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Ristampe in vinile Blue Note Tone Poet e Blue Note Classic


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Il mio interesse per il Jazz, devo confessarlo, si ferma alla fine degli anni 60 con hard-bop. Il free jazz non lo sopporto (così come il funky, la World Music, il jazz scandinavo, etc. ) se non per alcuni dischi che si contano sulle dita di una mano…condivido quanto scritto da Otrebla, anche se uno di quei pochi dischi è proprio Point of Departure.

3 ore fa, cesare ha scritto:

più precisamente allora direi metà-fine anni '50 :classic_smile:

Tieni conto che Free Jazz di Ornette Coleman è del 1960!

Va beh diciamo fino al Jazz modale e fino a metà anni 60…Free jazz mi è sempre piaciuto in quanto è dopo tutto un disco non difficile…

Posto il link ad una bella intervista del 78 ad Archie Shepp dove spiega, secondo me in modo convincente, le ragioni afro-americane che hanno portato all'evoluzione del bop nella new thing. Io penso sia estremamente esplicativa.

Ciao

d.

PS. Secondo me Point of Departure è un capolavoro assoluto ed uno dei dischi dove Eric Dolphy si esprime al massimo del suo potenziale, meglio che in molti album da leader e oggi mi è arrivato il Tone Poet di Dance with Death 🙂

  • Melius 2

vvePnz8.jpg

.

E per la legge del contrappasso, ad ogni pesantone corrisponde un:

Johnny Coles – Little Johnny C – Blue Note 1963 – Ristampa Blue Note Classic
Di Johnny Coles prima di questo acquisto io manco sospettavo l’esistenza.
Un più che discreto trombettista, dal suono dolce e morbido.
Collaborò tra gli altri con Gil Evans, Duke Ellington e Charles Mingus.
Nel 1963, anno di realizzazione di Little Johnny C, qualcuno decise di affiancargli Leo Wright al sax alto ed al flauto traverso (bravissimo, sassofonista da riscoprire), Joe Henderson al sax tenore, Walter Perking e Pete La Roca che si alternano alla batteria e l’immarcescibile Bob Cranshaw al contrabbasso (un uomo per tutte le stagioni).
Ma soprattutto si decise che il trombettista avrebbe eseguito brani di Duke Pearson (fatta eccezione per Hobo Joe, firmato da Joe Henderson), che costituisce l’ultimo componente del gruppo (al pianoforte) nonché il responsabile dell’impronta musicale data al disco.
Cinque minuti dopo l’inizio di Little Johnny C, personalmente mi ero già dimenticato di Johnny Coles.

Il valore del Blue Note ST-84144 va ben al di là della prestazione del pur bravo Coles. 
In Little Johnny c’è un miracolo di equilibrio Be-Bop a prendere il sopravvento. E’ perfetto e quadrato come pochi. Ne ascolto raramente di dischi Bop così ben riusciti.
Tra l’altro è registrato benissimo, bilanciato in maniera certosina ed offre un’ottima trasparenza generale; tanto buona e tanto superiore a ciò che di solito offrono le ristampe AAA Blue Note, che ho l’impressione mi sia capitato uno dei primissimi vinile usciti dalla presse, poiché è assolutamente perfetto ed il suono è trasparente come quello di un 45 giri.
In realtà più probabilmente il nastro si è conservato benissimo, ed all’epoca la registrazione fu particolarmente azzeccata.
Ah!ssignore quanto mi piacciono i dischi come Little Johnny C, non potete capire quanto mi piacciono!
Non dovrei nemmeno dargli il voto, perché è evidente che in questi casi sono condizionato pesantemente dalle mie predilezioni musicali.
E va be’...9 e mezzo.
E 10 di voto tecnico.

Pagato 23 Euro su Amazon.fr.

Li stravale.
Alberto.

  • Melius 2
1 ora fa, OTREBLA ha scritto:

Collaborò tra gli altri con Gil Evans, Duke Ellington e Charles Mingus.

è opportuno un piccolo approfondimento, " collaborò con" mi sembra un po' sbrigativo per il povero Johnny C. :classic_smile:

Fu uno dei trombettisti preferiti di Mingus, partecipando anche alla mitica tourné in Europa con Eric Dolphy, Clifford Jordan, Jaki Byard e Dannie Richmond.

Partendo da questo video si riescono ad agganciare altri bellissimi filmati tratti da uno dei concerti. Purtroppo il grande Dolphy moriva pochi mesi dopo, per uremia.

https://www.youtube.com/watch?v=vAn_gyNcvN4

  • Melius 1
giorgiovinyl

Però capisco che come per la volpe in fabula l'uva non era matura ad un analisi superficiale Point of Departure e Andrew Hill possano sembrare pesanti. Ancora più spassoso che si arrivi a sostenere che certi dischi piacciano agli altri per darsi un tono e per fare bella figura. 

Come è ho detto più volte posso capire che non piaccia, ma certi giudizi tranchant quando non si padroneggia la storia del jazz e non si riesca andare oltre all'hard bop, se non addirittura al be bop lasciano il tempo che trovano.

Da questo punto Point of Departure è in buona compagnia sarà messo accanto ad altri capolavori, egualmente non compresi dall'audiofilo conformista, come Kind of Blue e A Love Supreme.

 

 

  • Melius 2
  • Moderatori
BEST-GROOVE
Il 29/5/2023 at 20:09, giorgiovinyl ha scritto:

La qualità copertina non è paragonabile a quella dei Tone Poet ma non è neanche così terribile. 


 

dopotutto si ascolta il vinile non la copertina e se il prezzo è calmierato per una copertina senza pretese specifiche .... ben venga!

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