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Ma vi sono ancora persone e giornali che non credono al cambiamento climatico?


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Omertà climatica

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C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili, migliaia di morti. No, il silenzio – ebete – è quello di una parte crescente del sistema mediatico e politico, che osserva la casa in fiamme e commenta sull’arredamento.

È un paradosso da manuale di psichiatria collettiva: ne scriveremo tanto, in futuro. Più la crisi climatica avanza, meno viene chiamata per nome. La cronaca mostra disastri, il meteorologo descrive anomalie, l’inviato raccoglie fuoco, fango, lacrime. Poi ci si ferma lì. Mancano movente e contesto. Mancano due parole proibite: riscaldamento globale.

Quando un ponte crolla, nessuno si limita a dire che il traffico è stato deviato. Si cercano cause, responsabilità, manutenzioni mancate. Quando invece un territorio finisce sott’acqua o un raccolto è perso, prevale il racconto dell’eccezione, della fatalità, della “bomba d’acqua”, espressione buona per i titoli e pessima per capire. L’evento estremo quotidiano è sterilizzato a fatto isolato. Ma il clima non è una maledizione del destino. È un sistema fisico alterato da colossali consumi di carbone, petrolio e gas. Mezzo trilione di tonnellate di carbonio intrappolato per milioni di anni nelle viscere della Terra e mollato in atmosfera in 150 anni: un battito di ciglia per il pianeta.

Mentre facciamo finta di nulla, i numeri non mostrano pietà. Gli ultimi anni sono stati i più caldi mai misurati; la soglia di 1,5 °C non è più un orizzonte remoto sulla mappa, ma una linea già oltrepassata. Eppure, mentre l’evidenza è diventata faticosa esperienza per tutti, l’attenzione pubblica arretra. La copertura mediatica globale sui cambiamenti climatici diminuisce, anno dopo anno. Il termometro sale, la discussione e la comprensione scendono.

Questa non è prudenza giornalistica, né riguardo per un’opinione pubblica sfiancata dalle emergenze. È omertà climatica. Perché è omertà non collegare i puntini per non disturbare inserzionisti, editori, azionisti, politici, elettori. È omertà invitare il negazionista di turno “per equilibrio”, come se, discutendo di terremoti, la sismologia e il parere di chi nega la tettonica delle placche meritassero lo stesso spazio. È omertà qualificare ogni misura di decarbonizzazione in “ideologia green” e ogni scelta fossile in “realismo”. È omertà parlare dei costi della transizione energetica senza nominare quelli, enormi, della non transizione. È omertà non dire che il cambiamento climatico ha un impatto devastante sul sistema idrologico e alimentare. Acqua e cibo, per capirci.

Poi ci sono i social, dove la canea è diventata metodo. Lì la crisi climatica non si discute: si deride. Ogni nevicata invernale diventa confutazione della fisica dell’atmosfera. Ogni pannello solare schiavitù cinese. Ogni pala eolica devastazione del paesaggio. Ogni scienziato, servo di poteri oscuri. È il trionfo dell’incompetenza istantanea: cinque minuti su un video sgangherato bastano per archiviare due secoli di climatologia. In questo mercato dell’assurdo, alcuni politici raccontano che in Italia avremo un clima caraibico, ammiccando a vacanze da sogno a Ostia e Rimini. È più comodo blandire l’ignoranza che governare la realtà.

Eppure, la realtà non negozia. Possiamo smettere di parlarne, ma la CO2 resta in atmosfera per secoli. Possiamo cambiare argomento, ma le infrastrutture costruite per il clima del Novecento non reggono il clima del XXI secolo. Possiamo irridere gli “ambientalisti da salotto”, ma intanto i pronto soccorso, le assicurazioni, gli agricoltori, i sindaci e le famiglie sono travolti.

Rompere l’omertà climatica non significa trasformare ogni telegiornale in un bollettino apocalittico. Significa fare buon giornalismo: spiegare, contestualizzare, distinguere incertezza da ignoranza. Significa ricordare che non esiste neutralità tra il piromane e il vigile del fuoco.

Le soluzioni ci sono, e su Sapere ne parliamo da sempre. La cattiva notizia è che richiedono merci che oggi scarseggiano: chiamare i problemi con il loro nome e assumerci, ognuno, le nostre responsabilità.

Nicola Armaroli

 

 

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https://www.saperescienza.it/rubriche/l-editoriale/omerta-climatica_29-07-2026/

claravox
8 ore fa, UpTo11 ha scritto:

incendi

 

In Italia, l'origine degli incendi boschivi è quasi esclusivamente riconducibile all'attività umana, che rappresenta circa il 98-99% dei casi, mentre le cause naturali (come i fulmini) sono estremamente rare, limitandosi all'1-2% degli eventi

claravox
6 ore fa, UpTo11 ha scritto:

migliaia di morti

 

Uno studio condotto in 13 paesi e pubblicato sulla rivista Lancet ha rilevato che il periodo invernale è 20 volte più letale rispetto ai giorni di grande caldo.
In termini percentuali, circa il 7% della mortalità totale è attribuibile a giorni in cui le temperature sono al di sotto del livello ottimale (freddo moderato o estremo), mentre solo lo 0,42% dei decessi avviene a causa del caldo superiore alla norma.

  • Sad 1
appecundria
10 minuti fa, claravox ha scritto:
6 ore fa, UpTo11 ha scritto:

migliaia di morti

Uno studio condotto in 13 paesi e pubblicato sulla rivista Lancet ha rilevato che il periodo invernale è 20 volte più letale rispetto ai giorni di grande caldo.

e cosa c'entra?

anche secondo me l' articolo è allarmistico in quanto il clima non lo cambi così. punto.

invece bisogna adattarcisi sia come tipo di edilizia, agricoltura, opere strutturali,  abitudini e tutto quello che ne consegue.

appecundria

 

Il cambiamento climatico sta riducendo il divario tra i decessi causati dal freddo e quelli causati dal caldo, poiché l'aumento delle temperature globali fa impennare la mortalità estiva a un ritmo molto più rapido rispetto alla lieve diminuzione delle morti invernali.

https://www.sciencemediacentre.org/expert-reaction-to-modelling-study-estimating-current-and-future-deaths-from-hot-and-cold-temperatures-across-europe-as-published-in-the-lancet-public-health/

 

I successivi modelli predittivi coordinati dallo stesso Gasparrini e le analisi di monitoraggio del Lancet Countdown evidenziano una netta inversione di tendenza nei prossimi decenni. 

https://lancetcountdown.org/2025-report/

 

2 minuti fa, audio2 ha scritto:

anche secondo me l' articolo è allarmistico in quanto il clima non lo cambi così. punto.


è allarmistico oppure il clima non lo cambi così? non è la stessa cosa

claravox
2 minuti fa, appecundria ha scritto:

e cosa c'entra?

 

6 ore fa, UpTo11 ha scritto:

viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili, migliaia di morti.

Non l’ho mica scritto io l’articolo.

Cosa c’entrano i migliaia di morti col cambiamento climatico?

claravox
26 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Quello è solo l'innesco

Ah è solo l’innesco…..se a te pare poco.

 

L’idea che un bosco possa incendiarsi da solo ( e l’articolo questo faceva intendere) per il semplice calore estivo è un mito da sfatare.
 




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