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Non abbiamo capito niente (pre phono)


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4 ore fa, walge ha scritto:

Ma avete letto il documento dell’Eq ?

in fondo c’è l’elenco preciso delle varie etichette, anno e tipo di equalizzazione

Ho cercato questo documento nel link che hai riportato ieri ma non ho trovato nulla, saresti così gentile da indicarlo più precisamente? Grazie mille

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https://melius.club/topic/8092-non-abbiamo-capito-niente-pre-phono/page/5/#findComment-450293
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4 ore fa, walge ha scritto:

Ma avete letto il documento dell’Eq ?

in fondo c’è l’elenco preciso delle varie etichette, anno e tipo di equalizzazione

anche il Gold note ha i riferimenti

W

Certo. Guarderò meglio  ma mi sembra che siano tutte stampe ante '55. E' sicuramente un ottimo punto di partenza.  Non esaustivo ma senz'altro utile. Sicuramente meglio che impostare ad orecchio..

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4 ore fa, luigi61 ha scritto:

Lo stesso soggetto che decide quale cavo genera un suono migliore o più realistico, oppure quale elettronica va meglio oppure quale trattamento ambientale restituisce una qualità d’ascolto più vicina a quella reale

Io, tu, chiunque altro potrebbe essere in disaccordo con i giudizi di costui (chiunque sia costui)

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2 ore fa, codex ha scritto:

Ricordo di aver ascoltato ad una "Sintonie" di diversi anni fa una demo con il pre phono Zanden che permetteva di variare la curva, oggettivamente una differenza era udibile, soggettivamente accadeva che per ognuno degli astanti il risultato era peggiore o migliore, naturalmente con tutte le sfumature a seconda delle personali preferenze.

Ovvio. Comprensibile e pure giusto.

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5 ore fa, codex ha scritto:

per tornare al pre phono, sorge spontanea: è davvero utile?

…. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere carissimo. Nel mentre ricordo le quintalate di pagine consumate sull’utilità del pre….Mutatis mutandis….😉

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Giorno,allora,mi sono ritolto lo sfizio di riprovare le varie equalizzazioni,e credetemi,mi sono messo di buzzo buono per cogliere le differenze che i più hanno colto.Anticipo che purtroppo il mio fono ha una caratteristica che non permette di passare immediatamente tra le varie equalizzazioni perchè,ogni volta che si cambia,ci sono due secondi di silenzio per intervento del mute,e questo inficia molto nel beccare le differenze,e ripeto,le differenze,non quale è la migliore per me.Le equalizzazioni sono la canonica RIAA,Columbia,EMI,FFRR.I dischi che ho usato sono tutti contemporanei,quindi,si spera,con equalizzazione RIAA.Beh,come detto nel mio precedente post,niente di nuovo sotto al sole,io non noto nessuna differenza nel cambiarle,ovvero,forse talmente sfumate,che non le colgo,probabilmente per il fatto che ho menzionato più su.Può darsi anche che,nel momento in cui si usa che sò,una incisione Columbia,EMI,FFRR,e si usa la giusta EQ,la differenza si palesa.

  • Melius 1
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Tutto molto interessante. Resta la questione di fondo che i vinili vengono incisi e poi prodotti in una determinata fabbrica, con determinate macchine, con i cutting engineering di quella fabbrica, con le curve di equalizzazione scelte in quel periodo storico, ecc. ecc. E poi, magari a distanza di anni, vengono ascoltate sui nostri impianti. La quasi impossibilità di avere le due curve uguali è sempre stata un cruccio per gli estimatori del disco nero, da qui la messa in commercio di alcuni prephono che consentono di scegliere fra gli standard più diffusi. Ma è come andare a cercare la combinazione di una strana cassaforte che per taluni si apre con una combinazione e per altri con un’altra. Lessi tempo fa delle interessanti interviste dove parlavano alcuni tecnici che avevano partecipato alle riunioni periodiche fatte nelle più importanti casi discografiche americane - sostanzialmente RCA Victor e Columbia - dove si “litigava” di brutto su questi temi  La sostanza fu che ad un certo punto ci fu un accordo in base al quale si scelse la curva new ortophonic della RCA che poi fu chiamata RIAA. Ma in alcune case si continuò ad usare anche altre curve “personalizzate” che però dovevano essere sostanzialmente “sovrapponibili” alla RIAA proprio per evitare di scontentare l’utente finale. Quindi se differenze ci dovessero essere, nella stragrande maggioranza dei casi queste sono piccole e tutto sommato poco influenti all’ascolto almeno su impianti “normali”. Comunque dagli anni 70 in poi la curva è stata standardizzata da tutti ed è la RIAA quindi nei dischi recenti a quanto sappia il problema non sussiste.

Il microsolco necessita di cure e impegno assai maggiore di un buon digitale per suonare bene, questo alla fine il suo fascino.

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@Aletto Buongiorno, l'argomento come molti qui mi ha incuriosita, ma confesso di essere sempre riluttante nell'intervenire. Melius mette soggezione in quanto leggo tutti interventi molto tecnici, preparati  spesso per un comune mortale non facilmente comprensibili.

Mi permetto di disturbarti direttamente perché sei sempre disponibile e gentile nei tuoi interventi. Non voglio dire che gli altri non lo siano, ci mancherebbe, solo ripeto mi sento vagamente in soggezione. Vabbè, passo alla domanda: ti va di spiegare brevemente ma in modo semplice tutta questa faccenda sulla equalizzazione dei vinili? Ho cercato in giro ma non è che sono rimasta convinta. Scusa se mi sono dilungata e grazie.

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cactus_atomo

@Enigma intanti ci provo io con una spiegazione spero semplice ma anche chiara.ci proo, non so se ci riesco.  In fase di stampa c'è l'esigenza di modificare il segnale originale per evitare che i segnali a bassa frequenza occupino, diciamo così, troppo spazio. la soluzione adottata fu quella di comprimere la gamma bassa ed esaltare quella alta in fase di stampa, per poi al momento dell'ascolto effettuare un operazione inversa e speculare. per un periodo ogni casa utilizzava una sua curva di equalizazione, fino a che le case più importanti iuscirono ad imporre uno standard per questa curva di equalizzazione denominato RIIA. naturalmente quese curve di equalizzazione possono essere più o meno precise, esattamente com la equalizzazione riia dei ostri pre phono non è assolutamente identica in tutti i prodotti in commercio. a complicare il problema, non sempre lo standard riia veniva seguito alla lettera e non tutte le etichette lo hanno adottato a partire dalla stessa data.

di certo prima degli anni 60 mancava una standardizzazione che però a partire agli anni '70 la riia era ormai uno standard praticamente universale. 
certo per un collezionista di vinili, interessato alle produzioni mono degli albori del vinile, avere più equalizzazioni è un must, ma per l'utente nomale che non fa collezione o filologiala riia vabene ben oltre il 90% dei casi reali

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@Enigma Buongiorno a te. Vedo con un certo sollievo che il buon@cactus_atomo mi ha tolto le castagne dal fuoco sollevandomi dalla responsabilità di essere il primo...

Come vedi Melius è una grande famiglia, bisogna avere fiducia e farsi avanti: qualcuno disponibile lo troverai sempre.

Ciò detto mi permetto di aggiungere qualche ulteriore dettaglio sperando possa essere utile.

Semplifico il tutto e lo metto in modo discorsivo, spero vada bene.

Ad un certo punto, diciamo dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto negli USA si intuì che la musica poteva diventare un grande affare economico ovvero che si poteva favorire la richiesta  di un pubblico sempre più vasto e venderla dando inizio ad un florido mercato.

Bada bene la musica era il DISCO NERO; "In principio era il Vinile" recita la bibbia audiofila.

Ma il disco nero sul quale si incideva la musica durava troppo poco per un uso commerciale degno di questo nome. Diciamo che un lato era sui 4-5 minuti. Come ci metti una sinfonia in 5 minuti, ma anche un bel pezzo jazz, o una compilation di più brani? Il problema era spinoso. Da tempo nelle case discografiche si studiava come risolvere la faccenda. 

Qui bisogna forse fare una piccola digressione tecnica. Una testina, ovvero una testina fonorivelatrice, che poi sono le nostre amate testine del giradischi, funziona come un piccolo generatore elettrico. Indipendentemente dalle due tecnologie usate (magnete mobile o magnete fisso) si tratta sempre di un "aggeggio" che sfrutta il movimento generato dallo stilo nel passaggio nel solco per generare elettricità che con le sue differenti intensità racconta la musica.

E' complicato sul momento, mi rendo conto, cmq pensa al solco del disco, questa è una specie di strada continua che parte all'inizio e senza interrompersi mai percorre tutta la superficie del disco fino alla fine del lato. Il solco, o meglio microsolco, appare come un piccolo canyon con i bordi fortemente irregolari, ha due sponde, dx e sx, e su ciascuna di esse ci sono incise le informazioni relative al rispettivo canale stereo. Le frequenze alte (pensa lato dx della tastiera) sono incise con solco piccolo, le frequenze basse (lato sx tastiera piano) hanno invece un solco grande.

Il solco grande era il problema; per incidere correttamente i bassi si occupava un sacco di spazio sul disco e alla fine entrava poca musica.

Ed ecco l'idea geniale, incidere una versione modificata (equalizzata) pensata per minimizzare le differenze di larghezza del solco fra alti e bassi in modo da avere solchi più piccoli e quindi incidere più musica arrivando così agli attuali vinili o LP (appunto long playing) che durano anche mezz'ora per lato; un bel guadagno!

Ovviamente il disco così inciso conteneva una musica "modificata", ovvero non rispondente alla realtà, e quindi si rendeva necessario in fase di lettura del disco rifare l'operazione al contrario, esattamente al contrario, per restituire il messaggio sonoro corretto.

Qui si parla appunto di questo. Se una casa discografica incide utilizzando una sua particolare equalizzazione (una curva di equalizzazione) - che poi  consiste brutalmente nell'alzare i bassi ed abbassare gli alti -  sarà importante che al momento dell'ascolto, ovvero dell'estrazione della musica, questa venga fatta con le medesime regole dell'incisione, invertendole. Altrimenti sarà un bel problema.

Insomma ad un certo punto fra i vari standard proposti dalle case discografiche si trova a metà anni 50' l'accordo di utilizzarne una che poi sarà chiamata curva di equalizzazione RIIA da (Recording Industry Association of America) sia per incidere sia da installare negli apparecchi destinati alla lettura dei vinili, il cosiddetto pre-phono che di solito sta negli amplificatori o nei pre o in certi casi è a parte.

Spero di esserti stato utile, in ogni caso a disposizione.

Buona giornata. 

  • Melius 1
  • Thanks 1
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1 ora fa, loureediano ha scritto:

un Pre Phono meno ha meglio è

consentimi di dire che questa è una frase fatta che se non si spiega bene distorce la realtà delle cose. E infatti ad applicarla cosi come scritta dovremmo levare dalla nostra attenzione robetta come: FM, emt,synastic, zanden manley, ch precision, allnic, airtigth, boulder,e un'altra ventina che potrei aggiungere...

Se il punto è far passare un segnale basterebbe una semplicissima scheda in qualsiasi pre e fine della storia. Il punto è "sapere elaborare" quel segnale tra i più difficili e deboli a disposizione e tirarne fuori l'enorme fascino nascosto dentro...."""RISPETTANDOLO""". E' su quest'ultimo termine che si gioca la bontà dei phono piuttosto che sul numero dei componenti o sulla lunghezza dei cavi usati e non è detto che phono in cui si vede un solo cavo passare da una parte all'altra siano meno complicati di altri strapieni di roba...🤗😘

  • Melius 2
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