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Henri Dutilleux: l’ultimo dei grandi francesi


Parsifal1959

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Formatosi sul solco di Debussy e Ravel, morto nel maggio dello scorso anno, è stato uno dei compositori più raffinati e originali della seconda metà del Novecento. Se ne è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile, il 22 maggio dello scorso anno, mentre si stava avvicinando a grandi passi al secolo di vita (era nato il 22 gennaio 1916, in pieno primo conflitto mondiale).

 

henri-dutilleux-sq.jpg.4a6559f2c8de4903d399ccca79be2768.jpgSto parlando di Henri Dutilleux, uno dei più grandi compositori della seconda metà del Novecento e considerato, giustamente, l’ultimo grande rappresentante della scuola musicale francese, quella scuola ideale che ebbe come promotore Claude Debussy.

 

Negli ambienti musicali internazionali, Dutilleux si era fatto conoscere fin da subito per il fatto di essere un compositore spietatamente perfezionista, dotato di un imparziale senso autocritico (è noto il fatto che innumerevoli composizioni, dopo la loro creazione, vennero da lui distrutte in quanto non ritenute degne di essere conosciute e diffuse), senza contare che lo stesso musicista aveva permesso che venissero pubblicate solo un numero di sue opere relativamente scarno (diverse sue opere devono essere ancora addirittura eseguite).

 

Come può essere inquadrata e definita la musica di Henri Dutilleux?

Come si è detto, questo compositore ha rappresentato l’ultimo grande esponente della scuola francese e quindi le sue radici vanno ricercate principalmente nel già citato Debussy e in Maurice Ravel. Ma la sua visione, la rintracciabilità vanno oltre, visto che le sue opere, almeno quelle del periodo iniziale, risentono della lezione di Béla Bartók e di Igor Stravinskij. E con il passare del tempo, Dutilleux non ha voluto essere associato a una delle tante correnti delle quali è composta la galassia della musica contemporanea e, pur facendo uso, soprattutto di tecniche strutturaliste, il compositore francese ha sempre manifestato apertamente una critica serrata e implacabile nei confronti di quelli che considerava gli eccessi e le deformazioni esasperati del linguaggio musicale contemporaneo.

D’altronde, la sua concezione musicale è stata assai originale e contraddistinta da segni distintivi quali l’uso di un timbro orchestrale davvero geniale (basato su ardite proiezioni timbriche) e, soprattutto, l’impiego della cosiddetta “variazione inversa” (con i temi musicali che venivano esposti non linearmente dall’inizio, ma esemplificati in modo frammentario, per essere rivelati gradualmente, fino a dipanarsi definitivamente solo in un secondo momento, grazie anche alla particolarissima distribuzione spaziale degli strumenti fatta da Dutilleux, che non seguiva assolutamente in ciò le regole consuete e tradizionali).

 

Henri DutilleuxRecentemente, la Warner Classics (che ha acquisito, non dimentichiamo, lo scorso anno il colosso EMI, con il suo straordinario catalogo) ha immesso sul mercato un cofanetto formato con registrazioni fatte al tempo dalla casa discografica francese Erato (acquisita anch’essa dalla Warner nel 1992) dedicato appunto a Dutilleux. Un cofanetto che racchiude il meglio della produzione sinfonica, orchestrale, cameristica e pianistica del grande compositore francese. A cominciare dalle due sinfonie (la prima composta nel 1951, la seconda otto anni più tardi), qui presentate nella storica incisione fatta dall’Orchestre de Paris con Daniel Barenboim sul podio.

In queste due opere sinfoniche, soprattutto nella seconda, si possono avvertire quei richiami stilistici, legati alla musica jazz e perfino al blues, così amati da Dutilleux, il quale, come ammise lui stesso, apprezzò molto il tempo scelto da Barenboim in fase di esecuzione. Sempre per restare nel campo sinfonico, bisogna ricordare un’altra celebre composizione inclusa nel cofanetto, i cinque episodi per orchestra The Shadows of Time, registrati dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Seiji Ozawa, con la presenza di un coro di voci bianche, una pagina nella quale la dimensione della “progressione tematica”, di cui si è detto, si accomuna con richiami temporali dal sapore decisamente proustiano (un autore assai caro a Dutilleux) e con accenni dolorosi alla vicenda di Anna Frank e alle altre vittime della Shoah.

Anche la produzione cameristica del compositore francese ha lasciato un segno profondo, a cominciare dal quartetto per archi “Ainsi la nuit”, anch’esso concepito sul tema della memoria e formata da sette movimenti, di cui i primi cinque sono alternati da quattro “parentesi”, ossia momenti di stasi, di riflessione, come ha ricordato lo stesso Dutilleux, che hanno il compito di «mostrare ciò che sta per avverarsi e ciò che è appena avvenuto, trascorso». A eseguirlo è stato il quartetto elvetico Sine Nomine, specializzato nel repertorio della musica romantica e in quella contemporanea.

Da ultimo, tra le diverse composizioni presenti in questo cofanetto, non si può non citare uno dei concerti più belli per violoncello di tutto il Novecento, Tout un monde lontain, che Dutilleux compose (tra il 1967 e il 1970) e dedicò a Mstislav Rostropovich, sotto lo stimolo creativo di un verso di un poema di Baudelaire. Qui, il concerto è eseguito dal violoncellista Arto Noras, accompagnato da Jukka-Pekka Saraste, che dirige la Finnish Radio Symphony Orchestra. Sebbene non abbia pecche, tale interpretazione, però, non può reggere il confronto con quella fatta dallo stesso, leggendario Rostropovich per la EMI in una straordinaria registrazione che vede anche il concerto violoncellistico di Lutosławski, altro grande musicista del ventesimo secolo, con la direzione di Serge Baudo alla testa dell’Orchestre de Paris.

 

Complessivamente, la qualità artistica e quella tecnica delle varie registrazioni sono più che buone e permettono a coloro che amano o vogliono conoscere meglio la musica contemporanea di avere la possibilità di ascoltare il meglio della produzione di questo indimenticabile compositore che ha attraversato quasi un secolo di vita.

 

  • Giudizio artistico: 4/5
  • Giudizio tecnico: 3/5

 

di Andrea Bedetti

 

Componenti dell’impianto di ascolto utilizzato:

Lettore analogico Mitchell Gyro Dec, Braccio SME 3009 Improved, Testina Rega Exact MM - Lettore digitale Esoteric UX-3 Pi (modificato nell’uscita da Attilio Conti)

Pre Phono AM Audio MM-MC Reference (bilanciato), Preamplificatore AM Audio AX Reference su due telai - Crossover attivo AM Audio AS - 3 - Coppia di finali di potenza AM Audio Dual Mono T 130, Coppia di finali di potenza AM Audio Mono B 130 Reference - Coppia di diffusori AM Audio Supreme a due vie - Coppia di diffusori AM Audio Supreme Sub a una via.

  • Melius 3
  • Thanks 2
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2 Comments


Recommended Comments

stanzani

Posted

Una delle cose migliori in assoluto pubblicate da melius. Grazie e complimenti. Musicista che adoro e misconoscito ... poi tanto si ascolteranno genesis e pink floyd per i prossimi 300 anni ... ah gli audiofili ...

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tarantolazzi

Posted

Ottima segnalazione. Conoscevo qualcosa ma poi ho trascurato.

Sollecitato da questa tua, sto riascoltando dei passaggi dal suo "Arbre des songes".......ottima musica, senza se  senza ma.

Consigliabilissimo anche a chi, come me, non e' particolarmente amico di certi fanatismi ideologico-avanguardisti novecenteschi. 

Grazie dell'opportunissimo ricordo/presentazione.

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