Vai al contenuto
Melius Club

La "voce" dell'impianto: punto della situazione dopo 20 anni di discussioni


Messaggi raccomandati

21 minuti fa, Erik il Rosso ha scritto:

Uguale alla mia scelta attuale di ascolto, catena trasparente, ambiente assorbente e curato acusticamente, impostazione monitor. Le registrazioni suonano per quello che sono, ma ho scelto il digitale per poter gestire con DSP e DRC, così da poter anche adattare il risultato secondo la musica e l’umore e desiderio del momento. 

Insomma, il massimo della contraddizione.

La rappresentazione perfetta dell' audiofilo-tipo 🤣

  • Haha 2
Erik il Rosso
1 ora fa, eduardo ha scritto:

Insomma, il massimo della contraddizione.

La rappresentazione perfetta dell' audiofilo-tipo

Secondo me hai omesso di leggere la parola “anche”

se lo farai dovrai cambiare di sicuro il commento😊

2 ore fa, zigirmato ha scritto:

A mio parere l'amplificatore è più importante  dei diffusori.

 Dipende cosa intendi...

Se parli di "importanza elettrica", ti posso anche dare ragione: un ampli "sbagliato" può distruggere la voce di qualsiasi impianto.

Ma per sbagliarlo bisogna proprio essere "incompetenti"...

Però non può fare la "voce" dell'impianto, che resta in carico ai diffusori... :classic_wink:

dariosch
2 ore fa, Max440 ha scritto:

 Dipende cosa intendi...

Se parli di "importanza elettrica", ti posso anche dare ragione: un ampli "sbagliato" può distruggere la voce di qualsiasi impianto.

Ma per sbagliarlo bisogna proprio essere "incompetenti"...

 

Non tutti riescono a capire come pilotare bene un diffusore,

potrebbe essere anche 93-95dB, ma poi se l' EPDR è 1.2-2ohm non ne fanno conto...

Gli sembra facile da pilotare perchè è sensibile, ma l'ampli si siede. :classic_laugh:

P.S.

Poco fa guardavo un diffusore, dichiarato 6ohm, impedenza minima 3.7, ma EPDR 1.7ohm,

be', lo scarto a prescindere anche se ho un ampli stabile a 2ohm.

Meglio farli lavorare più "rilassati".

@Max440

 

Mi trovi d'accordo su quasi tutta la linea, soprattutto sul fatto che la scelta di un impianto dovrebbe essere guidata in modo consapevole da come si intende la musica e da come la si ascolta.

Condivido il fatto che i diffusori e la loro interazione con l'ambiente siano la voce e lo scheletro del suono. Io ad esempio non sono un super esperto ferratissimo di musica classica, ma la adoro.

Tuttavia, mi stufa e mi annoia quasi subito se non la ascolto nell'interpretazione che dico io e che spesso  me ne limita la comprensione.

Prendi Vivaldi: se mi propongono la classica esecuzione da salotto, morbida e patinata, cambio traccia. Io ho bisogno dell'interpretazione che Fabio Biondi ed Europa Galante ne diedero nel 1991 (Opus 111). Un’esecuzione che ti 'stupra', dove i tempi sono frenetici e l’archetto strappa le corde di budello con una cattiveria e un’urgenza spietate.

Lì non c'è il godimento del timbro fine a se stesso, c'è la pura drammaticità teatrale degli stati d'animo.

E' un modo d'intendere il barocco piu vicino al mio intimo sentire ,che è poi il filo conduttore degli altri miei ascolti, in generi che nulla a hanno a che vedere con la classica.

Ed è qui però che, secondo me, il restante 10% di cui parli (l'elettronica) smette di essere semplice 'fine tuning' e diventa fondamentale. Se io scelgo un diffusore a cassa chiusa, teso e reattivo, perfetto per le dimensioni non enormi della mia stanza, le elettroniche non devono solo 'affinare' il suono. Devono essere tagliate al millimetro su quel preciso componente per non tradire l'intenzione d'ascolto.

Se ci abbino un'amplificazione o una sorgente che velocizzano tutto ma rendono il suono magro e ossuto, quell'urgenza diventa solo un fastidio scheletrico e digitale. Se invece ci metto una tecnologia che rimette 'la carne', il peso e il sangue intorno alle note, rispettando la precisione materica del legno senza levigare la furia dei transienti, allora il diffusore prende vita davvero.

Le casse e la stanza decidono la forma e lo spazio, ma sono le elettroniche a decidere se dentro quel corpo scorre sangue caldo o corrente fredda. Alla fine, l'impianto deve essere un abito sartoriale tagliato su misura per il nostro modo, a volte quasi ancestrale, di vivere la musica.

Voglio chiudere per ringraziarti sinceramente di aver aperto questo spazio.

Trovo bellissimo e raro mettere al centro di queste discussioni l’unica cosa che conta davvero: la musica.

 

 

  • Thanks 1
1 ora fa, antonew ha scritto:

Le casse e la stanza decidono la forma e lo spazio, ma sono le elettroniche a decidere se dentro quel corpo scorre sangue caldo o corrente fredda.

 

E su questo sono d'accordo con te: non per niente il "fine tuning" è anche quella cosa altrettanto importante che fanno gli accordatori bravi con i pianoforti :classic_rolleyes:

La "voce" di uno Steinway o di un Bosendorfer o di un Fazioli, quella è (= diffusori/ambiente), ma poi l'accordatore deve sapere creare "quel suono" che il pianista esige (=sorgente+ampli+cavi....).

Però la base su cui costruire il proprio suono, resta quella :classic_wink:

  • Melius 1
24 minuti fa, Max440 ha scritto:

 

E su questo sono d'accordo con te: non per niente il "fine tuning" è anche quella cosa altrettanto importante che fanno gli accordatori bravi con i pianoforti :classic_rolleyes:

La "voce" di uno Steinway o di un Bosendorfer o di un Fazioli, quella è (= diffusori/ambiente), ma poi l'accordatore deve sapere creare "quel suono" che il pianista esige (=sorgente+ampli+cavi....).

Però la base su cui costruire il proprio suono, resta quella :classic_wink:

 

L'esempio del pianoforte calza a pennello.

Io posso portarti la mia esperienza diretta sulla chitarra elettrica per la quale ho  fatto scelte molto specifiche che farebbero inorridire in molti: uso pickup P90 per avere un attacco secco e materico, e un valvolare vintage che faccio saturare volutamente per ottenere quel calore denso e armonico e per il quale ho fatto diversi tentativi nel tempo.

Tuttavia da appassionato di suono amo tutte le firme sonore, ma questa esperienza da musicista mi ha insegnato una cosa: la chitarra (il diffusore) è lo scheletro, ma il pickup e il Farfisa valvolare (sorgente e ampli) non sono 'fine tuning', bensì la forza che decide se quel suono è ossuto o se ha carne, sangue e urgenza espressiva.

I diffusori decidono dove si muove il corpo della musica nella stanza, ma le elettroniche decidono la temperatura del suo sangue ed è questa consapevolezza che dovrebbe guidare ogni nostra scelta. 

Vorrei anche aggiungere un'altra riflessione.

Qualche tempo fa, in uno scambio sul forum, il forumer  @alexisraccontava di come la vera Hi-Fi sia quella dei monotriodi e delle enormi casse da cinema di un tempo, il non plus ultra.

Io ne accolgo la provocazione: quell'epoca d'oro purtroppo è finita da un bel pezzo; per esigenze di spazio si è costretti a fare scelte che si adattano a ambiente, consapevole che l'implementazione migliore di quella filosofia, declinata in dimensioni umane (penso alla grande stagione dei triodi accoppiati a casse in cassa chiusa nate per stare contro la parete), è avvenuta in anni successivi.

Un tempo c'erano marchi nei quali ti rispecchiavi proprio perché la loro cifra sonora era distintiva, unica, quasi politica ma oggi l'algida perfezione degli impianti moderni milionari è per me un regredire: macchine radiografiche, chirurgiche,  prive di anima.

Suonano tutto bene ma tutto allo stesso modo.

Noioso.

 

 

 

  • Melius 1
ilmisuratore
46 minuti fa, Max440 ha scritto:

 

E su questo sono d'accordo con te: non per niente il "fine tuning" è anche quella cosa altrettanto importante che fanno gli accordatori bravi con i pianoforti :classic_rolleyes:

La "voce" di uno Steinway o di un Bosendorfer o di un Fazioli, quella è (= diffusori/ambiente), ma poi l'accordatore deve sapere creare "quel suono" che il pianista esige (=sorgente+ampli+cavi....).

Però la base su cui costruire il proprio suono, resta quella :classic_wink:

Ieri ho ascoltato un disco di clavicembalo straordinario della Velut Luna... talmente ben registrato da percepire la presenza dello strumento 

Se il diffusore e l'ambiente rispettano il "contenuto del disco" e la registrazione è ben fatta....ecco che automaticamente si trova la quadra sull'equilibrio tonale, il timbro e la veridicità in generale 

Una registrazione ottima contiene di default le giuste caratteristiche timbriche... dunque basta affidarsi a questo riferimento 

38 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

Ieri ho ascoltato un disco di clavicembalo straordinario della Velut Luna... talmente ben registrato da percepire la presenza dello strumento 

Se il diffusore e l'ambiente rispettano il "contenuto del disco" e la registrazione è ben fatta....ecco che automaticamente si trova la quadra sull'equilibrio tonale, il timbro e la veridicità in generale 

Una registrazione ottima contiene di default le giuste caratteristiche timbriche... dunque basta affidarsi a questo riferimento 

 

l discorso sulla Velut Luna è giustissimo, ma nasconde un'illusione: quella che la registrazione ottima sia un dato 'neutro' e oggettivo da dare in pasto all'impianto.

Marco Lincetto (il patron di Velut Luna) sa fare molto bene il suo mestiere , i suoi dischi suonano in quel modo perché dietro c'è un uomo con una sua precisa idea estetica e drammatica del suono, che usa determinati microfoni posizionati in un certo modo.

Non esiste la neutralità assoluta.

Affidarsi al dogma del 'basta che il disco sia registrato bene' è una scorciatoia che rischia di farci regredire verso quell'algida perfezione radiografica di cui parlavo prima.

Se prendi quel clavicembalo straordinario e lo fai suonare dentro un impianto moderno milionario, tutto a stato solido, chirurgico e perfetto, otterrai una radiografia millimetrica dello strumento, ogni singolo rumore meccanico del salterello. Bellissimo, ma è un'esperienza da laboratorio, sterile.

Suona tutto bene, ma tutto allo stesso modo.

Se invece quello stesso disco lo passi dentro una tecnologia che non fa chirurgia digitale, ma che rimette la 'carne', il legno e il sangue intorno alle note – rispettando la precisione materica dello strumento senza smussare la cattiveria dell'attacco – allora quel clavicembalo smette di essere un'illusione acustica da manuale e diventa un'entità viva nel salone.

Da musicista ho imparato che la veridicità non è l'equilibrio tonale perfetto da grafico di laboratorio.

 L'impianto non deve solo 'rispettare il contenuto del disco', deve saper evocare lo stato d'animo e il dramma che ci sono dentro.

Altrimenti, resta solo un esercizio di alta tecnologia applicata.

Splendido, ma "noioso."

 

 

  • Melius 1
7 ore fa, dariosch ha scritto:

scarto a prescindere anche se ho un ampli stabile a 2ohm.

Meglio farli lavorare più "rilassati".

Stesso mio pensiero. L'impianto non deve essere una lotta all'ultimo ampere tra ampli e diffusori. Anche se hi 1.000 watt, un diffusore che scende sotto i 2 ohm, mi darà sempre l'impressione di mangiarsi qualcosa. 

  • Thanks 1
ilmisuratore
7 minuti fa, antonew ha scritto:

 

l discorso sulla Velut Luna è giustissimo, ma nasconde un'illusione: quella che la registrazione ottima sia un dato 'neutro' e oggettivo da dare in pasto all'impianto.

Marco Lincetto (il patron di Velut Luna) sa fare molto bene il suo mestiere , i suoi dischi suonano in quel modo perché dietro c'è un uomo con una sua precisa idea estetica e drammatica del suono, che usa determinati microfoni posizionati in un certo modo.

Non esiste la neutralità assoluta.

Affidarsi al dogma del 'basta che il disco sia registrato bene' è una scorciatoia che rischia di farci regredire verso quell'algida perfezione radiografica di cui parlavo prima.

Se prendi quel clavicembalo straordinario e lo fai suonare dentro un impianto moderno milionario, tutto a stato solido, chirurgico e perfetto, otterrai una radiografia millimetrica dello strumento, ogni singolo rumore meccanico del salterello. Bellissimo, ma è un'esperienza da laboratorio, sterile.

Suona tutto bene, ma tutto allo stesso modo.

Se invece quello stesso disco lo passi dentro una tecnologia che non fa chirurgia digitale, ma che rimette la 'carne', il legno e il sangue intorno alle note – rispettando la precisione materica dello strumento senza smussare la cattiveria dell'attacco – allora quel clavicembalo smette di essere un'illusione acustica da manuale e diventa un'entità viva nel salone.

Da musicista ho imparato che la veridicità non è l'equilibrio tonale perfetto da grafico di laboratorio.

 L'impianto non deve solo 'rispettare il contenuto del disco', deve saper evocare lo stato d'animo e il dramma che ci sono dentro.

Altrimenti, resta solo un esercizio di alta tecnologia applicata.

Splendido, ma "noioso."

 

 

La "carne e il sangue" sono contenute in ogni registrazione 

È l'impianto che deve estrarle 

Se una determinata registrazione è neutra non significa che lo saranno tutte... dunque l'impianto che può risultare radiografante con la prima... può trovare giovamento con la seconda 

Non credo che il concetto di "impianto moderno digitale" produca di default un suono algido...dipende da tanti fattori 

 

@ilmisuratore

 

 

La teoria del 'dipende da tanti fattori' la conosciamo tutti.

Ma io ho proposto una sfida precisa proprio per uscire dai concetti astratti.

Ho messo due brani dello stesso artista: uno del 1970, sporco e ruvido, e uno del 1998, pulitissimo e acustico.

Se l'impianto si limita a fare l'estrattore 'neutro' di dati da laboratorio, fallisce con entrambi: il primo diventerà un fastidio inascoltabile di distorsioni, il secondo diventerà un sottofondo moscio e piatto. Noioso.

La domanda rimane: qual è il legame invisibile che unisce questi due mondi così opposti, e che cosa deve avere un impianto per non renderli piatti?

Tu, concretamente, come li risolveresti all'ascolto?

 

ilmisuratore
3 minuti fa, antonew ha scritto:

Tu, concretamente, come li risolveresti all'ascolto?

Con semplicità disarmante 

Se una registrazione non mi piace la scarto... tuttavia ho creato le condizioni affinché l'impianto riproduca mediamente bene tutto il materiale registrato...che ovviamente avrà le sue peculiarità tra una registrazione e un altra...ma non da sconfinare nel noioso 

In un numeroso archivio musicale si trova di tutto... registrazioni piatte...registrazioni dinamiche... registrazioni radiografanti... registrazioni ambrate...ect...ect...

Tuttavia dopo alcuni minuti il cervello applica un "reset" e tutto diventa godibile....come se il difetto si avvertisse inizialmente e poi man mano scemasse fino a rendersi piacevole 

  • Melius 1

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora



  • Badge Recenti

    • Badge del Vinile Oro
      Erik il Rosso
      Erik il Rosso ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Oro
    • Badge del Vinile Arancio
      Luca44
      Luca44 ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Arancio
    • Membro Attivo
      Fabio
      Fabio ha ottenuto un badge
      Membro Attivo
    • Reputazione
      TetsuSan
      TetsuSan ha ottenuto un badge
      Reputazione
    • Badge del Vinile Oro
      dariosch
      dariosch ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Oro
  • Notizie

×
×
  • Crea Nuovo...