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Bi-Amplificazione con ampli in classe D: nuova esperienza istruttiva …


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grisulea
4 ore fa, Bike ha scritto:

Un grande progetto della vecchia scuola nasceva da uno studio d'insieme proprietario, dove lo stadio di alimentazione e quello di uscita erano pensati come un unico corpo.

Erano un trafo un raddrizzatore e qualche condensatore nel 99% dei casi, nulla di proprietario. Qualche transistor finale con circuitazione uguale o poco diversa dai data del produttore. I classe d sono un grande progetto e ben più difficili da fare ben suonanati. Forse oggi più facile ma sono anni  che ci lavorano.

4 ore fa, Bike ha scritto:

Un finale a componenti discreti, se si guasta tra vent'anni, troverà sempre un tecnico in grado di sostituire un singolo condensatore o un transistor saltato.

Per i classe d cosa dovrebbe cambiare? Tutto è riparabile se ci sono i ricambi. Spesso sono proprio oggetti artigianali in pochi muneri che non lo sono. Non confondere il fatto che per un classe d potrebbe non valere la pena, se per riparare un oggetto devo spendere 200 euro e la scheda nuova ne costa 300 credo tutti la vorrebbero nuova. Ma riparare si può, un classe d ha compenenti normalissimi. Se tra 20 anni con altrettanti 300 euro equivalenti trovi  una scheda che è meglio della vecchia perchè dovresti tenerti la precedente?

Lo fai per il baraccone da 50 kg che ti è costato un occhio della testa e solo per affetto, non certo per il suono. 

 

4 ore fa, Bike ha scritto:

Sulla selezione dei componenti nei prodotti di punta di quell'epoca, ti assicuro che la tolleranza e il controllo qualità sui singoli elementi passivi erano rigidissimi, non solo sui transistor di potenza.

La selezione la fanno tutti se e dove serve. I classe d sono anche più critici degli altri, non c'è nulla di improvvisato e lasciabile al caso. Molto meno che nella vecchia scuola. Alla fine di quanto affermi è più vero il contrario. 

Che siano piccoli, consumino poco, suonino bene e costino il giusto a me pare solo un vantaggio. Nulla vieta di metterli in un telaio tipo ml 23 e farli pagare 5 volte di più. Da anni viene fatto. 

 

 

  • Melius 1
SimoTocca

@Lucent Che poi… l’accoppiamento giusto, amplificatore/diffusori, vale per tutti, anche per I classe D (anzi, forse per I classe D…vale ancora di più!). Perché lo sposalizio sia “felice”, bisogna prima ascoltare come va l’accoppiata… 

Questa è una ovvietà …che appunto è arcinota e vale appunto per qualsiasi apparecchio… che non suoni da solo ma faccia parte di una “catena audio”. 
Con le Maggies gli ampli con i moduli PuRIFi suonano meglio di quelli con i moduli Hupex, per dire…

Se non ci fosse il problema della sensibilità di ingresso (regolabile in 4 diverse modalità, sugli Audiophonics, su 3 nei Buckeyes, potrebbe essere interessante provare una biamolificazione passiva con due ampli diversi per moduli interni, ma dalla stessa potenza… Però è vero che le differenze di erogazione di potenza probabilmente sono tali da rendere questa ipotesi poco praticabile.. almeno se si vuol rimanere “puristi” e non rimaneggiare troppo il lavoro originale del progettista dei diffusori…

Anche i moduli Apollon hanno la sensibilita’ regolabile a 3 step per la compatibilita’ con il pre, i classe D non soffrono per i moduli d’impedenza ostici, erogazione di corrente generosa ed istantanea creano meno problemi di match con i diffusori.

si puo’ provare tutto, se dovessi quadri amplificare i diffusori prenderei 4 mono identici hypex o purifi😀

@grisulea Dire che oggi la Classe D renda obsoleta qualsiasi soluzione classica è una semplificazione che non rende giustizia alla fisica acustica applicata. I parametri in gioco sono molti di più di quelli che un singolo grafico di laboratorio può mostrare.

Oggi si tende a prendere un modulo di terze parti e a inscatolarlo. Questo risolve molti problemi, ma non significa che l'approccio sia ingegneristicamente superiore in senso assoluto rispetto a un circuito discreto interamente pensato, ottimizzato e tarato per interagire con uno specifico stadio di alimentazione e preamplificazione.

3 minuti fa, Bike ha scritto:

Dire che oggi la Classe D renda obsoleta qualsiasi soluzione classica è una semplificazione

Mai fatto questa effermazione. La questione amplificazione è risolta da decenni. Oggi sono semplicemente più piccoli ed efficienti con costi nettamente minori.

 

4 minuti fa, Bike ha scritto:

ma non significa che l'approccio sia ingegneristicamente superiore

scatolare no, ma chi ha fatto il modulo ci ha messo un approccio nettamente superiore, quanto meno ha dovuto reinventarsi un sistema. Miniaturizzare o anche solo ridimensionare a parità di prestazioni non è una semplificazione. E' come dire che un armadio computer a valvole è meglio di un portatile da mezzo kg attuale. 

 

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