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L’alfa e l’omega del quartetto per archi


Parsifal1959

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Il genere del quartetto per archi, storicamente inteso, ha operato e maturato in un periodo racchiuso in poco meno di due secoli, partendo da Franz Joseph Haydn e finendo con Béla Bartók. Haydn e Bartók: che cosa lega il fondatore del Classicismo viennese con il grande compositore ungherese?

 

Arne NordheimEbbene, se prendiamo come denominatore comune il genere del quartetto per archi, sarà chiaro che il primo ne ha rappresentato il padre, il punto d’inizio, l’alfa, mentre il secondo chiude, in un certo senso, l’excursus storico di questo genere nella prima metà dello scorso secolo, consacrandosi a omega del tutto. Tra l’inizio e la fine intercorrono poco meno di duecento anni, che questo disco della casa discografica norvegese 2L intende, idealmente, mettere a confronto con il quartetto per archi in sol maggiore Op. 77 n. 1 di Franz Joseph Haydn e il quartetto per archi n. 5 Sz 102 di Béla Bartók, intervallati dal Duplex per violino e viola del compositore contemporaneo norvegese Arne Nordheim (nella foto), tutte pagine interpretate dall’Engegårdkvartetten, una compagine cameristica norvegese, formata da Arvid Engegård al primo violino, Atle Sponberg al secondo violino, Juliet Jopling alla viola e Adrian Brendel al violoncello.

 

Anche se, storicamente parlando, il quartetto per archi venne portato avanti simultaneamente, oltre che da Haydn, anche da compositori quali Luigi Boccherini, Leopold Hofmann, Johann Georg Albrechtsberger e Johann Baptiste Wanhall, solo per ricordarne alcuni, è al genio del musicista di Rohrau che si deve un pieno e consapevole sviluppo. Uno sviluppo che avvenne, a partire dallo stesso Haydn, attraverso un progressivo senso d’indipendenza e di piena autonomia dei quattro strumenti ad arco, a cominciare dalla viola e dal violoncello, ai quali in precedenza era stato affidato un ruolo di mero accompagnamento.

L’Opus 77 fu l’ultima serie completa di quartetti che Haydn concluse sul finire del XVIII secolo, esattamente nel 1799, commissionato dal principe Franz Joseph Maximillian Lobkowitz (che fu, tra l’altro, uno dei principali mecenati che aiutarono e sostennero in seguito anche Beethoven).

 

EngegårdkvartettenL’Engegårdkvartetten nel corso della registrazione di questo disco nella Chiesa di Sofienberg. Da notare la disposizione dei microfoni e il palchetto sopraelevato dove si trova il violoncellista.

 

Il primo quartetto di questo Opus si contraddistingue non solo per la capacità di dialogo che i quattro strumenti imbastiscono tra loro, ma anche per la ricchezza della scrittura, che si apre con un energico Allegro moderato, costruito secondo le classiche modalità della forma sonata, mentre l’Adagio congela l’esuberanza del tempo precedente, sviluppando in mi bemolle maggiore un tema lirico e malinconico, spezzato dall’irruzione dal Minuetto e trio: Presto, che riporta in auge una dimensione musicale frenetica, grazie a un ritmo che richiama le classiche danze folkloristiche magiare, e si conclude con un elaborato Finale che riprende e sviluppa diversamente elementi presenti nel primo tempo e nel Minuetto, dando vita a un pulsante fraseggio colmo di gioia e anche di umorismo.

 

Nel 1934 Béla Bartók diede inizio al suo quinto quartetto per archi, commissionato dalla mecenate americana Elizabeth Sprague-Coolidge, e terminato dopo un mese, con il Koolish Quartet che lo eseguì in prima assoluta l’anno successivo a Washington. Anche questo meraviglioso quartetto è ricco di temi folkloristici, com’è tipico nella visione musicale del compositore ungherese, che vede lo Scherzo centrale perno di tutta la pagina cameristica, capace di fornire un’immagine simmetrica della medesima, con l’apporto di due tempi lenti e altrettanti veloci. Se il primo tempo, l’Allegro, basato su un tema percussivo in si bemolle, si trasforma in una sorta di danza ipnotica (su accordi di cluster ritmici), l’Adagio si ammanta di atmosfere crepuscolari e misteriose. Lo Scherzo, poi, si basa su temi asimmetrici (mutuati da alcuni brani di musica folkloristica bulgara), che danno vita a melodie e armonie dissonantiche. Anche l’Andante s’immerge in una dimensione misteriosa, trasformandosi in una miriade di frammenti melodici, che accentuano un senso d’irrealtà, lasciando poi spazio al Finale, che mostra la stessa energia del primo tempo, con un tema che si fa via via più minaccioso e aggressivo fino alla coda conclusiva.

 

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Nei booklets dei suoi dischi, la 2L inserisce sempre lo schema inerente la disposizione microfonica e quella degli strumenti musicali adottate nelle composizioni registrate.

 

Tra questi due capolavori del genere quartettistico, il disco presenta anche il Duplex per violino e viola di quello che viene considerato il massimo compositore norvegese dal secondo dopoguerra, Arne Nordheim. Anche questo autore, come Béla Bartók, ha immesso nelle sue opere influssi derivanti dalla musica folkloristica. D’altronde, come ha ammesso lo stesso Nordheim (scomparso nel 2010 all’età di settantanove anni), la musica del compositore magiaro è stata determinante nella maturazione della sua visione artistica. Duplex (scritto nel 1992) appartiene all’ultimo periodo squisitamente tonale del compositore nordico, saturo di contrasti che si vengono a stabilire tra il primo violino e la viola e che sfociano in un complesso virtuosismo.

 

SofienbergL’interno della Chiesa di Sofienberg, lungo e stretto, dov’è stata effettuata la registrazione di questo SACD.

 

L’interpretazione di queste tre pagine cameristiche, da parte dell’Engegårdkvartetten è, a dir poco, convincente. Ciò che colpisce in questo quartetto nordico è l’esemplare affiatamento che permette non solo nell’opera di Haydn (sempre resa con una musicalità di fraseggio ideale, “cantabile”), ma anche e soprattutto in quella di Bartók di far avvertire all’ascolto i contrasti drammatici, i dialoghi serrati che si svolgono tra i quattro strumenti ad arco, sempre attraverso il “motore” di una tecnica esecutiva di assoluto prim’ordine. Tecnica e sensibilità esecutiva che vengono poi ribaditi ulteriormente da Arvid Engegård e Juliet Jopling nel Duplex di Nordheim.

 

A chi mi chiede solitamente di indicargli un’etichetta discografica realmente audiofila, non solo nei risultati ma anche e soprattutto nei suoi intenti, io raccomando sempre la 2L (specializzata in musica classica e jazz), gestita e coordinata da quell’autentico appassionato cultore del suono e della musica qual è Morten Lindberg (in foto).

 

Morten LindbergTutte le registrazioni di questa casa sono contraddistinte da una cura maniacale in fase di microfonatura (come mi ha spiegato lo stesso Lindberg, la sua “filosofia” è di scegliere delle location formate da uno spazio lungo e stretto, quasi sempre chiese norvegesi, per gestire meglio la fase del riverbero), che porta ad ottenere una dinamica veramente notevole e una fase di dettaglio, all’interno di un palcoscenico sonoro a dir poco scultoreo, davvero di prim’ordine.

 

Anche questa registrazione, effettuata nella chiesa di Sofienberg, non viene meno a tale “filosofia”, con i quattro strumenti perfettamente riconoscibili nello spazio sonoro (con il timbro della viola che si differenzia esemplarmente da quello dei due violini) e in posizione nettamente avanzata, senza per questo risultare sgradevole, anzi! Un must per i cultori della musica da camera, con una registrazione che si può definire realmente “audiofila”. Disco magistrale.

 

String Quartets Vol. 3 Haydn-Nordheim-BartokFranz Joseph Haydn – Arne Nordheim – Béla Bartók “String Quartets”, Engegårdkvartetten, 2L, tempo totale: 62.39

[2L - ASIN: B00BK6HQX2]

 

  • Giudizio artistico: 5/5
  • Giudizio tecnico: 5/5

 

di Andrea Bedetti

 

Componenti dell’impianto di ascolto utilizzato:

Lettore analogico Mitchell Gyro Dec, Braccio SME 3009 Improved, Testina Rega Exact MM - Lettore digitale Esoteric UX-3 Pi (modificato nell’uscita da Attilio Conti)

Pre Phono AM Audio MM-MC Reference (bilanciato), Preamplificatore AM Audio AX Reference su due telai - Crossover attivo AM Audio AS - 3 - Coppia di finali di potenza AM Audio Dual Mono T 130, Coppia di finali di potenza AM Audio Mono B 130 Reference - Coppia di diffusori AM Audio Supreme a due vie - Coppia di diffusori AM Audio Supreme Sub a una via.

  • Melius 2
  • Thanks 1

1 Comment


Recommended Comments

Album veramente eccellente, anche come registrazione (come dici giustamente, dettaglio e ambiente INSIEME, senza portarsi via a vicenda il messaggio musicale).

Grazie per la segnalazione e per la puntualissima recensione.

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