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Il disco in vinile che state ascoltando ora!


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Gaetanoalberto
40 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

anche un buon servizio di streaming

Si, io ho Qobquz. Diciamo che la guida puó aiutare, soprattuttomper autori di vasta produzione, a selezionare dsmdove partire, altrimenti anche con lo streaming è difficile orientarsi nel mare magnum. Il web poi ha tanto ma è ingannevole.

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54 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

La Penguin Guide to Jazz era uno strumento indispensabile in era pre Internet e lo è anche adesso che c’è tanta abbondanza in rete.

Ne ho due edizioni, e per me è fatta benissimo . Se faccio il "travaso"  delle note

che ci ho appuntato negli anni  dall'una all'altra e se non la trova prima in rete a @Gaetanoalberto una delle due edizioni gliela cedo io . Wee dietro  "cospicuo" pagamento  eh!:classic_biggrin:

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analogico_09
1 ora fa, giorgiovinyl ha scritto:

La Penguin Guide to Jazz era uno strumento indispensabile in era pre Internet

 

 

A me i "pinguini" mi mettono il freddo addosso... :classic_tongue: ... No, davvero, seriamente, mai letta, non ho idea di come sia fatta e da chi. Mi pare sia solo in inglese, sbaglio?

Data un'occhiata nel web, costa cara.., ho un po' capito come sia articolata dal commento di un clienete Amazon che sembra intendersene. Io penso che il momento migliore di leggere quell'enorme volume che contiene 1000 dischi di jazz sia dopo aver trascorso una quarantina di anni in compagnia del jazz ascoltato, specialmente dal vivo, ove possibile, basandosi sulla scxelta dei dischi sulle proprie curiosità che portano a scoprire i dischi in proprio, dove si crea una sorta di catena dei rimandi  da un disco all'altro che siano in qualche modo collegati; attraverso il passa parola tra amici, e le letture di saggi, monografie aggiornate e riviste dinamiche che registrano la realtà nel suo trascorrere e mutare a differenza delle "enciclopedie" o "guide" generali che restano immutante nelle analisi e nei suggerimenti. Mi piacerebbe tuttavia sfogliare la Pinguin ma guarderei solo le "figurine" come con gli album panini.. :classic_rolleyes: non conoscendo l'inglese da ciuccio qual sono. Meno male che ora i traduttori dei telefonini fotografano e traducono i testi in tutte le lingue... mi è stata molto utile questa applicazione quando un giorno mi persi per strada gli occhiali da vista... :classic_cool: ...strano ma vero... ma non la racconterò  qui, andrei clamorosamente in OT.

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giorgiovinyl
43 minuti fa, andpi65 ha scritto:

Ne ho due edizioni, e per me è fatta benissimo . Se faccio il "travaso"  delle note

che ci ho appuntato negli anni  dall'una all'altra

Anche io 5^ e 8^ edizione. E comunque per orientarsi nel jazz ci vuole qualche storia del jazz per inquadrarne l’evoluzione, gli stili. 
Io cominciai con quella di Arrigo Polillo che feci comprare da mio padre al club degli editori quando ancora andavo al liceo. 
La lettura la consiglierei, ai forumer che si lanciano in recensioni in cui stroncano non solo il free, che certo può risultare ostico, ma persino il jazz modale, non essendo in grado di inquadrarli storicamente. 

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giorgiovinyl
50 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

A me i "pinguini" mi mettono il freddo addosso... :classic_tongue: ... No, davvero, seriamente, mai letta, non ho idea di come sia fatta e da chi. Mi pare sia solo in inglese, sbaglio?

Data un'occhiata nel web, costa cara.., ho un po' capito come sia articolata dal commento di un clienete Amazon che sembra intendersene. Io penso che il momento migliore di leggere quell'enorme volume che contiene 1000 dischi di jazz sia dopo aver trascorso una quarantina di anni in compagnia del jazz ascoltato, specialmente dal vivo, ove possibile, basandosi sulla scxelta dei dischi sulle proprie curiosità che portano a scoprire i dischi in proprio, dove si crea una sorta di catena dei rimandi  da un disco all'altro che siano in qualche modo collegati; attraverso il passa parola tra amici, e le letture di saggi, monografie aggiornate e riviste dinamiche che registrano la realtà nel suo trascorrere e mutare a differenza delle "enciclopedie" o "guide" generali che restano immutante nelle analisi e nei suggerimenti.

Gli autori sono due scozzesi Brian Morton e James Cook, quest’ultimo autore anche del libro sulla Blue Note che tu citi spesso. 
Chiaramente la Penguin è complementare e non esclude l’ascoltare il jazz dal vivo, il passa parola e lo  scoprire dischi in proprio. 
Però aiuta ad avere consapevolezza della storia e dell’evoluzione del Jazz e a non basarsi esclusivamente sul non mi piace allora fa schifo. 
Un altra cosa che consiglio è leggere Musica Jazz, io mi sono recentemente abbonato e posso scaricare in pdf i numeri arretrati. Di questo devo ringraziare @Grancolauro

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10 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Anche io 5^ e 8^ edizione. E comunque per orientarsi nel jazz ci vuole qualche storia del jazz per inquadrarne l’evoluzione, gli stili. 
Io cominciai con quella di Arrigo Polillo

Io la 1^   e la 8^. Quello di Polillo è un classico, credo sia il primo sul jazz che comprai. Musica jazz la compravo saltuariamente, sempre il numero di fine anno con le selezioni dei migliori album usciti nel corso dell' anno.

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Gaetanoalberto
21 minuti fa, andpi65 ha scritto:

sempre il numero di fine anno con le selezioni dei migliori album uscit

Io sono abbonato. Purtroppo non riesco a leggere tutto… però diciamo che almeno il 70% dei cd allegati va dal valido al molto buono. 

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analogico_09
14 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Un altra cosa che consiglio è leggere Musica Jazz, io mi sono recentemente abbonato e posso scaricare in pdf i numeri arretrati. Di questo devo ringraziare @Grancolauro

 

Oggi la leggo di meno Musica Jazz già sai, ne abbiamo parlato, che dalla fine del 1969 fino a buona parte degli anni '90, compravo e leggevo senza saltare un solo numero la rivista, 11 annate delle quali le ho fatte rilegare, dal 1971 al 1981, altre riviste le ho sciolte in librearia. Musica jazz era, è, la forma "dinamica" di seguire il jazz che è musica molto dinamica.

 

14 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Gli autori sono due scozzesi Brian Morton e James Cook, quest’ultimo autore anche del libro sulla Blue Note che tu citi spesso. 
Chiaramente la Penguin è complementare e non esclude l’ascoltare il jazz dal vivo, il passa parola e lo  scoprire dischi in proprio. 
Però aiuta ad avere consapevolezza della storia e dell’evoluzione del Jazz e a non basarsi esclusivamente sul non mi piace allora fa schifo. 

 

 

Mi era sfuggito il nome di James Cook che stimo molto con il lavoro fatto con l'etichetta Blue Note, quindi la Pinguin sarà sicuramente una cosa "seria"... :classic_wink: D'accordo sul resto che scrivi. Pessima a bitudine cercare nella musica la noia che invece magari potrebbe albergare in noi.., mi ci metto io per primo, natural_mente... :classic_biggrin:

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analogico_09
Il 12/5/2024 at 12:56, analogico_09 ha scritto:
Il 12/5/2024 at 12:45, andpi65 ha scritto:

Si parlava dei due dischi incisi al Village vanguard Peppe ( A night at village vanguard vol 1 e 2) non dei Blue note vol 1 e 2 (in cui effettivamente compare anche Monk) che trovo ottimi e che, se scorri i post,  ho segnalato a Gaetano

Infatti non avevo focalizzato i due volumi del Village del '57 li ho confusi con i  "Sonny Rollins" vol. 1 e 2 B.N. registrati in studio sempre nel '57, più il terzo registrato qualche mese dopo stesso anno. Non ho i vinili dei Village, solo cd, con calma poi verifico se i miei ricordi siano ingannevoli sulla effettiva qualità...

 

 

Ho riascoltato i due CD del Village Vanguard registrati nelm '57, due anni prima del ritiro "del ponte", non lo riascoltavo da molto tempo, mi ero dimenticato oppure non ci avevo fatto troppo caso - questi "apprendimenti" avvengono lentamente.., non si può avere la storia del jazz con i bignasmi e i corsi serali di recupero 5 anni in una - è mi sono trovato di fronte a qualcosa di straordinario, un Sonny Rollins che "eliminato" il piano inizia, aveva iniziato.., a mettere a punto unop stile improvvisativo libero sempre più sganciato dalla "tirannia" degli accordi, per spingerla sempre più verso il modale anticipando alcuni aspetti del free, rendendo sempre meno "cantabile" e dominante la "melodia". Due osservazioni fatte a braccio, ci sarebbe molto da dire. Insomma credo di aver ri_scoperto uno dei dischi più importanti del sassofonista che con Elvin Jones alla batteria in modo particolare, arriva al traguardo del post bop, maledette etichette.., prima di Coltrane...

Disco capitale, purtroppo ce l'ho in doppio CD "The Rudy Van GelderEdition" che mi pare molto ben sonante.

Ho scoperto sempre oggi, grazie all'imbiccata di un amico di musica e di arte "virtuale", che esiste unaedizione Tone Poet di tre  LP AAA tratti dai nastri originali che raccolgoni tutti i brani suonanti nella leggendaria performance nel leggendati jazzclub del Village Vanguard. Magari @giorgiovinyl ne sa di più, semprechè non ne abbhia già parlato nerl topi dedicato a tale etichetta.

 

Se ne parla qui https://trackingangle.com/music/sonny-rollins-a-night-at-the-village-vanguard-the-complete-masters-blue-note-1581 ..., c'è una recensione capillare di tutti i brani.., anche info di carattere anche tecnico del progetto discografico.., è una lettura avvincente.., sembra di leggere l'iliade o l'odissea od altro testo "mitologico"...

Provare per crede. ISiccome mi manca in vibile questa "notte di musica favolosa", quasi quasi farò la spesa che non sarà sicuramente picciola.., ma visto che si parla di meraviglie (quasi) mai viste.., forse lo accendo un mutuo...  :classic_laugh:

OC5qcGVn.jpeg

  • Melius 1
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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Ho riascoltato i due CD del Village Vanguard registrati nelm '57, due anni prima del ritiro "del ponte", non lo riascoltavo da molto tempo, mi ero dimenticato oppure non ci avevo fatto troppo caso - questi "apprendimenti" avvengono lentamente.., non si può avere la storia del jazz con i bignasmi e i corsi serali di recupero 5 anni in una - è mi sono trovato di fronte a qualcosa di straordinario, un Sonny Rollins che "eliminato" il piano inizia, aveva iniziato.., a mettere a punto unop stile improvvisativo libero sempre più sganciato dalla "tirannia" degli accordi, per spingerla sempre più verso il modale anticipando alcuni aspetti del free, rendendo sempre meno "cantabile" e dominante la "melodia". Due osservazioni fatte a braccio, ci sarebbe molto da dire. Insomma credo di aver ri_scoperto uno dei dischi più importanti del sassofonista che con Elvin Jones alla batteria in modo particolare, arriva al traguardo del post bop, maledette etichette.., prima di Coltrane...

Disco capitale, purtroppo ce l'ho in doppio CD "The Rudy Van GelderEdition" che mi pare molto ben sonante.

Parli di questi?

IMG_20240513_183812.thumb.jpg.02a575fd52d7e85abbf39d78b5a980f4.jpg

Personalmente ,alla luce di quello che ha inciso Rollins,

non li consiglierei come primo acquisto a @Gaetanoalberto , come ho fatto.  Secondo me c'è di gran lunga meglio nella discografia di Rollins per uno che comincia ad approcciarvisi.
😉

Poi i gusti son gusti ehh 🤗

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