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Dac Bryston BDA-3: benvenuto al Re!


Re_Frain

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Sono passati alcuni giorni da quando è arrivato in casa il Bryston BDA-3, è entrato chiedendo quasi il permesso, con la sua scatola scarna ed essenziale, con le sue istruzioni dettagliate e precise, privo del suo telecomando (opzionale) e con un “solido” cavo di alimentazione.

Conosco bene i prodotti della casa canadese, ho ascoltato, e avuto, DAC,  pre e finali, so bene di cosa parlo: Bryston vuol dire qualità assoluta.

La Bryston Ltd, di Peterborough, Ontario, Canada, è una ditta nata per operare nel settore pro di alto livello, solo in un secondo momento ha allargato il suo campo di azione al settore home. Ma l’impostazione tipicamente pro rimane, grande attenzione quindi  alla qualità costruttiva, alla affidabilità (la garanzia, fatto credo unico nel panorama hifi, è di 20 anni)  alle reali condizioni di utilizzo,  ovviamente connessioni anche XLR (nel pro irrinunciabili), estetica semplice e funzionale.


Funzionalità e costruzione

Oggi, con il progressivo passaggio degli audiofili, alla musica liquida, il dac sta diventando il cuore dell’impianto, prendendo (soprattutto per chi non ha bisogno di sorgenti analogiche) il posto che era del preamplificatore. Il dac è diventato il centro di selezione e smistamento delle sorgenti digitali, può a volte svolgere anche la funzione di controllo di volume, può avere a bordo un DSP o interfacciarsi con quello che abbiamo installato sul pc, e tanto altro, insomma oggi il DAC non è solo un “convertitore di segnale da analogico a digitale” ma molto di più, pur se ovviamente la sezione DAC vera e propria è quella che pesa di più sugli ascolti e di conseguenza interessa maggiormente a noi appassionati del buon suono.
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Il Bryston BDA-3, va detto subito, è una macchina pensata e dedicata all’audio stereofonico, questo va tenuto ben presente al momento dell’acquisto. Esso utilizza per la sezione DAC propriamente detta due ic della AKM a 32 bit, grazie ai quali può processare segnali digitali PCM fino alla risoluzione di 384/32 e DSD  fino a 256DSD (DSD4). La realizzazione è, come sono soliti fare in Bryston, spartana, senza fronzoli, può non piacere ma è una questione di meri gusti estetici. Sono 6,8 kg di concretezza, moltissimi ingressi, 10 tra le quali ben 4 HDMI, accetta XLR e RCA. Le dimensioni sono più o meno quelle standard dei nostri tradizionali apparecchi audio, circa 43 cm di larghezza, circa 29 di profondità e meno di 10 di altezza. Il DAC è disponibile, senza differenza di prezzo, in finitura nera e argento (a mio parere preferibile).
Anche per quanto attiene alle connessioni siamo in presenza di una macchina flessibile ed aggiornata, 4 ingressi HDMI abilitati per PCM e DSD ma solo stereo (non multi canale, vengono ignorate anche le codifiche Dolby e DTS), 2 ingressi USB, ma anche Toslink, RCA, XLR. Occorre porre attenzione al fatto che non tutti gli ingressi sfruttano fino in fondo le potenzialità del dac, la Toslink è adatta solo al PCM fino al 24/96, la RCA, la BNC  e la XLR al  PCM fino a 24/192, la HDMI al PCM 24/192 ed al DSD2, mentre con la usb si possono trattare i segnali alla risoluzione massima (32/384 e DSD4). Il BDA-3 dispone anche di connessione HDMI passtrought in modo da consentire il collegamento d un processore esterno o un video.
Il pannello frontale è assai intuitivo, pulsante di accensione-standby a destra, poi quelli per selezionare gli ingressi (2 USB, 1 AES-EBU, 2 Spdif, 4 HDMI, 1 ottico), poi il comodo pulsante per effettuare l'upsampling del segnale di ingresso (in modo facoltativo), seguono i led che indicano il sample rate sia in pcm che in dsd. Il pannello posteriore ha ovviamente gli ingressi indicati sul frontale, poi le uscite analogiche sia xlr che rca, collegamenti con interfacce di controllo (USB, RS32 e Ethernet). una uscita HDMI e il trigger.
Per gli “informatici”, il DAC non richiede installazione sotto Mac e Linux, installazione necessaria invece con Windows, i driver aggiornati sono scaricabili dal sito della Bryston. Collegando il dac alla rete via LAN è anche possibile scaricare eventuali aggiornamenti firmware che la casa madre dovesse rendere disponibili nel tempo. Nel manuale sono indicate anche le operazioni per utilizzare come player audio Foobar e Jriver, cosa che però non preclude la possibilità di utilizzare altri player a scelta dell’utente.
Le funzioni del dac possono essere telecomandate, sia tramite un pratico telecomando proprietario (purtroppo non fornito di serie) oppure mediante dispositivi esterni via Tcp/ip, infrarossi, USB, RS232 o trigger.

 

 

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Ascolto
Premessa: noi audiofili abbiamo sempre in mente la ricerca della perfetta riproduzione acustica, cerchiamo supporti che ci facciano vivere la musica con quell’entusiasmo primordiale che ci riporta a questo o a quel concerto, andiamo per fiere ( o per case ) ad ascoltare di tutto, diffusori, integrati, pre e via dicendo, quando sentiamo “quel suono” rimaniamo lì fermi a goderci quell’attimo… ma poi, iniziamo la ricerca frenetica del componente che sta suonando meglio in quel momento! Si comincia col chiedere informazioni al padrone dell'impianto, e quando individuiamo il pezzo pregiato lo vogliamo a tutti i costi! A me è successo questo, ascoltando il Bryston BDA-3
Primo Ascolto: prima della prova tra me, Giovanni Aste ed Enrico Felici, avevo già tastato il polso alla "bestia", appena collegato al mio fedele Teac VRDS9 ho sentito subito che sarebbe stato un amore destinato a durare. Rachelle Ferrell, in “Live In Montreux”, si è materializzata davanti a me sprigionando magnetismo e potenza vocale, Tyron Brown e Doug Nally sostengono con forza e precisione i suoi incredibili vocalizzi e il BDA-3 riproduce con dettaglio, precisione e trasparenza tutto senza la minima sbavatura, facendomi godere fino a perdermi.

La prova a tre: quando ho proposto ai miei due compagni di ascolto una recensione a tre dell’intero impianto li ho trovati un po' dubbiosi, l’idea base era di effettuare degli ascolti congiunti, scambiandoci a posteriori pareri ed impressioni per poi procedere individualmente alla stesura delle recensioni, “spartendoci” i singoli componenti sulla base delle preferenze individuali. Alla fine, li ho convinti e così facciamo. A me tocca il DAC Bryston BDA-3, top di gamma della casa canadese, che con un prezzo di listino di 4.600 euro, si pone  in fascia alta ma come vedremo in seguito sono soldi veramente ben spesi. Il resto dell'impianto è composto dalle ottime Aliante Decò, dall'integrato a valvole Synthesis 753 AC, dal giradischi Clearaudio Concept (alternato con il mio Audiogear LaTurbie con testina Grado Signature J ),  meccanica Teac VRDS9 e set completo di cavi Meleos.
Il Bryston, a giudizio unanime, si rivela senza incertezze per quello che è, un prodotto solido (nella costruzione ma anche nel suono), capace di tirar fuori dai file, solidi o liquidi che fossero, anche i particolari più minuti, senza aggiungere coloriture eufoniche ma anche senza le asprezze spesso imputate al digitale. Lo “smalto ferroso” della grande orchestra (per usare una espressione cara ad un grande esperto di ascolti dal vivo di musica classica) non diventa mai ruggine.
Il basso si rivela granitico, possente, controllato e privo di sbavature, le voci rifinite e intellegibili, anche nei passaggi più ostici della lirica, gli archi veloci e grintosi. Colpisce in positivo il fatto che queste caratteristiche permangono al variare dei generi musicali, anche se la differenza tra la qualità delle registrazioni non viene in alcun modo mascherata.
La ricostruzione del palcoscenico virtuale, merito anche del resto della catena, è realistica e stabile, non si ha quella sgradevole sensazione di orchestrali che pattinano davanti a noi al variare delle frequenze o del volume. Non ci sono fuochi d'artificio o effetti speciali, il suono sembra sempre naturale e verosimile.
Ma proseguiamo con gli ascolti: Enrico ci propina il solito Alleluja di Handel ed il requiem di Verdi, io ribatto con Time out di Brubeck e con De Andrè, Giovanni tira fuori i Dead Can Dance, mai una sbavatura, mai il minimo cenno di fatica di ascolto, mai la fastidiosa sensazione di “suono finto”. Emergono, da registrazioni che tutti e tre conosciamo a menadito, i particolari, le sfumature, quelle cose che in ultima analisi fanno di fatto la differenza tra un normale ascolto d un eccellente ascolto, tra un ascolto soltanto piacevole ed un ascolto coinvolgente.
Solo l’arrivo di pizza e birra ci obbliga a malincuore (a malincuore… va be') a sospendere la seduta di ascolto, ma che si sia trattato della performance di un grande DAC è impressione comune.  Nei giorni successivi  non sono riuscito mio malgrado a liberarmi dalla dipendenza da questo splendido prodotto,  ho dedicato quindi gran parte del mio poco tempo libero alla musica digitale, riscoprendo, nel vero senso della parola, musiche che avevo accantonato e che mi hanno tramesso una emozione nuova.

Conclusioni
Il Bryston BDA-3 è un oggetto che mi ha davvero entusiasmato, come raramente mi è successo con i prodotti dedicati al digitale, certo, il listino non è per tutti ma tuttavia ben lontano da alcuni eccessi che si vedono in giro. A voler essere pignoli, per raggiungere la perfezione operativa questo DAC dovrebbe semplicemente essere dotato di serie del suo telecomando (anche se è vero che ormai gli amanti della liquida preferiscono utilizzare le app sullo smartphone, svincolandosi così dalla necessità di controllare gli archivi musicali da display lontani) e dovrebbe soprattutto implementare un buon controllo di volume, in modo tale da permettere l’eliminazione del pre (e la conseguente semplificazione dell’impianto) soprattutto per chi utilizza diffusori amplificati.
Da segnalare l’esistenza del fratello minore Bryston BDA-2, listino 3500 euro,  che mantiene quasi tutte le caratteristiche del fratellone, per chi non è interessato al DSD e si accontenta di una risoluzione massima di 32/176.

 

 

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