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Pylon Audio Diamond 30: la Polonia che non ti aspetti


cactus_atomo

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Premessa: noi di Melius siamo sempre alla ricerca di prodotti interessanti, fruibili, per prezzo e dimensioni, da una vasta platea di potenziali utenti, perché siamo convinti che i top di gamma, le flagship, pur interessanti per noi appassionati di lunga data, non siano in grado di creare un mercato ampio e solido, che permetta agli utenti di crescere, acquisire consapevolezza e magari un domani decidere di passare ad un prodotto dal listino “troppo elevato”. In fondo direi che tutti abbiamo cominciato così, da prodotti dal prezzo umano, con i quali godere della nostra musica senza eccessive penalizzazioni, e grazie ai quali in alcuni è cresciuta “l’insana passione” e passo passo siamo arrivato ad impianti che tanti anni fa avremmo liquidato con “fuori di testa”.

 

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La sorpresa Pylon Audio

Tra i marchi che pian piano stanno facendosi strada tra gli appassionati e che si costruendo una reputazione basata sui fatti, sicuramente c’è la polacca Pylon Audio. Si tratta di una ditta relativamente giovane, che ha scelto di attestarsi su un segmento di mercato particolare, quello dei diffusori con pochi fronzoli e molta sostanza, in modo da poter competere con un elevato rapporto qualità/prezzo, ponendo molta attenzione a entrambe queste due componenti. La Pylon Audio ha una dimensione industriale e non artigianale, in modo da poter distribuire i costi generali su un discreto numero di prodotti venduti, ha un suo sito in lingua polacca ed inglese, conta su una valida rete di distribuzione in tutta Europa (per l'Italia l’importatore è MGP Audio, sito web dell’importatore).

Ho conosciuto Pylon Audio per caso, me ne parlarono bene alcuni amici di cui mi fido che le ascoltarono ad una manifestazione hi-fi, poi un amico fonico, che pur non avendole ascoltate direttamente mi riferiva che molti sui colleghi glie ne tessevano le lodi.

 

Caratteristiche tecniche e costruttive

A questo punto la curiosità era tanta e grazie alla cortesia e alla disponibilità dell’importatore ho potuto ricevere in prova una coppia di Pylon audio 30 (lo so, sono fissato con i diffusori da pavimento, che gli amanti delle scatole da scarpe mi perdonino), un oggetto che mi pare assai interessante in virtù della componentistica, delle caratteristiche e ovviamente anche del prezzo di listino. I diffusori mi sono arrivati in due solidi imballo di cartone, ben sistemati con il polistirolo interno, ogni pacco conteneva un diffusore, le istruzioni, la garanzia e le 4 punte. Pesano un poco, sui 30 kg cadauno imballi compresi, ma con l’aiuto del corriere sono riuscito a farli arrivare a casa mia senza problemi e direi con relativamente poca fatica. L’estrazione del diffusore dal suo imballo è semplice, ci sono riuscito da solo (invece per imballarlo per la rispedizione ho preferito farmi aiutare, non volevo procurare per la fretta danni estetici al prodotto). Il diffusore in questione all’aspetto si presenta come un classico diffusore da pavimento, un parallelepipedo non troppo invasivo (196x1080x390), ma comunque di buon litraggio, che si sviluppa più in profondità che in larghezza per favorire l’accettazione anche da parte del gentil sesso. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un 3 vie, 4 altoparlanti, di cui 2 woofer seas da 18 cm, un mid sempre Seas da 15 cm ed un tweeter Scanspeak. I driver sono di qualità e ben noti, utilizzati da molti altri produttori e anche apprezzati da autocostruttori evoluti. Il crossover è stato realizzato con cura ma tenendo ben presente l’obiettivo di non rendere il carico troppo difficile per gli amplificatori che ragionevolmente verranno utilizzati per pilotarli, I dati dichiarati dal produttore parlano di impedenza dichiara di 4 ohm, con una la risposta in frequenza (senza specificare entro quanti db) di 32-20.000,efficienza 91 db, la potenza nominale di 120 watt mentre quella massima RMS di 250 watt. Per la morsettiera si è optato per un monowiring, e questa scelta mi trova molto d’accordo, si riducono i costi, si semplifica la vita all’utente finale e si evitano i grovigli antiestetici di cavi. In compenso i morsetti sono ben fatto ed accettano vati tipo di terminazioni. Il cabinet appare ben realizzato, non ha la cura dell'ebanisteria da liutaio, ma è solido e robusto, direi ben progettato per evitare le vibrazioni indesiderate. Di serie il diffusore è dotato di punte (4 per ogni diffusore), che all’uso si sono rivelate efficaci. Una nota di plauso al fatto che sia possibile avere questi diffusori in differenti finiture, color legno oppure laccate di vari colori(quelle che ho avuto in prova io erano colo legno chiaro, anche se avrei preferito le le classiche nere, per alcuni un po funeree, ma il nero sfina e rende il diffusore più snello alla vista, inoltre il nero è un colore che si inserisce bene in molti tipi di ambiente.
 

diamond_30_pylon_audio.jpg.a2c4d413b4c1cfe8a045d6fa8bc6d96e.jpgHardware e Software per la prova di ascolto

Ho sistemato le Pylon Audio 30 nella mia solita stanza di ascolto, un saloncino di 35-40 mq, amplificazione Levinson (pre 28 e finale 23), cdp Sony scd1, giradischi Denon dp5000 con braccio Grace, testina kiseki blu e pre phono Threshold Fet ten. Ho posizionato i diffusori a poco più di un metro dalla pare parete di fondo, in modo da non avere il porta elettroniche tra i diffusori ma più indietro, l’interasse tra i diffusori era di circa 250 cm, la distanza dal punti di ascolto circa la stessa, con un leggero toe-in di circa 15 gradi. Questa sistemazione è stata raggiunta dopo una serie di piccoli aggiustamenti e prima di dare inizio alla prova di ascolto vera e propria. Per i più curiosi, i cavi di potenza erano quelli che uso da tempo, i Cardas hexlink five c, l’ambiente ha un blando trattamento passivo (grande tappeto tra diffusori e punto di ascolto, tube traps negli angoli della stanza e due semiclindri sulla parete dietro i diffusori). Come faccio sempre in occasione di prove di oggetti nuovi, ascolto per qualche giorno con i diffusori miei, (mentre con altra amplificazione faccio rodare i diffusori nuovi). Poi passo all’ascolto delle new entry, per un periodo di almeno 15-30 gg, alternando cd, sacd, vinile di vario genere (classica, lirica, jazz, pop, rock) di etichette commerciali valide, intervallando di tanto in tanto con le cosiddette registrazioni audiophile, ma il primo ascolto lo faccio sempre con i dischi test (vinile e cd) della rca, l’esperienza mi dice che il momento del frescone capita a tutti, quindi sono immancabili le classiche 4 tracce canale dx, canale sx, voce in fase, voce in controfase. dopo questa verifica mi sento di proseguire. La mia scaletta per le prove di ascolto è quasi sempre la stessa, comincio con il dies irae dal requiem di verdi diretto da Solti, passo poi all'alleluia dal Messia di Handel (Hogwood, con strumenti originali), sono brani impegnativi, con voci maschili, femminili, cori, orchestra, con alternanza di pianissimo e fortissimo. Poi passo a ascolti più intimi, il piano di Mendelssohn, il quartetto la trota di Schubert, poi per non farmi mancare niente anche musica contemporanea (i mirabilmente incisi Wien I e III). Segue un cambio di genere, con i Dead can dance (into the labyrinth), gli immancabili Pink Floyd (scusate ma ci sono cresciuto), i Dire Straits, il “tormentone” De Andrè (canzone di Marinella insieme a Mina ed altro), tranquilli c’è anche il jazz (time out di Brubeck, poi Davis, Coleman, Armstrong, Mingus, ecc). Dopo questa passata di pezzi fissi, passo ad altro, un po secondo l’ispirazione del momento, per esempio Picaso (dal cd della Lavelle Spirit, molto gradevole e bene inciso), ex spiral (una eccezionale registrazione di percussioni in xrcd), un paio di vinili, un OMR con i pini di Roma di Respighi ed un direct to disc della sheffield con brani di Prokoviev. Naturalmente è di prammatica Mahler in super audio cd della rca (il silenzio nei pianissimo è incredibile), e tante altre cose, inclusi alcuni cd di tango. Ma di musica nel mese in cui queste Pylon audio hanno stazionato a casa mia ne ho ascoltata davvero tanta, e variata, non solo come generi ma anche come etichette.

 

Le impressioni di ascolto

Ma adesso veniamo alle impressioni di ascolto. Innanzitutto diciamo che la sensibilità è buona e appare in linea con quella dichiarata, il diffusore si pilota facilmente e anche a basse spl riesce a non perdere risoluzione. Ho provato ad eccedere con il volume ma non sono mai riuscito a metterlo davvero in crisi anche a esagerando con ascolti quasi esplosivi, approfittando della assenza dei vicini di casa (il diffusore era in prova, non mi sembrava il caso di esagerare portando l’ampli al clippping). La risposta in frequenza è bene estesa anche agli estremi di gamma, in basso scende senza problemi bel sotto dei 40 hz (diciamo che arriva a 35 senza problemi) , il medio basso è corposo e grintoso, ma non sporca la gamma media. Le voci sono bene intellegibili, sia per i solisti che per i cori. Molto buona la resa nei piani orchestrali, che non fanno mai “mappazza”, non impastano, non induriscono nei fortissimi. La gamma alta è nitida e dettagliata ma mai aggressiva e trapanante. La scena è giustamente estesa in larghezza e profondità, e resta ben salda al variare della spl. 

 

Conclusioni

Insomma credo si sia capito che il  diffusore è di quelli che mi piacciono, perché è completo (non chiediamogli ovviamente di riprodurre i 16 hz a -0 db), suona omogeneo ed equilibrato, nei brani che lo richiedono sa essere di volta in volta lirico o coinvolgente o emozionante, si comporta onorevolmente con praticamente tutti i generi musicali (i limiti sono più nelle registrazioni che nel diffusore), anche se trovo che dia il meglio di se con la musica complessa (sinfonica, grandi gruppi jazz, ecc). Cosa importante per l’ascoltatore medio, sa essere piacevole negli ascolti notturni ed a spl condominiali ma può anche regalare emozioni a chi ama volumi sostenuti. In sintesi un diffusore flessibile con cui è facile convivere e con cui ascoltare la musica che ci piace senza sentire che “manca qualcosa”. Non richiede centrali elettriche per essere pilotato, ma meglio avere elettroniche di qualità, un punto a favore è la facilità di collocazione in ambiente, (è quasi plug and play e sopporta posizionamenti non ottimali). Dimenticavo, il listino di queste Diamond 30 va da poco meno di 3.000 euro per la coppia ad un massimo di 3.450, a seconda della finitura scelta, che posizionano questo dffusore quasi al top della casa polacca, la quale produce modelli che vanno da un minimo 499 euro ad un massimo di 3.990 euro la coppia. Credo che di Pylon Audio sentiremo ancora parlare e visti i prezzi e la qualità consiglio vivamente un ascolto a chi più che al “blasone” è interessato ad un diffusore valido, ben suonante e di prezzo competitivo.

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