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Bi-Amplificazione con ampli in classe D: nuova esperienza istruttiva …


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3 ore fa, Paky33 ha scritto:

Devo dire che la discussione letta fin ora m'intriga.

Vorrei provare un classe D. Anzi, due mono 

Con i miei diffusori, cosa mi consigliate?

Ho una coppia di Apollon Audio Hypex Nilai, dai un’occhiata alle opzioni, tutti gli altri assemblatori sono molto basici, qui hai Hypex, Purifi, Icepower, costruiti bene, belli e da EU😀

https://apollonaudio.com/

6 ore fa, SimoTocca ha scritto:

La sostituzione di una intera scheda di un Audiophonics costa la metà della metà rispetto a sostituire un singolo condensatore del mio Mark Levinson…

 

Il paragone regge solo a livello di portafoglio, ma dal punto di vista strutturale e filosofico parliamo di due pianeti completamente diversi. Sono due mondi non confrontabili. Il Mark Levinson è l'artigianato dell'eccellenza.

Ingegneria discreta, circuiti complessi realizzati con componenti singoli selezionati uno a uno.

Alimentazioni monumentali per garantire corrente infinita. Costruiti per durare decenni e pensati per essere riparati sostituendo il singolo pezzo guasto.

Un pezzo di storia dell'Hi-End che mantiene un valore collezionistico e sonoro altissimo.

Capisco l'eccitazione per il nuovo progetto in classe D che stai realizzando ma secondo me, grandi prestazioni misurate al banco si, ma senza l'anima e la sinergia elettrica di un progetto hi-end classico. I gusti cmq non si discutono e va bene così.

 

 

SimoTocca
Il 19/06/2026 at 17:39, Bike ha scritto:

Se un modulo si guasta fuori garanzia, spesso è impossibile ripararlo sul singolo componente e si è costretti a sostituire l'intera scheda elettronica, con costi elevati

Ti ricordo che sei stato tu a metterla sul piano portafogli e costi! Io mi sono limitato a dirti che …ecc.ecc..

Il mio Mark Levinson ML 23.5 lo tengo, da anni e anni, come se fosse un tabernacolo sacro!! 
In genere quando apro un thread scrivo qualche riga di premessa… basta leggere per non “farmi” dire cose assai diverse da quanto ho detto!

Sottolineo, ancora una volta, che proprio grazie al costo ridotto, all’alta potenza erogata (il rapporto euro/watt è quasi irrisorio nei classe D) e alla qualità audio raggiunta, gli ampli in classe D consentono oggi una multi amplificazione di qualità spendendo “il giusto”.

 

  • Melius 1

 

20 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

Ti ricordo che sei stato tu a metterla sul piano portafogli e costi! Io mi sono limitato a dirti che …ecc.ecc..

Il paragone tra il tuo ML 23.5 e la Classe D industriale non è appropriato, ed è inutile girarci intorno. Parliamo di due categorie di prodotti nate con scopi, epoche e filosofie totalmente differenti. 

4 minuti fa, paolosances ha scritto:

benzina e Diesel?

:classic_biggrin: Esatto, l’analogia calza a pennello. Benzina e Diesel sono due modi completamente diversi di intendere la motorizzazione, ognuno con i suoi punti di forza insostituibili. 

SimoTocca
58 minuti fa, Bike ha scritto:

l paragone tra il tuo ML 23.5 e la Classe D industriale non è appropriato

No, vero, non è appropriato… gli ampli in classe D li uso per fare il caffè la mattina, giusto? Mentre il Mark Levinson lo uso come ampli per pilotare le Maggies… Oppure alla rovescia? Cioè il Mark fa il caffè… ecc ecc..
Dal momento  che uso gli Audiophonics in classe D proprio nella stessa maniera che uso il Mark, proprio esattamente sullo stesso impianto che vede la stessa sorgente, gli stessi cavi, e gli stessi diffusori.. E alla fine ne esce anche un suono certamente un po’ diverso, ma ugualmente raffinato e piacevolissimo…  per davvero non riesco a capire la tua affermazione secondo cui il paragone dei due classe D con il mio Mark Levinson …non è appropriato (e guarda prima di scrivere queste righe ho letto e riletto la tua frase senza trovarci un senso logico o una chiave interpretativa..).

Visto che Stereophile ha messo i due mono D Buckeyes (per 2200 dollari totali) nella stessa classe di eccellenza del Dan D’Agostino da oltre 50.000 dollaroni o del Costellation (altri 100.000 dollaroni) il mettere in classe A di eccellenza i Buckeyes è inappropriato… perché?? Perché sono così convenienti che fanno arrossire tutti gli altri?? Oppure per cosa??

  • Melius 2
SimoTocca
10 minuti fa, paolosances ha scritto:

benzina e Diesel?

Ma perché mai?? Sono amplificatori che usano la stessa energia, corrente elettrica a 220, per pilotare gli stessi diffusori. Ed hanno prestazioni assolutamente sovrapponibili.

No, il paragone benzina e diesel a mio avviso non si attaglia… Piuttosto si potrebbe dire due motori a benzina progettati in maniera diversa… che so un V8 classico e uno ad iniezione elettronica…

Il punto è che se la “cinquecento”, per estetica e prestazioni, pur costando come una cinquecento, si avvicina per alla Ferrari (e magari la supera)… ecco il problema è tutto della Ferrari… magari alla lunga (perché per affetto e per prestigio, magari la sua clientela la manterrebbe per un po’..) ma poi… anche i ricchi piangono! 
Mi pare invece, e qui si torna al tema del thread, che proprio le prestazioni eccellenti unite al costo contenuto, consentano oggi di ripensare una multi amplificazione che, se fatta con i Mark Levinson o o Dan D’Agostino o i Lamm, per dire, costerebbe un occhio della testa..e sarebbe appannaggio di pochi..

La classe D è un grande passo verso la “democratizzazione” del buon suono…. E senza “accise” sui carburanti! 😉

41 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

No, vero, non è appropriato… gli ampli in classe D li uso per fare il caffè la mattina, giusto? Mentre il Mark Levinson lo uso come ampli per pilotare le Maggies… Oppure alla rovescia? Cioè il Mark fa il caffè… ecc ecc..
Dal momento  che uso gli Audiophonics in classe D proprio nella stessa maniera che uso il Mark, proprio esattamente sullo stesso impianto che vede la stessa sorgente, gli stessi cavi, e gli stessi diffusori.. E alla fine ne esce anche un suono certamente un po’ diverso, ma ugualmente raffinato e piacevolissimo…  è davvero non riesco a capire la tua affermazione secondo cui il paragone dei due classe D con il mio Mark Levinson …non è appropriato (e guarda prima di scrivere queste righe ho letto e riletto la tua frase senza trovarci un senso logico o una chiave interpretativa..).

Visto che Stereophile ha messo i due mono D Buckeyes (per 2200 dollari totali) nella stessa classe di eccellenza del Dan D’Agostino da oltre 50.000 dollaroni o del Costellation (altri 100.000 dollaroni) il mettere in classe A di eccellenza i Buckeyes è inappropriato… perché?? Perché sono così convenienti che fanno arrossire tutti gli altri?? Oppure per cosa??

 

Nessuno ha mai detto che i tuoi Audiophonics siano fatti per fare il caffè. Ma il fatto che tu li usi sulla stessa catena e con gli stessi diffusori non sposta di un millimetro la sostanza....dal punto di vista dell'ingegneria acustica pura, il paragone resta non appropriato.

Vedi, la differenza tra il tuo ML 23.5 e la Classe D industriale non sta nel fatto che uno suoni e l'altro no. Sta nel come ci arrivano.

Il tuo Mark Levinson è un monumento all'alta fedeltà: circuiti discreti, alimentazione monumentale sovradimensionata, stabilità assoluta su carichi difficili ottenuta per via analogica e una sinergia elettrica che non si esaurisce in una misura al banco. È un oggetto progettato per durare nel tempo, riparabile in ogni singolo componente e destinato a mantenere il suo valore.

La Classe D di Audiophonics o Buckeye, per quanto 'piacevole' e 'raffinata' possa sembrarti all'ascolto, segue una logica puramente informatica e usa-e-getta. Sono moduli stampati in grande serie, chip integrati miniaturizzati che offrono grandi numeri a basso costo. Se si rompe qualcosa fuori garanzia, butti la scheda, perché l'approccio artigianale e la selezione dei componenti lì dentro non esistono.

Riguardo alle classifiche di Stereophile e ai Buckeye in Classe A accanto a Dan D'Agostino o Constellation, sappiamo tutti benissimo come funzionano certe recensioni e le logiche di marketing che ci stanno dietro. Mettere sullo stesso piano d'eccellenza un modulo industriale da 2.000 dollari assemblato in economia e un finale di riferimento assoluto da 100.000 dollari – ingegnerizzato da zero con soluzioni proprietarie – è un'operazione commerciale che fa sorridere. Se bastassero due schede di serie in un case di alluminio minimale per cancellare decenni di ricerca Hi-End, l'alta fedeltà sarebbe morta da un pezzo.

Che la Classe D sia una manna dal cielo per fare multiamplificazione spendendo il giusto, siamo tutti d'accordo. Ma non confondiamo l'efficienza industriale con la nobiltà di un progetto radioso come il 23.5. I gusti sono gusti, ma il blasone e la sostanza non si comprano un tanto al chilo.

 

 

 

 

 

 

1 ora fa, Bike ha scritto:

 

Nessuno ha mai detto che i tuoi Audiophonics siano fatti per fare il caffè. Ma il fatto che tu li usi sulla stessa catena e con gli stessi diffusori non sposta di un millimetro la sostanza....dal punto di vista dell'ingegneria acustica pura, il paragone resta non appropriato.

Vedi, la differenza tra il tuo ML 23.5 e la Classe D industriale non sta nel fatto che uno suoni e l'altro no. Sta nel come ci arrivano.

Il tuo Mark Levinson è un monumento all'alta fedeltà: circuiti discreti, alimentazione monumentale sovradimensionata, stabilità assoluta su carichi difficili ottenuta per via analogica e una sinergia elettrica che non si esaurisce in una misura al banco. È un oggetto progettato per durare nel tempo, riparabile in ogni singolo componente e destinato a mantenere il suo valore.

La Classe D di Audiophonics o Buckeye, per quanto 'piacevole' e 'raffinata' possa sembrarti all'ascolto, segue una logica puramente informatica e usa-e-getta. Sono moduli stampati in grande serie, chip integrati miniaturizzati che offrono grandi numeri a basso costo. Se si rompe qualcosa fuori garanzia, butti la scheda, perché l'approccio artigianale e la selezione dei componenti lì dentro non esistono.

Riguardo alle classifiche di Stereophile e ai Buckeye in Classe A accanto a Dan D'Agostino o Constellation, sappiamo tutti benissimo come funzionano certe recensioni e le logiche di marketing che ci stanno dietro. Mettere sullo stesso piano d'eccellenza un modulo industriale da 2.000 dollari assemblato in economia e un finale di riferimento assoluto da 100.000 dollari – ingegnerizzato da zero con soluzioni proprietarie – è un'operazione commerciale che fa sorridere. Se bastassero due schede di serie in un case di alluminio minimale per cancellare decenni di ricerca Hi-End, l'alta fedeltà sarebbe morta da un pezzo.

Che la Classe D sia una manna dal cielo per fare multiamplificazione spendendo il giusto, siamo tutti d'accordo. Ma non confondiamo l'efficienza industriale con la nobiltà di un progetto radioso come il 23.5. I gusti sono gusti, ma il blasone e la sostanza non si comprano un tanto al chilo.

 

 

 

 

 

 

Io ho avuto il 23. Anzi ne avevo due in biamplificazione attiva.

Non concordo con la tua disamina.

I Levinson, ne ho avuto anche altri, offrono un suono molto particolare. Oggi, in un ascolto in cieco, non li prenderebbe nessuno

Suonano, mi sia consentito, mosci.

Ne presi due per le Infinity Beta su consiglio di Bebo Moroni. All'epoca aveva i miei stessi diffusori e mi disse che con i Levinson era la migliore accoppiata.

Li rivendetti, perdendosi parecchio, dopo un paio di mesi

Non ho esperienza con la classe D ma se fa la metà di quanto dicono.....

Ah, credimi sulla parola, non c'è alcuna selezione sulla componentistica di un finale ML e non solo per quel blasone. Forse, se è vero quello che mi disse all'epoca Colangelo, solo sui transistor di potenza

8 ore fa, Paky33 ha scritto:

Io ho avuto il 23. Anzi ne avevo due in biamplificazione attiva.

Non concordo con la tua disamina.

I Levinson, ne ho avuto anche altri, offrono un suono molto particolare. Oggi, in un ascolto in cieco, non li prenderebbe nessuno

Suonano, mi sia consentito, mosci.

Ne presi due per le Infinity Beta su consiglio di Bebo Moroni. All'epoca aveva i miei stessi diffusori e mi disse che con i Levinson era la migliore accoppiata.

Li rivendetti, perdendosi parecchio, dopo un paio di mesi

Non ho esperienza con la classe D ma se fa la metà di quanto dicono.....

Ah, credimi sulla parola, non c'è alcuna selezione sulla componentistica di un finale ML e non solo per quel blasone. Forse, se è vero quello che mi disse all'epoca Colangelo, solo sui transistor di potenza

 

Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Posso comprendere la tua insoddisfazione passata, le Infinity Beta sono diffusori leggendari ma notoriamente spietati, e l'abbinamento elettrico nell'Hi-End è tutto. Se un finale non sposa il carico, il risultato può deludere, a prescindere dal blasone.

Tuttavia, il fulcro della mia disamina non era una difesa acustica "a prescindere" del timbro Mark Levinson, bensì una riflessione sulla filosofia costruttiva.

Sinergia vs Moduli seriali: Un grande progetto della vecchia scuola nasceva da uno studio d'insieme proprietario, dove lo stadio di alimentazione e quello di uscita erano pensati come un unico corpo. I moduli in Classe D attuali (pur ottimi e performanti) sono fondamentalmente schede industriali pre-assemblate di terze parti, inserite in uno chassis con un cablaggio standard.

Durabilità e riparabilità: Un finale a componenti discreti, se si guasta tra vent'anni, troverà sempre un tecnico in grado di sostituire un singolo condensatore o un transistor saltato. Un modulo integrato e miniaturizzato in Classe D, una volta fuori produzione, costringe spesso a buttare l'intera scheda (se ancora reperibile), seguendo una logica più vicina all'elettronica di consumo moderna.

La selezione dei componenti: Sulla selezione dei componenti nei prodotti di punta di quell'epoca, ti assicuro che la tolleranza e il controllo qualità sui singoli elementi passivi erano rigidissimi, non solo sui transistor di potenza. Era quel tipo di artigianato che giustificava il concetto di "investimento".

Non metto in dubbio che la Classe D offra oggi numeri straordinari e un rapporto euro/watt imbattibile, ideale per la multiamplificazione, ma l'ingegneria acustica applicata al design proprietario e la longevità strutturale restano, a mio avviso, un'altra categoria di prodotto. I gusti all'ascolto sono personali e insindacabili, ma la sostanza costruttiva è un dato di fatto.

Tutto qui, buon proseguo.

 

 

  • Melius 1
SimoTocca
10 ore fa, Bike ha scritto:

Che la Classe D sia una manna dal cielo per fare multiamplificazione spendendo il giusto, siamo tutti d'accordo. Ma non confondiamo l'efficienza industriale con la nobiltà di un progetto radioso come il 23.5.

Soltanto dopo lunga disamina si riesce a capire il punto fondamentale per cui tu dici che gli Audiophonics o i Buckeyes non sono paragonabili ai Mark Levinson o ai Dan D’Agostino.

Tu in sostanza dici che “non sono paragonabili” per lignaggio di nobiltà…di progetto, di costo, di valore ingegneristico e forse’anche affettivo, tutti fattori che ho ben presente perché fanno parte del mio “sguardo” verso il Mark Levinson (che, attento @Paky33, il 23.5 è un progetto diverso, e secondo molti fra cui io, assai migliore del 23, e avvicina il 23.5 alle prestazioni sonore dei mitici monoblocchi 20.5 in classe A).

Che io abbia una venerazione ed “un occhio di riguardo” per il Mark Levinson ML 23.5 lo dico appunto nella mia premessa: ho preso un ampli (e poi anche il secondo, da qui il BiAmp) in classe D proprio per “preservare” il vecchio Mark dall’eccesso di calore di un’altra estate torrida (ehm.. amici miei, ci ho visto lungo già ad Aprile scorso … e lo dico oggi 28 Giugno che a Firenze ci sono 40 gradi diconsi 40 all’ombra! 😉). 
Li ho presi, gli ampli in classe D,  con questa funzione di “muletto”, quindi come vedi anch’io partivo dal tuo punto di vista, che si potrebbe definire “pregiudiziale”. 
Ma poi… poi però la funzione di una amplificatore è quella di alimentare e pilotare gli altoparlanti che trasformano l’energia elettrica in energia acustica (meccanica, in altri termini). I primi ampli erano a valvole (fino agli anni ‘60) e per qualcuno quel suono non è mai stato superato, nonostante i transistor (anni ‘70 e su su) consentissero progetti con una distorsione infinitesima ed una efficienza di trasformare l’energia elettrica non “in calore” assai maggiore (quelli in classe B). Poi si è ripensato il transistor (anni ‘80 e parte dei ‘90) e si sono progettati i mitici classe A, che sono tanto belli come qualità sonora quanto disastrosi per la perdita dell’energia elettrica (inefficacia ecologica cioè) in calore. Da qui i molti progetti di ampli a stato solido in classe AB (dagli anni ‘80 ad oggi).

La classe D giunge assai dopo ed ha avuto i suoi “naturali e normali” intoppi di percorso e scogli, più “sonori” che tecnici.

Oggi, nel 2026, la classe D può finalmente rivendicare la stessa “nobiltà” dei suoi confratelli (sempre di amplificatori si parla, ricordi?) in classe A o AB, nobiltà di progetto e nobiltà di suono.
Che poi.. nobiltà: il sangue blu ha molti più problemi (malattie genetiche, malattie mentali, emofilia, ecc, ecc) del “sangue popolano” che nasce da mille incroci, incroci determinati da attrazione fisica e/o caratteriale e mentale (le affinità elettive, alla Goethe) e non da matrimoni combinati per interesse fra cugini di famiglie nobili… 

Quindi ecco…abbandono volentieri Blasoni e Quarti di Nobiltà, perché quando si tratta di Tennis, Sinner che nasce da famiglia povera in una terra di confine fra Italia e Austria, sul campo di Tennis vale molto, molto più del Conte Nuvolari! È dato che se si parla di Tennis, così come se si parla di Amplificatori, conta solo e SOLTANTO il risultato finale (nel caso di Sinner come riesce a giocare e a vincere su tutte le superfici, nel caso di Amplificatore per come pilota un diffusore partendo dalla stessa corrente che nasce dalla presa a muro).

Insomma: certo che tutti gli amplificatori sono paragonabili fra loro, basta che abbiano un ingresso per la corrente dalla presa, un ingresso per il segnale che arriva da pre, e uscite (forcelle o banana non importa!) per i diffusori.
E tutto il resto…?  Tutto il resto è mancia! Per citare il mitico Drive In…😆😉

Buona domenica a tutti!

 

 

SimoTocca

Per tornare alla Multi Amplificazione, giustamente @Lucent ha fatto riferimento al sito di un costruttore europeo in cui trovi diverse soluzioni progettuali e tutte messe in chassis molto belli e con prefetti e lavorazione europea…. Diciamo che “qualcosa in più” la paghi questa ricerca anche estetica… Non conosco molto bene gli altri, ma i loro finali con moduli PuRiFi li ho ascoltati e suonano benissimo. Sono i corrispondenti, anche perché monofonici, dei Buckeyes americani sopra citati.. 

Gli Apollon PET 1200 M …. Che sono anche “bello fuori”…. 
Poi ..wè… la bellezza si fa pagare e costano il doppio degli Audiophonics e dei Buckeyes…

Ma anche in questo caso: consentono una multi amplificazione a costi ancora ragionevoli..

IMG_2066.webp

  • Melius 1

@SimoTocca credo che paky33 abbia la tentazione di provare la multiamplificazione e Apollon ha diverse opzioni che fanno al caso suo senza svenarsi, se dovesse quadruplicare i suoi finali…

i costi non sono cosi’ diversi da altri assemblatori se scegli i cabinet piu’ semplici.

Sono stato direttamente in slovenia visto che ero li’ per lavoro e ho potuto provare tutti i moduli, quando ho sentito gli Hypex Nilai non ho avuto dubbi, anche se Purifi ha piu’ watts, il Nilai e’ di classe superiore, ha pulizia, grip, voci femminili live suadenti, bassovarticolato e velocissimo, immagine alta e definita, naturalmente la catena ha il suo peso. Tibor e’ un Master Engineer, ha una competenza tecnica ed esperienza vastissima…i modelli premium sono bellissimi tipo Jeff Roland..per me consigliatissimi

 

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