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Le differenze: non le sento, ergo, non esistono.


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7 ore fa, _Diablo_ ha scritto:

Non sono del tutto sicuro sul fatto che l'ascolto dal vivo sia un prerequisito fondamentale. Cioè secondo me si può conoscere la musica anche attraverso la riproduzione e in gran parte noi che scriviamo nel forum lo facciamo proprio così. A me piace Tavener ma non ho mai sentito nulla dal vivo di suo per dirne uno.

Dopotutto il suono ideale "dal vivo" degli strumenti non esiste in egual modo perchè è influenzato anch'esso dall'ambiente in cui suona. Beethoven sentito all'aperto è diverso che sentito alla "Scala". Poi chi suona? Quali strumenti hanno? Chi dirige? Ecc.

 

 

L'ascolto musicale dal vivo è prequisito naturale, quindi inalienabile, fondamentale.
Dici bene.., si può conoscere la musica anche attraverso la riproduzione, ma solo integrando la pratica d’ascolto live ( tempo reale, creazione in atto: imprevedibile) con quella dell’ascolto riprodotto (differita: prevedibile), altrimenti si rischia di rimanere nell’ambito onanistico e audiofilo-masturbatorio della… “bambola gonfiabile”.., esempio un po’ eccessivo, si faCCi pure la tara, è per cercare di spiegare meglio la mia idea… 
Durante l'ascolto della musica che nasce e muore in tempo reale, la psicologia, la psiche, l’intelletto e le viscere, l’immaginifico culturale e poetico del fruitore vengono coinvolti in misura molto maggiore, ben più in profondità rispetto a quante accade nell’ascolto riprodotto.
 

Giusto ciò che dici dell'ambiente concertistico,  dei fattori che rendono diverso il suono musicale da sala a sala; ma chi vanta adeguata o ricca esperienza di musica suonata dal vivo nei vari ambienti del peggio e del meglio acustico, con i migliori o peggiori esecutori/strumentisti, direttori, ecc, saprà discernere, saprà  riconoscere tra il peggio e il meglio.
La prova del fatto che la musica dal vivo non è mai la stessa.., alla prossima esecuzione, stesso brano, ambiente..,  magari stesso direttore, stessa orchestra, o complesso, o solista, tutto suonerà (la metafisica del suono, non la mera fonia audiofila) diverso...
La musica riprodotta invece no.., suonerà sempre uguale.., sia dallo stereo economico che da quello diamantato, sia  dal disco di buona stampa che dal disco supervitaminizzato... ( meno male che abbiamo il disco e l'impianto.., non si nega la loro enorme utilità, sia chiaro, ma bisognerebbe approfondire, non qui...)

 

Forse quella branca dell'audiofigheria "collezion-consimistica" non è consapevole del fatto che la scralità della musica dal vivo sia intoccabile, imprescindibile, irrinunciabile, non omologabile, non riducibile a "hobby" ascoltatoriale essenzialmente "tecnico" che questo equivarrebbe a distruggere la grande cultura musicale,  sia la cultura del fare musica, sia la cultura dell’ascoltare musica.

  • Melius 2
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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Durante l'ascolto della musica che nasce e muore in tempo reale, la psicologia, la psiche, l’intelletto e le viscere, l’immaginifico culturale e poetico del fruitore vengono coinvolti in misura molto maggiore, ben più in profondità rispetto a quante accade nell’ascolto riprodotto.

 

Un melius meritato.

Mi permetto di aggiungere in armonia con il thread: durante i successivi ascolti di musica riprodotta credo sia inevitabile una sorta di operazione di recupero di tutti questi elementi sopra descritti.

In altre parole la memoria di quanto provato nel "reale" sovviene alla "minore profondità" del riprodotto. 

 

  • Melius 1
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2 ore fa, Paperinik2021 ha scritto:

Si tratta della Fiera di Varsavia, la seconda in Europa in ordine d'importanza. Altro che cesso!

Non esiste fiera in cui un impianto suoni in modo decente

Le MBL, in quel tipo di contesto, non si troverebbero poi così a disagio

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@ClasseA

 

Per me da un certo punto di vista invece è vero l’inverno , mi spiego . 
 

se vado ad un concerto live , se vado allo stadio a vedere una partita di calcio , se vado in un autodromo a vedere una corsa , ascolto meno la musica , osservo meno la tattica , mi perdo il dettaglio dell’alettone graffiato su un cordolo . Voglio dire che il live intorno a me , là gente i cori i rumori , gli odori mi faranno vivere moltissimo l’evento live in modo emozionale ma ascolterò quei brani del concerto , osserverò l’assist del gol e vedrò il cambio gomme meglio e con maggiore attenzione a casa ascoltando un impianto hifi o guardando la televisione . 

  • Melius 1
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@NIMALONE

 

Quello che dici è rispettabilissimo e credo condiviso da molti di noi.

Tuttavia anche questa è ricchezza. È vero che l'ascolto è meno concentrato ma è ricco di tanti stimoli che concorrono a un'esperienza autentica.

Mi verrebbe anche da aggiungere che la cultura che ci facciamo grazie alle incisioni ( la musica incisa è importantissima perché  contribuisce più del live a tramandare la musica nel tempo) ci serve dal vivo per confrontare e meglio comprendere. 

Capita peraltro talvolta di provare una grande delusione di fronte ad uno spettacolo live con interpreti modesti perché abbiamo nelle orecchie il suono di incisioni storiche che costiruiscono una pietra di paragone altissima.

Esperienze e cultura della musica live e registrata credo che alla fine si compenetrino vicendevolmente in un approccio ricorsivo.

 

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@analogico_09  Ho capito il tuo discorso, lo accetto se parli di esperienze emozionali, psicologiche artistiche ecc.

Il problema nasce quando metti in relazione di parentela/confronto il suono generato dallo strumento e quello ricreato dall'artificio. Sono due domini di esperienze diverse sebbene allenano gli stessi sensi.

.

Vuoi forse ritenere più "nobile" o "genuina" l'esperienza di chi ascolta molto da vivo? Ci può stare. *

Per questo sarà più bravo a giudicare un impianto Hi-FI? Non è detto, dipende dall'esperienza che ha in questo campo.

.

Se scendiamo dal piedistallo ci rendiamo conto che non esiste nessun prerequisito per essere un buon audiofilo. Se ascolti anche dal vivo è sicuramente un plus ma puoi anche non farlo ed essere comunque bravo a capire come suona un impianto. Se invece mi parli di musicofilia, lì allora sì diventa un prerequisito.

.

.

* non tutti la pensano così, Glenn Gould:

 

Cita

 

Il maggior paradosso della trasmissione elettronica del suono è data dal fatto che, nel rendere accessibile ad un pubblico sconfinato la stessa esperienza musicale, in forma diretta o differita, essa stimola così gli ascoltatori a reagire non come una massa di schiavi o di automi ma come persone in grado di esprimere il proprio giudizio con una spontaneità del tutto nuova.

...

avrà accesso a una varietà strabiliante di linguaggi senza dovere per questo frequentare determinate sedi sociali, dove influiscono in modo rilevante gli inevitabili compromessi dell’ascolto multiplo e della contemporaneità. https://ultimavisione.wordpress.com/2012/03/21/glenn-gould-sulle-possibilita-dellascoltatore-di-domani-da-strauss-e-il-futuro-elettronico-30-maggio-1964/

 

.

Riteneva che la riproduzione fosse il mezzo ideale e più intimo di comunicazione musicale. Privo di distrazioni della sala da concerto, spogliato del narcisismo dello spettacolo visivo e delle passerelle dei direttori d'orchestra. Connessione diretta con la musica, con l'artista e col messaggio che trasporta. Una provocazione chiaramente, ma nel suo paradosso che fa riflettere.

 

 

  • Melius 1
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@iBan69se eil risultato mi appaga non mi curo della fallibilita delle mie orecchie, l'ascolto non è una gara.

@NIMALONE se ascolto musica dal vivo cambia l'aspetto psicologico, non mi chiedo se il suono sia realistico o meno, se ci sono bassi lunghi o sibilanti, non faccio confronti a memoria sulla qualità audio. Non chiedo al fonico del service di usare drc per migliorare la resa😁

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1 ora fa, _Diablo_ ha scritto:

Se scendiamo dal piedistallo ci rendiamo conto che non esiste nessun prerequisito per essere un buon audiofilo.

 

 

 

 

1 ora fa, _Diablo_ ha scritto:

Ho capito il tuo discorso, lo accetto se parli di esperienze emozionali, psicologiche artistiche ecc.

Il problema nasce quando metti in relazione di parentela/confronto il suono generato dallo strumento e quello ricreato dall'artificio. Sono due domini di esperienze diverse sebbene allenano gli stessi sensi.

.

Vuoi forse ritenere più "nobile" o "genuina" l'esperienza di chi ascolta molto da vivo? Ci può stare. *

Per questo sarà più bravo a giudicare un impianto Hi-FI? Non è detto, dipende dall'esperienza che ha in questo campo.

.

Se scendiamo dal piedistallo ci rendiamo conto che non esiste nessun prerequisito per essere un buon audiofilo. Se ascolti anche dal vivo è sicuramente un plus ma puoi anche non farlo ed essere comunque bravo a capire come suona un impianto. Se invece mi parli di musicofilia, lì allora sì diventa un prerequisito.

 

 

Non devo scenderne perchè non salgo mai sui piedistalli, soffro di vertigini, figuriamoci... La mia posizione l'ho chiaramente espressa e credo contenga la risposta alle tue osservazioni novelle che discendono dalle precedenti e sulle quali ci siamo già soffermati.

Non ho parlato in termini di "nobilità", nè di "miseria".., ho semplicemente sostuenuto, motivando già la mia opinione, che il suono musicale dal "vivo" è naturale, fatto della stessa "materia" fisica e metafisica di cui è fatto il suono dell'arte musicale, a differenza del suono riprodotto che, ad imitazione del suono naturale,  è artificiale con i suoi limiti e con le sue irrinunciabili, grandissime utilità sul fronte dell'enorme galassia degli ascolti delle musiche registrate, a cui ho già fatto cenno, questione che  andrebbe affrontata in un thread dedicato.

Non mettevo in dubbio nell'altro post che si possa essere bravi a capire audiofilmente come suonano gli impianti, a cogliere le differenze tra le diverse configurazioni hifi, anche senza tenere conto della qualità fisica e metafisica del suono naturale il quale non è affatto un "plus" bensì il prerequisito fondamentale che da senso e ragione di esistere al suono riprodotto artificialmente.  Pleonastico ribadire che la musica registrata esiste perchè esiste la musica della "realtà" la quale è imitabile ma non sostituibile. Bisognerà farsene audiofilmente una ragione...

 

 

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7 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

iBan69se eil risultato mi appaga non mi curo della fallibilita delle mie orecchie, l'ascolto non è una gara

Concordo… quindi, ti affidi alle tue orecchie, perché sono lo strumento, più o meno fallibile, con cui godrai della musica riprodotta e non alle misure, che di per se, per quanto utili non potranno MAI, sostenere l’ascolto. 
Grazie

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6 ore fa, paolosances ha scritto:

Sei  quindi un operatore del settore ?

No una persona che ha come passione più grande sentire musica e che ha avuto da piccolo come sogno portare il suono dell'orchestra in casa.
Con ciò mi sono interessato di tutto e mi interessano tutti i punti di vista nell'ambito anche dell'hifi e musica. Ho aiutato un amico per esempio a Monaco per oltre 4 anni a mettere su lo suo stand di articoli acustici (e monitori da studio, erano Geithain, Neumann) e presentare i suoi prodotti al High End. Ho aiutato anche altri espositori. Ma conosco o ho parlato con molti interpreti di musica classica per esempio, ingegneri del suono e specialisti di acustica.  Seguo come persona passiva se possibile anche corsi Master Class. Mi dò da fare attivamente per conoscere tutto, quindo posso essere anche considerato da alcuni come un rompipxxxx perché non mi tiro indietro a fare delle domande.

Il mio mestiere e qualifiche sono in tutto un altro settore.

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