"....:

.-.-.-.-.-.

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10 ore fa, Max440 ha scritto:

Era tempo che non la riascoltavo: che dire, in questa versione diretta da Celibidache è qualcosa di meraviglioso.

Consiglio a tutti coloro che non conoscono l'autore di provare ad ascoltarla, magari un tempo alla volta, facendo silenzio intorno a sè e pensando alla trascendenza del suono, senza razionalizzare, né pensare troppo ...

ps: esiste anche su youtube se uno vuole "vedere" oltre che "sentire"....:

 Chissà quante volte avrò portato ad esempio dfi assoluto riferimento questa interpretazione trasfigurata che ad ogni riascolto vado in trance. C'eri anche tu quando ne parlammo tanto tempo fa nella diascussione su ... non ricordo cosa. Cè nel Tubo, vero, per fortuna, però ogni tanto mi riabbono al Digital concert dei Berliner per poterla riascoltare con un audio migliore. Questa registrazione è uno dei miei pochi "feticci" musicali che coltivo per nutrire lo spirito. Dopo tanti anni di assenza da Berlino, al ritorno, applauditissimo, Celibidache da una lezione di musica pitagorica virata all'ascestico a tutti (o quasi), interpretando icosì il pensiero del suo collega, grande amico di forti ed elevatissime affinità elettive, un asltro tra i più grandi direttori/interpreti della storia, prematuramente, tragicamente scomparso: Franco Ferrara.  

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6 ore fa, garmax1 ha scritto:
10 ore fa, Max440 ha scritto:

Ecco qua ...:

Ma anche qua 

 

 

Vabbe max, però .., ovvio che vi siano tante altre grandi interpretazioni "qua" degne di non sfigurare con quella "là", :classic_ohmy:  ma prima di "anteporle" proviamo a dire prima qualcosa sulll'interpretazione con la quale si apre il topic. Così sparata rapida e veloce sembra un entrata un po' alla scioccamosche... :classic_biggrin: Celi tra la ristrettissima rosa dei più grandi direttori/interpreti del suo e di questi tempi, mi sembra che non venga molto ricordato e doverosamente celebrato df gli ascoltatori "medi".., magari perchè non fa parte della rosa dei direttori narcisi che battono il marketing, a volte la marchetta... e poi ci sono poche registrazioni sue non audiofile quando non sono modeste o mediocri.., però Toscanini è universalmente celebrato da dischi di modesta se non scarsa qualità audio. Ascolta questa settima da Tubo, si sente bene, soprattutto c'è il rischi che penetri nell'anima e si faccia motivo di una trasformazione... :classic_wink:

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

prima di "anteporle" proviamo a dire prima qualcosa sulll'interpretazione con la quale si apre il topic

Potremmo prima chiederla all'altro max comunque. Il thread io non l'ho inteso come una segnalazione su quella particolare esecuzione ma bensì generico sulla settima sinfonia. 

Tra l'altro già dibattuta ampiamente in altri thread dedicati a Bruckner. 

Evidentemente chi ha aperto la discussione non è molto attento ai vari post nella sezione musica. 

Ho proposto una versione anche più recente seppur di un direttore quasi centenario. 

Di Celi /Bruckner /Munchner possiedo il cofanetto Emi con le sinfonie e le messe, le conosco bene e mi piacciono molto. 

Devo dire che quando m'interessa ascoltarne una da qualche tempo preferisco Blomstedt /Gewandhaus. 

Comunque se interessa,  è possibile ascoltarla a Firenze nel mese di ottobre con la favolosa orchestra del Maggio in un luogo straordinario per l'acustica 

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32 minuti fa, garmax1 ha scritto:

Devo dire che quando m'interessa ascoltarne una da qualche tempo preferisco Blomstedt /Gewandhaus. 

 Lo si era capito, max, una scelta legittima e da autentuco intenditore ma io ponevo l'attenzione su aspettid'altro tipo. 
Vero che parlando di Bruckner in altre occasioni esprimensti legittime riserve sull'interpretazione di Celi  per via della sua presunta lentezza che riscontravi anche nelle interpretazioni di altri compositori. 
Ah.., anch'io ho un buon numero di dischi di opere varie dirette da Karajan, ad esempio,  ma fanno circa 45 anni che si limitano a fare volume negli scaffali della mia discoteca. Ogni tanto però li spolvero... :classic_biggrin:

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9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

anch'io ho un buon numero di dischi di opere varie dirette da Karajan, ad esempio,  ma fanno circa 45 anni che si limitano a fare volume negli scaffali della mia discoteca. Ogni tanto però li spolvero... :classic_biggrin:

Anche tu della scuola "i Karajan bisogna averli ma non è necessario ascoltarli"? :classic_wink:

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Non sapete che vi siete persi (in Wagner, Strauss, Bruckner, Debussy, Verdi, Puccini) io ho sentito entrambi dal vivo Karajan 19 volte, Celi 5, due geni, ma la bellezza e perfezione dei Berliner con Karajan e’ leggendaria e mai piu’ raggiunta ne’ con Abbado ne’ con Rattle, con Petrenko sospendo il giudizio.

Ovviamente non in tutto il repertorio, ma cio’ vale per tutti, ma in certo repertorio rimane uno dei riferimenti

anche in Bruckner e in particolare nella settima coi Wiener che fu l’ultimo concerto in assoluto (avevo pure il biglietto, ma stavo preparando l’esame di avvocato mai immaginando che sarebbe stato l’ultimo concerto).

Quei poveri dischi che vuoi che dicano rispendo a cose dell’altro mondo, appiattiscono tutto.

Beato me anzi strabeato me che ho avuto la ventura di sentirlo dal vero. 

 

 

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13 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Chissà quante volte avrò portato ad esempio dfi assoluto riferimento questa interpretazione trasfigurata che ad ogni riascolto vado in trance.

Posso intuire la sensazione che descrivi, caro Peppe. E non mi sorprende che la versione di Celi possa generare uno stato di trance, quel completo abbandono che serve per apprezzarla fino in fondo.
Purtroppo io non ci riesco e faccio fatica ad ascoltarla. Credo proprio per quella estrema dilatazione delle frasi musicali che tendono a "trasfigurare" la partitura, anche se riconosco la capacità di Celi di tenere alta la tensione orchestrale (soprattutto degli archi!) pur con frasi così lunghe, creando un senso di sospensione molto particolare.

Limite mio, ovviamente.

Interessante, sotto questo profilo, il confronto con Giulini che pure tende a dilatare i tempi ma con risultati diversi, più lirici.

Una versione per certi versi antitetica rispetto a quella Celibidache mi sembra quella di Honeck con la Pittsburgh Symphony, che a me piace molto per la sua sfacciata modernità e la "densità" del suono. Mentre Celibidache esalta i "vuoi" e la sospensione del suono, Honeck essalta i "pieni" e la compattezza dell'orchestra.

Voi cosa ne pensate? VI piace?

 



  

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Per me questa e’ la piu’ bella edizione della settima in audio riprodotto. Celi dura 20 minuti in piu’. Tutte le edizioni che si ascoltano, anche da parte di eredi stretti di Mahler e Bruckner e dunque consapevoli della prassi dell’epoca (Walter Furtwangler) hanno tempi intorno all’ora e 5 ora e 10. Il Celi va contromano almeno a Monaco. Piu’ belle secondo me le registrazioni di Stoccarda

 

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Bruckner è autore così “peculiare” che consente davvero interpretazioni antitetiche. Di certo è forse l’autore più congeniale al Celibidache dell’ultimo periodo, quello molto “zen”, con quella filosofia che ne fa una specie di West-East Divan vivente. Perché rallentamenti mistici in Bruckner sono assolutamente ammessi, e possono “elevare l’anima”, come capita ascoltando il vecchio Celi!

Ovviamente poi quella settima citata con i Wiener con Karajan che abbastanza consapevolemente dà il suo addio al pubblico e al mondo è “speciale”, e anche a me piace molto (ancor più l’ottava sinfonia, sempre a Vienna e sempre qualche settimana prima della settima…).

Del resto la nona di Bruckner con cui Abbado a Lucerna (ma anche Bernstein a Vienna!) ha dato l’ultimo saluto al suo pubblico e al mondo, riveste per me un significato analogo, anche affettivo.

Infine una nota di disaccordo: i Berliner con Abbado suonano, sia dal vivo che su disco, meglio che con Karajan! È un suono pieno di perfezione, ma non il suono patinato, omogeneo, caramelloso, che ottiene Karajan! È un suono più giovane, più vivo, più palpitante… ma no, non meno perfetto! 
E poi… guardate che nel 2026, se ci si attrezza “modino” si può ascoltare una registrazione a casa propria che suona “almeno bene” come dal vivo (e se si è in teatri o posti sbagliati…anche meglio che dal vivo, capito Moz!!).

Parola di un appassionato ambivalente, che domani vola a Vienna per la mostra HiEnd, e che non ha prenotato un concerto perché …I Philharmoniker sono in tournée in Giappone! Mi sarebbe piaciuto ascoltare il giovane Viotti a metà giugno… e che il Lorenzo fosse un fenomeno io l’ho detto e predetto già anni fa…!

P.S. Sto ascoltando a casa mia la settima diretta da Ozawa… versione a mio avviso straordinaria…

E mi pare di essere in prima fila in quello splendido teatro giapponese invece che a casa mia..

P.S. 2 e lasciatelo stare l’ascolto su YouTube, per carità… e questo lo dico a Max e a Peppe !😆😉

 

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Mi riallaccio un po' alle varie interessanti osservazioni, penso la che la perfezione stilistico-formale di Karajan, e di qualsiasi altro direttore che ami esercitarla, sia importante ma il contenuto lo è molto di più. Non nego al riguardo che Karajan abbia lasciato un'impronta direttoriale asignificative con alcune esecuzione storiche memorabili -  Quinta di Beethoven, ad esempio, o quella ricordata da @Grancolauro - ma è pur vero che il suo marchio di fabbrica sia votato ad una forma di autoreferenzialismo ai limiti del divismo, a quel perfezionismo levigato, ostinatamente "legato", riproposto nei diversi repertori compositivi formalmente e contenutisticamente molto diversi tra di loro, anche nelle opere nella quali  tirare fuori il graffio della selvaggìa "sporcandosi" un po' le mani, o la bacchetta.
Riascoltavo giorni fa Le Sacre di Strawinky diretta da Karajan con i Berliner, e anche nelle concitazioni rivoluzionarie e provocatorie più rimarchevli, ardentemente volute dal compositore, vengono smorzate e trattenute non già nelle macrodinamiche, bensì nelle più minime e fondamentali articolazioni di frase, di microdinami. Perfino nei passaggi musicali più iconosclastici e volutamente "contundenti", mr K tende a smorzare la pulsione erotico-sessuale della partitura strawinskyana, sempre fedele al suo perfezionismo formale compiaciutamente arrotondato. Ma la musica è fatta anche di spigoli vivi che non andrebbero smussati. Stessa cosa potrei dire di altre partiture, magari di Bartok, ad es. il Concerto per orchestra nel quale vibra e freme il '900, il nuovbo che avanza, e che,n Karajan anche in questo caso "romanticizza", leviga, arrotinda.  L'aver ascoltato dal vivo Karajan sicuramente segna un punto importante nella "carriera" di un assiduo e competente, sensibile ascoltatore qual è @mozarteum, ne ho anch'io di memorie analoghe che nel ricordare si viene assaliti dai brividi. Ma, pur perdendo una quantità di cose di cui ora non sto a dire, da una eccellente, buona o meno buona registrazione è possibile coglie il carattere interpretativo di un direttore d'orchesta, sentire, rendendosi conto di  come viene "articolata" la frase musicale in "accentica", in agogiga, in macro e micro dinamica, dove nel caso del nostro segue, benchè formalmente, perfezionisticamente suadente, un tracciato univoco per ogni repertorio. 

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